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Eolo
recensioni
MAGGIO ALL'INFANZIA A BARI
I CONTRIBUTI E LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI E NICOLA VIESTI

Dal 15 al 18 Maggio, Bari è stata la capitale del teatro ragazzi italiano con il  Festival "Maggio all'infanzia", la storica manifestazione che da 17 anni ormai si presenta come la più importante vetrina di teatro ragazzi nel Sud Italia .
Organizzato dalla neonata Fondazione SAT - Spettacolo Arte Territorio, nuovo soggetto che include il Teatro Kismet e Le Nuvole di Napoli, lo studio Co&ma e dalla Fondazione Città bambino in collaborazione con Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Comune di Bari, Banca Carime, il festival si è tenuto non solo nell'abituale  palcoscenico del Kismet  ma anche negli ampi spazi del Laboratorio urbano “Officina degli esordi”, aperto da pochi mesi nel centro città.
Si sono succeduti nei giorni del Festival 18 spettacoli, di cui 9  debutti, 3 nazionali e 6 regionali.
Inoltre è stato avviato un nuovo progetto, l' "Osservatorio del Maggio", dove un gruppo di genitori, insegnanti e dirigenti scolastici sono stati impegnati nella visione e nell'analisi degli spettacoli per i bambini, guidati da Giorgio Testa e Sara Ferrari.
Edizione di tutto rispetto, questa del Maggio all'infanzia, che ha offerto numerosi spettacoli di grande livello, alcuni dei quali già apprezzati in altre rassegne come “Hanà e Momò” di Principio attivo e “Aspettando il vento” di Luigi D'Elia da cui è stato tratto un bel libro illustrato da Simone Cortesi, presentato in questa occasione. Il Teatro delle Apparizioni ha inoltre ripresentato con successo la sua curiosa versione della celebre fiaba di Andersen “Il tenace soldatino di piombo” che Nicola Viesti ha “riguardato”con nuova curiosità per i lettori di Eolo. E' ritornato inoltre Gianni risola, in arte Otto Panzer con le sue divertenti incursioni clownesche.
Grande successo di pubblico per questa edizione  del Maggio con bambini e genitori che hanno riempito le sale del Kimet, a volte ci piacerebbe che l'afflusso dei bambini fosse maggiormente contenuto, in relazione con l'età a cui lo spettacolo è indicato, evitando lo disturbo che qualche spettacolo ha subito da parte dei bambini più piccoli. Sarebbe una cosa a nostro modo di vedere da considerare.


Iniziamo la nostra analisi degli spettacoli da due belle creazioni che curiosamente si interrogano sulla percezione di due sentimenti in qualche modo simili dell'animo umano, la cattiveria e la rabbia, agiti in contesti e accenti assolutamente diversi da “ Non sono stato io “ di Sipario Toscana e  da “Brutta bestia “ del Teatro delle Briciole.
 In “Non sono stato io”,  affidando il testo a Tommaso Triolo e Matteo Visconti, la direttrice artistica del Centro Toscano, Donatella Diamanti, intende continuare  il proficuo progetto iniziato da “La peggiore”, recente vincitore degli Eolo Awards”, atto a creare un gruppo di giovani drammaturghi che si possano interrogare in modo creativo su alcuni  “processi “ esistenziali, presenti nell'infanzia e nell'adolescenza. 
Nello spettacolo, la sempre convincente  Francesca Pompeo, con la regia Letizia Pardi e le scene e costumi Antonio Panzuto, si immerge, attraverso la caratterizzazione di  diversi personaggi, nel mondo della scuola per narrarci, con gli occhi di Francesco, un ragazzo giudizioso, la  pretesa "cattiveria" che gli adulti credono di vedere in un suo compagno di classe, Luca.
Ben inteso Luca non è un santo, ha solo in sé tutta la vitalità che la sua età gli concede, ha difficoltà a stare fermo, è quello che cammina sulle mani in classe ( e lo insegna a Francesco, che ne è assolutamente fiero) , è quello che sbaglia le “nebulose” prove"Invalsi", è quello che costruisce frasi strampalate ( e ci vuole molta fantasia per farlo). Ma per i grandi  è un bambino da evitare, perchè, dicono loro , è un bambino cattivo, e per studiarlo chiamano persino una temibile e infallibile “Cattivologa”. Francesco griderà a tutti ad alta voce, ma non solo, che non esistono bambini cattivi, esistono invece bambini diversi tra loro, bambini che manifestano il loro modo di stare al mondo in maniera differente, esprimendolo con le tante e meravigliose risorse ed energie che posseggono. Ciononostante, il grido di aiuto di Francesco per l'amico resterà inascoltato e Luca verrà allontanato dalla scuola.
“La scuola è di tutti” è lo slogan che campeggia sul depliant di presentazione dello spettacolo e che ben rappresenta lo stimolo che “Non sono stato io”  getta forse più che ai ragazzi agli adulti, anche se i ragazzi ci si ritrovano perfettamente, attraverso una scrittura frizzante e piena di divertenti invenzioni. Ma come diceva una maestra presente in sala, perchè la “cattiveria” venga maggiormente compresa e incanalata, bisogna anche, che chi si occupa dei ragazzi, non debba  essere lasciato solo nell'accompagnare gli alunni, anche quelli più vivaci, verso una più matura comprensione della realtà che li circonda. Ma ciò non abbiamo dubbi sarà materia di un nuovo spettacolo di Sipario Toscana.

