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Eolo
recensioni
VIAGGIO IN ITALIA DI MARIO BIANCHI
DA MONTICHIELLO PER IL TEATRO POVERO A VOLTERRA PER LA COMPAGNIA DELLA FORTEZZA

A Montichiello in Toscana da 45 anni in estate tutto un paese rappresenta sé stesso, un caso forse unico, almeno in Italia. In questi 45 anni ne avevamo sentito molto parlare ma per una ragione o per l'altra non avevamo mai partecipato a questo evento così particolare. Non c'eravamo mai stati e così da Volterra ci siamo voluti portare a Montichiello dove anche quest'anno dal 23 luglio al 14 agosto la compagnia del Teatro Povero è tornato ‘in piazza’ con un nuovo spettacolo, “Argelide”. Spettacolo che come sempre nasce da una drammaturgia partecipata da un intero borgo, un autodramma come disse Strehler.
E ancora una volta come ci è stato detto è l'attualità che viene portata in scena, ovviamente l'attualità non poteva essere che la crisi non soltanto economica che attanaglia il nostro paese.
Lo spettacolo come c'era da aspettarsi per parlare di ciò parte da una situazione ‘quotidiana’ che è propria di gente comune che riflette su se stessa per poi diventare esemplificatrice di un tema più generale. Tema che fa parte di una trilogia iniziata nel 2009 con “DuemilaNOve” e proseguita nel 2010 con “Volo precario” che pone al centro la riflessione “sull’attualità sociale e sulle difficoltà – specie dei giovani – di trovare un proprio posto nel mondo e di costruirsi un dignitoso futuro, stretti nella morsa del precariato e dell’insicurezza.” E tutto ciò guarda caso avviene nel 150 anniversario della nascita del nostro paese che lo spettacolo celebra a modo suo in modo intelligentemente trasversale

La quotidianetà è quella di una famiglia di imprenditori agricoli che si ritrova attorno al capezzale della capostipite: la vecchia, vecchissima Argelide, donna dal carattere duro e arcigno.E' intorno a lei che si ritrovano i figli, i nipoti ed i pronipoti. Ma via via nella casa di Argelide accorre poi tutto il paese. E' una specie di “Grande freddo” dove emerge una situazione di precarietà assoluta.
Gli affari vanno molto male, la ristrutturazione della casa è in alto mare, i rapporti tra i componenti non sono più limpidi come una volta. Un mondo popolato da molte incertezze dove la precarietà vive sovrana. E' chiarissimo agli spettatori come Argelide non sia altro che la metafora della nostra povera patria. Anche le nuove generazioni non sanno più interpretarla,dagli strumenti dei nipoti e pronipoti di Argelide chiamati ad eseguire “Fratelli d'Italia” escono solo note incomprensibili.
Con intuizione geniale la scena è divisa nettamente in due, sul davanti si muove il chiacchericcio dei parenti, della gente, sul retro, coperta da una tela trasparente, si muove la metafora del corpo di Argelide che sta per essere divorato dai vermi, da coloro che ineluttabilmente avranno ragione del corpo della protagonista ormai spossato.
Si respirano due climi differenti nel primo il teatro popolare dove tutti possono recitare tra gioie e dolori l'eterna commedia della vita, sul retro la tradizione che ci rimanda al teatro dell'Ottocento, abbiamo pensato a Strindberg a Ibsen.Il risultato è un equilibrio perfetto dove nessuna cosa è lasciata al caso dal regista Andrea Cresti in un contesto che pur contiene modi, stili, problematiche assai diverse e diversificate tra loro.
Insomma un teatro nobile, con tutte le caratteristiche che ci piacciono e che spesso inutilmente andiamo cercando.

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E' stato veramente un privilegio per noi osservare per ben tre volte da angolazioni diverse il nuovo progetto ideato da Armando Punzo in carcere a Volterra “ Mercuzio non vuole morire”, evento tratto da “Romeo e Giulietta” di Shakespeare della Compagnia della Fortezza. Osservarlo,spiarlo,ricostruire soprattutto gli sguardi interrotti che ogni giorno cercavano festosamente di ricomporsi dentro di noi. Ogni giorno ci infilavamo in un pertugio diverso, rivedevamo la stessa scena da vari lati .

Evento in itinere,in tutti i sensi, “Mercuzio non vuole morire” come sempre, al suo primo step, prima di vederne la soluzione l'anno prossimo, disteso, nelle intenzioni del regista, per tutta Volterra, qui rappresentata come la vera antagonista di Mercuzio.
Dobbiamo confessare che Mercuzio è sempre stato il personaggio scespiriano che ci è stato più nel cuore,vittima sacrificale di Romeo che lo apostrofa malamente dicendogli che parla di niente. Mercuzio che invece durante la sua interminabile morte non fa altro che parlare di tutto, di vita, soprattutto, e del suo grande rimpianto di lasciarla. Mercuzio, amico sincero di Romeo che gli dona la vita. Mercuzio ironico e beffardo che morendo si prende la scena a dismisura, in qualche modo vendicandosi di Romeo che dovrà dividere la sua con Giulietta.
E' per questa ragione che Punzo ha deciso di immedesimarsi in Mercuzio e nella sua totale volontà di resistere alla città,alla morte,che incombe su di lui. Una città che lo accetta suo malgrado ma che spesso sembra respingerlo.
Mercuzio-Punzo combatte per resistere ed il rumore delle lame si riverbera per quasi tutto lo spettacolo mentre gigantografie della città lo accerchiano, mentre le torri di Volterra rieccheggiano anche sui costumi di tutti i detenuti che partecipano all'evento spettacolo che dall'esterno si protrae nei meandri dei laboratori del carcere per poi terminare dove era iniziato.
Anzi, già fuori dal carcere, prima dell'inizio dello spettacolo, alcuni bambini suonano e danzano, anzi il loro grido di entusiasmo ritorna alla fine, forse per ricordarci che uno dei temi del dramma è la perdita dell'innocenza, perchè Romeo e Giulietta e Mercuzio, avevano su per giù la loro età.
Per ricordarci che sono stati gli adulti ad ucciderli. Poi nelle celle dei laboratori la storia si dipana attraverso immagini, racconti, simbologie mentre Mercuzio combatte la sua lotta di libertà anche attraverso le parole di Majakovskij 'Hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo come un mattatoio ' E' il rimpianto uno dei sentimenti che più ci toccano, rimpianto di un mondo solo sognato mentre Maurizio Rippa con una valigia piena di lacrime intona lo stupendissimo lamento di Didone di Purcell 'Ricordati di me, ma dimentica la mia sorte '.
E' solo Giulietta che sorride, stringendo al petto un mazzo di rose rosse che ci fa ben sperare nel futuro ed insieme a lei le sagome dei bambini che alla fine dello spettacolo attorniano il corpo di Mercuzio.

Quest'anno tutto il festival si è svolto all'interno della Fortezza che è diventata un vero e proprio teatro a cielo aperto, un'utopia diventata realtà, purtroppo davanti allo spettacolo di Punzo e a quelli già visti poco ci rimane da dire.
Grezzo, con una scenografia invadente e una drammaturgia pesante non ancora risolta“La stagione delle piogge “ del Teatro dell'Argine, di modesto cabotaggio “Il Compito “ di Aldo Rendina, come sempre efficace Roberto Latini in Noosfera-Titanic nel descrivere con ostentata semplicità il naufragio che stiamo vivendo, di meravigliosa pedanteria asinina la lezione spettacolo di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari.
MARIO BIANCHI

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