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Eolo
recensioni
SGUARDI A PADOVA
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI CON UN INTERVENTO DI ELENA MAESTRI

Dal 16 al 18 Settembre a Padova si è svolto “Sguardi”, il numero 0 della Vetrina del teatro contemporaneo veneto, organizzata dalla P P T V, l' Associazione Produttori Professionali Teatrali Veneti . Nell'arco dei tre giorni sono stati proposti ben 18 spettacoli nei vari teatri della città (Teatro Verdi, Teatro alle Maddalene, Teatro Studio, Cinema Teatro MPX, Cinema Lux). L’Associazione PPTV, presieduta da Labros Mangheras, è attualmente costituita da Tam Teatromusica di Padova, Tib Teatro di Belluno, Teatro del Lemming di Rovigo, Pantakin da Venezia, Teatro Scientifico di Verona, VivaOperaCIrcus di Vallese di Oppeano (VR), Ensemble Vicenza di Sovizzo (VI). Il presidente dell’Associazione è Labros Mangheras. Il coordinatore artistico della manifestazione è stato Andrea Porcheddu.
E così finalmente dopo molti anni abbiamo potuto ancora sperimentare dal vivo la grande ricchezza e varietà del teatro veneto attraverso uno spaccato interessantissimo delle sue produzioni. Dal teatro ragazzi alla narrazione, dal circo al cabaret, dalla ricerca conclamata alle nuove realtà, il festival ci ha offerto tre giorni di sguardi stimolanti in perfetta linea di qualità e di quantità con quello che accade nella scena italiana.

Il teatro ragazzi è stato rappresentato da una piccola e coraggiosa compagnia che da poco ha aperto un piccolo teatro in un piccolo paese e da un maestro, artista poliedrico di grande finezza. . “La storia di Iqbal “ del Teatro dei Vaganti è una produzione di servizio nel senso nobile del termine, che in modo teatralmente semplice a volte forse troppo, racconta ai ragazzi attraverso la storia di un piccolo martire la terribile piaga del lavoro minorile, mentre in “ L'isola del tesoro” con la cifra stilistica che lo contraddistingue,una narrazione dai connotati fortemente visivi che qui non sempre giunge a farsi teatro, Gianni Franceschini, ha proposto l'immortale storia di Stevenson incentrandola sul rapporto tra il giovanissimo protagonista Jim e il pirata Long John Silver, interpretato dallo stesso Franceschini che conduce la storia aiutandosi con immagini, pupazzi e marchingegni di ogni specie. di felicissima resa visiva.

Essendo il teatro indagatore indispensabile della realtà per mostrarne le evidenti contraddizioni, era lecito aspettarsi da alcuni spettacoli un' analisi anche spietata delle contraddizioni sociali ed antropologiche del Nord est e la speranza non è andata delusa. In “Venity Fair” Marta Dalla Via realizza un gustoso e nello stesso tempo graffiante cabaret di personaggi presi dalla vita che ben evidenziano il vuoto culturale venato di ignoranza e di razzismo strisciante che permea molta dell'humus culturale veneto. Il materiale è però assai eterogeneo e a nostro avviso andrebbe governato meglio in una struttura drammaturgica più precisa. In “North b -East di Carichi sospesi il gioco è meno diretto ma nel medesimo tempo evidente. In scena due attori , due personaggi, forse antitetici , due voci : Silvio Barberio e Marco Tizianel, senza mai guardarsi, mettono in scena due solitudini destinate forse ad incontrarsi : lo studente da anni fuori corso, senza arte nè parte , in cerca di un nuovo amore che gli riempia le vuote giornate e il giovane rampante uomo d'affari, sempre pronto ad ogni possibilità per riempirsi invece le tasche e le narici.
Come nello spettacolo precedente, qualunquismo, razzismo, provincialismo regnano sovrani, sorretti dall'incalzare della recitazione che svela inesorabilmente, come in una impietosa radiografia, le venature del nulla, pur non concedendo mai niente alla facile emozione. Non potevano mancare le problematiche legate alla presenza dei clandestini e in 'Andata/Ritorno/Andata ' di Teatro Scientifico , in cui su progetto di Jana Balkan per la regia di Walter Manfrè, Isabella Caserta ci parla di clandestinità dal punto di vista particolarissimo di Olga che ha compiuto un lungo viaggio da un lontanissimo e sconosciuto villaggio della Moldavia per arrivare in Italia. Andare e tornare per costruire un futuro migliore per la sua famiglia.
Una narrazione non sempre sorretta da una giusta misura interpretativa in cui si mescolano umorismo e melanconia , accompagnata dalle musiche e delle canzoni originali scritte appositamente da Marco Ongaro.