In “Brutta Bestia”  di Giulio Molnàr e Francesca Bettini, con Piergiorgio Gallicani, Paolo Colombo, Agnese Scotti, lo stile della messa in scena, invece, è del tutto diverso. La vicenda infatti si muove  in un contesto generale su toni surreali dove, come in un puzzle,  personaggi e azioni, apparentemente lontani tra loro , piano piano, si avvicinano per mostrare un quadro completo di come il concetto di rabbia, possa essere espresso in modo ingegnoso e significante.
‘Brutta Bestia’ racconta il percorso effettuato da due esistenze, un bambino e una mamma,  trasformati e divisi dalla rabbia che cova dentro di loro, per  tornare a essere quelli di prima.
I nostri protagonisti infatti, erosi dalla collera che ha reso verde i loro cuori, non si riconoscono più, il primo è diventato invisibile, la seconda abbaia come un cane, ma ciononostante non  si danno per nulla vinti e fanno di tutto per “ritrovarsi “.
E' un narratore che possiede anche la macchina del tempo e che all'occorrenza fugge anche da albero, sasso e pure da sipario a narrarci la loro storia. E' lui che, leggendo il grande libro della vita, ci presenta il bambino il quale, ferito dalla rabbia, ci metterà tutta una lunga esistenza di viandante per sbollirla ed è pure lui che  spinge la madre a riconciliarsi con il suo bambino. E poi c'è la formica, una formica che come i bambini spesso è fastidiosa ma, proprio perchè è piccola, e piena di curiosità, deve essere rispettata.
Lo spettacolo, attraverso la rabbia, indaga in forma poetica anche sul concetto di tempo, il tempo che si dilata e si restringe a seconda degli stati d’animo con cui affrontiamo gli eventi che man mano incontriamo nella vita.  Il tutto è narrato con la solita soave grazia che contraddistingue gli spettacoli della premiata ditta Bettini Molnar, dove un paio di guanti, a seconda del colore, acquista un significato diverso, dove le piccole, grandi metafore, disseminate lievemente in tutti i suoi percorsi narrativi, fatalmente si ricompongono, fornendo chiavi di lettura che il pubblico di ogni età può cogliere in modo diverso, ma  agevole durante tutto lo spettacolo. 

