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Eolo
stelle lontane
A MANTOVA LE BUONE PRATICHE
Mandaci la tua buona pratica ma che sia veramente buona

Associazione Culturale Ateatro e Segni d'infanzia

nell'ambito di

Teatro. Per costruire una memoria del futuro
in collaborazione con Fondazione Cariplo

presentano

Le Buone Pratiche del teatro ragazzi
a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino

Mantova, 1° novembre 2013, ore 10.00-18.30

SAVE THE DATE!

Per la prima volta le Buone Pratiche del teatro, l'iniziativa curata dalla Associazione Culturale Ateatro che da dieci anni fotografa l'evoluzione economica, organizzativa e artistica del teatro italiano, si concentra su un settore vivace e strategico come quello del teatro ragazzi.
Accadrà il 1° novembre a Mantova, nell'ambito del festival Segni d'infanzia, per una intensa giornata di scambio di esperienze e di confronto, con ospiti italiani e stranieri.
Da alcune settimane, Mario Bianchi, Valerio Bongiorno, Cristina Cazzola e Adriano Gallina stanno sollecitando e raccogliendo da festival, rassegne, compagnie, teatri, associazioni, scuole, biblioteche, eccetera, le Buone Pratiche del teatro ragazzi che verranno presentate e discusse a Mantova.
Accanto alla presentazione e alla condivisione di queste esperienze (iniziative o metodi di lavoro innovativi efficaci e utili, replicabili, secondo la definizione di Buona Pratica, oppure esperienze di rete o società di servizi), la giornata presenterà alcune relazioni con l'obiettivo di raccontare l'evoluzione recente e lo stato dell'arte in un settore cruciale del teatro e dell'educazione, quello che educa alla teatralità e forma gli spettatori del futuro.

Come presentare le vostre Buone Pratiche?
Chi vuole raccontare la propria Buona pratica del teatro ragazzi deve inviare all’indirizzo buonepraticheteatro@gmail.com, entro il 15 settembre prossimo, una breve scheda (circa 4000 battute) che illustri, appunto, la vostra Buona Pratica: in che cosa consiste, perché è utile, quali sono gli elementi “riproducibili” - e magari quelli da non riprodurre.
Ci interessa sapere in cosa consiste la vostra Buona Pratica, ma ci interessa soprattutto il metodo, le forme di finanziamento: insomma, vi chiediamo di essere molto concreti, magari facendo anche qualche cifra o illustrando qualche esempio visionario che si è tradotto in un reale cambiamento o che ha innescato concrete dinamiche nuove e capaci di generare risorse umane, creative eccetera...
L'insieme di queste schede – molte delle quali, peraltro, verranno raccontate direttamente nell’ambito del convegno – sarà consultabile da tutti sul sito www.ateatro.it.

Come pensiamo di organizzare le Buone Pratiche del teatro ragazzi?
Per ora (ma non escludiamo che le vostre proposte disarticolino un po' lo schema), abbiamo iniziato a raccogliere le Buone Pratiche del Teatro Ragazzi (e le idee e i progetti) per nuclei tematici.

1. MODELLI DI PRODUZIONE, DI SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE, DI GESTIONE DELLE IMPRESE.
 
2. MODELLI DI DISTRIBUZIONE, DI PROGRAMMAZIONE E DI GESTIONE DEGLI SPAZI.
 
3. MODELLI E TECNICHE DI FINANZIAMENTO E DI AUTOFINANZIAMENTO.
 
4. MODELLI DI RELAZIONE PERMANENTE CON IL MONDO DELL’INFANZIA E CON IL MONDO DELLA SCUOLA.
 
5. ASSOCIAZIONI DI COMPAGNIE, RETI E SERVIZI COMUNI.
 
6. TUTTO QUELLO CHE MANCA.

Abbiamo certamente dimenticato molti aspetti fondamentali e importantissime, per esempio la FORMAZIONE, l'USO DI TECNOLOGIE INNOVATIVE, gli SCAMBI INTERNAZIONALI, la PROMOZIONE e il MARKETING, l’INFORMAZIONE e la CRITICA, il RAPPORTO CON GLI ENTI LOCALI...
In realtà non ce li siamo dimenticati: ci interessano tutte le Buone Pratiche (così come le spieghiamo qui sotto...).

Che cosa intendiamo per Buona Pratica?

Per noi una Buona Pratica è una iniziativa o un metodo di lavoro che considerate efficace e utile (o che ha avuto successo in passato) e che pensate possa e debba essere riprodotto da altri; oppure un progetto che vi sembra possa essere utile ad altre realtà che operano nel campo del teatro (per esempio società di servizi o reti). Insomma, non si tratta di dire: «Guarda come sono stato bravo a fare questa cosa» (siete tutti bravissimi, lo sappiamo), ma: «Adesso ti spiego come ho fatto questa cosa bella & utile che ho imparato a fare io, così lo potrai fare anche tu, a casa tua (e magari potremo farla insieme)». Non si tratta di illustrare i vostri progetti (interessantissimi, ne siamo sicuri), ma di dire: «Ho fatto» (o anche «Ho in mente di fare») «questa cosa con te e per te/per noi. Ti spiego qual è l'obiettivo del progetto, come funziona e perché deve interessare anche te».



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