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Eolo
recensioni
SEGNALI 2010
IL REPORT DI EOLO SULLA VENTUNESIMA EDIZIONE

Ricca e variegata è stata la ventunesima edizione del Festival ' Segnali ' che si è tenuta tra Pavia e Vigevano dal 12 al 15 maggio, promosso da Regione Lombardia, Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia e organizzato dal Consorzio Art’inscena,Teatro del Buratto – Elsinor. Festival che non ha proposto solo spettacoli ma anche laboratori ( la continuazione di quello con Leo Muscato) incontri (la presentazione del progetto Platform 11+)e la consueta premiazione dei migliori spettacoli della stagione precedente, attribuiti dalla nostra rivista, dove ha meritatamente vinto “Mannaggia a mort “ originale creazione del gruppo leccese “Principio attivo teatro”.
Il programma di quest’anno contava quattordici spettacoli, di cui sette provenienti da compagnie del territorio nazionale e due internazionali con l'aggiunta dei gruppi che hanno partecipato al progetto regionale 'Next - Laboratorio delle idee', la 'borsa' che sostiene la produzione teatrale lombarda e presenta gli spettacoli in anteprima, attraverso brevi trailer, facendo incontrare gli addetti ai lavori, gli operatori culturali e le scuole di teatro.
4 giorni molto intensi che non hanno proposto solo spettacoli lombardi ma anche creazioni provenienti da altre regioni già da noi per altro recensite come l'ottimo “Dura Crosta” di Cà Luogo D'arte, la versione intrigante di Paola Crecchi del Teatro delle Briciole del “Cyrano” di Rostand, il poetico e bellissimo “Senza Piume” vincitore della migliore novità del premio proposto dalla nostra rivista che ha anche reso omaggio alla carriera di Tinin Mantegazza e Gigliola Sarzi, entrambi presenti, e lo spagnolo “Papirus” , creazione leggera e poetica dedicata alla carta. Cercheremo nel nostro resoconto di soffermarci sulle novità che ci hanno interamente convinto che per la verità sono state veramente poche.

“Tête à tête” spettacolo “antico” del teatro necessario di Parma con Leonardo Adorni, Jacopo Maria Bianchini, Angelo Facchetti, Alessandro Mori regia Mario Gumina conferma l'eccellenza di questo gruppo che immette nel teatro ragazzi tutta la verve propria della clownerie, andando direttamente alla radice del comico dove il riso prorompe davanti all'incepparsi della normalità. E così appunto la normalità di una vita quotidiana, di una comune casa, viene continuamente sconvolta dal calibratissimo gioco teatrale instaurato tra i tre suoi coinquilini (con un rimando necessario ai fratelli Marx ) scompigliandone ogni volta l'abituale esistenza di ogni giorno. Giocoleria, acrobazia, mimo, clownerie e recitazione si incontrano e si incrociano magnificamente per creare meraviglia e per scardinare le certezze acquisite dello spettatore e, se ci fosse una drammaturgia più incisiva, saremmo davanti veramente a un piccolo capolavoro.
“Bruttino” di Kosmocomicoteatro conferma allo stesso modo la maturità e la padronanza di tutti i mezzi espressivi di Valentino Dragano che, ispirandosi al “Brutto Anatroccolo”, ci dona un'ora di grande divertimento.
Come è nel suo stile ormai codificato, Dragano, solo in scena, munito di organetto, ukulele, melodica, armonica, flauti, fischioni, raganelle, trombette, ventagli, piume e altri pochi orpelli, racconta la storia e gli incontri dell'anatroccolo Bruttino, del suo rapporto con la madre e con i fratelli e del suo viaggio meraviglioso costellato di incontri verso la bellezza esteriore che completerà quella interiore che già gli appartiene.
I modi del narrare, intercalati in un tessuto musicale originale e sofisticato, sono molteplici, venati di grande ironia che mescolano il rap col racconto puro, il gramelot di stampo futurista( memorabile il dialogo tra il gatto e la gallina) con il teatro di figura, riuscendo ad evocare un mondo stupefacente popolato da cicogne,rospi, tacchini,pecore e cigni, evocati nel bellissimo finale da un sax che riempie di autentica poesia tutto il palcoscenico.
Ferruccio Filippazzi, narratore di razza nel suo spettacolo “E sulle case il cielo.....” riesce nel difficile intento di proporre teatralmente, attraverso il racconto, la poesia.
Con i modi che gli e ci sono consueti, complici sia l' incontro con Giusi Quarenghi, poetessa e scrittrice di razza che gli dona i suoi versi, sia il mondo disegnato con la sabbia da Massimo Ottoni, scrittore di luce di notevole suggestione, l'io bambino di Filippazzi riesce a librarsi in volo mescolando episodi narrati, canzoni e poesie. La paura del buio, l'incanto della natura, gli incontri con le persone care, il nascere dei sentimenti giungono in modo diretto ai bambini , riportandoli ad un mondo che forse sta scomparendo ma in cui tutti noi vorremmo rituffarci .

Molte le suggestioni presenti negli altri spettacoli, a nostro modo di vedere non ancora pienamente risolti, le poetiche immagini rielaborate dello spettacolo di Maria Ellero che avrebbe bisogno di un regista che incanalasse tutte le sue molteplici potenzialità e ambizioni, l'intreccio dei modi espressivi e la forza interpretativa delle giovani attrici de “La regina della neve” di ' Quelli di Grock ', la bellissima costruzione delle immagini dello spettacolo del Teatro del ' Buratto ' “ Nei cieli di Mirò”, gli intenti morali ed immaginifici de “La casa dei divieti” del Teatro ' All'Improvviso '.
Vorremmo infine segnalare la divertentissima e folle scrittura drammaturgica di Carlo Rossi per “Una notte con i fratelli Grimm” della compagnia ' Arte e Salute ' , gruppo professionale formato da attori non professionisti del Dipartimento di Salute Mentale della Azienda USL Bologna Nord.
Un discorso a parte merita “Next ”,iniziativa meritevole che aiuta la produzione lombarda e di cui gli operatori giunti in modo ragguardevole da tutta l'Italia hanno visto ben 18 progetti che hanno appesantito enormemente il festival, dando però la possibilità a molti gruppi di farsi conoscere quando altrimenti non ci sarebbe stata l'occasione.
Tanti i progetti, la maggior parte poco credibili anche perchè all'inizio del percorso, collocati uno dopo l'altro in spazi temporali ristretti ( i progetti del teatro adulti sono stati proposti in spazi prestigiosi con la possibilità di diversi palcoscenici) senza adeguata presentazione, tanto da farli configurare in una specie di ghetto. Difficile dare risposte per una migliore e più adeguata collocazione dell'iniziativa. Ridurre la scelta ? Fatta da chi ? Contestualizzare meglio i progetti ? Non più a Segnali ?Ma verrebbero gli operatori? Proposto così Next ci sembra però che possieda più i difetti che pregi.
Comunque questa edizione di Segnali conferma il cambiamento già riscontrato nel DNA della manifestazione che da Vetrina lombarda si è definitivamente trasformata in Festival aperto a spettacoli provenienti da tutta l'Italia.
MARIO BIANCHI

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