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Eolo
recensioni
LE RECENSIONI DEL FESTIVAL DI PORTO SANT'ELPIDIO
Il Report di Mario Bianchi De "I TEATRI DEL MONDO"

Dal 12 al 20 Luglio, a Porto Sant'Elpidio, la piccola cittadina delle Marche posizionata sul mare, si è tenuta la XXV edizione de “I TEATRI DEL MONDO”, festival internazionale del teatro per ragazzi. Per 9 giorni burattini, marionette, ombre, maschere, nuove tecnologie, clownerie, teatro. d'attore, teatro nero, danza, sono stati i protagonisti assoluti di sessanta appuntamenti, tra rappresentazioni teatrali, laboratori, mostre e incontri, per un progetto che ha fatto registrare parecchie decine migliaia di presenze. E' infatti soprattutto il pubblico la forza di questa manifestazione, un pubblico composto per la maggior parte da famiglie, provenienti da tutto il territorio nazionale, che hanno trovato nel festival un momento importante non solo di divertimento, ma anche di crescita e formazione."I Teatri del Mondo", come tradizione poi non si sono conclusi il 20 Luglio a Porto Sant'Elpidio. Dopo l'Etiopia (2010-2011) e l'Amazzonia (2012-2013), il progetto internazionale e solidale del festival si sposterà infatti quest'anno in Albania, dove dal 21 Settembre al 4 Ottobre ci sarà una vera e propria sezione staccata della manifestazione, innanzi tutto un laboratorio teatrale con ragazzi della comunità Rom di Scutari che daranno vita ad uno spettacolo, a questo progetto si affiancheranno inoltre dieci rappresentazioni teatrali che verranno effettuate non solo a Scutari ma anche in piccoli e remoti villaggi del suo territorio.



Dato l'enorme numero di spettacoli presentati al festival che quest'anno comprendeva anche “Palla al centro” la vetrina del teatro ragazzi delle compagnie delle regioni del centro del nostro paese con un piccolo focus sulla Sardegna ed il Premio Otello Sarzi, dedicato alle giovani compagnie, la manifestazione è stata l'occasione unica per vedere in quante forme si esplica il teatro ragazzi italiano e nello stesso tempo è stata anche una cartina di tornasole per capirne la situazione che come sanno i nostri lettori non è certo delle migliori. Pur tuttavia questo festival sottolineandone ovviamente le carenze, con una serie notevole di performances davvero improponibili, ne ha percepito anche la vitalità con spettacoli di discreta fattura dove tutte le forme sono state espresse con buona professionalità e per fortuna anche con un piccolo capolavoro. Nella grande messe di spettacoli proposti, molti anche quelli che abbiamo già considerato in modo nel complesso positivo nelle nostre precedenti visitazioni ai festival, ricordiamo con piacere tra questi la performance culinaria delle Strologhe in “Storie da mangiare “, la sperimentazione multimediale di 7/8 chili, l'esemplare Pulcinella del Granteatrino di Paolo Comentale, il rapporto tra il disegno dal vivo e gli attori di Luna e Gnac, la bella storia narrata da Giorgio Scaramuzzino su un rinoceronte molto particolare, lo spettacolo dei padroni di casa di Teatri comunicanti “ Storia di un punto” che hanno presentato anche in prima nazionale la loro ultima fatica, il divertente “Favole con le scarpe” in cui il sempre bravo Oberdan Cesanelli, qui coadiuvato dal giovane Mirco Abbruzzetti, rende omaggio a Porto Sant'Elpidio narrando su testo e regia di Marco Renzi in modo scanzonato e coinvolgente tre fiabe legate alle scarpe, l'industria principale della cittadina marchigiana.

Ma ora soffermiamoci più a lungo sui pochi spettacoli in qualche modo più significativi visti a “ I Teatri del mondo”.