Il veneto ma questa volta con i suoi colori è presente anche in uno degli spettacoli più belli visti a “Sguardi”. La giovanissima compagnia Anagoor in 'Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione ' imbastisce una interessantissima sinfonia vocale ed immaginifica sulla misteriosa figura di Giorgione.
La compagnia conterranea del venerato maestro, che si è fatta conoscere al premio Scenario con uno splendido spettacolo su uno dei capolavori del pittore veneto” La tempesta. ', volge insieme allo spettatore lo sguardo anche con l'aiuto di Laura Curino verso le sette stelle di una ideale costellazione Giorgione. Per ciascun astro viene proposta una meditazione. Silenzio, natura umana, desiderio, giustizia, fede, diluvio e tempo sono i temi che permeano le sette contemplazioni di altrettante opere di Giorgione: la Pala, i ritratti, la Venere Dormiente, la Giuditta, i Tre Filosofi, la Tempesta, il Fregio. Alla Pala e al Fregio, le due opere conservate a Castelfranco viene affidato il compito di aprire e chiudere il cerchio . Un'ora di pura meraviglia per la mente, l''immaginazione e gli occhi dello spettatore condotti per mano alla ricerca nel passato del senso dell'oggi, attraverso la percezione di un'apocalisse necessaria per il traghettamento delle contraddizioni dalla nostra società verso un età diversa e più felice.


Nel solco della tradizione si muovono due spettacoli visti a Padova “Il ragazzo dell'ultimo banco” di Questa Nave-VeneziaInscena e il Galileodel Tib. Nella prima giornata del festival abbiamo assai apprezzato le potenzialità testuali de “ I l ragazzo dell’ultimo banco” scritto da Juan Mayorga, drammaturgo spagnolo vincitore del premio UBU 2008. Il testo di Mayorga si rivela essere un vero e proprio trattato sul rapporto tra scrittura e realtà, tra storia , autore e pubblico di grande e incisiva possibile resa teatrale. Al centro del plot vi è il giovane Claudio, studente abilissimo nello scrivere, che in un gioco che si dimostrerà pericoloso, stimolato anche dal suo insegnante, tra cronaca e fantasia, osserva e riscrive l'ambiente borghese domestico di Massimiliano un suo compagno di classe. La vita della famiglia del ragazzo, attraverso la scrittura tra cronaca e fantasia, viene scandagliata senza alcun rispetto da Claudio che entra di petto nei rapporti tra i genitori dell'amico sviluppando anche un sentimento per la madre di Massimiliano. Da semplice componimento di un alunno, nato dall’osservazione pur capziosa del ragazzo, gli scritti di Claudio diventano via via sempre più inquietanti ed è lo stesso pubblico che colma i vuoti cercando di immaginare anche quello che non vede. Come si nota materia interessante e incandescente ed è' un vero peccato secondo noi che tutti questi temi vengano sul palco suggeriti solo dal testo in maniera in definitiva poco coraggiosa e naturalisticamente scolastica.
Nel senso nobile della tradizione si muove il Galileo che Daniela Nicosia ha scritto e diretto per il TIB di Belluno. Il protagonista è un uomo normalissimo che vive di passioni umanissime, non ha niente di politico come avveniva nel famosissimo testo di Brecht. Attraverso il racconto di un altro attore (la bravissima Piera Ardessi) che si fa anche madre, amante, sorella,serva, ripercorriamo la vita di quest'uomo che ha cambiato il nostro modo di stare nell'universo.Solimano Pontarollo, qui nella sua prova attoralmente più difficile, si muove a suo agio , piccolo piccolo, dentro il grande cilindro bianco del cosmo da cui entrano, escono, appaiono, come pianeti le donne della sua vita, monitorata attraverso la lente dei sentimenti. Una lettura poetica quella di Daniela Nicosia che tralascia consapevolmente la complessità del personaggio per restituirci con delicatezza tutte le debolezze e le emozioni contrastanti di un uomo che la vita ha messo davanti a prove ardue e perigliose.

Il Teatro popolare nel senso di un teatro agito come festa, adatto ad un pubblico totale, da proporre anche all'aperto, è stato ben rappresentato da due spettacoli, entrambi di godibilissimo effetto. Sull'esilissimo filo drammaturgico della ricerca di un elefante smarrito si dipana la vita di un circo nello spettacolo del Pantakin “Cirk” , storia di un gruppo di artisti circensi che tutto ad un tratto si trovano a fare i conti con la scomparsa della stella del circo, l'elefante Bombo, appunto. Ma lo spettatore si dimentica subito dell'elefante, preso come è dai lazzi, dai giochi, dagli esercizi, dai trucchi che gli attori (ma sarebbe indelicato chiamarli solo così) conducono sul grande palco dove il clown regna sovrano. Dalla Commedia dell'arte al Circo la compagnia veneziana sotto la guida di Ted Keijser riesce nell'intento di donarci un'ora e dieci di puro divertimento. Perfettamente in sintonia con la propria indole e storia, la Piccionaia ha proposto invece in Ciranò e il suo invadente naso una gustosa versione del Cyrano di Rostand.L'immortale vicenda dell'eroe dal grande naso scritta e diretta da Ketty Grunchi è narrata da una scalcinata compagnia balcanica, attraverso l'uso di tutti i meccanismi che il teatro popolare possiede.Anche se con qualche eccesso parodistico di troppo, Cyrano ed il suo concetto di bellezza radicato nella poesia, escono ancora una volta prepotentemente dalle pagine di Rostand per immergersi nello sguardo dello spettatore, condotto per mano da un gruppo di poliedrici attori che cantano,ballano, recitano con immediata e sicura padronanza dei loro mezzi espressivi.

