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Eolo
stelle lontane
DE ROSA VIA DAL MERCADANTE
Un articolo di Carlotta Tringali dal Tamburo di Kattrin e alcune domande a Giulio Baffi da parte di Pasquale Loffredo per capire cosa sta succedendo al Mercadante di Napoli/Anche una lettera di De Rosa

A Novembre avevamo fatto alcune domande ad Andrea De Rosa sull'inserimento di una stagione di Teatro-ragazzi all'interno della programmazione del Mercadante.Ora la direzione artistica di De Rosa è stata bruscamente interrotta due anni prima del suo giusto termine.Cerchiamo di capirne di più da un articolo di Carlotta Tringali uscito sulla rivista on line 'Il Tamburo di Kattrin' e da alcune risposte date da Giulio Baffi, autorevole e stimato giornalista presente nel Consiglio di amministrazione del Mercadante al giovane attore Pasquale Loffredo per capire cosa sta succedendo al Mercadante di Napoli

Mentre il Presidente della Repubblica Napolitano sottolineava come in Italia non si può far finta di nulla di fronte alla «spia di malessere che le democrazie non possono ignorare», la cultura riceveva il suo ennesimo declassamento, intaccata da una politica che la alimenta e che allo stesso tempo la logora, portandola lentamente a un punto di non ritorno. Da nord a sud nel nostro Paese in questi giorni accadono fatti che spingono verso una rassegnazione semplice da provare con tanto di amarezza lacerante. Da una parte la chiusura definitiva del Teatro Duse di Bologna, storico luogo che il 18 dicembre ha visto per l'ultima volta un pubblico varcare la sua soglia dato che inutili si sono dimostrati i vari (c'è da chiedersi piuttosto: reali?) tentativi per salvarlo. Dall'altra parte la notizia è l'ascesa di Luca De Fusco alla direzione del Teatro Stabile del Mercadante di Napoli: se non si stava cercando un nuovo direttore, dato che il buon Andrea De Rosa stringeva a sé il contratto per stare in carica fino al 2013, perché quest'ultimo è stato revocato?

Ma andiamo con ordine: Andrea De Rosa, napoletano e classe 1967, era diventato direttore dello Stabile nel 2008, in seguito alle dimissioni date per motivi personali e professionali da Roberta Carlotto. Ed era proprio quest'ultima uscendo dal suo incarico che spendeva le seguenti parole per il regista di prosa e lirica chiamato a prendere il suo posto: «un ulteriore passo di grande coerenza, in linea con il percorso di scelte di figure e personalità di nuova generazione del panorama contemporaneo».
E in questi due anni di lavoro, il regista De Rosa ha portato lo Stabile a ottimi risultati, attivando progetti europei, trovando risorse economiche, dando ampio spazio alla 'generazione dei quarantenni' che occupa il cartellone della Stagione 2010/2011 del Mercadante e facendo particolarmente attenzione al teatro di ricerca – come dimostra il calendario dell'altro teatro affidato allo Stabile, il Teatro San Ferdinando, che nonostante i tagli finanziari può vantare nomi di tutto rispetto. Sono passati solamente due anni dalla sua nomina e tutti questi riconoscimenti sembrano essere svaniti nel nulla. E ci si chiede quindi se vantare il titolo di direttore più giovane di Italia poteva infastidire qualcuno; o se il quarantatreenne potesse sembrare non sufficientemente capace di gestire il rapporto tra autofinanziamento e contributi pubblici, mentre De Fusco, come recita il comunicato stampa ufficiale del teatro «viene da una lunga e positiva esperienza dal Teatro Stabile del Veneto, in cui è riuscito a condurre il Teatro a importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali, il tutto con un grande equilibrio tra sovvenzioni e autofinanziamento».