Due anche le trasposizioni teatrali di “Pinocchio” viste a Bari, anche in questo caso, assolutamente diverse tra loro. 
I toscani Zaches, compagnia, la cui evidente maturazione espressiva seguiamo da diversi anni, in “Pinocchio –  storia di un burattino e della fata che gli cambiò la vita”,  regia e drammaturgia Luana Gramegna, scene, luci, costumi, maschere Francesco Givone con in scena Alice De Marchi, Gianluca Gabriele, Enrica Zampetti in co-produzione con Fondazione Sipario Toscana Onlus,
ambientano la celebre storia di Collodi in una sorta di Teatro delle apparizioni dove il celebre burattino vive le sue avventure.
Ad accompagnarci attraverso gli avvenimenti salienti della storia è la figura enigmatica di una Fata-bambola turchina. È lei la narratrice che, usando costantemente trucchi teatrali, “guida” Pinocchio nelle sue avventure-disavventure che lo porteranno forse ad essere un bambino.
Come è spesso costume della compagnia, anziché essere i pupazzi a rappresentare gli esseri viventi, sono invece gli esseri umani, gli attori, a " impersonare" delle marionette, attraverso le maschere espressive, costruite con estrema perizia dal  sempre più bravo Francesco Givone  e una recitazione a tratti straniata, ironica e grottesca, dove nessun personaggio umano calca la scena. Il pubblico vive così le avventure di Pinocchio in un 'atmosfera davvero magica, tra illusione e realtà, di immaginifica consistenza. Lo spettacolo, che nasce in collaborazione anche con il Teatro delle Marionette di Ekaterinburg, in Russia, ci pare ancora in qualche modo in trasformazione con un ritmo un po' frammentario, non ancora del tutto risolto, ma siamo sicuri che con un congruo numero di repliche possa  acquisire una fluidità che lo renderebbe ancora più accattivante.
Tubbacatubba con lo spettacolo di Michele Napolitano con in scena lo stesso autore coadiuvato da Giacomo di Mase “ Pinocchio Il burattino vivente” propone invece una versione pulp, strampalata della celebre storia, non sappiamo se adatta ad un pubblico di bambini, dove il nostro protagonista, un vecchio bizzarro e malandato, con tre figli a carico, Pinocchio, Pinocchia e Pinocchium, tre marionette fatte di materiali recuperati nei cassonetti, bofonchia follie a bizzeffe, alcune delle quali di divertente stupore, vivendo al soldo di Mangiafuoco Junior e della sua premiata compagnia dei pagliacci.


Daria Paoletta dei “Burambò”, che già ci aveva commosso e divertito con “Una storia che non sta né in cielo né in terra”, ha donato al “Maggio all'infanzia” lo spettacolo più bello, proponendo un'ulteriore prova della sua bravura, narrandoci il  famoso mito di “Amore e Psiche”, storia resa celebre da Apuleio nelle sue Metamorfosi, ma che affonda le sue radici in una tradizione precedente.
Al centro del composito racconto vi è una bellissima fanciulla, Psiche, così bella da incappare per sua sfortuna nell'invidia e nella gelosia della stessa Venere che chiede al figlio Cupido di farla innamorare dell'uomo più brutto della terra.
Ma il dio, che come si sa usa le frecce del suo arco per far innamorare gli uomini e le donne, anche lui preso dallo splendore di Psiche, sbaglia mira e colpisce invece il proprio piede, invaghendosi all'istante  della bellissima fanciulla.  Cupido, con l'aiuto di Zefiro, poi la trasporta al suo palazzo, dove, ordinandole di non guardarlo mai in faccia, la trascina in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto.
Ma Psiche, istigata dalle sorelle, contravvenendo al desiderio dello sposo, decide di vedere lo stesso  il volto del Dio e, facendo cadere inavvertitamente una goccia d'olio della lampada utilizzata per farlo, ustiona il suo amante.
Venere, inviperita per l'accaduto, sottopone Psiche a diverse prove che la fanciulla supera a pieni voti ed è solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente, riceve l'aiuto del compassionevole Giove che fa in modo che gli amanti si riuniscano: Psiche diviene una dea e sposa Cupido. Più tardi nasce la figlia che  “ca va sans dire”  viene chiamata Voluttà, ovvero Piacere.
Daria Paoletta, ancor più che nella performance precedente, costruisce con la sua narrazione un vero e proprio spettacolo dove tutti i personaggi dai protagonisti ai comprimari, soprattutto gli dei, acquistano uno spessore umano che viene trasmesso pienamente al pubblico.  
L'ironia mai parodistica che corrobora il racconto si innesta perfettamente con l'epicità che l'attrice innesta nella storia e che non dimentica mai di utilizzare, anzi i toni mordaci impiegati ne accrescono la comprensione. E nello stesso modo anche la gestualità non è mai fine a se stessa ma sottolinea sempre in maniera evocativa i fatti narrati con un filo diretto, sempre presente con gli spettatori. 

