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Eolo
recensioni
MAGGIO ALL'INFANZIA
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI,ELENA MAESTRI E NICOLA VIESTI

Dal 12 al 20 maggio 2012 a Bari, organizzata dalla Fondazione Citt� Bambino e dalTeatro Kismet OperA, si � tenuta la XV edizione del Maggio all'Infanzia,il festival dedicato all'infanzia natoa Gioia del Colle e trasferitosi dal 2009 a Bari.
Hanno formato il programma del Festival cinquantadue appuntamenti complessivi tra teatro, cinema, incontri ed eventi di piazza, sette debutti, sei prime regionali, un grande tendone da circo proveniente dal Belgio e collocato sul lungomare di Bari, il tutto per otto giorni complessivi di programmazione.
Il Tema titolo di questa 15^edizione � stato 'La natura dei bambini ' ed � nato da alcune semplici domande e dalla riflessione 'Chi sono i bambini di oggi? qual � la loro natura? quale la natura che bisogna proteggere perch� possano essere felici? La vetrina festival a cui noi abbiamo partecipato, dal 17 al 20, per 4 giorni, ha mostrato ai numerosi operatori giunti da tutta l'Italia diverse interessanti produzioni provenienti da tutto il paese con una predominanza ovviamente per il Sud e la Puglia che negli anni scorsi ci ha regalato alcune delle creazioni pi� originali di questi anni. Dobbiamo dire una buona edizione del Maggio anche se i risultati eccellenti sono dovuti soprattutto a due narrazioni, evidenziando come il nodo centrale delle difficolt� sia ancora una volta la drammaturgia. Tra gli spettacoli visti a Bari gi� recensiti di notevole rilevanza ricordiamo �La bicicletta rossa � di Principio attivo e �24583 piccole inquietanti meraviglie � di Scarlattine teatro che rimandiamo agli articoli usciti rispettivamente su KLP e su questa rivista.

Quante volte abbiamo visto in scena la storia della povera orfana soprannominata Cenerentola , vessata da due impossibili sorellastre e da una matrigna, che alla fine, perdendo una scarpetta, trova invece un bel principe?
Mille volte, ma come � possibile raccontarla in scena in modo originale e per di pi� (quasi) senza parole?Ci ha provato con successo e tanta ironia , mescolando danza e teatro di immagine, Tonio De Nitto che l'anno scorso ci aveva gi� regalato una particolarissima versione del Sogno scespiriano. Lo spettacolo nasce dall'incontro della compagnia teatrale di De Nitto, Factory, con quella di danza Elektra di Annamaria De Filippi che, offrendo alle sorellastre e a Cenerentola due registri coreografici assolutamente diversi,uno nervoso e sguaiato in cui significativamente le scarpe hanno un ruolo predominante , l'altro tenero e armonioso, contrassegnato da un piccola invocazione, comunica ai ragazzi in modo assolutamente limpido la loro differenza. E poi se non bastasse c'� la matrigna espressionista di Fabio Tinella che manipola come marionette le proprie figlie, utilizzando un gramelot pasticciato di divertente fattura, mentre il principe, che di azzurro non ha proprio niente, assomiglia ad un povero travet impacciato e titubante. Era dunque logico che queste due solitudini si incontrassero.
Come gi� accadeva nel Sogno, modalit� e mondi vengono dunque contaminati, anche attraverso l'utilizzo di musiche che vanno dalle gemelle Kessler al Trio Lescano a Milly e al tenerissimo finale affidato a Nancy e Frank Sinatra.
Insomma una Cenerentola tutta racchiusa in un armadio delle meraviglie da cui escono i personaggi, gustosa, dai toni inusuali, che ci restituisce in modo divertito e divertente un classico dell'infanzia, adattandolo ad un pubblico dell'oggi in cui possono ritrovarsi anche i genitori e perch� no i nonni.

