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Eolo
recensioni
I QUARANT'ANNI DI "ARRIVANO DAL MARE"/IL REPORT DI MARIO BIANCHI
LO STORICO FESTIVAL SI è TENUTO DAL 15 AL 20 SETTEMBRE

Dal 15 al 20 Settembre 2015 le città di Gambettola, Cervia, Cesena, Gatteo, Longiano e Montiano sono state invase dai Burattini, Marionette, Pupazzi e Narratori di “Arrivano dal Mare”, il Festival di Teatro di Figura italiano, uno dei più antichi del mondo che questanno ha raggiunto il traguardo storico dei 40 anni. Oltre 50 spettacoli, di figura e narrazione, fra cui diversi debutti e anteprime nazionali, mostre, parate e dibattiti, hanno caratterizzato questa edizione che ha avuto inizio nella storica sede di Cervia, con la deposizione di una targa commemorativa in occasione dell'anniversario dei 40 anni e che ha avuto il suo centro operativo a Gambettola, la nuova sede ospitale del Festival. La storica manifestazione quest'anno ha avuto poi anche un nuovo assetto organizzativo con l'arrivo della compagnia Teatro del Drago/Famiglia dArte Monticelli, che ne ha rilevato il marchio, affiancandosi allo storico direttore artistico Stefano Giunchi che ora sarà affiancato nella direzione da Roberta Colombo.

 Questi giorni sono stati per noi, che abbiamo vissuto anche trenta edizioni del festival, un coacervo di emozioni, ricordi e suggestioni per una manifestazione che ha formato il nostro sguardo di spettatore, inserendo il teatro di figura come parte integrante e fondante del nostro immaginario teatrale.

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Giustamente questa edizione di “Arrivano dal mare” passerà alla storia soprattutto per il meraviglioso e significativo incontro che vi è stato tra diverse culture, spesso in guerra tra loro, che si è concretizzato con l'assegnazione del massimo premio che “Arrivano dal mare” attribuisce ai sostenitori del teatro di figura , “La Sirena d'oro “, a tre festival di assoluta rilevanza internazionale : Mobarak Puppet Festival (Tehran-Iran); International Puppet Festival of Jerusalem (Israele); Palestinian Puppet Festival (Gerusalemme, Palestina) e con anche la programmazione di spettacoli concepiti nei rispettivi paesi, sede delle manifestazioni. Risoluzioni che hanno evidenziato come il festival sia stato un elemento determinante per la diffusione del teatro di figura in tutte le culture e come questa tipologia di teatro possa benissimo far superare tutte le divisioni politiche e culturali presenti nel mondo.

La nostra disanima degli spettacoli ha inizio con il Train Theatre (Israele) e la sua notevole “ Leggenda di Chelem “ "La leggenda di Chelem" si snoda tutta raccolta in un enorme volume dalle cui pagine Galia Levy-Grad estrae come in un grande libro pop-up ambienti diversi in cui si muovono gli abitanti di Chelem, rielaborati anch'essi con la carta, località eletta, come succede per altri luoghi in tutte le nazioni, come paese degli stupidi, che attraverso mille avventure dovranno recarsi nella grande città per comprare, niente meno, che la luna. Tratto da storie umoristiche e del folclore Jewish, supportato dalle musiche originali Klezmer di Eyal Talmudi, lo spettacolo, curatissimo in ogni sua parte, si configura anche come una creazione divertente e piena di invenzioni.