Le Nuvole di Napoli, continuando il loro progetto de “La stanza blu”, percorsi teatrali per le nuove generazioni, in collaborazione con Teatro Mercadante, dove un teatro stabile, il Mercadante , appunto, invita una compagnia storica del teatro ragazzi a creare parallelamente alla propria programmazione  spettacoli ispirati ai grandi classici che vengono presentati anche nel ridotto del teatro per un pubblico di giovanissimi, dopo “ L'Avaro , Aspettando Godot,La Tempesta, Casa di Bambola e La Casa di Bernarda Alba, riscritti appositamente per un pubblico di Ragazzi, ha presentato “ La grande magia “ di Eduardo De Filippo con l'adattamento e regia Rosario Sparno con Luca Iervolino, Antonella Romano e lo stesso Rosario Sparno
Il testo di De Filippo è una commedia in tre atti, scritta e interpretata da Eduardo De Filippo nel 1948, che a suo tempo non ebbe il successo che meritava, tanto diverso era dai precedenti capolavori e forse troppo intriso di evidenti riferimenti pirandelliani.
 Ne “ La grande magia “  il sedicente mago Marvuglia, che tira a campare allestendo spettacoli di prestidigitazione, insieme alla sua assistente nei grandi alberghi, accetta di farsi corrompere da Calogero La Spelta, organizzando il trucco della  sparizione  della moglie durante lo spettacolo. Il mago organizza  così bene il suo numero che la moglie sparisce davvero, andandosene via col suo amante.
Per convincere il marito geloso e disperato che in realtà la moglie non è sparita, Marvuglia gli fa credere che è rimasta intrappolata in una scatola e che l'apertura di essa significherebbe accettare la realtà del tradimento.Calogero così vive senza mai separarsi dalla scatola, preferendo credere, in una sorta di follia ragionata, che la moglie sia davvero lì dentro e, anche quando quando la donna  decide di tornare dal marito, egli, ormai prigioniero della sua voluta illusione, respingerà la moglie diventata per lui un' estranea.
Come si evince dall'evolversi della storia, evidentissimi sono i riferimenti pirandelliani, seppur calati in un contesto partenopeo che in Eduardo non poteva ovviamente mancare
Il testo di De Filippo nella magnifica riduzione che ne ha fatta Rosario Sparno, che ha ridotto a tre soli personaggi il cospicuo numero dell'originale, Marvuglia, l'assistente tutto fare del Mago e il marito, lascia praticamente intatta tutta la forza immaginifica de "La grande magia", in qualche modo, se possiamo dire, restringendone i tempi, la arricchisce di significati che anche un pubblico più vasto può a vari livelli decifrare. In questo senso, anche la mancanza della moglie scomparsa, che viene qui solo evocata, ne accresce la valenza misteriosa e significante.  
Un grande plauso va anche agli interpreti, Luca Iervolino, Antonella Romano,  che sembra davvero uscita dal teatro di Eduardo e  Rosario Sparno che si conferma anche attore di razza.
In questo modo il pubblico dei ragazzi, noi crediamo quelli più grandi, possono benissimo rispondere ai diversi stimoli interpretativi che lo spettacolo così eseguito può suggerire. 

L'ultimo spettacolo a cui abbiamo assistito al Maggio all'infanzia è stata la riedizione di un antico spettacolo di repertorio di Terramare teatro “ Ai margini del bosco.” La creazione di Silvia Civilla è ambientata in un bosco dove Olaip un uccellino pauroso,che ha paura di spiccare il volo che potrebbe fargli raggiungere la madre e il sapiente gufo, il Signor Gù, osservano da vicino l' evolversi delle vicende che hanno come protagonisti  Hànsel e Gretel.
Alla fine, attraverso i significati della storia, il gufo dimostrerà  ad Olaip come, grazie al coraggio e alla propria forza di volontà, si possono rimuovere tutti gli ostacoli, anche quelli del primo volo.
Lo spettacolo si fa amare per la buona volontà e l'abnegazione delle due brave interpreti Chiara De Pascalis e Marta Vedruccio e per la cura per gli aspetti formali ma fatica  a nostro avviso a concatenare insieme le due storie che vuole narrare dove confluiscono troppi segni e troppe forme, dalla commedia dell'arte alle filastrocche, appesantendo in questo modo l'evolversi degli avvenimenti che avrebbero bisogno di una maggiore leggerezza e fluidità.

