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ARRIVANO DAL MARE IL REPORT DI MARIO BIANCHI
LA NARRAZIONE AL CENTRO DELLO STORICO FESTIVAL

Tra Gambettola, Gatteo, Longiano e Montiano, dall'8 al 12 Novembre si è svolta la trentottesima edizione del FestivalArrivano dal mare. La manifestazione in questi ultimi tre anni ha cambiato letteralmente pelle, trasferendosi dalla tradizionale cornice di Cervia nell'entroterra, anche se il teatro di figura e la narrazione, che avevano caratterizzato questo benemerito Festival, continuano ad essere i punti focali di un programma interessante e assai diversificato.

Quest'anno è stata soprattutto la narrazione ad essere al centro diArrivano dal mareattraverso soprattutto due progetti davvero di assoluto interesse.


Nel primo, il festival ha presentato tre importantissime esperienze di workshop che si sono tenuti in tre diverse regioni italiane. In Romagna per tre mesi di fila a Casola, Sergio Diotti dell' Atelier delle Figure/Scuola per Burattinai e Contastorie e Roberta Colombo delTeatro del Drago/La Casa delle Marionette di Ravenna, da diversi anni, tengono un laboratorio permanente di narrazione con la gente del luogo, ma non solo, che sfocia in un vero percorso narrativo che ha come campo di azione il Festival estivoCasola è una favoladove gli allievi nelle corti del paesino presentano i loro racconti alternandosi con alcuni professionisti che ne verificano anche le attitudini. A Gambettola tra l'altro ne abbiamo visto due buoni esempi.

In Sicilia nel contempo si tiene di formazione internazionale sullo Storytelling con narratori provenienti da Brasile, Lituania e Grecia a cura di AreaTeatro e Alessio Di Modica. Maria Thrasyvoulidi (Grecia) Kyriakos Papadopoulos (Grecia), Ana Maria Martins Rego Lines (Brasile), Egle Silinskaite (Lituania) ci hanno dimostrato alcune delle tecniche apprese.

Infine Alfonso Cipolla e Giovanni Moretti hanno raccontato del progetto “La Formazione del raccontatore” dell'Istituto per i Beni Marionettistici che a Torino alla fine degli anni novanta ha portato alla formazione di un nucleo di narratori. Giovanni Moretti nel suo bellissimo intervento ha sottolineato l'importanza del narratore nel corso della storia dell'umanità partendo dalla Grecia antica.

Il secondo progetto veramente particolare è stato incentrato tutto su una fiaba molto conosciuta

La fola dell'uccello grifone, o dell'osso che canta”, curiosamente presente in tantissime versioni che hanno attraversato tutte le regioni italiane, ma non solo. E il festival ne ha presentate diverse con l'ausilio anche di studiosi che hanno accompagnato il pubblico nel cammino. Abbiamo dunque ascoltato Fioravante Rea e Ciro Formisano nella versione campana, Marco Bertarini in quella norvegese, Alessandro Gigli in quella toscana, Sergio Diotti, Elisa e Barbara Linguerri, Vanda Budini nelle versioni romagnole con le musiche dal vivo di Pepe Medri, via via commentate da Anna Anoniazzi, Luigi Berardi e Sergio Bonanzinga che ne ha presentate in video tre raccolte direttamente sul campo, in Sicilia. Un progetto come si vede meraviglioso e affascinante.


Molti gli esempi notevoli di narrazione che abbiamo visto e ascoltato a Gambettola e assai diversi tra loro.


Alessio di Modica ha presentato un suo spettacolo dedicato all'Etna, il più grande Vulcano europeo che sovrasta Catania. In “Etna” il narratore di Augusta che già avevamo conosciuto per il suo viaggio verso Genova in “Da faro a faro” racconta miti e leggende che sono nate intorno “a muntagna”, vista dagli abitanti che le sono vicini da millenni, non solo come monte eruttante fuoco, ma come vera e propria divinità.

Di Modica costruisce intorno a questo vero e proprio mito uno spettacolo costruito attraverso tre racconti. Tra essi scaturisce il bellissimo “cunto” dedicato a Polifemo che viene narrato non come il mostro orrendo che tutti noi conosciamo attraverso l'Odissea ma come un semplice essere umano, forse un po' diverso dagli altri, ma che ha anche un cuore e che dunque improvvisamente si innamora della ninfa Galatea. L'amore lo rende dolce e umano. La narrazione anche in modo divertito e divertente segue passo passo la trasformazione del Ciclope che, purtroppo, tradito, dovrà vendicarsi uccidendo Aci e la sua povera Galatea che ciò nonostante, mentre lui rimarrà cieco per colpa di Ulisse, confluiranno insieme nella stessa acqua, rimanendo per sempre uniti. Molto efficace nel terzo racconto anche la narrazione dell'eruzione del Vulcano vista come nidiata di diavoli che si ferma alle soglie delle case per merito di Santa Agata. Di Modica qui asseconda perfettamente con le parole il ritmo della lava diabolica che ribolle e che piano piano si acquieta per merito del sacro velo.

