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Eolo
recensioni
PALLA AL CENTRO' A PESCARA
LE RECENSIONI DELLA VETRINA DELLE COMPAGNIE DEL CENTRO ITALIA

E' stata Pescara a far da cornice quest'anno alla sesta edizione di “Palla al centro” la vetrina del teatro ragazzi delle compagnie del centro Italia. E così dopo le prime edizioni realizzate da Eventi Culturali/Teatri Comunicanti, all'interno del festival internazionale “I teatri del mondo” di Porto Sant'elpidio, quest'anno la manifestazione è stata organizzata dal Florian Teatro Stabile d'Innovazione ed è altresì intenzione dei promotori : Teatro del Canguro, Teatro Linguaggi, Teatro Pirata, Uovo, Florian,Teatro dei Colori, Fontemaggiore, I Teatri del mondo riconsiderare la vetrina in modo ancor più itinerante, spostandola successivamente negli altri capoluoghi delle regioni protagoniste dell'evento. A Pescara dal 6 al 9 Luglio per questa edizione 18 compagnie si sono avvicendate dalle 10 di mattina fino a mezzanotte tra spazi all' aperto e al chiuso sui palcoscenici del Teatro d’Annunzio, l’Auditorium Flaiano, l’Aurum, il Museo delle Genti d’Abruzzo, l’Auditorium Petruzzi. 18 compagnie provenienti dalle Marche e dall'Abruzzo a cui quest'anno si sono aggiunte quelle dell'Umbria .
Bene hanno fatto gli organizzatori di questa prima edizione di Palla al centro “allargata” a non porre filtri alla partecipazione dei gruppi che si proponevano, sia per compiere una prima analisi dell'esistente sia per permettere alle diverse realtà poco conosciute di confrontarsi finalmente con l'occhio esterno dei numerosi organizzatori giunti da tutta l'Italia a Pescara. Va da sé quindi che il livello della vetrina sia stato particolarmente basso anche se ci sono state alcune creazioni di grande valore due su tutte “Nessun dorma” della compagnia Bertolucci Fabiani e “Storie appese ad un filo” del Teatro del Canguro (oltre ovviamente al delizioso divertissement di teatro di figura già recensito e che ha avuto una giusta menzione al Premio Scenario Infanzia “Piano” della compagnia 7/8 chili.

Comunque in molte delle produzioni viste a Pescara ancora una volta è invalsa l'idea che il teatro-ragazzi sia una forma di teatro facile da realizzare che ha bisogno di pochi mezzi scenici spesso raffazzonati dove al centro vi sono sempre due elementi costanti la narrazione ed il camuffamento. Bastano due bauli per fare un letto, due mobili stile ikea per fare un albero, un paio di baffi appicicaticci perchè un'attrice diventi un contadino, che lo stesso attore possa interpretare cinque personaggi diversi cambiando solo il cappello e che i bambini per divertirsi abbiano sempre bisogno di un racconto, non importa poi se la parola si faccia carne sul palcoscenico come accade per esempio con Francesco Pompilio che in “Popolo bue “ riesce benissimo a narrare una storia esemplare come “La fattoria degli animali “cambiandosi significativamente e semplicemente di vestito.
Va da sé, come abbiamo già detto mille volte, che all'incontrario il teatro ragazzi per sua natura, ma come del resto il teatro tout court, ha bisogno invece di una cura del tutto particolare che ha in sé però come valore precipuo la vocazione, è questa vocazione che fa del teatro ragazzi un unicum nel panorama delle forme dello spettacolo. E la vocazione non può mai essere disgiunta dalla forma, lo dice la stessa denominazione, teatro quindi l'emozione e ragazzi quindi il destinatario, un destinatario particolare che ha bisogno più di ogni altro di perfezione e bellezza. Molte degli spettacoli visti pur nella loro evidente ingenuità positiva erano più simili ad una recita parrocchiale dove era ahimè altresì evidente il sottotesto ” tanto è per bambini” e quindi gli si può offrire ogni cosa. Ecco dunque in un improbabile pascolo,un' improbabile mucca, così improbabile da rimanerci nella memoria per la sua folle e sicuramente involontaria goffaggine , colloquiare con la sua padrona, uno zuccherosissimo Piccolo Principe sciorinare altrettanti zuccherosissimi consigli di vita,una lampada che a mo' di abat- jour mostra traballanti ombre, un barone rampante più che adolescente che si mostra ad una banda di quartiere così piena di stereotipi da risultare imbarazzante, pupazzi che parlano rimanendo muti, attori in abbondanza che scimmiottano il circo,e così via...