Il teatro coniugato alla poesia è stato ben rappresentato a Sguardi anche da “ Se fosse lieve” dove Vasco Mirandola e Enrica Salvatori Burroughs, già danzatrice nel Tanztheater-Wuppertal di Pina Bausch, compongono una sinfonia di gesti e di voci affidate alle parole di poeti come Szymborska, Gualtieri, Burroughs, Mikhail, Prevèrt, Dickinson, Stanesku, Carver, Neruda, Lamarque, Queneau. E’ attraverso i loro versi che Mirandola, sotto lo sguardo leggero di Giorgio Rossi e gli elementi artistici di Carlo Schiavon, interagendo con la la sua compagna, riempie lo spazio vuoto della scena di parole di cui abbiamo perso il significato e di cui avremmo tanta necessità.Un esperimento coraggiosamente riuscito che avrebbe bisogno forse di una maggiore compattezza .
Infine la rassegna ci ha regalato oltre che lo spettacolo del TAM, nato dall'esperienza di teatro in carcere, ”Annibale non l'ha mai fatto” e la personalissima coreografia di Juri Roverato legata alla Creazione, anche spettacoli legati alla ricerca . Abbiamo rivisto con piacere il bellissimo “Pop Star “di Babilonia Teatri , la bravissima Monica Ceccardi alle prese con il monologo ”Giulietta” di AIDA che ci ha restituito tutte le ossessioni del personaggio creato da Fellini per “Giulietta degli spiriti” del 1965 , “ Insorta distesa “ , prima fase del progetto Formazione Pagana di Plumes dans la tête, di Silvia Costa e Lorenzo Tomio con in scena Nathaly Sanchez ed una versione dell' Amleto del Teatro Del Lemming, agito da un gruppo di coraggiosi giovani generosissimi interpreti, contenente, nel bene e nel male, tutti gli stilemi e i birignao di un teatro di ricerca che credevamo morto da tempo.
MARIO BIANCHI

“LA BANCAROTTA O IL MERCANTE FALLITO” DI GOLDONI
Coproduzione ASSURDO TEATRO

'Un bancarottiere fraudolento é un delinquente che, abusando della fiducia del pubblico, fa disonore a se stesso, rovina la sua famiglia, deruba, tradisce i privati e fa torto al commercio in generale. (...), e mi estesi fino agli uomini di legge, che, gettando polvere negli occhi dei creditori, danno il tempo ai bancarottieri dolosi di rendere i loro fallimenti più sicuri e redditizi. ' Così Goldoni, nei Mémoires, a proposito della Bancarotta, ovvero Il mercante fallito, rappresentata al San Samuele nel carnevale del 1741.
Assurdo Teatro per la regia di Michele De Vita Conti ci ha presentato il primo atto della bellissima ri-scrittura di Vitaliano Trevisan di questo testo, tra i meno conosciuti del drammaturgo veneziano. Lo spettacolo, ancora senza scenografie e in forma di lettura, è un brillante esempio di attualizzazione di un canovaccio antico, messo in scena da un gruppo affiatato e molto equilibrato, formato tutto da attori veneti. Il vizioso mercante in via di fallimento Pantalone de’ Bisognosi (Riccardo Bocci) che di continuo “tira su col naso”, il servo sciocco Brighella detto Briga (Mirko Artuso), il garzone di bottega Truffaldino detto Truffa (Vasco Mirandola), il figlio Leandro belloccio e disintossicato di fresco, la moglie arrivista e superficiale (Valentina Brusaferro), il Conte Silvio (Vitaliano Trevisan), l’avvocato intrallazzone, sono una colorita galleria di personaggi che dispiega l’intreccio in un rutilante crescendo di irresitibile cinismo, battute folgoranti e dialoghi alla Neil Simon. La lingua veneta, o meglio le varie parlate venete degli attori, restituiscono perfettamente lo spirito settecentesco, come dire: parole d’oggi in saor goldoniano. Un tempo e un luogo geografico imprecisati a rappresentare il nord-est odierno. Una lettura lucida e impietosa proprio perché armata di un’ironia leggera ma profonda.

Elena Maestri

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