L' iraniano Apple Tree composto da tutte donne ( bellissimo vedere il marito di una di esse che si prendeva fuori scena sempre amorevolmente cura del loro bambino) ha invece presentato” Mobarak” , con al centro un burattino, sorta di Pulcinella iraniano, anche lui dalla voce stridula, che per altro avevamo già conosciuto in “La notte che il Fulesta di Romagna incontrò Mobarak e Pulcinella ( a cui dava grande spessore un bravissimo Luca Ronga) in Persia “ della Compagnia "Arrivano dal Mare!" che lo aveva prodotto con Apple Tree",segno inequivocabile del rapporto decennale tra le due compagnie. “Arash “, invece, ha come protagonista Arash, appunto, l' eroe, personaggio dello Shahnameh (Libro dei Re) di cui si narrano le avventure e la storia del suo un unico tiro d’arco che fissò miticamente i confini dell’Iran. Il tutto viene rappresentato in modo epico da micro figure che si posizionano in una scenografia composta da pietre. Tutti e due le creazioni sono accompagnate in modo evocativo dalle musiche tradizionali iraniane.

Infine El-Hakawati Theatre, proveniente dalla Palestina, ha invece regalato al festival “ Marzuk”, spettacolo tutto posizionato su un grande tavolo rotondo, girevole, dal cui centro due animatori con piccoli pupazzi posti in un tipico paese palestinese, perfettamente ricostruito in maniera miniaturizzata, narrano la storia di Marzuk, un bambino la cui vita è caratterizzata da continui muri che si ergono contro la sua felicità, riferimento non tanto nascosto alla condizione di oppressione in cui vive il popolo palestinese.

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Di grande emozione per noi è stato anche l'incontro nella baracca tra maestro ed allievo avvenuto in due spettacoli di burattini : “Pulcinella e Zampalesta nella terra dei fuochi” con Gaspare Nasuto e Angelo Gallo e “Le disgrazie di Fagiolino” con Romano Danielli e Mattia Zecchi

L'incontro tra il napoletano Gaspare Nasuto e il calabrese Angelo Gallo con i loro rispettivi eroi Pulcinella ed il cane Zampalesta, che da anni ben conosciamo, avendone seguito passo passo le gesta che si erano espresse nei tre precedenti lavori di Gallo,“Zampalesta u cane tempesta” “Zampalesta e il quadro della Madonna”, “Zampalesta e loZzicrapu”, ora si è espresso con i due artisti insieme nella baracca per “Pulcinella e Zampalesta nella terra dei fuochi”. In questo spettacolo la tradizione delle Guarattelle napoletane si è fusa con la tradizione calabrese per toccare un tema di delicata denuncia sociale che tocca ambedue i territori : quello della Terra dei fuochi e delle ecomafie. Il risultato è stato uno spettacolo nel contempo di grande godibilità e di forte impatto sociale. Vi si narra che mentre fervono i preparativi per l’imminente e agognato matrimonio di Pulcinella con Teresina, dove le specialità del banchetto nuziale sono i prodotti tipici delle terre del sud Italia, vengano a mancare le immancabili uova freschissime, parte insostituibile e tradizionale del pranzo. La gallina Serafina che li faceva, infatti ora da diverso tempo non ne fa più. I testimoni dello sposo il calabrese Rusaru e il napoletano Ciccillo, due contadini e amici per la pelle, esaminando da vicino la vivacissima gallina, scopriranno che la ragione è dovuta alla qualità del campo dove Serafina razzola e mangia.Qualcuno infatti sta seminando rifiuti tossici nelle campagne, inquinando terra e corsi d’acqua . Saranno ovviamente proprio Pulcinella e Zampalesta a fare giustizia, eliminando i manigoldi che traevano profitto da questa terribile situazione.

Lo spettacolo mescola sapientemente e con grazia le due tradizioni burattinesche parlando di contemporaneità in modo non retorico e consegnandoci nella scena da manuale dell'operazione a Serafina  un momento di alta godibilissima arte burattinesca.

