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Eolo
recensioni
"ANIMALI DA BAR" DI CARROZZERIA ORFEO
LA RECENSIONE DI MARIO BIANCHI

Vi era, lo confessiamo, molta curiosità da parte nostra nel voler assistere, dopo il bellissimo e confortante esito di “Thanks for vaselina”, al nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo, compagnia che seguiamo fin dai suoi esordi, tra le poche che negli anni ha creato un percorso scenico, originale e riconoscibile, che coraggiosamente ha inteso, attraverso una drammaturgia moderna, e non provinciale, interrogarsi sul nostro esistere, oggi, come esseri umani, protesi alla ricerca di una felicità, anche se solo apparente, in un mondo che ci concede sempre meno certezze.

In “Animali da Bar”, come nel precedente spettacolo, il drammaturgo del gruppo, Gabriele Di Luca, al centro di tutto, pone in scena ancora cinque personaggi borderline e, come nel precedente, in qualche modo, tutti, in cerca di amore e comprensione: 5 personaggi, 5 vite, rappresentative di un mondo in disfacimento.

Lei, la barista, l'unica donna del gruppo, l'unica ad avere, dall'inizio alla fine, un nome, “Mirka “, è una ucraina dalla vita assai impervia, che presta in affitto il proprio utero a chi lo chiede, qui al marito di una coppia, male assortita, “Colpo di frusta “, buddista, in lotta per la liberazione del Tibet, che nella propria casa, le prende di santa ragione dalla moglie. Della combriccola fanno parte poi “un imprenditore “, sempre in lotta con il mondo, cinico e sempre sopra le righe, che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia, “ Sciacallo “, un giovanotto zoppo, bipolare, che ruba nelle case dei ricchi, il giorno del loro funerale, ossessionato oltre che dal suo pene, soprattutto dal ricordo dei suoi poco socievoli compagni di liceo, ed infine e Swarovski, uno scrittore alcolizzato, costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra. Sopra tutti e 5, la voce del “padrone del bar” (concessa alla piece da un autoironico Alessandro Haber), un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento.

Nessuna possibilità, nessuna felicità, a portata di mano concede ai personaggi, Swarovski, che alla fine scopriamo essere l'autore materiale di questa guerra, non così dissimile da quella cui avrebbe dovuto attingere per il suo romanzo. Sono tutti personaggi solitari, che scelgono il bar, ricostruito in una scena disadorna, dove domina simbolicamente un orinatoio, che periodicamente tutti utilizzano in attesa che la donna partorisca, per confessarsi, cercando comprensione da chi non può, se non in rarissimi momenti, concederla.

Dobbiamo onestamente dire però che alla fine “ Animali da bar” nel proporre uno spaccato molto particolare di esistenze al margine, testimoni di un mondo in profonda crisi morale ed esistenziale, senza barlumi di speranza, spesso, si affida troppo a stereotipi preconfezionati. Tutto il disagio che dovrebbe scaturire dall'esistenza di 6 emarginati, viene infatti confinato per lo più in una serie di macchiette estreme, che utilizzano un linguaggio estremo nella sua accattivante volgarità, piuttosto che coraggiosamente entrare con naturalezza nelle pieghe amare, maggiormente riconoscibili della realtà, come avveniva molto bene, pur nella sua efficace crudezza in “ Thanks for vaselina”.

Ed è forse per questo che nella seconda parte dello spettacolo assistiamo ad un controcampo, seppur doveroso, dove la retorica, in qualche modo, intende bilanciare l'estremizzazione esasperata della prima, appesantendo però l'equilibrio del tutto.

Resta a conti fatti ciò nonostante il coraggio di un teatro che in modo spesso spiazzante, vuole parlare del nostro tempo, con interpreti efficacemente impegnati ( su tutti Beatrice Schiros e Paolo Li Volsi, proprio perchè impegnati in ruoli vividi e credibili ) di una compagnia tra le poche cui fare affidamento per creare un teatro vivo e palpitante, con la speranza che il successo alla moda che ora le arride non rallenti la sua ricerca fuori dagli schemi di un teatro consolatorio. 


Animali da bar

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia Gabriele Di Luca

regia Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti

con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi

voce fuori campo Alessandro Haber

musiche originali Massimiliano Setti

progettazione scene Maria Spazzi

assistente scenografo Aurelio Colombo



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