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Eolo
recensioni
ES.TERNI
IL REPORT DI EOLO SUL PRIMO WEEK END DEL FESTIVAL

Anche quest'anno ES.TERNI il festival internazionale di arte contemporanea che si è tenuto nella città umbra per il quinto anno consecutivo dal 23 settembre al 3 ottobre ci ha donato diversi spunti di riflessione sulla nuova scena italiana.

Evento centrale del primo week end del Festival (quello che abbiamo seguito) è stato ”Macadamia Nut Brittle” di Ricci / Forte, la formazione teatrale più “gettonata” del momento che in poco tempo è riuscita a catalizzare l'interesse della critica e del pubblico e diciamo pure con ragione.
Stefano Ricci e Gianni Forte, ispirandosi alle suggestioni dello scrittore a mericano Dennis Cooper, esprimono compiutamente in ”Macadamia Nut Brittle”,con un teatro che si caratterizza in accumulo mediante tutti i possibili segni che la scena può concedere, il controverso “sentire” del nostro tempo, attraverso il sostanziarsi dell'immaginario fragile della generazione che sta vivendo il presente .
Innanzitutto una scrittura testuale sapientissima, incalzante, piena di rimandi, che si nutre di “stelle e di stalle “ , dove si passa repentinamente dal registro comico a quello tragico, dal trash più sfrenato alla poesia dell'infinito, servendosi poi di un apparato visivo che utilizza i corpi dei performer marchiandoli di segni espressivi precisi, camuffandoli con maschere tragiche e comiche che rimandano ad un bestiario antroporfo crudele e nel medesimo tempo tenerissimo. Parole che si intersecano continuamente che, senza moralismo alcuno, scandagliano l'assenza di ideali, che mimano incessantemente il vuoto televisivo, riutilizzandone sapientemente gli stessi canoni espressivi, situandoli anche in contesti sonori molto diversi tra loro di grande e divertente suggestione.
Nello stesso modo vi è la capacità di immettere in monologhi appassionati e appassionati tutto il “pieno umano” esistente di persone desiderose di pietà, amore, rispetto. I 4 protagonisti dello spettacolo,i davvero coraggiosi e bravissimi Anna Gualdo, Fabio Gomiero, Andrea Pizzalis e Giuseppe Sartori, non sono solo divoratori di gelato(il Macadamia Nut Brittle, gusto della famosa marca Haagen Dasz) ma vogliono possedere nello stesso modo tutto quello che la vita può concedere loro, ingozzandosi nello stesso modo la melassa indistinta di ogni tipo di sensazione, perdendo così i veri contorni della vita.

A Terni abbiamo visto anche il nuovo lavoro di Flavia Mastrella e Antonio Rezza “7 14 21 28.”.
Il teatro di Antonio Rezza è difficilmente catalogabile ed è qui che sta tutta la sua forza rappresentando un unicum nella scena italiana. Spesso volutamente sgradevole,.narcisamente solpsistico, il nostro rifiuta la narrazione, quando può, financo ne irride il nobile intento del recupero della memoria, eppure nonostante gli sporadici godibilissimi interventi di Ivan Bellavista, il suo modo di stare in scena, narrazione è,anche se il tentativo ultimo è quello di uccidere il senso delle nostre parole, perchè, ovviamente, esse così come oggi sono, senso non ne hanno più.
Lo spettacolo di Rezza, posto in un habitat creato da Flavia Mastrella, si compone di piccoli siparietti che durante lo spettacolo spesso si intersecano tra loro. Il narratore ama camuffarsi attraverso stoffe e vari ammenicoli, esibendoci una narrazione che utilizza schemi apocalittici che si nutrono di apologhi crudelmente surreali, ripetizioni continue e di un rapporto con il pubblico, qui meno sfottente, come suo solito, ma più ridanciano, ed il pubblico ride spesso. Ma la comicità sotto sotto è amara, alimentandosi come fa il nostro di uno sberleffo continuo verso i luoghi comuni, di estremizzazioni incessanti delle incoerenze del presente ma anche di scioglilinga , forse fini a se stessi , tra tanti memorabile, quello che dà il titolo allo spettacolo.

Poco invece ci hanno convinto le performance che, come è nello stile di questo coraggioso festival, indagano sul rapporto tra spettatore e scena, interessante comunque il percorso per uno spettatore creato dalla compagnia Unosettanta all'interno del teatro Verdi “In Utero” che simula le sensazioni di un essere in embrione nell'utero di una madre
Più stimolante ci è sembrato ” Stallo” Studio per un'anticamera della compagnia riminese Korekané, scritto e diretto da Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi. L'anticamera in questione è quella tra la vita e la morte. Lo spettatore, appena la scena apparentemente si svela, si trova davanti a quattro corpi ricoperti da lenzuola bianche.
Il silenzio dell'attesa per quello che avverrà è teso e lungo, i corpi improvvisamente di scatto si svelano e piano piano assumono altre sembianze. Non sappiamo chi sono, dove sono, dove andranno e cosa vogliono, sono in uno stallo appunto mentre il tempo, (ma esiste qui il tempo), è punteggiato da flash che accecano lo sguardo del presente.
Tre di loro si armano di poche parole che rimandano alla vita ( le stesse, alcune, già dette da Estragone e Vladimiro) mentre la quarta con il corpo di uomo ma atteggiamenti di cane, si aggira inquietante, nudo, per la scena ( tra poco si avventerà su un 'altra anima sbranandola). Ma i ruoli saranno sempre quelli, oppure ogni cosa potrà cambiare, o ancora quei corpi non si sono per nulla mossi e riposano ancora sotto candide lenzuola?
Il tema della morte, dell'esistenza dell'aldilà, persino della presenza di un Dio, curiosamente attraversa molti dei nuovi gruppi teatrali; è come se il vuoto dei tempi, che stiamo ahimè vivendo, inducesse le nuove generazioni ad avere bisogno di interrogarsi sul senso del nostro esistere proiettandolo al di là della vita. “Stallo”,imbevendosi di richiami precisi da Bergman a Beckett, ci regala coraggiosamente una possibile visione di un 'anticamera dell'aldilà possibile senza dare risposte perchè ovviamente di risposte non ce ne sono.
Ha concluso magnificamente la nostra permanenza a Terni 'Signorine ' della Compagnia Virgilio Sieni dove Simona Bertozzi e Ramona Caia sulla musica di Francesco Giomi con leggerezza entrano ed escono da un piccolissimo comò consegnandoci una danza leggera composta esclusivamente dai loro corpi in movimento.
MARIO BIANCHI

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