In “Le disgrazie di Fagiolino”, farsa ad improvvisazione libera, è invece il settantottenne maestro Romano Danielli a condurre il gioco, il ventiquattrenne Mattia Zecchi lo asseconda solo, gli porge i burattini, a volte gli sostiene amorevolmente il braccio, gli ricorda qualche raro passaggio, forse dimenticato. E' attraverso questo meraviglioso connubio, questo interscambio generazionale, che noi possiamo gustare sino in fondo due pezzi da antologia riscritte da Danielli, le scene di gelosia tra Pulonia-Desdemona e Sandrone-Otello e l'ammestramento di Fagiolino che insegna a Sandrone come si bastona. Due momenti di altissimo teatro degni di Peter Brook, non possiamo dire altro. Lo spettacolo poi finisce con il tradizionale ballo tra Sandrone e Pulonia eseguito da Zecchi in modo funambolico, segno che possiamo stare tranquilli, il teatro dei burattini non finirà mai.

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La peruviana Ines Pasic di origine bosniaca del famoso duo Hugo & Ines”, a cui è stata assegnata la quarta Sirena d'oro, ci ha invece deliziato con i suoi straordinari numeri in cui il suo corpo diventa protagonista, le mani i piedi e pur anco la pancia, aiutati da semplicissimi elementi, divengono gli artefici di uno spettacolo particolarissimo di alta scuola inventiva, eseguito con divertita grazia che trasmette buonumore a tutti i presenti .

Lo stesso divertimento che trasmette lo svedese Svarta Katten con il suo personaggio il dottor Schwindelfritz, strampalato medico tuttofare, pupazzo mosso a vista, che cura i suoi malcapitati pazienti in modo assai anomalo.

Il Teatro del Carretto ha presentato a Gambettola, oltre al suo storico magnifico “Biancaneve”, in tutto altro stile e contesto anche il recente “Le mille e una notte”, su drammaturgia e regia Maria Grazia Cipriani con Elsa Bossi, Nicolò Belliti, Giacomo Vezzani, spettacolo che in modo crudamente diretto rimanda alla famosa raccolta di novelle, narrando soprattutto con i corpi dei tre attori storie assai diverse tra loro, percorse anche da poesie e canti “ a costituire un unico arazzo che vuole essere un fiducioso canto alla vita”.

Patrizio dall'Argine con il suo Teatro Medico Ipnotico ha confermato la sua grande ed immaginifica vitalità artistica proponendo un divertente e strampalato omaggio a Verdi in cui il tremendo cane Tannhäuser, emulo di Zampalesta, terrorizza gli abitanti di Parma.Tra le altre compagnie di burattini viste a Parma maritano una citazione i milanesi “Sbaraccati “ e i varesini”C'è un asino che vola” dove vi è un curioso e significativo rapporto tra l'attore fuori scena e i burattini in baracca, e il teatro del Telaio, alle prese con il suo primo spettacolo interamente di figura.

A Gambettola abbiamo rivisto Playlo spettacolo che il teatro delle Briciole ha affidato a Mirto Baliani con in scena gli animatori Giovanni Marocco e Emanuela Dall'Aglio.Al centro dello spettacolo c’è Sebastian, un coniglio di peluche che si spinge sul pianeta Andromeda per ritrovare la sua amata, la principessa di porcellana, rapita dal perfido Dottor X. Lo spazio scenico, assai composito, è diviso in vari scomparti dove si muovono i giocattoli, veri protagonisti della storia, ambientata appunto in un negozio di giocattoli. Play di cui avevamo detto “ ci sembra ancora strutturalmente assai difficoltoso, troppo pieno di suggestioni e di meccanismi scenici assai difficili che non sempre i due animatori riescono a governare” ci sembra ora in questo senso (con i necessari sfrondamenti avvenuti) più controllato e meno macchinoso dove il gusto cinematografico di stile spilberghiano avvolge tutto lo spettacolo regalandogli un'aura mitica divertente e piena di nuove suggestioni.