Sono simili e lontanissimi i destini dei due direttori De Rosa e De Fusco: anche De Fusco è napoletano, ma di classe 1957, e d è regista di prosa e lirica; e anche lui ha ottenuto ottimi risultati stando per dieci anni alla direzione del Teatro Stabile del Veneto, soprattutto investendo in classici, senza però dare spazio al teatro di ricerca, come invece sempre più sta succedendo con ottimi risultati negli altri Paesi europei. Per quanto riguarda i finanziamenti gli anni che vanno dal 2000 al 2010 non sono tuttavia paragonabili a quelli che coprono un arco di tempo molto più breve e soprattutto segnato da pesanti tagli finanziari come quello 2008-2010 (tagli che in ogni caso non sono stati risentiti eccessivamente dallo Stabile partenopeo proprio grazie all'intelligente direzione di De Rosa). Altro elemento che allontana De Rosa da De Fusco è il fatto che quest'ultimo ha potuto terminare il suo secondo mandato come previsto da contratto, restando fino al 2010 alla direzione dello Stabile Veneto; infatti solo ora si è ritrovato senza 'direzione stabile' alcuna, ma con forti amicizie come quella con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Eppure è proprio la questione dei finanziamenti quella a cui si aggrappa il Cda dello Stabile per giustificare una scelta che sta suscitando giustamente diverse polemiche. Qui non si parla di fiducia – comunque boicottata – ma di buon senso, di dare giusto valore e riconoscimento a chi non era neanche a metà mandato e a chi il suo compito lo stava svolgendo con ottimi risultati. Sono i Consiglieri Sergio Sciarelli, Laura Angiulli, Giulio Baffi, Francesco Barra Caracciolo, Giuliana Gargiulo ad aver voltato le spalle a De Rosa e ad aver accolto a braccia aperte De Fusco. Un solo voto contrario, quello di Angela Maria Azzaro che con estrema coerenza si è dimessa immediatamente dal Cda, unica ad opporsi a questo gioco di potere mascherato, che sta diventando persino troppo palese. E si vuol riportare le parole della Azzaro, per la sua onestà: «La mia decisione nasce dal totale dissenso nei confronti dell'orientamento assunto dagli altri colleghi del Cda e dal suo Presidente Sergio Sciarelli. Oggi è stato compiuto un atto gravissimo nei confronti del Teatro Stabile e della sua storia che, se pur breve, ha rappresentato un'esperienza straordinaria nel panorama nazionale. Dispiace che l'immotivata cacciata dell'ottimo direttore De Rosa, che per contratto doveva restare in carica altri tre anni, sia avvenuta con il voto favorevole degli altri esponenti del centrosinistra e con motivazioni – una crisi economica non certo dovuta al lavoro del direttore – usate con il palese scopo di nascondere le vere ragioni: far posto ad un nuovo direttore, Luca De Fusco, gradito alla nuova maggioranza che governa Regione e Provincia».

In molti dicono che questa notizia sarebbe presto giunta, perché 'si sapeva'. Ma se De Rosa ha intitolato la stagione 2010/2011 «il gioco della regola, la regola del gioco», non poteva aspettarsi una simile mossa, non prevista dal regolamento. E se si sapeva, allora si poteva fare qualcosa per evitare; tutti sappiamo che ci sarà la morte un giorno ad accoglierci, ma non stiamo ad aspettarla inermi e immobili, altrimenti saremmo subito perduti. Davanti a questo ennesimo gioco di potere indigniamoci, muoviamoci. Come recita il nuovo film di Wim Wenders Pina - Dance, dance, otherwise we are lost dedicato a Pina Bausch, 'danziamo altrimenti siamo perduti', dove per danza si intende un'accezione più ampia, un libero modo di espressione. Ops, dimenticavo: questo film difficilmente raggiungerà il nostro Paese...

Carlotta Tringali


Ecco la risposta di Baffi ad una serie di domande poste da un giovane attore: PASQUALE LOFFREDO

Pasquale Loffredo: Giulio non riesco a spiegarmi alcune cose:

Giulio Baffi: provo a risponderti, credo che faccia bene anche a me e scusa se forse sarò un po’ lungo:

PL: Se tu dici che per noi di sinistra è una magra consolazione che sia rimasto il cda, come pensate di amministrare un teatro con un presidente nominato dal centro destra e continuare a fare le scelte artistiche e politiche di prima??Secondo voi ci riuscirete??é una magra consolazione??o è semplicemente un modo per rimanere in carica come pensano molti??