In �Racconto d'oltremare� di Armamaxa, Micaela Sapienza, con l'apporto fondamentale delle musiche originali di Mirko Lodedo di Casarmonica, si pone l'obbiettivo di mettere insieme diversi linguaggi( narrazione, immagine, musica dal vivo) per raccontare con un linguaggio contemporaneo una fiaba tradizionale pugliese dove Franco e Redelia figlia del mago Clarino, devono, per coronare il loro sogno d'amore, affrontare le prove che il mago pone loro davanti, scegliendo infine di legare le loro vite e tornare ad attraversare il mare.
Lo spettacolo visto a Bari ci sembra ancora in divenire, contenendo diverse potenzialit� che ci paiono per� ancora non del tutto espresse, dove ogni linguaggio � per ora solo accennato e non trova ancora il suo necessario compimento in unione con gli altri . Ma come si sa la ricerca di proporre schemi diversi ha bisogno di esperimenti, aspetteremo lo spettacolo per un'ulteriore prova di giudizio.

Daria Paoletta dei Buramb�, recenti vincitori del premio Eolo per il teatro di figura, abbandona baracca e burattini per avventurarsi con grande successo e valenza emotiva alla narrazione in uno degli spettacoli pi� belli visti a Bari �Una storia che non sta n� in cielo n� in terra�. L'artista foggiana racconta la storia fiabesca di due �freschi� bellissimi, giovani sposi, Marionna e Cataldo, che vivono in un paese di mare. Cataldo, che di mestiere fa il pescatore, costretto per lunghi periodi in mare, lascia sola sua moglie per tanto tempo, troppo tempo, e la giovane sposa, come avevano predetto le comari del paese, sentendosi troppo sola, un giorno cede alle lusinghe di un re giunto a cavallo , lasciando la sua casa.
Ma il sovrano ben presto si stanca di lei e la riporta in paese. Cataldo ferito profondamente nell'onore, porta Marionna al largo e la getta in mare dove la ragazza non muore ma vive meravigliose avventure nientemeno che alla corte delle sirene. Ovviamente Marionna e Cataldo si vogliono troppo bene per rimanere divisi dalle avversit� che il destino ha serbato loro e, dopo nuovi portentosi eventi, si riconcilieranno felici nella loro casetta a dispetto di chi vuole loro male.
Come si vede una storia complessa che attraversa modi e mondi assai diversi tra loro che Daria Paoletta rende visibili attraverso una narrazione sempre misurata, percorsa da momenti di incanto soffusi di grande ironia e accompagnata da pochissimi,significanti, gesti che ci conducono tra cielo e terra alla riscoperta delle emozioni segrete della parola.

Giovanna Facciolo della Compagnia � I Teatrini� dopo averci donato in �Nella cenere� una pregevole versione di Cenerentola si � buttata a capofitto nel rendere per la scena in �E Cadde Addormentata� , con l'aiuto di tre brave attrici Adele Amato de Serpis, Valeria Luchetti, Raffaella Testa, un 'altra celebre fiaba �La bella addormentata nel bosco� La storia della principessa, che per colpa di una perfida fata viene fatta addormentare per cent'anni, � narrata, mescolando il tempo e lo spazio, da tre fate che seguono la protagonista in ogni momento della vita, cercando di preservarla, ossessivamente, dai mali del mondo che fatalmente, come ognun sa, puntualmente arriveranno e che l'aiuteranno a vivere pi� consapevolmente la vita che verr�.
Come sempre costruito con grande accuratezza da tutti i punti di vista, anche per merito dei costumi di Giovanna Napolitano, delle musiche di Ren� Aubry e soprattutto delle bellissime scenografie e oggetti di scena di Massimiliano Pinto che alludono sempre al fatale fuso, proiettandolo in un mondo ancestrale, lo spettacolo, a cui certo non ha giovato lo spazio troppo esteso della rappresentazione che ne ha diluito eccessivamente le azioni, avrebbe bisogno di un' ulteriore accentuazione dei contrasti che fanno indelebilmente parte del bagaglio di ogni fiaba. Insomma a nostro avviso, sono troppo poco marcati i chiaroscuri, quelli legati alla presenza latente del male e dell'elemento maschile, in una creazione dove peraltro la bellezza regna sovrana e Dio sa quanto i ragazzi abbiano bisogno di bellezza.

