.
Eolo
recensioni
IL TEATRO-RAGAZZI IN CALABRIA
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI SUL FESTIVAL DI LAMEZIA TERME

Dal 30 Settembre al 2 Ottobre a Lamezia Terme, all'interno della storica rassegna Teatroltre Summertime, organizzata dal Teatrop in collaborazione con l’Arci, il Comune di Lamezia Terme e la Regione Calabria, si è tenuto un vero e proprio festival dedicato ai Ragazzi che ha visto la collaborazione del Centro RAT/Teatro dell’Acquario di Cosenza. Iniziativa meritoria che ha posto finalmente per la prima volta sotto gli occhi degli organizzatori provenienti da tutta l'Italia la realtà variegata del panorama dei gruppi calabresi che si interessano del teatro dell'infanzia. Ma non solo, la rassegna ha aperto il suo sguardo anche ad altri gruppi e compagnie del Sud. Il programma ha visto infatti la partecipazione di 11 compagnie, provenienti oltre che dalla Calabria, anche da Lazio, Campania e Sicilia.
Durante la rassegna vi è stato anche un importante incontro/riflessione sul Teatro Ragazzi a cui hanno preso parte il Sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, Angela Dal Piaz (direttore artistico Stagione di prosa teatro comunale Lamezia Terme), Antonello Antonante (regista), Mario Bianchi (Direttore artistico teatro Città Murata di Como), Maurizio Stammati (Direttore teatro Bertolt Brecht di Formia), Piero Bonaccurso ( Direttore Teatrop Lamezia Terme ) e Fernando Davoli (operatore cepros) durante il quale sono state discusse le numerose problematiche legate alla situazione dei gruppi teatrali calabresi che vedono il loro futuro compromesso non solo per colpa della crisi.

Gli spettacoli visti a Lamezia hanno toccato tutti gli stili e le tecniche del teatro, dal Circo alla narrazione, dal teatro comico a quello di figura senza particolari vette ma con esiti perfettamente in linea con le altre vetrine di quest'anno. I Padroni di casa di Teatrop hanno iniziato la manifestazione con il loro cavallo di Battaglia ”Olè e filastroccando e cantando al Circo delle pulci” diretto da Piero Bonaccurso, un divertente omaggio al Circo di una volta con numeri di magia, giocoleria ed equilibrismo, inframmezzati da interventi musicali in rima che consentono a Pierpaolo Bonaccurso, Angela Belmondo, Rosario Cuzzocrea, Antonio Fazio, Monica Vignetti di percorrere un itinerario all'interno del mondo del Circo di immediata e semplice godibilità.
Il Festival ha giustamente presentato anche esiti di laboratori(Torniamo subito di G.Vetronilo e M.Rialti) creazioni in itinere, studi di futuri spettacoli, tutti di buona fattura e che fanno ben sperare nel risultato finale come “Il lungo Viaggio” della Compagnia Scena Nuda di Reggio Calabria, primo abbozzo di una creazione dal sapore orientale che collega tra loro tre storie apparentate tra loro da temi comuni, a cui secondo noi abbisognerebbe la presenza di un ulteriore attore o come “Moby Dick” del Teatro dell'Acquario di Cosenza, pregevole introduzione ad una messa in scena del capolavoro di Melville dovuta ad Antonello Antonante e al bravissimo e multiforme Maurizio Stammati del Teatro Bertold Brecht di Formia. Gruppo storico questo che si è misurato in due produzioni sempre con Stammati in scena. In “I Racconti di Fernando” Stammati esplora tutte le possibili interazioni tra il teatro di figura, teatro d’attore e di strada , attraverso la figura di un cantastorie.
A nostro avviso il teatro di figura, con Pulcinella alle prese con il consueto repertorio di avventure, seppur proposto in modo impeccabile, si amalgama poco con il resto del racconto che è dominato dalla figura di Ferdinando, personaggio misterioso, testimone immaginario ed immaginifico di un'epoca e di un tempo che purtroppo stanno scomparendo.
Le suggestioni proposte da questo mondo a metà tra realtà e fantasia, infatti, riescono da sole a conferire allo spettacolo un grande spessore evocativo ma sono continuamente interrotte da siparietti burattineschi che non consentono allo spettatore di gustarle sino in fondo. Perfettamente in sintonia con il grande teatro di strada invece ci è parso lo spettacolo, sempre del Bertold Brecht, “Pulcinella mon amour” dove tutta la tradizione del Sud è evocata con gioiosità tra musiche, canti e lazzi apprezzatissimi dal numeroso pubblico coinvolto nelle vie e nelle piazze lametine. Ad accompagnare il personaggio di Pulcinella, condannato a morte per essere sfuggito al suo burattinaio, ci sono tra gli altri il Carabiniere, l' Angelo bianco, il Capitano, una gigantesca Teresina e una piccola banda musicale tipica degli spettacoli di strada.