Ovviamente diverse anche le produzioni di qualità viste alla vetrina o anche spettacoli che contenevano aspetti interessanti magari da sviluppare in modo più equilibrato. La Compagnia Bartolucci Fabiani ha presentato in forma definitiva “Nessun dorma” creazione basata sulla Turandot di Giacomo Puccini. “Nessun Dorma” fa parte del coraggioso percorso operato in questi anni dalla compagnia sull'opera lirica e che ha compreso negli anni precedenti spettacoli dedicati a “Flauto Magico”, “Barbiere di Siviglia” e “Nozze di Figaro “. Giocato su musiche registrate tra suggestive proiezioni piene di incanti, “Nessun dorma” narra nel contesto di un “meraviglioso” scenario di una Cina immaginaria la celebre fiaba “Turandot” inventata dal Gozzi e musicata da Puccini che vede come protagonista Calaf , il nobile principe, perdutamente innamorato della crudelissima principessa Turandot che concede la sua mano ed il suo cuore solo a chi riesce a risolvere tre enigmi, in caso contrario al pretendente viene tagliata la testa.
Nello spettacolo la storia è vista con gli occhi di un personaggio del tutto apparentemente marginale,il povero boia Pu Tin Pao, costretto suo malgrado a tagliare continuamente le teste dei pretendenti al regno e al cuore della perfida Turandot , finchè.... Lo spettacolo ambientato in un unico spazio che ricorda una pagoda riesce ad instaurare un equilibrio perfetto tra musica e teatro d'attore e di ombre con echi che rimandano in modo adeguato all'opera di Pechino.La musica diventa parte integrante della scrittura drammaturgica sposandosi felicemente con l' immagine video che utilizza anche ll''arte della scrittura con gli ideogrammi In più l'esuberanza espressiva di Sandro Fabiani( coadiuvato dall'ottimo Massimo Pagnoni) dà a Pu Tin Pao un' evidenza del tutto particolare che lo rende subito simpatico ai ragazzi facendoli immediatamente immergere in un mondo meraviglioso che il teatro e la musica rendono perfettamente credibile.
“Storie appese ad un filo “ con la regia di Lino Terra e l'animazione di Nicoletta Briganti, Renato Patarca, Umberto Rozzi,Natascia Zanni riporta dopo qualche tempo di appannamento il Teatro del Canguro ad esiti di notevole valore. Lo spettacolo è una raffinatissima sinfonia visiva che vede protagonista una povera corda che si trova improvvisamente ingarbugliata. I bambini assistono meravigliati e divertiti a tutti i tentativi fatti dalla corda per trovare un capo e una coda. E' una specie di viaggio surreale di godibilissima leggerezza in cui si susseguono immagini che rimandano all'esperienza infantile in un gioco di oggetti e di rime veramente intrigante.

In“Storia di un punto” Marco Renzi si inventa da par suo una strampalata ed immaginaria cosmogonia che vede protagonista , ci si perdoni il gioco di parole, qui più che mai opportuno, appunto, un punto. Da questo punto, appeso in uno spazio bianco, due viaggiatori piano piano in un gioco inventivo fatto di accumuli, costruiranno tutto un mondo a suon di musica e di immagini . E' un gioco senz'altro fine a sé stesso ma che ti concede un' ora di puro divertimento e non è poco di questi tempi. “Voglio la luna” progetto finalista del Premio Scenario Infanzia, coproduzione del Teatro Pirata e del gruppo Baku è un'originale creazione tutta costruita sul rapporto tra un bambino ed il suo attaccamento verso la luna. Un rapporto così forte che lo porta a cercarla e a catturarla per poi rendersi conto che la luna è un patrimonio comune e che non può essere apannaggio di nessuno. In un ambiente semplicissimo dove il teatro di figura contrassegna i momenti salienti della storia Fabio Spadoni è un convincente tenerissimo bambino che in sintonia con la narrazione e la fisarmonica di Simone Guerro restituisce agli spettatori tutte le suggestioni di una storia poeticamente sensibile.
“La bambina dei fiammiferi” infine continua il percorso che Mario Fracassi ha intrapreso all'interno del Florian per un teatro sensoriale dove un ristretto numero di spettatori bendati vivono in diretta attraverso tatto, udito, odorato e gusto la celeberrima e tristissima fiaba della piccola fiammiferaia di Andersen.
E così l'ambiente natalizio viene ricostruito attraverso voci e canzoni ( composte con la solita perizia da Paolo Capodacqua) mentre batuffoli di neve cadono sugli spettatori, l'odore dello zolfo ti entra nelle narici e l'incanto di una poetica resurrezione ti entra nel cuore. E' una specie di rito collettivo dove tutta la compagnia del Florian con annessi figli e nipoti riesce a comunicare agli spettatori il profumo di una storia senza tempo.

Di “Palla al centro” ricorderemo anche gli oggetti e i burattini di Marco Lucci e Matthias Traeger, le storie di Rodari narrate nel “Viaggio di Giovannino e in Trilogia della bugia” alcune immagini di “Storie di principesse” di Fontemaggiore Va da sé però che, a nostro avviso, dopo questa prima edizione, meravigliosamente organizzata dal Florian in tutti i suoi aspetti non solo logistici, per la prossima occorrerebbe fare una scelta più mirata sulla qualità che sulla quantità.
MARIO BIANCHI

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