La Stanza blu � un progetto nato dalla collaborazione fra il Teatro stabile Mercadante di Napoli e Le Nuvole di Napoli. Il progetto, che ha appena vinto il premio Eolo, prevede l'adattamento di testi del repertorio classico per un pubblico di ragazzi. L'anno scorso apprezzammo molto la versione di un classico come l'avaro di Moliere, quest'anno, con uguale godimento, abbiamo assistito alla riduzione di un testo complesso ma ancora purtroppo assolutamente attuale come �Una casa di bambola� del drammaturgo norvegese Erich Ibsen, messo in scena con la regia e l'adattamento di Fabio Cocifoglia e con in scena quattro convincenti attori: Giorgia Coco, Massimiliano Fo�, Luca Iervolino e Gaetano di Maso che letteralmente trasformano se stessi e la loro recitazione in un esempio perfetto di teatro borghese.
La celebre vicenda di Nora viene ambientata, per meglio adattarla alla comprensione di un giovane pubblico, in un' aula di tribunale dove altri uomini e altre donne hanno perso la serenit� di un giusto e sereno rapporto tra loro e sul cui deterioramento indaga il procuratore Falk. Il caso della giornata � quello dei coniugi Helmer: Torvald e Nora. Essi, chiamati davanti ai ragazzi che sono testimoni e, aggiungiamo noi, giudici della vicenda rappresentata, ricostruiscono come si sono svolti i fatti che hanno portato Nora a uscire di casa, dividendosi dal marito. Nora � ricattata da un sottoposto del marito a causa di un prestito illecito che lei aveva contratto con lui, falsificando la firma del padre, per salvare la vita di suo marito.
Quando Torvald scopre il fatto, viene assalito dall'ansia e dal tormento di perdere la propria reputazione. Quest'angoscia annebbia ogni altro pensiero e, in preda alla disperazione, dichiara a Nora che allontaner� quella che ora egli considera un'indegna moglie dalla cura dei suoi figli, senza riconoscere che il gesto, anche se compromettente, era stato dettato dall'amore per lui.
Quando ricatto che minacciava la famiglia della protagonista viene annullato. Torvald, perdona all'istante sua moglie. Per Nora, per�, la vita non pu� ritornare ad essere quella di prima. Nora ha compreso che il suo ruolo in quel matrimonio � stato quello di una semplice marionetta, costretta a vivere in una casa di bambola, ora ha bisogno invece di capire chi � veramente per ricostruire, da sola, la propria identit�. I ragazzi assistono da vicino a questa vicenda che lo spettacolo semplificandola in modo corretto riesce a rendere a loro esemplare, avvicinandoli anche ad un teatro, a loro purtroppo sconosciuto dove le parole ancora sanno acquistare un peso forte e preciso.
Vorremmo anche aggiungere che ci piacerebbe come in un vero tribunale che alla fine i ragazzi venissero interrogati veramente per enunciare il verdetto su quello che hanno visto, rendendo il sacrificio di Nora pi� vero e reale.

Luigi D'Elia di Thalassia che ci aveva gi� l'anno scorso convinto e commosso con �Storie d'amore e di alberi� narrandoci di un'arida montagna francese dove un uomo piantava degli alberi, anche quest'anno ci incanta con �La grande foresta � nuova storia, presa dal vero, scritta ancora con il fido Francesco Niccolini, trasportandoci in un villaggio del mondo dove gli alberi scompaiono e con loro anche chi li abita, uomini e lupi che sembra uscito dal Dersu Uzala di Akira Kurosawa.
Durante lo spettacolo D'Elia , non solo con le parole, costruisce, s� proprio costruisce, con il legno, la carta le foglie, su un lungo tavolo, la storia di una educazione, la storia del passaggio all'et� adulta di un bambino che vive in un piccolo paese con il nonno tra scuola, casa e un grande bosco. Vuole crescere in fretta il nostro bambino e diventare un cacciatore, come suo nonno. Suo nonno invece gli impone la lentezza, la scoperta del bosco e delle sue regole, spiegandogli come in quel mondo vige un 'armonia che non pu� essere interrotta. Quando per� per un attimo quell'armonia viene infranta, sar� sempre il nonno a ricomporla nella grande foresta dove nulla muore, perch�, come i grandi alberi, � l� dalla terra che tutto proviene.
La narrazione commossa e commovente di D'Elia si sposa in modo assoluto con l'atmosfera incantata che pervade tutto lo spettacolo con un uso degli oggetti che mai rappresentano la parola preferendo alluderla, riverberando cos� soprattutto emozioni e tenerezze, purtroppo cos� desuete, in un mondo che purtroppo sta perdendo il contatto con la � straziante bellezza del creato�.

