.
Eolo
recensioni
I DEMONI DI STEIN A MILANO
LA RECENSIONE DI EOLO

Esperienza unica quella che abbiamo vissuto a Milano, Sabato nel grande spazio teatrale allestito per l'occasione all'Hangar della Bicocca , 9 ore di spettacolo, diventate 12 ore, con quattro pause di 15 minuti e due di un ora per pranzo e cena. Dalle 11 del mattino alle 11 di sera, in compagnia di Fėdor Michajlovič Dostoevskij e dei suoi Demoni diretti da Peter Stein.Uno spettacolo, di pił, un'esperienza di condivisione teatrale ed emozionale con i 26 attori e con i quattrocento spettatori che ci sono stati vicini per tutta la giornata. La maratona inizia con il suono di una campanella, agitata dal regista in persona, il grande Peter Stein che invita il pubblico a prendere posto in sala, orgoglioso di presentare la propria opera, dando inizio al la messa in in scena del capolavoro russo.
Iniziato a scrivere verso la fine del 1869, il romanzo, e quindi lo spettacolo, mette in scena le vite, degli abitanti di un'anonima cittadina della provincia russa attorno al 1870. Al centro del plot un gruppo di rivoluzionari nichilisti che hanno sostituito i valori della religione e della convivenza civile con le ideologie anarchiche e socialiste accettate nella loro veste pił estrema, essi si muovono con folle spregiudicatezza contrapponendo la propria generazione a quella dei padri, ormai senza ideali.
Su tutti spicca la figura di Nikoląj Stavrogin, disposto a sperimentare tutti i tipi di eccessi al di lą di quello che essi possano provocare.
Dietro a lui si muove Pėtr Verchovenskij, accecato da un ideale che non guarda in faccia a nessuno e che, per far trionfare il male, si serve dell'ingegnere Aleksej Nilič Kirillov,il quale considera il suicidio un mezzo per arrivare a Dio. Sono dentro di loro i Demoni che simili a malattie deformano gli animi, creando una generazione indifferente, che non possiede nessun preciso orientamento, una generazione profondamente nichilista ma piena di voglia di vivere e che vuole fabbricare finalmente un nuovo mondo, un mondo dove l’uomo nuovo ipotizzato dalle loro idee puņ trovarsi finalmente a suo agio.
I padri sono rappresentati da Stepąn Trofģmovic, anziano letterato, fautore dell'antica cultura, il cui personaggio apre anche a squarci ironici e divertenti, necessari alla “cupezza “dello spettacolo e dalla 'generalessa ' Varvara Petrovna, influente aristocratica vera e propria cerniera narrativa di tutta la vicenda, portata in scena da un'autorevolissima Maddalena Crippa, mentre il potere politico č stupido ed irriverente.
Intorno a loro decine di altri personaggi e di incontri, da cui Dostoevskij fa nascere discussioni e domande sui temi a lui cari la religione, la morte, l'amore, il futuro della Russia. Il male alla fine trionferą portando alla dissoluzione il mondo della tradizione e lasciando sul campo solo morte e desolazione.
Una scarna scenografia composta da pochi essenziali arredi scenici, sofą , sedie, praticabili semoventi che delimitano ambienti o introducono i personaggi, lascia spazio alle straordinarie interpretazioni dei ventisei attori. E' infatti sta qui la grandezza e la semplicitą dello spettacolo, vedere una nuova generazione di giovani attori italiani finalmente in grado di proporre una recitazione piena di sfumature ad altissimo livello, una recitazione che riempie di sostanza tutti i luoghi del grande spazio scelti da Stein di volta in volta per l'azione .
Certo non tutte le nove ore sono del medesimo livello qualitativo, la seconda parte soffre a nostro avviso a volte di un certo schematismo e la semplicitą inventiva qualche volta diventa semplicismo, ma lo spettacolo riesce sempre a tener desta l'attenzione dello spettatore complice anche una colonna sonora composta ed eseguita dal vivo da Arturo Annecchino. Oltre alla Crippa ci piace ricordare Elia Schilton (Stepan), Pia Lanciotti (La zoppa), Alessandro Averone (Petr) , Rosario Lisma (Satov), Fausto Russo Alesi (Kirilov) , Ivan Alovisio ( Stavrogin)

Lo spettacolo di Stein ha avuto gestazione molto difficoltosa, prima prodotto dallo Stabile di Torino che dato il lievitare dei costi decide ad un certo punto di lasciare, viene poi preso per mano dallo stesso regista berlinese gią abituato a progetti dalla durata inusitata ( il suo Faust durava 21 ore!).
E cosģ la nascita dello spettacolo avviene nella tenuta che il regista e la sua musa, Maddalena Crippa, hanno a San Pancrazio, nei pressi di Amelia, in Umbria. Nella meritoria impresa di salvare lo spettacolo interviene poi anche Emilio Russo del Tieffeteatro di Milano che in coproduzione con altri enti riesce a portare lo spettacolo a Napoli, Vienna, Amsterdam, Ravenna, Atene e New York . Lo spettacolo ha vinto anche il premio UBU come migliore creazione dell'anno
MARIO BIANCHI .

Stampa pagina  Link alla pagina

Segnala questo articolo ad un amico:

Tuo nome

Tua mail

Nome amico

Mail amico




Torna alla lista