Il gruppo veneto Barabao, che già avevamo molto apprezzato nei due spettacoli precedenti, “Aspettando Ercole” e “Settimo non rubare”, costruiscono in “Patatrak” con la Regia di Ted Keijser,  una creazione in qualche modo di servizio, sul tema della Protezione civile, ma invece di proporla in modo squisitamente didattico( in tal proposito non ne possiamo più di spettacoli sulla raccolta differenziata o di divulgazione scientifica, ricordando ancora una volta, per inciso, che il teatro ragazzi deve essere assolutamente svincolato da ogni intenzione dichiaratamente didattica, perchè il teatro è in sé la più alta e nobile forma di didattica ) come avviene ahimè spesso nel teatro ragazzi, ce la propone in chiave inventiva, dove tutti i 4 attori (Romina Ranzato, Ivan Di Noia,Marco Trevisan,Cristina Ranzato) danno prova di grande professionalità sulla scena cantando, recitando e sviluppando momenti di gioco, attraverso una corporeità sempre adeguata. In scena quattro esistenze comuni, una commessa, un operaio, un autista e una maestra, Silvia, Semir, Diego e Monica, con tutto quello che può abbisognare per ogni evenienza di pericolo, che come angeli custodi, senza ali, ma con caschi gialli e tute blu, intervengono in tutte le situazioni di emergenza con il solo scopo di aiutare la gente. Ciò viene proposto in modo giocoso mai parodistico e all'occorrenza, come nel caso del terremoto, sottolineando in maniera accorata e partecipe il disagio delle persone coinvolte. Insomma uno spettacolo intelligente, divertente e nello stesso tempo rispettoso del delicato argomento da trattare.



Anche quest'anno, come per l'anno scorso per “Il miracolo della mula” del Laborincolo, la manifestazione ci ha regalato un altro piccolo capolavoro,“Più veloce di un raglio”, narrazione composita dei sardi di Cada Die, liberamente ispirato a “L'asino del gessaio” di Luigi Capuana di e con Mauro Mou e Silvestro Ziccardi. Parlare di narrazione in questo caso ci sembra però riduttivo, in quanto la storia del gessaio e del suo asino Focoso” magro, magro, sporco, tutto storto, spelacchiato, con la coda scorticata, le zampe così rovinate che sembrava reggersi in piedi per miracolo” e che ciò nonostante, liberato da una malefica stregoneria, diventerà principe, è raccontata attraverso un continuo gioco di rimandi precisi e calibratissimi tra racconto, rappresentazione e contrappunto musicale, ad opera di tutti e due i bravissimi interpreti. Nello spettacolo tutte le forme che il teatro possiede, financo il Cunto, rivisitato in modo originale e comunicativo da Silvestro Ziccardi, concorrono per rendere emozionante e ricca di significati una storia che parla anche di redenzione, dove nulla è come appare, e dove soprattutto sono gli umili ad avere la loro giusta rivincita sulle ingiustizie operate dai nobili e dai prepotenti.

Di originale e nobile fattura ci è sembrato anche “ Robinson Crusoe, l'avventura” l'ultima fatica del Teatro Pirata di Jesi.Lo spettacolo è tratto dall' omonimo capolavoro seicentesco di Daniel Defoe, il primo romanzo di avventura della letteratura moderna, che narra le peripezie di un giovane ragazzo inglese, appartenente ad una classe agiata,che lascia un lavoro sicuro ed una vita rassicurante, con il solo scopo di rincorrere a tutti i costi la libertà.Ed è per questo che diventa marinaio per poter esplorare il mondo, ma suo malgrado verrà catapultato in un'isola deserta, dove per parecchio tempo dovrà ingegnarsi a vivere da solo, finchè non troverà nello schiavo nero, Venerdì, un meraviglioso compagno di avventura. La grande ricerca di libertà di un uomo è raccontata in una scenografia mutevole di raffinata fattura, dovuta all'artista Frediano Brandetti, che si scompone e ricompone, diventando ora una magione, ora un grande meraviglioso veliero, ora un' isola deserta, attraverso il teatro di figura( molto bello il burattino di Robinson che cambia faccia quando da ragazzo diventa adulto) linguaggio proprio della compagnia. Il giovane Simone Guerro, che già conoscevamo per l'ottimo “ Voglio la luna”, dirige anche con le sue significative canzoni i veterani Francesco Mattioni e Silvano Fiordelmondo, che in scena finiscono, imparando uno dall'altro, per ripetere in modo significativo le dinamiche che intercorrono anche nei protagonisti della storia.Robinson infatti nella scena finale prende coscienza che non può imporre a Venerdì la sua volontà, e che se vuole veramente essere un uomo libero deve lasciare l' amico, libero di scegliere, della sua vita.