Tiziana Lucattini di Ruotalibera in �Giuf� e il mare� ripropone per la scena il famoso personaggio di forte tradizione orale e popolare presente in tutta l'area del Mediterraneo, la cui saga, per i numerosi rimandi che possiede, ha interessato gi� altre volte il teatro ragazzi italiano. Giuf� rappresenta infatti, nella sua ingenua follia, anche in questo delizioso spettacolo, lo sguardo inantato dell'infanzia .
Questa volta Giuf� � in compagnia della madre, su una spiaggia di sabbia, una specie di terra di nessuno. Di fronte a loro il mare. Alle spalle un'indefinita periferia cittadina. Sono poveri, esclusi dal mondo. Giuf� guarda il mare, e sogna. Il padre li ha lasciati e se ne � andato e lui lo cerca, dove pu�, tra le onde e le nuvole. Giuf�, in continuo gioco e contrasto bonario con la madre, impara sbagliando le cose della vita.
Ha paura del mondo Giuf� che come un bambino sta scoprendo poco a poco, compiendo azioni che solo apparentemente sembrano stupide. Ecco che invece di comprare vettovaglie per il suo sostentamento compra un inutile tamburo ma � con il tamburo che viene in contatto con il padre che non ha mai conosciuto.
Ecco che cos� che solo allora Giuf� e la madre sono pronti per salpare verso nuove terre, nuovi orizzonti, l'eterno bambino ora non ha pi� bisogno del ricordo del padre, � diventato pi� adulto e consapevole. Fabio Traversa, antica icona morettiana, accompagnato in scena dalla stessa Lucattini, supera la prova di rendere credibile un personaggio difficilissimo come Giuf�, met� folle e met� bambino, conferendogli, senza retorica alcuna, lo statuto dello sguardo infantile che sa cogliere con l'indispensabile aiuto dell'adulto che lo ama, al di l� del reale, quello che c'� veramente tra il mare e le nuvole. MARIO BIANCHI

COME POLLICINO
La compagnia Senza piume ha presentato alla vetrina pugliese lo spettacolo �Come Pollicino�, ispirato all�omonima fiaba di Perrault. La scenografia consta di un piano inclinato con alcune botole/porte, a raffigurare la casa dei due protagonisti, due bambini rimasti soli in casa, i loro genitori sono costretti a lavorare in fabbrica senza sosta dal Grande Dittatore Generale, del quale ascoltiamo solo la voce mussoliniana diffusa da un altoparlante. Nessuno l�ha mai visto, i suoi messaggi alla cittadinanza sono un cumulo di divieti e di restrizioni alla libert�.
Il giudizioso fratello maggiore accudisce la sorellina cercando di impedirle colpi di testa, ma lei, aiutata dalla sua bambola nera Nina (che ci ricorda la cantante jazz Nina Simone) riesce a sconfiggere il despota, nonostante la sua �piccolezza� , proprio come Pollicino con l�astuzia.
Lo spettacolo stenta ad ingranare perch� la cornice narrativa del dittatore, del popolo oppresso e della mancanza di libert� � lunga da spiegare, soprattutto a bambini di 6 anni, e quasi met� del lavoro se ne va sull�inquadramento di questo contesto, lasciando all�intreccio di Pollicino poco spazio.
Utilizzare la fiaba come metafora del potere � legittimo, ma, a nostro parere, la fiaba dovrebbe rimanere il pilastro dello spettacolo, sul quale si costruisce una struttura che pu� anche parlar d�altro, qui invece diventa un pretesto schiacciato da una volont� di originalit� non del tutto riuscita. L�inserimento del teatro di figura, la presenza della bambola Nina, personaggio ironico e simpatico, potrebbe essere elemento sufficiente a rinnovare la storia di Pollicino, un aiutante in blues che accompagna una bambina piccola ma piena d�iniziativa.