GB: Io dico che 'politicamente' è una sconfitta di cui bisogna prendere atto e che provoca conseguenze che non si possono certo prevedere del tutto. Penso che, per i medesimi 'equilibri' il presidente cambierà e dovrà essere un 'uomo di sinistra' o almeno indicato dalla sinistra. Penso che non rimarremo in carica ma verremo sostituiti e temo con persone di peggiore qualità, anche se mi piacerebbe (perché amo profondamente il teatro) che fossero migliori. Personalmente non ho ritenuto opportuno dimettermi perché non si lasciano le postazioni o le navi che affondano, ma immediatamente dopo la fine del CdA sono andato al Comune per 'mettere a disposizione' il mio incarico, che significa che sono pronto ad andarmene se lo si ritiene opportuno ed appena trovata una sostuzione.

PL: Secondo te se si sussurrava nei 'salotti' che non avrebbero stanziato i fondi per il 2011/2012 perchè non avete diffuso la notizia subito e creato mobilitazione (riuscendoci visto la stima di molti verso di te) in merito??Pensi che veramente avrebbero chiuso pure il Mercadante dopo la figuraccia del Trianon senza spargimenti di sangue??

GB: Attualmente lo Stabile ha crediti (quasi tutti da Regione, Provincia e Comune) di 4 milioni di euro e debiti per altrettanti. Ha in cassa poco più di quanto occorre per pagare l’indispensabile del mese di dicembre, quasi nulla per il mese di gennaio. Sono convinto che i 'flussi economici' si sarebbero ritradati fino a rendere impossibile il nostro lavoro e l’attività dello Stabile, il nostro dovere di CdA sarebbe stato allora dichiarare lo stato di crisi d’insolvenza ed interrompere l’attività, con il conseguente disagio per tutti i dipendenti eccetera eccetera. In più la Regione ha ipotizzato una cospicua riduzione dei contributi per il 2011/2012 (che significa 'badate che non vi metto in condizioni di operare'), ed ho ragione di pensare che l’avrebbe fatto anche la Provincia...
Ma su questo putroppo non è possibile creare preventivamente 'movimento di opinione' ma solo 'politcamente' sollecitare iniziative adatte; ed ho parlato più volte di queste mie idee e preoccupazioni. Quello che nei 'salotti'(?), e non soltanto li, si sapeva bene è che la richiesta di nomina di De Fusco era stata fatta ufficialmente dal 17 giugno. Sono passati sei mesi in cui ho lavorato per trovare mediazioni ed ipotesi alternative. Ma senza successo. Altri che cosa hanno fatto? Non sapevano? Pensavano che Babbo Natale avrebbe provveduto? Non avevano amici politici a cui rivolgersi?

PL: Perchè non aspettare la chiusura della stagione teatrale per sostituirlo visto che i giochi di palazzo già erano stati fatti??

GB: Perché non a caso la richiesta e l’accordo politico dell’Assemblea dei Soci fondatori (Regione, Provincia, Comuni di Napoli, San Giorgio e Pomigliano) è stato fissato il 17 giugno, così da avere un tempo congruo per trattare. L’errore, la 'furbizia' andata a male, è stato quello di credere che il tempo potesse magicamente mettere tutto a posto. Ma come? Intanto si avvicina la data del 31 gennaio in cui bisogna depositare gli atti della stagione 2011/2012 al Ministero.
Si è giunti così al 20 di dicembre. Bisogna tenere presente che la 'rescissione unilaterale' prevista nel contratto di assunzione prevede un anticipo di 30 giorni, i Soci chiedono la nomina del nuovo direttore che faccia la nuova stagione e quindi 20 dicembre + 30 fa 20 gennaio, solo dieci giorni per completare gli atti necessari ad assicurare la stagione del prossimo anno. Se si fosse rinviato il CdA, i tempi non sarebbero stati più quelli previsti dai Soci. A De Rosa è stato 'offerto', chiedendogli le dimissioni anticipate, il mantenimento dello stipendio per un anno, lo spettacolo di apertura della prossima stagione, ed uno nella successiva (2011/2012) oltre ad una formale 'attenzione' ad una parte del suo progetto, magari spostato su altro evento (Festival? Forum?...).
Era chiaro che, se lo avesse voluto, sarebbe formalmente rimasto a curare il resto della sua stagione fino alla fine (ma con quale umore?!). De Rosa ha ritenuto inaccettabile questa proposta ed ha preferito la via della contrapposizione e del contenzioso giudiziario. Perdendo così a mio avviso la possibilità di avere un confronto 'teatrale' forte e anche una 'visibilità' competitiva notevole (anche se certamente gli avrebbero schierato contro le armate d’assalto...)
Ma ognuno nautralmente in una questione tanto delicata la pensa in un modo 'rispettabile'. Il Trianon è un esempio lampante di come si può procedere. Consco per diretta esperienza che un teatro 'in crisi' che si chiude non si riapre tanto facilmente ed i lavoratori restano col culo a terra senza altra difesa che le 'dichiarazioni di solidarietà'. Accadde così anche nel 1984 quando fu chiuso 'per diffcoltà di bilancio' il San Ferdinando e perdemmo tutti il lavoro senza che nessuno fosse capace di 'scongiurare il pericolo'.