MARIO BIANCHI


BADU'RE, ANZI LEONE
regia e drammaturgia Lucia Zotti
con Monica Contini, Elena Giove, Nico Masciullo
musiche originali Cesare Pastanella, Nico Masciullo
prod. Kismet Opera

Ormai la fiaba del “Re Leone” - dopo il celebre film prodotto dalla Disney  - è diventata un classico per l'infanzia e come tale oggetto di musical e spettacoli. Anche Lucia Zotti ne propone una versione targata Kismet Opera, “Badu'Re, anzi Leone”. La rappresentazione sembra derivare direttamente dall'insegnamento di Carlo Formigoni – che peraltro fondò proprio il Kismet ben oltre trent'anni fa - con la scena a pianta centrale, l'importanza data alle musiche e ai canti e la costante attenzione al lato pedagogico della vicenda.
Un percorso di crescita e iniziazione che vede protagonista un leoncino che sereno scorrazza per la savana africana sotto gli occhi vigili dei genitori. Una vita tranquilla che dovrebbe destinarlo a prendere il posto del padre come re della foresta. Ma le mire ambiziose dello zio Mor interromperanno bruscamente la tranquillità della famigliola. La perfida - e spelacchiata -  belva non esiterà infatti ad uccidere il fratello e a far rapire Badu' per proclamarsi nuovo re della foresta. Ma dopo tante vicissitudini il giovane leone- che si troverà catapultato in occidente ad essere ammaestrato in un circo da cui riuscirà a fuggire grazie agli amici che non l'hanno dimenticato -  saprà sconfiggerlo, dando anche prova di  magnanimità, riconquistando il posto che gli spetta come eroico capo indiscusso di tutti gli animali. La messa in scena si sviluppa con la consueta cura nell'amalgamare le diverse componenti spettacolari anche se rivela qualche disfunzione, per esempio a livello di interpretazione ( il personaggio di Mor sembra un po' tirato via ). L'effetto e la comprensione da parte dei piccoli spettatori sono però garantite e con esse il gradimento e il divertimento.

IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO
una idea di Fabrizio Pallara di e con Valerio Malorni e Fabrizio Pallara
prod. Teatro Delle Apparizioni&Teatro Accettella

Felicissimo l'incontro tra i romani Teatro delle Apparizioni e il Teatro Accettella che hanno unito le forze per produrre questo “Il tenace soldatino di piombo” tratto dall'arcinota fiaba di Andersen. Sottotitolo dello spettacolo “ un film da palcoscenico” ed in effetti la messa in scena è il prodotto dell'interazione tra un filmato girato in tempo reale e la performance di Valerio Malorni e Fabrizio  Pallara in una stanza dei giochi, una meravigliosa stanza piena di giocattoli che funziona da set. I due tornano bambini – anche se con qualche malizia in più – e manovrano oggetti e telecamere per creare un mondo di fantasia proiettato sul grande schermo. Il tema è quello dell'amore del soldatino di piombo per la ballerina che si risveglia ad ogni notte di pioggia. Il nostro eroe affronterà mille avventure e difficoltà per raggiungere la sua bella e noi con lui. Finalmente riuscirà nel suo intento ma la notte sta per terminare e la sua felicità dovrebbe attendere un'altra serata di pioggia. Dovrebbe, perché qualche licenza a volte è lecito prendersela specialmente quando  il protagonista ne ha passate di tutti i colori sorvolando città abitate da pinguini che non si fermano mai, si è trovato nel mezzo di un'aspra  battaglia con l'esercito americano, ha attraversato un deserto abitato da un ragno gigante e cercato l'acqua con un plotone di animali. Quindi merita un premio che non può essere altro che l'happy end, indissolubilmente legato per sempre alla sua ballerina. Lo spettacolo è bellissimo e coinvolgente grazie alla bravura e alla simpatia degli interpreti e alle mille idee profuse nella realizzazione. Ideale per i piccini e straordinariamente adatto anche ai grandi che riescono per un'ora a rivivere l'incanto dell'infanzia con felicità e delizia. Con i tempi che corrono è un meraviglioso regalo di cui dovremmo ringraziare gli autori.