20.000 LEGHE SOTTO I MARI

Teatro Potlach promette effetti speciali e mette in scena il testo di Jules Verne con l�utilizzo di modernissime tecnologie digitali. Un incipit seducente ci introduce nel mondo degli abissi, e grazie all�effetto 3D di due teli a distanza su cui sono proiettate immagini molto belle di mostri marini, calamari giganti, creature misteriose e spaventose, abbiamo, almeno inizialmente, la bella sensazione che i protagonisti della vicenda fluttuino in questa dimensione acquatica.
Purtroppo per� la recitazione dei cinque attori ci sveglia da questa illusione marina: troppa maniera, costumi improbabili per gente di mare, dialoghi non credibili appesantiscono molto lo spettacolo. Il professore di Storia Naturale che viene invitato a partecipare alla spedizione di ricerca del mostro che infesta le acque e inghiotte navi e marinai diventa inspiegabilmente una professoressa, una querula madame francese che ovviamente intratterr� una relazione ambigua con il Capitano Nemo, una volta a bordo del sottomarino Nautilus (ne � la consumazione un ballo nel quale i due si sussurrano parole - che dovrebbero suonare eccitanti - sulle spugne delle Antille).
Il servo Conseil ci ricorda pi� Fred Astaire che un valletto, continuamente impegnato in giravolte senza motivo.
Cambiare sesso ad uno dei personaggi pi� importanti e far recitare il ruolo del capitano della nave Abraham a una donna in uniforme di strass sono elementi che non aiutano, ma tutto sarebbe giustificabile con una buona interpretazione e una regia pi� discreta, ci sentiamo invece di dire che una bella scenografia � funestata da una direzione artificiosa che annulla l�effetto di mistero e di inquietudine che serpeggia nel romanzo.

PICCOLA ANTIGONE e CARA MEDEA

I due atti unici di Antonio Tarantino interpretati da Teresa Ludovico e Vito Carbonara per il Teatro Kismet ci ricordano - perdonate la banalit� - quanto � importante il ben recitare e quanto � bello vedere e ascoltare bravi attori. Lo spettacolo in questione � formato da due parti, distinte, due bei testi, forse �Piccola Antigone� ci pare pi� riuscito di �Cara Medea� ma entrambi scritti con profondit�, ironia, senso del presente con la consueta scrittura iperbolica senza punteggiatura di questo grande autore di cui Teresa Ludovico aveva gi� messo in scena 'La casa di Ramallah '.
L�Antigone che vediamo in scena � una prostituta, vestita di bianco, con una parrucca di lunghi capelli bianchi, seduta su una sedia bianca. Ci racconta, candidamente, la sua vita professionale, le buffe bizzarrie di alcuni clienti, la diffidenza verso le colleghe ex comunitarie, l�attenzione all�igiene �perch� mestiere � mestiere e la pulizia non si trascura: larga ma bella pulita�. E quella maledetta lampadina rotta sulle scale, il padrone di casa non la cambia e tutti i clienti rischiano di rompersi l�osso del collo.
Questa Antigone � classica perch� paradigmatica, � una figura che affronta il degrado con senso pratico, un modo di sfuggire allo squallore. La capacit� di Ludovico � di non concentrarsi sull�umiliazione della donna che si vende, la sua interpretazione (e il testo) si focalizza invece sull�umanit� del personaggio, mai patetico. La classicit� entra nella storia, non solo metaforicamente ma anche con l�arrivo di un cliente (lo stralunato Vito Carbonara) che Antigone scoprir� essere suo padre Edipo. La donna � figlia del rapporto incestuoso tra Edipo e la di lui madre Giocasta, qui il tono si fa tragico e cogliamo un�interpretazione che sovrappone e assimila il rapporto che Antigone ha con il fratello Polinice e quello che ha con il padre.
Vogliamo ricordare le piccole perle che Vito Carbonara ci ha regalato come intermezzi comico/tragici tra un atto e l�altro, brevi freddure nonsense raccontate con la giusta precisione. �Cara Medea� � di tono pi� malinconico, anzi drammatico: Medea � un�ex deportata, uscita da un lager dove � stata rinchiusa dopo aver ucciso i propri figli (come la Medea classica, appunto), viaggia attraverso l�Europa del dopoguerra per raggiungere Giasone, operaio in una fabbrica di Pola. Qui l�attrice mantiene una recitazione asciutta, senza fronzoli, ma pi� sbilanciata verso un�operazione di distacco dall�orrore del vissuto, � pi� forte lo sforzo di ricostruirsi un mondo in cui si possa ancora vivere nonostante ci� che si � fatto. O sub�to. Teresa Ludovico firma anche la regia mostrando grande sintonia con l�autore dei testi.
ELENA MAESTRI


Cantieri Teatrali Koreja
ALICE testo Francesco Niccolini , regia Salvatore Tramacere
con Alessandra Crocco, Giovanni De Monte, Carlo Durante, Silvia Ricciardelli.