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Per quanto riguarda la narrazione Sabato pomeriggio i cortili di Gambettola sono stati animati dai racconti di Marta Galli (Vimercate)Sergio Diotti (Gambettola)Abdul Abderrahim (Brescia)Gimmi Basilotta (Cuneo)Danilo Conti e Antonella Piroli (Ravenna).Tra le narrazioni significativa ci è sembrata” Rifugi” di Ferruccio Filippazzi dove l'artista lombardo mescolando storie e aneddoti personali, racconti, propone una rievocazione commossa e commovente di alcuni avvenimenti legati alla seconda guerra mondiale. La grande storia si mescola sapientemente con la piccola storia, composta di gesti e sentimenti comuni, ridonandoci compiutamente tutta l'atmosfera di un 'epoca che non può essere dimenticata, perchè parte fondante del nostro paese.I napoletani Fausta Manno e Gianni Silano in Filicunti in egual modo propongono uno spettacolo di narrazione che recuperando le radici popolari della memoria ci donano tutte le suggestioni narrative della cultura meridionale e calabrese. 

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Durante il Festival ci sono state anche due mostre al Centro Culturale Fellini : una parte del grande allestimento su Pinocchio curato dalla compagnia Drammatico Vegetale / Ravenna Teatro e nelle vetrine del centro” Burattini in vetrina” i Burattini di Carlo Staccioli nel centenario della nascita a cura di Enrico Spinelli / Pupi di Stac

Si sono tenuti anche due incontri : Colloqui Professionali Sulle Figure -Convegno sui linguaggi, le tecniche e le esperienze del Teatro di Figura e delle arti vicine con interventi di Roman Paska (USA), La Voce delle Cose, Poupak Azimpur (Iran), Roberto Prestigiacomo (Trinity University USA), Edi Mayaron e Agata Mayer (Slovenia), Alfonso Cipolla, Mimmo Scafoglio, Michele Guerra, Corrado Vecchi e Stefano Giunchi, Atelier della Luna, Gaspare Nasuto e La luce dei Festival con i rappresentanti dei festival mondiali più importanti di teatro di figura.

Inoltre Mario Guaraldi ha presentato la collana di e-book “In punta di mani” di Luì Angelini e Paola Serafini, autori dei primi due volumi sugli oggetti.

Abbiamo gustato anche il film "Prove per una tragedia siciliana” di R. Paska e John Turturrocon tutti i protagonisti della cultura siciliana, in prmis Mimmo Cuticchio che ha onorato con la sua presenza tutti i giorni del Festival.

Il Festival è terminato Domenica 20 Settembre in modo trionfale, la mattina,dopo la consegna delle Sirene D'oro, al Teatro di Gambettola” La bottega dei Talenti”, costruito significativamente proprio dentro il Municipio con Topo Gigio che dopo aver duettato con Pulcinella e Sganapino ha cantato “O sole mio” mentre la sua ideatrice, la novantaduenne Maria Perego è stata intervistata da Stefano Giunchi, direttore del Festival, dal maestro dei pupi Mimmo Cuticchio, dal burattinaio Mauro Monticelli e da Lui Angelini di"La voce delle cose".

Nel pomeriggio invece prima della festa finale. la strada principale di Gambettola ha visto popolarsi di una quindicina di baracche di burattinai provenienti da tutta l'italia, tra cui spiccava quella di Luca Ronga, per molti anni, indimenticabile e indimenticato protagonista di molti spettacoli della compagnia di “ Arrivano dal mare”, che ha portato il suo Pulcinella fuori dalla baracca, vicino al negozio dove troneggiavano i burattini costruiti da Brina Babini. E poi verso le 18 ecco che per le strade di Gambettola si è profusa la gioiosa e festante “ Gran parata di Zan Ganassa” del Teatro del drago con Dottor Balanzone, Pantalon dè Bisognosi, la Bella Colombina, Arlechin Batocio, e ancora, la Morte, il Diavolo, Pulcinella... e per finire, il disgraziato Capitan Fracassa.

Ed ora dopo un festival, negli intenti giustamente tutto rivolto a glorificare con nostalgia un passato meraviglioso che ha reinventato il teatro delle figure in Italia, "Arrivano dal mare” deve proiettarsi al futuro, tenendo conto anche degli errori commessi, per costruire un nuovo percorso ricco di certezze e di prospettive importanti.













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