Lo spettacolo testimonia la maturazione avvenuta in questo giovane bravissimo narratore .

Il torinese di origini abruzzesi Nicola Stante ne “Il sorriso del ciclista, storia avventurosa di Alessandro Fantini” ripropone la vicenda del ciclista abruzzese morto tragicamente in Germania nel 1961, incanalandolo nel sentito omaggio di tutta una generazione che si nutriva ancora dello sport come mito e che lo vedeva come riscatto di un mondo contadino che stava in qualche modo subendo profonde trasformazioni.

Il napoletano Fioravante Rea, contrappuntato in modo impeccabile da Ciro Formisano, ha narrato, così come la racconta Giambattista Basile nel “Cunto de li cunti, la famosa fiaba del “Gatto con gli stivali, qui diventataIl marchese Cagliuso, ovvero il Gatto senza gli Stivali, intercalando con diversi strumenti le parole con la musica dal vivo dove il dialetto rende vivificante una storia senza tempo, mentre Marco Bertarini poi ha regalato ai bambini di una scuola un sentito omaggio a Gianni Rodari attraverso le sue favole raccontate con meccanismi originali e coinvolgenti.

Infine la salernitana Flavia D'aiello ripercorre in modo semplice ed immediato le tappe di Ulisse “ in Che viaggio! Ovvero la tragicomica historia di un uomo chiamato Odisseoutilizzando in modo ironico mai parodistico oggetti maschere e pupazzi per la verità poco curati.



Due le metodologiealtredi narrazione che abbiamo sperimentato a Gambettola.

La voce delle cose, ovvero gli inossidabili Luì Angelini e Paola Serafini in MTI.2 Macchine per il teatro incoscienti,venite a giocare insieme con il teatro degli oggetti "mette in scena", con il titolo di "Audaci imprese" tutte le suggestioni che risuonano nell‘Orlando Furioso’ ariostesco utilizzando tre macchine da tavolo dove attraverso delle indicazioni in cuffia un'animatore narra inconscio di quello che racconta ad uno spettatore anch'esso munito di cuffie le mitiche avventure di Orlando utilizzando moto in miniatura e altri oggetti apparentemente non significanti.

La performance continua in modo originale il percorso che i due artisti bergamaschi stanno portando avanti da trent'anni sul teatro di figura ed in particolare degli oggetti che qui prendono nuova vita e nuove accezioni.

In altro modo Carlo Infante conduce in una performance itinerante multimediale un manipolo di curiosi, muniti di cuffia, attraverso il paese, intervistando gli abitanti nelle case, i padroni dei negozi, le figure più rappresentative del paese, per restituire attraverso le loro memorie e il loro vissuto l'anima stessa della comunità.


Molto diverse tra loro ma nel contempo intriganti le due narrazioni del Teatro Invito di Lecco nella prima Valerio Maffioletti( testo e regia di Luca Radaelli) riporta in luce un personaggio comeL' uomo Selvaticofigura presente sotto diversi aspetti in molte regioni d'Italia con l'aiuto anche di oggetti provenienti dalla tradizione contadina, nella seconda Luca Radaelli compie una proprio commosso omaggio a Eluana Englaro realizzando una vera e propria veglia che si compone di cronaca, letteratura e sentimento personale che ne fanno una specie di unicum nel teatro italiano che ci parla anche del presente.


Una parte del festival è stata dedicata anche al teatro di figura e alla sua funzione pedagogica con gli spettacoli della compagnia integrata Oriente Express” di Parma e con un apposito convegno suTeatro di figura, disabilità, integrazione.

Per quanto riguarda il teatro ragazzi di piacevole e gradevole divertimento ci è parsoStorie da mangiarede le Strologhe in cui due donne attraverso l'uso di ingredienti culinari mettono in scena Biancaneve e i sette Nani (o meglioi sette Pani) e La Principessa sul pisello. Metodologia in verità non nuova, ma che le due attrici Carla Taglietti e Valentina Turrini utilizzano in modo mai banale o parodistico. Frutta, verdura e utensili utili per la loro preparazione diventano i veri protagonisti delle storie raccontate.

Difficile fare il report di tutto quello che abbiamo visto e rivisto ad “Arrivano dal mare” da presentazioni di libri tra cui il nuovo di Eraldo BaldiniNevicava sangue” agli spettacoli selezionati ad “Incanti” di Irene Vecchia e Massimiliano Venturi, agli spettacoli calabresi di Gallo ed Aiello a quelli di Strinati sino al bus teatro di Girovago e Rondella e alla bellissima mostra di Mauro Foli “Facce da Burattinaio”

Infine una nota sugli spazi del Festival, il teatro di GambettolaLa baracca dei Talenticostruito direttamente nel Municipio a sottolinearne tutta la sua valenza sociale ela Fabbricauno spazio bellissimo a più piani, riambientato fiabescamente in una cementeria, hanno ospitato il Festival pensato e ripensato da Stefano Giunchi e Sergio Diotti.







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