Il capolavoro di Lewis Carroll � comunemente ritenuto un romanzo per l'infanzia, uno di quei racconti di formazione che guarda all'universo folle che ciascuno di noi possiede. In realt�, pur essendo fonte di ispirazione per tanti spettacoli per piccoli � e grandi se si pensa all'alquanto recente e sontuoso film di Tim Burton � fornisce materia ostica per qualsivoglia racconto fuori dalla pagina. Infatti, nel mettere in evidenza solo qualche aspetto dei tanti palesi � o anche segreti � di cui � ricco, il meccanismo narrativo sembra incepparsi, qualcosa sembra sempre sfuggire e d'altronde un suo adattamento completo � impresa che sfiora l'impossibile. Francesco Niccolini in questo suo lavoro per Koreja compone per sottrazione e nello stesso tempo delinea un'Alice adolescente e molto contemporanea.
La sua intuizione avrebbe forse dovuto trovare il contraltare in una messa in scena assolutamente inedita. Insomma Alice senza Alice. Invece Salvatore Tramacere in qualche modo si lascia imbrigliare dal modello originale cercando una formula ibrida che in parte snatura i personaggi e in parte tenta di crearne di nuovi.
L'operazione si mostra problematica anche dal versante recitativo con un Coniglio sopra le righe e una Regina spettrale mentre il mondo fantastico � immerso prevalentemente nell'ombra. Ma il versante dark � il pi� interessante della messa in scena anche grazie alla imperiosa sovrana di Silvia Ricciardelli � spesso per� deve cedere a pi� note e concilianti atmosfere.
Certo una visione legittima, come legittimo � ogni punto di vista ma sullo sfondo restano Carroll e la sua simpatica � e inquietante - piccina e sono presenze come al solito ingombranti.

Teatro Kismet BALBETTIO
ricerca poetica dedicata alla prima infanzia
di Teresa Ludovico con Marta Lucchini spazio scenico e luci Vincent Longuemare assistente alla drammaturgia Loreta Guario, collaborazione coreografica Giulio De Leo.

�Balbettio� � la nuova proposta targata Kismet dedicata all'infanzia. Una proposta particolare perch� guardando gli elementi messi in campo � acqua, terra, aria, fuoco � e le modalit� di rappresentazione � soprattutto la danza affidata alla brava Marta Lucchini � si � portati a considerarla una messa in scena rivolta ai piccolissimi. Ma cos� non � perch� lo spettacolo � dedicato invece ai bambini dai tre ai sette anni e il motivo � nel suo sottotitolo � ricerca poetica dedicata alla prima infanzia�. Entra in scena quindi la parola, una parola particolare come pu� esserlo quella che vuol definirsi poetica, e �Balbettio� rivela l'ambizione � o la scommessa � di interessare i piccini ad una teatralit� avvolgente e complessa. La strategia adottata ci sembra interessante : una rappresentazione semplice fondata su elementi primordiali e gesti affascinanti si incontra con una voce che presuppone un grado di attenzione fondato sul pensiero.
Cuore e cervello dovrebbero incontrarsi, raggiungere un equilibrio in cui emozione e razionalit� si sposano. Teresa Ludovico e Vincent Longuemare operano con grande cautela, dosano effetti e suoni mentre la danza ci sembra lasciata un po' pi� libera, quasi a rappresentare un pizzico di anarchia del corpo.
Domina su tutto il color terra che si fa ambrato filtrato da grandi fogli di carta che consentono l'apparire dell'ombra. E la voce ritorna agli elementi e alle azioni che si compiono in palcoscenico che diviene il campo in in cui � possibile la metamorfosi. Un uovo scompare e poi ricompare per far nascere un pulcino, l'acqua bagna la terra e la danzatrice, la carta si ammorbidisce per trasformarsi in una tartaruga. Immagini decifrabili e altre con un pizzico di mistero in pi� si alternano, codici conosciuti che ogni volta sembrano rinnovarsi.
NICOLA VIESTI

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