Moltissime sono state al Festival le produzioni di teatro di figura; senza il necessario pathos per uno spettacolo senza parole ci è parso “NonsoeNonsa” di Valeria Bianchi e Angela Malvasi , forse anche perchè collocato in uno spazio all'aperto, per l'occasione alquanto infelice, e, ancora consapevolmente da registrare, “L'orto dei miracoli” di Paola Scialis sulla vita di San Francesco da Paola. Di buona evidenza invece “La Principessa Audace” la seconda creazione vista a Lamezia dello storica compagnia del Teatro dell'Acquario.
Tratto da una celebre 'rumanza ' appartenente alla cultura popolare calabrese, raccolta e trascritta da Pasquale Rossi, lo spettacolo vede al centro della storia la principessa. Russumilillu che in dialetto calabrese significa piccola mela rossa, che, travestita da cavaliere, riesce a carpire in competizione con sette fratelli e le sette sorelle niente meno che l'anello a Re Salomone.
Raccontato da Paola Scialis, qui perfettamente a suo agio nel muovere i pupazzi e le ombre di Dora Ricca , lo spettacolo si avvale dei molti colori della musica del bravissimo Paolo Napoli che sottolineano perfettamente le atmosfere che via via si creano sul palco attraverso l'utilizzo anche di antichi strumenti popolari. Infine per il teatro di figura Angelo Aiello ha riportato efficacemente in scena il suo rodato Spazzolino ormai alla sua seconda avventura. Spazzolino, una specie di Fagiolino 'vendicatore ' del sud, qui indossa i panni di un netturbino che combatte contro il perfido “Mustazzo” che per costruire il “Termo – Nuclearizzatore”, ha corrotto il sindaco della città di Bombolonia. Ovviamente il nostro riuscirà nell'impresa di sconfiggere il cattivo e di riportare la normalità nella sua città.

La leggenda di Colapesce è uno dei topoi narrativi più famosi e visitati della cultura popolare del sud e qui al festival ne abbiamo ascoltato due versioni assai diverse tra loro, quella del cantastorie Nino Racco che l'ha inframmezzata con l'altra celeberrima storia della Baronessa di Carini e quella di Pier paolo Bonaccurso accompagnato alla marimba da Fabio Troppa, ancora in forma di studio. Nino Racco nel raccontare la storia del ragazzo che si tuffa nel mare per sostituirsi a una delle tre colonne che sostengono alla Sicilia mescola sapientemente il teatro di strada con la narrazione, adattandola a ciò che gli capita intorno per restituircene nelle varie versioni tutto il sapore mediterraneo, fatto di atmosfere tra realtà ed incanto mentre Bonaccurso, nello studio proposto, utilizza il dialetto dialogando con lo strumento musicale in modo poeticamente significante.
La Compagnia La Mansarda-Teatro dell'Orco di Caserta con la regia di Maurizio Azzurro ha messo in scena invece in modo pregevolmente scanzonato, su una convincente drammaturgia di Roberta Sandias, quattro novelle del Boccaccio con al centro il noto credulone Calandrino, rese teatralmente con ritmo da uno stuolo di 6 eccellenti giovani attori, Giuseppe Santabarbara, Vittorio Cammarota, Marcello Manzella, Antonio Vitale, Rita Pinna, Monica Zuccaro. Sul palco si sussegue un caleidoscopio ininterrotto di beffe e raggiri ben congeniati che restituiscono in modo credibilmente farsesco le vicende narrate dal Boccaccio.
In Kamicaze Rock “n'roll” infine Gaspare Nasuto, bravissimo guarratellaro, e, Alessio Di Modica, giovane eccellente cuntista, ci regalano con un progetto di ricerca molto personale un raffinato gioco di incastri dedicato nientemeno che allo scrittore giapponese Yukio Mishima. Nasuto e Di Modica sulla scena sono due esseri soprannaturali, un siciliano e un napoletano, che invocano gli spiriti eroici dei Kamikaze i quali miracolosamente appaiono per narrarci anche del famoso “seppuku” dell'artista e della moglie. Spettacolo curioso ed interessante per le modalità con cui viene imbastito, ci piacerebbe però rivederli insieme in un connubio più effervescente in cui mettere a frutto in modo più diretto le loro rispettive grandi specificità. Come si vede, tante proposte, varie e godibili, che ci hanno stimolato interesse per una Regione solo in apparenza avara di iniziative e di strutture teatrali significative.
MARIO BIANCHI

Stampa pagina  Link alla pagina

Segnala questo articolo ad un amico:

Tuo nome

Tua mail

Nome amico

Mail amico




Torna alla lista