PL: Pensi veramente che la macelleria non investa anche voi a breve??o era meglio dimettersi insieme e lasciare che l'eutanasia la facessero altri e non i parenti più stretti salvaguardando i tuoi principi oltre che il buon nome??!

GB: Certamente investirà anche noi, ed anche presto. Del resto io sono già 'formalmente' fuori. Proposi le dimissioni dell’intero Consiglio subito dopo l’Assemblea dei Soci del 17 giugno. Altri sono stati di differente avviso. Allora si continua e non si lascia il 'gruppo' per fare gli eroi della verginità ideologico-culturale.

PL: Non credi che Oddati abbia vita breve anche lui e che far valere i tuoi ideali oggi come oggi sarebbe stato un magro esempio alle future generazioni e avrebbero resistito un pò in più??

GB: Io spero che le giovani generazioni abbiano possiblità di lavorare meglio, ma che sopratutto sappiano difendersi ed organizzarsi 'per tempo' attivamente e non 'dopo' nelle recriminazioni, nelle invettive, nella capoclassaggine col culo in caldo (e quello si, attaccato alla poltrona)

PL: Si pensa veramente che senza questo cda senza questo presidente e senza questa giunta comunale il teatro non possa più andare avanti? Siete veramente così indispensabili?o stanno usando anche voi 'i compagni' di partito per mantenere quel poco potere che gli resta?

GB: Sono certo che il teatro andrà avanti, trovando modi e forza dovunque gli sia necessario, subendo sconfitte, patendo difficoltà, creando sogni, ricevendo applausi e/o fischi, perché il teatro è territorio aperto e mobile e non territorio di guerre per bande come spesso mi capita di vedere. Ma fortunatamente vedo anche spettacoli belli e conosco giovani attori sognatori a cui so dare fiducia e a volte aiuto. E continuerò sempre a farlo, dovunque potrò essere, senza mai 'incollarmi' e senza mai chiedere in cambio nulla altro che 'passione per il teatro'. Che smentisca tutti quelli che parlano di 'morte del teatro'.

PL: Giulio io ti ho sempre stimato come uomo e come professionista, ma credimi questa scelta da giovane non riesco proprio a condividerla.Sarà la giovane età, sarà l'inesperienza, sarà l'ingenuità di chi i giochi di palazzo non li concepisce per un'arte che di per se dovrebbe essere LIBERA dai partiti politici....insomma chiamala come vuoi.Ma io come giovane, come futuro Pincopallino (visto che definirsi attori oggi è roba da privilegiati) come cittadino questa decisione non riesco e non voglio accettarla.

GB: Pasquale, io non sono più giovane ma non ho smesso di sognare, penso che la 'Politica' sia il luogo della composizione delle idee contrapposte per il raggiungimento di un indispensabile 'bene comune', ho imparato col tempo e a mie spese che i 'gochi di palazzo' come li chiami tu ci condizionano perché reggono la nostra economia. Ti auguro di vivere un mondo senza queste condizioni. A me, sognatore da sempre, non è stato dato. Ed in questo mondo ho deciso di muovermi per cercare di lavorare a TEATRO, che è la sola cosa che mi piace fare. A volte ho sbagliato, altre volte capiterà ancora, non sono un uomo di 'battaglia' ma un uomo di 'mediazione' e credo che mediare serva ad organizzare soluzioni possibili per andare avanti. In questi giorni so di essere un uomo sconfitto. Ma non penso di lasciare perdere...Ti ringrazio di avermi posto delle domande che mi hanno aiutato a rispondre anche a qualcuna delle mie. Buon lavoro. Sperando in un vostro ravvedimentoe in un'azione di contrasto da parte vostra.