Di notevole resa teatrale, per altro nella sua estrema essenzialità, ci e parsa la rappresentazione scenica operata da Sandro Mabellini del “Cappuccetto rosso” di Joel Pommerat. Non propriamente uno spettacolo per ragazzi, secondo noi, ma analisi esemplare di tutti i sottotesti e di tutte le implicazioni che la fiaba possiede, resi con intensità da un narratore, Riccardo Festa e da due attrici Caroline Baglioni e Cecilia Elda Campani che attraverso pochissimi elementi di scena e semplicissime maschere riescono a trasmettere al pubblico in chiave contemporanea tutte le suggestioni di una storia senza tempo. Tra le buone riuscite del Festival dobbiamo altresì annoverare la resa di un'altra storia senza tempo, quella operata da Claudio Carini per Fontemaggiore che mette in scena il Don Chisciotte di Cervantes rendendo con giusta misura ed interpretazione il famoso cavaliere “dalla trista figura” con in scena un' ottima Nicol Martini come Sancio. Lo spettacolo riesce a restituire in modo convincente la famosa ricerca di utopia del protagonista, interagendo anche con gli spettatori in modo divertente e non banale con rimandi anche al teatro contemporaneo in special modo a Samuel Beckett.

In altre creazioni abbiamo evidenziato elementi interessanti, pur nella contraddittoria riuscita dello spettacolo, tra essi ricordiamo,la proteiforme valenza interpretativa, pur non sempre adeguata, di Chiara Di Stefano in Alice di Arteidea Eventi, l'estrema versatilità di Alice Casarosa, Alice Maestroni e Irene Rametta espressa in “Due foglie di prezzemolo”, l'utilizzo delle maschere degli Actores Alidos per la loro sguaiata versione adolescenziale della favola dei “Tre porcellini “, la prima curiosissima parte dello spettacolo “Storie dell'altro frigo”, le bellissime figure del gruppo spagnolo “Angeles de Trapo”, la poetica presenza scenica di Serena Cazzola e Monica Barbato nel delicato “Nuvole e case” spettacolo per piccolissimi, vera unicità da preservare nel teatro ragazzi, la corporeità di Luca di Tommaso e Francesco Magliocca in “ Il pianto di una nuvola “ del duo Mimatto, vincitori del Premio Sarzi dell'anno scorso su un testo di Luisa Guarro, secondo noi da rivedere profondamente.

Tra i tanti spettacoli deficitari visti a Sant'Elpidio almeno due sono da ricordare “Top e pap” per la prosopopea del nome del gruppo che si denomina nientemeno che “Festival europeo gran teatro dei ragazzi “ ben apparentata alla tronfia, ridicola presentazione dello spettacolo che si esprime invece in scena con due attori con le maschere di Topolino e Paperino, i quali propongono ai bambini giochi di imbarazzante intrattenimento. A questa performance aggiungeremo quella del glorioso Teatro della Tosse che pone sulla scena due pur volonterosi ragazzi a proporre un gioco dell'oca sulle 12 fatiche di Ercole di estremo semplicismo drammaturgico tra scenografie non certamente degne del grande Luzzati.

Di notevole spessore anche se a nostro avviso, non adatto ad un pubblico di ragazzi, ci è parso invece “Fa che torni Colombina”, il nuovo spettacolo che Gigio Brunello ha regalato al burattinaio Paolo Rech che qui si fa accompagnare dal contrabbasso di Nelso Salton.Vi si racconta il momentaneo disfacimento di una gloriosa compagnia teatrale, dove per tirare a campare Pantalone gira i mercati con un banchetto di roba usata, Balanzone ha trovato lavoro come aiutante di Babbo Natale, Arlecchino è tornato a fare il servitore in casa del Diavolo ed infine Colombina è emigrata a far la dama di compagnia. Ma protagonista dello spettacolo è il coniglio Ginetto, icona sempre presente negli ultimi spettacoli di Brunello, che nella storia verrà addirittura aiutato dal buon Dio, il quale manderà sulla terra un Angelo custode per proteggerlo dai pericoli. Per ora gli incastri delle varie storie ci sembrano ancora da calibrare sulla scena, parendoci un poco meccanici con troppi finali, ma ci pare che la ragione principale delle di”Fa che torni Colombina” sia che lo spettacolo debba essere ulteriormente rodato.



