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Eolo
recensioni
ONFALOS 2013
IL REPORT DI CIRA SANTORO SULL'INIZIATIVA DI LAMINARIE

Un trenino colorato carico di bambini è partito giovedì 6 giugno dal Pilastro in direzione Bologna centro.

Prima tappa il Museo di Scienze Naturali dell’Università di Bologna, dove la comitiva è stata accolta da Maurizio Bercini, regista, scenografo e animatore di Cà Luogo d’Arte. Maurizio ha accompagnato i bambini da Maurizio, la guida del museo, che ha raccontato l’evoluzione dell’uomo e mostrato lo scheletro di capodoglio per poi arrivare davanti alle teche degli animali impagliati. Qui, tra un leone imbalsamato e un serpente sotto spirito sono comparsi l’airone, l’armadillo e il coccodrillo, tre poetiche marionette costruite con dei rottami. Di fronte agli animali morti e impagliati l’artista studia i modelli perfetti, quelli costruiti dalla Natura, e li riproduce a modo suo con oggetti morti e rottamati per far nascere nuove creature e dare nuova vita. Questo il compito che viene affidato anche ai bambini del trenino, che decidono di portarsi via con loro Maurizio l’artista.

Seconda tappa il Conservatorio di Musica G.B. Martini. Qui ad aspettarli Roberto Ominostanco Vallicelli, musicista, deejay e sound designer. In questo caso la parola, anzi il suono, viene affidato ai maestri del conservatorio, che mostrano ai bambini come si suona un organo a canne, fanno battere colpi sui tamburi e suonare lo xilofono, li fanno assistere a un esame di violino. Alla fine della visita anche Ominostanco, insieme al suo registratore, viene "rapito” e portato via dai bambini sul trenino colorato.

Ultima e sfortunata tappa il Teatro Comunale di Bologna. Sfortunata perché l’accoglienza nel maggior teatro bolognese è stata piuttosto fredda: non un buongiorno da parte della persona che doveva accompagnare il gruppo e diverse difficoltà da parte di Elena Galeotti, attrice della compagnia Cantharide, a trovare uno spazio dove leggere la lettera che il Teatro aveva inviato ai bambini del trenino. Ma chi vuole fare le cose è sempre più forte di chi le vuole impedire e così il gruppo si è riunito nella piccionaia e lassù, in alto, il Teatro ha parlato ai bambini. Quel viaggio, organizzato dalle Laminarie, aveva l'obiettivo di cercare gli artisti nei luoghi 'deputati' per portarli al Dom, la cupola del Pilastro, tanto lontana dal centro della città quanto dall'ufficialità polverosa dei luoghi appena visitati. Laggiù alla periferia di Bologna, cominciava Onfalos Infanzia al centro.

Il giorno successivo il Dom è diventato un laboratorio permanente: Bercini ha portato una cassa piena di rottami con cui genitori e bambini hanno costruito i loro animali fantastici, Ominostanco ha intervistato e fatto cantare bambini nel suo microfono, Elena Galeotti ha sperimentato lo spazio del teatro riempiendolo con le voci e i corpi dei piccoli attori. Fondamentale l'apporto di otto giovanissime allieve dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, che si son buttate in pieno in questa sorta di esperimento sociale dedicato alla relazione con il teatro e di Sandra Pagliarani, che ha animato le marionette berciniane.

È stato un festival insolito, Onfalos.

Lontane dall'idea di kermesse, le Laminarie hanno invitato i tre artisti ad abitare la loro sede, a riempirla con il proprio fare artigianale per sperimentare, attraverso i mestieri del teatro, l'incontro con un pubblico di bambini imprevedibile e meticcio per età, provenienza, religione e cultura. La caratteristica principale del Festival è stata quella di accogliere tutti in qualunque momento, permettendo a ciascuno di inserirsi nel lavoro liberamente. L'attività concreta, il fare, ha offerto la struttura 'drammaturgica' in cui era sempre possibile entrare e partecipare, come in una vera bottega artigianale. Qualcuno ha seguito tutto sin dall'inizio, qualcun'altro è arrivato solo per dare consigli, altri si sono fermati a fare delle chiacchiere.

Quello stare insieme ha portato a un piccolo evento collettivo nell'ultimo giorno di Festival: Rivoluzioni. Gli spettatori si sono mescolati ai piccoli attori nel rito iniziale guidato da Febo del Zozzo. Tutti, ma proprio tutti, hanno saltato come i Masai, hanno fatto la danza aka, hanno volato come una farfalla e punto come un'ape. Elena Galeotti ha riletto la lettera del teatro ai bambini, i bambini hanno animato i loro animali fantastici e alla fine hanno mandato una cartolina al teatro per ringraziarlo di quell'esperienza. Le cartoline, insieme ai carretti sempre pieni di frutta e biscotti sono diventati i simboli di quei quattro giorni di Festival: le parole scritte sulle immagini d'epoca del Pilastro sono partite ogni sera verso tanti altrove, mentre i carretti invitavano a entrare nel Dom anche solo per bere un bicchiere d'acqua dopo una partita di pallone nel cortile adiacente.

In un momento in cui fioriscono Festival teatrali accomunati dalla mancanza di denaro e dalla bulimia di spettacoli e performance, Laminarie va controcorrente. Utilizza un piccolo finanziamento comunale per invitare tre artisti senza i loro spettacoli; non punta sulla visibilità del pubblico festivaliero ma sulla ricaduta sociale; non riunisce intellettuali e operatori ma famiglie che da tutta Bologna arrivano al Pilastro e bambini del quartiere che entrano, si fermano, vanno. Quello che succede al Dom, però, non è teatro sociale. Non c'è nessuna intenzione di compensare mancanze altrui, nè di fare il mestiere di altri: il teatro a Onfalos, rimane teatro, ed è quello vero, del dietro le quinte, con il suo portato di lavoro, di concentrazione, di rigore, di ore vissute fianco a fianco, provando e riprovando, a volte annoiandosi altre divertendosi, mangiando qualcosa insieme e dandosi tutti un obiettivo comune: raccontare al pubblico una piccola storia. Ecco forse, il senso di Rivoluzioni. Ridare al teatro la capacità di accoglienza che, come sperimentato al Comunale di Bologna, è stato dimenticato dai grandi teatri; vivere un territorio difficile con cura e attenzione ma sempre a porte aperte; mettere al centro l'infanzia e gli artisti che, con la stessa fragilità e la stessa forza creativa, sono stati capaci di creare uno zoo in pochi giorni. Piccole Rivoluzioni apparentemente invisibili ma profonde, perché solo la capacitá di tornare a far vivere i teatri come spazio di condivisione vero tra pubblico e artisti puó ridare fiato a questi luoghi.



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