IL DOTTOR JECKYLL E MISTER HYDE
Libretto senza parole di Francesco Niccolini ispirato al romanzo di R.L.Stevenson “Lo  strano caso del Dottor Jeckyll e Mister Hyde”
con Dario Cadei e Fabrizio Pugliese
regia di Dario Cadei, Francesco Niccolini, Fabrizio Pugliese
prod. Principio Attivo Teatro


I buoni lo pensano, i cattivi lo fanno. Questa la morale che sottende al nuovo spettacolo di Principio Attivo Teatro che torna ad una scena senza parole dopo il grande successo di “Storia di un uomo e della sua ombra”. Complici il celebre  romanzo di Stevenson, “Il Dottor Jeckyll e Mister Hyde”, e Francesco Niccolini che da quel classico ha ricavato una muta drammaturgia di situazioni molto gustose. Il racconto, con qualche licenza, c'é tutto ma ciò che rende particolarmente avvincente lo spettacolo é l'ambientazione in una vecchia Londra brulicante di vita. Un tocco sapiente di colore che ci mostra una bizzarra umanità alle prese con le quotidiane difficoltà dell'esistenza ( e con un traffico, anche allora, di tutto rispetto ). Non manca anche un topone che però fa subito una brutta fine quasi a presagire gli eventi. E poi, ovviamente, la palpitante figura della bella – si fa per dire perché più racchia non si può – fioraia cieca che riesce ad intenerire anche il cuore di pietra dell'orribile Mister Hyde. La messa in scena é uno scoppiettante susseguirsi di idee e di piccoli episodi che fanno da corona alla vicenda principale dell'ambizioso dottore che crede di poter mutare l'animo umano e non esita a trangugiare una pozione di sua invenzione – qui tanto simile al caffé fatto con una napoletana -  che lo muta nel crudele assassino Jeckyll. Così il profumo di racconto horror é rispettato come si conviene e non potrebbe essere diversamente data la predilezione che l'infanzia accorda a storie di paura. I due interpreti si lanciano con bravura in una miriade di personaggi cavalcando tempi che ancora qualche replica renderanno perfetti per una proposta adatta a bambini non proprio piccolissimi e che ammicca vistosamente agli adulti.


SOGNO IN SCATOLA
scritto e illustrato da Ottavia Perrone
con Francesco Cortese e Ottavia Perrone
prod. Cantieri Teatrali Koreja



Un mondo, un universo di scatole. Grandi, piccole, lunghe e corte ma tutte con una storia custodita dentro che non chiede altro che di essere svelata e raccontata.”Una scatola è un posto sicuro dove custodire i segreti, raccogliere i sogni” ma una volta aperta ecco che quei sogni e quei segreti hanno bisogno di qualcuno che se ne appropri per poi – sottovoce o gridando – passarli ad altri. Ci pensa un ragazzo che indossa i panni di moderno cantastorie che – con l'aiuto di un' assistente guida canterina – si avventura nell'intrico di pile di scatoline, scatolone e scatolissime che paiono formare una metropoli apparentemente indecifrabile ma che, come tutte le città, ha un po' bisogno di essere conosciuta per non fare paura ed invitare a viverla. E come su ogni dove sempre si alternano giorni e notti, sole e luna a dare un tocco di quotidiana magia alle nostre vite. “Sogno in scatola” è uno spettacolo che si affida alla comunicativa dei giovani protagonisti che agiscono in una struttura tradizionalmente semplice che reinventa anche i tableaux necessari ad una narrazione che spesso vuol lambire le coste della poesia, un “cartometraggio” che si srotola per consentire di ascoltare, guardare, immaginare. Un insieme di micro storie che si susseguono a ritmo incalzante e che forse dovrebbero cercare una maggiore consequenzialità per risultare completamente fluide e comprensibili. Ma forse è un problema di noi adulti, poiché i piccolissimi, a cui la messa in scena è dedicata, seguono altre vie, sono permeabili ad altre suggestioni.

NICOLA VIESTI









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