Infine per quanto riguarda il teatro di figura dobbiamo ricordare anche l'ultima fatica del Teatro del Canguro “Una piccola storia “ spettacolo per un pubblico limitato che consta di tante microstorie, tra cui spicca una di tenera surreale poesia e ci piace anche almeno citare tutti gli spettacoli di circo, formula moto praticata al Festival non propriamente di teatro ragazzi ma capace di attirare l'attenzione di un pubblico composito (e non per niente lo spettacolo più amato dalla giuria dei bambini è stato “Circo Fratelli Pettè”), ma segnaleremmo anche “Mago per svago” e “Radici” del Circo della luna che cerca di coniugare il circo con una drammaturgia dei sentimenti. Mentre “ Zampalesta, U Cane Tempesta dei calabresi del Teatro della Maruca, con la regia di Gaspare Nasuto, di cui abbiamo ampiamente parlato a proposito della vetrina calabrese “Teatro oltre” ha vinto il Premio Otello Sarzi dedicato alle giovani compagnie.



Un discorso a parte merita ”Zeus e il fuoco degli Dei” del Teatro Verde di Roma con la regia di Armando Traverso, spettacolo che racconta ai ragazzi il mito di Prometeo. Giovanni Bussi e Andrea Calabretta mettono in scena il generoso dono del fuoco che l'eroe concede agli uomini , il furore e il conseguente castigo operato da Zeus che lo imprigiona su una montagna mentre un' aquila gli mangia il fegato e la sua liberazione da parte di Ercole. Personalmente tutto ciò che avviene sul palcoscenico non ci convince del tutto, ma dobbiamo confessare che la ragione di ciò si annida soprattutto in un gusto che non ci appartiene. Infatti non amiamo per nulla la parodia che qui spesso viene utilizzata per abbassare il tono del racconto per renderlo in qualche modo più agevole ad un pubblico di ragazzi. Dobbiamo però convenire che qui è usata con una certa parsimonia e che lo spettacolo è intelligentemente costruito e perfetto in ogni suo aspetto, confezionato come un pastiche accattivante di generi che mescola il musical (che si avvale delle efficaci musiche di Enrico Biciocchi, dei sontuosi costumi scene e i burattini della " maestra" Santuzza Calì) con la commedia di sapore classico con tanto di coro in cui emergono tre arpie mosse con grande perizia da Giovanni Bussi.

MARIO BIANCHI

RISPOSTA ALLA RECENSIONE DI Festival Europeo Gran Teatro dei Ragazzi

La nostra Compagnia si chiama Festival Europeo Gran Teatro dei Ragazzi perché ha fatto il Giro Teatrale d'Europa con gli spettacoli che abbiamo in repertorio (dedicato ai ragazzi) e in particolare con lo spettacolo "Pinocchio Mini-Musical" (abbiamo le pezze d'appoggio). Quindi nessuna prosopopea sul nome o quant'altro lei insinua. E’ un fatto e basta.
Per quanto riguarda lo spettacolo con giochi che lei definisce “di imbarazzante intrattenimento”, mi chiedo se lei ha mai avuto imbarazzi. Sa cosa vuol dire essere imbarazzati? I bambini non lo erano, glielo assicuriamo abbiamo il video e quello che vediamo non è imbarazzo ma gioco. I bambini stanno giocando, caro lei, con facce serene e spensierate (al contrario della foto che avete come copertina nella vostra pagina facebook: facce terrorizzate) e non sono affatto imbarazzati, come non lo è il pubblico degli adulti che ha giocato al travestimento mettendosi una mascherina da noi confezionata. Abbiamo il video e lo possiamo dimostrare.

















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