PL: Ti saluto con la stessa stima di prima ma senza rimanere chiuso nella mia tana. I tempi di oggi non me lo permettonoPasquale Ioffredo

GB: Ti saluto anche io


Il consiglio di amministrazione del Teatro Stabile di Napoli ha revocato, a maggioranza, l’incarico di direttore che ricoprivo dal dicembre del 2008, in base a un contratto che sarebbe scaduto nel dicembre 2013. Le motivazioni ufficiali della revoca mi sono state annunciate solo a decisione già assunta. Avevo chiesto, a inizio dei lavori, di rinviare la decisione per analizzare queste motivazioni e presentare eventualmente le mie osservazioni in modo da offrire a tutti la possibilità di decidere con serenità e sulla base di un quadro valutativo completo. Mi è stato detto che la mia richiesta era illegittima.
La verità è che non potevo analizzare le motivazioni perché quelle che mi hanno annunciato non hanno nulla a che fare con il lavoro che ho svolto in questi due anni. Il vero motivo, per cui io sono stato allontanato, è ormai noto da tempo, visto che le indiscrezioni giornalistiche degli ultimi mesi hanno trovato puntuale conferma nei fatti. Il motivo è, per così dire, politico e il beneficiario di tale scelta 'politica' ha un nome e un cognome: Luca De Fusco.

Mi sono illuso fino alla fine che lui, l’altro, avrebbe prima o poi smentito, che non avrebbe mai voluto occupare il ruolo che gli avevano promesso, non a queste condizioni. Nel 2008, infatti, appena diventato direttore, fui chiamato a firmare una petizione che cominciava così: 'Stupiti, preoccupati, contrari.
I direttori dei Teatri Pubblici firmatari di questa lettera aperta così definiscono il loro sentimento di fronte alla notizia più volte in questi mesi riportata sulla stampa, della volontà di alcuni importanti esponenti politici veneti di non riconfermare Luca De Fusco alla direzione del Teatro Stabile del Veneto.' La firmai. Non ebbi alcuna esitazione soprattutto perché in essa, più avanti, era enunciato un principio sacrosanto: '…di fronte a decisioni come questa, devono essere difese la libertà, autonomia e dignità delle direzioni dei Teatri'. E dire che quella petizione partiva da una mancata rinomina a scadenza regolare del suo mandato! Ma io a Napoli non sono in scadenza - pensavo - si tratta di una cosa ben più grave, poiché io ho un regolare contratto, che scade alla fine del 2013! Ero sicuro, quindi, che lui, l’altro, non avrebbe mai acconsentito a che fosse speso il suo nome nell’ambito di una operazione di defenestrazione così grave e immotivata. E pensavo che il cda non avrebbe mai permesso questa ingiustizia; quello stesso cda che mi ha nominato, che ha approvato sempre il mio operato con 'entusiasmo' e all’unanimità!

Ero sicuro, quando le cose gli sarebbero state finalmente chiare, che lui, l’altro, sarebbe rimasto 'stupito', 'preoccupato', e sicuramente 'contrario' alla possibilità di essere parte, senza saperlo!, di un progetto ben più grave di quello di cui lui era stato vittima allo Stabile del Veneto. Ero sicuro che la sua risposta non si sarebbe fatta attendere, mettendo fine alla fantomatica voce di questo patto che non avrebbe fatto onore a nessuno. Né a chi lo avesse proposto, né a chi lo avesse malauguratamente accettato. La petizione terminava così: 'A noi spetta il dovere di ribadire l’autonomia delle Direzioni dei Teatri Stabili Pubblici voluta e sottolineata dal Decreto Legge che riconosce le nostre istituzioni. Questo chiediamo che avvenga anche nel caso di Luca De Fusco e della futura direzione del Teatro Stabile del Veneto'. Ero sicuro che lui, l’altro, avrebbe chiesto che questo principio fosse rispettato anche nel caso di Andrea De Rosa e della direzione in corso del Teatro Stabile di Napoli. Così non è stato. Non tutti sono capaci di coerenza e limpidezza nei propri comportamenti. Peccato per loro.

Andrea De Rosa

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