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Eolo
stelle lontane
CONTRO LA SOPPRESSIONE DELL'ETI
EOLO FA PROPRIO E PUBBLICA L'APPELLO DEI LAVORATORI DELL'ETI E DEI TEATRI COLLEGATI CONTRO LA SOPPRESSIONE DELL'ETI.

Pubblichiamo l'appello dei lavoratori dell'Ente teatrale italiano contro la soppressione dell'ETI.
Molte volte abbiamo criticato le decisioni dell'ente riguardo il teatro ragazzi italiano che soprattutto nell'ultimo periodo è parso dimenticare le ragioni dell'operare teatralmente per l'infanzia.
Ma la soppressione dell'ETI mutila la storia del teatro italiano e ci priva di un fondamentale strumento di raccordo di tutto il teatro del nostro paese.

APPELLO A SOSTEGNO DELL’ETI

Con la manovra finanziaria di fine dicembre l’Ente Teatrale Italiano è da ieri soppresso: un organismo pubblico efficiente, a servizio del sistema dello spettacolo dal vivo, perde senza ragione la sua autonoma e storica funzione di promozione e sviluppo per gli artisti, le professionalità del settore, i cittadini.
L’intervento decisivo del Presidente della Repubblica ha consentito di salvare importanti realtà del patrimonio culturale italiano. I lavoratori dell’Eti ritengono che si debba rivedere al più presto la decisone sull’Ente, inspiegabilmente collocato accanto a organismi diversi ed eterogenei per natura economica, missione e attività e che nulla hanno a che fare con il patrimonio culturale italiano, di cui invece l’Eti rappresenta uno strumento e una risorsa.
Troviamo incongrua e inaccettabile una decisione che rinuncia ad una istituzione strategica delle politiche culturali di sistema nel contesto europeo e internazionale.

Sopprimere l’ETI significa:

• Estromettere l’Italia dal consesso delle altre nazioni europee, dotate tutte di istituti di promozione che, come l’ETI operano, con modalità autonome e in diretto rapporto con gli artisti, per valorizzare gli scambi internazionali come fattore di crescita culturale e opportunità di nuovi mercati.

• Sottrarre ai cittadini e agli artisti tre importanti teatri storici in altrettante città italiane (Roma, Firenze, Bologna) perdendo la ricca offerta culturale e artistica assicurata dalle professionalità che vi lavorano.

• Lasciare più soli gli artisti e i professionisti del teatro e della danza, nella ricerca di un sostegno progettuale organico.

• Togliere alle professionalità dello spettacolo dal vivo uno strumento di servizio, di informazione e networking.

• Rinunciare ad una risorsa strategica nell’attuazione delle politiche culturali di sistema nel contesto europeo e internazionale.

• Interrompere progetti di sviluppo rivolti ai nuovi talenti artistici, alla integrazione delle risorse pubbliche, alla concertazione tra Stato e Regioni, a processi innovativi nella gestione dei teatri.

• Mettere a rischio il posto di lavoro di decine e decine di lavoratori ad alta e specifica competenza, depauperando il sistema teatrale di un prezioso patrimonio di professionalità.

• Bruciare una filiera di attività economica e di indotto con un’ulteriore riduzione di posti di lavoro.

• Annunciare e realizzare un’operazione di facciata, priva di reali effetti sul bilancio pubblico.



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