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Eolo
recensioni
VISIONI DI TEATRO....VISIONI DI FUTURO ..2017
IL REPORT DI MARIO BIANCHI CON DUE INTERVENTI DI RENATA COLUCCINI E ROSSELLA MARCHI



Al Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, organizzato come consuetudine con devozione e alternanza di ruoli da tutti i suoi componenti, dall'attore al cuoco al cameriere al direttore di sala, dalla Cooperativa La Baracca, dal 24 febbraio al 5 marzo, si è tenuta la dodicesima edizione di “ Visioni di teatro, visioni di futuro...”, il festival che inaugura la stagione dei grandi appuntamenti del teatro ragazzi italiano. Sono stati dieci giorni, come sempre, molto intensi, e pieni di appuntamenti col teatro per bambini in età prescolare, proveniente da tutto il mondo, con 26 spettacoli presentati in 42 repliche da 20 compagnie ; 17 laboratori di musica, poesia, teatro, danza e arti visuali, per educatori e insegnanti; 2 conferenze, 2 esperienze internazionali, 3 incontri e 2 seminari per operatori.
L’edizione di quest’anno, di grande rilevanza per la grande qualità riscontrata, soprattutto negli spettacoli stranieri, si è sempre più confermata come una finestra sul mondo della prima infanzia, un appuntamento fondamentale per confrontarsi, anche praticandolo, sul rapporto fra arte ed educazione. Per far questo, sono state offerte  conferenze e incontri in collaborazione con partner di rilievo nazionale e internazionale, oltre a una ricca proposta formativa e laboratoriale per educatori e insegnanti nei fine settimana, realizzata con passione da artisti e operatori culturali da tutto il mondo.
Tutto ciò anche all’interno del progetto internazionale “Small size, performing arts for early years”,
un progetto di rete che coinvolge 17 teatri e centri culturali europei che dedicano la propria ricerca artistica ai bambini e che hanno sviluppato competenze specifiche nel campo delle arti performative per la prima infanzia.
La rete promuove la diffusione di una cultura per l’infanzia, intendendo l’arte come un mezzo per costruire relazioni e legami tra Paesi, cittadini e generazioni.
All’interno del festival  poi sono state ospitate quest’anno alcune delle produzioni "Wide Eyes ", il nuovo progetto di coproduzione, interno a Small size, che porterà alla realizzazione di 15 spettacoli per la prima infanzia. L’idea parte dall’immagine degli occhi dei bambini, spalancati al mondo.

Come sempre poi, per noi osservatori entusiasti e privilegiati, è stata un'occasione imprescindibile per comprendere come il teatro per la prima infanzia sia popolare e proposto in ogni parte del globo,  coniugato poi in modi assolutamente diversi tra loro.
Quest'anno, forse involontariamente, anche se ciò non accade mai per caso, molti degli spettacoli presentati avevano come comune denominatore il tema della casa, casa,come luogo in cui vivere, come luogo del mondo, abitabile senza barriere di sorta, esigenza che, come si sa, proprio in questi tempi, accomuna milioni di persone in costante movimento in tutto il mondo, accompagnate dai bambini,veri inermi protagonisti di queste situazioni.

In questo senso due spettacoli sudafricani ci sono piaciuti particolarmente  “EKHAYA / Casa” del Magnet Theatre e  "JUST HERE / Proprio qui " della compagnia  Pillow Fort Production

 In “EKHAYA / Casa”
i 4 performer, Nolufefe Ntshuntshe, Sivuyile Dunjwa, Jason Jacobs, Indalo Stofile, attraverso dei semplici cartoni, reinventano un mondo composto da case coloratissime, accompagnandosi con canti pieni di felicità e di ritmo che si ispirano a vari stili musicali sudafricani. Ne viene fuori uno spettaccolo gioioso e gratificante per tutti i piccoli spettatori, ma non solo.
JUST HERE,  invece, parla in modo coinvolgente e poetico di malattia, collegandosi in maniera inventiva e convincente con il potere della immaginazione che è sempre presente nella mente di ogni bambino.  Lo spettacolo ha come protagonista la piccola Kodu, rappresentata da un minuscolo e tenero burattino che, ammalata, non può alzarsi dal letto, fino a quando, con l’aiuto della fantasia e di alcuni amici, tra cui un simpaticissimo pesce, scopre che le nostre speranze e i nostri sogni non possono stare rinchiusi in una stanza. Il teatro di figura nello spettacolo è utilizzato in modo semplicissimo ma espresso con  grande evocazione da due animatori che reinventano una natura festosa, dove Kodu si immerge dimenticandosi del dolore causato dalla sua situazione.

Nella casa dei belgi del  Théâtre de la Guimbarde di“ Nascondino” con in scena  Pierre Viatour e Sara Olmo, si consuma invece il rituale del gioco, del gioco prima del sonno, coniugato in tutte le sue varie sfaccettature, la paura, la frenesia, la sorpresa, il divertimento. I due attori, all’ombra amorosa dei genitori che li vegliano, si incontrano, si scontrano tra loro, ricorrendosi tra pochi elementi che contraddistinguono i principali locali della loro piccola camera. Uno spettacolo che mescola in modo sorprendente il teatro con la danza e le pratiche circensi, dove Sara cammina spesso, lieve, nell'aria, sulle mani del suo compagno, in un gioco teatrale divertente e leggero .

I 4 attori camerunensi della compagnia Shazama in “ Mekaih ( Le strade del legno) “ su regia di Sophia Mempuh, le case, ma non solo quelle, se le costruiscono con il legno e i suoi derivati. Semi, radici, alberi, legna da ardere, bastoni e carta, tutte le molteplici vite del legno, sono infatti protagonisti di uno spettacolo gioioso e divertente in cui risuona tutto lo spirito della grande Africa e che porta i piccoli spettatori alla scoperta delle caratteristiche di questo materiale, così amichevole,  e flessibile.   Attraverso i suoi molteplici usi, realizzati sulla scena, davanti agli occhi dei bambini, si aprirà un mondo di suoni e ritmi, di motivi e disegni sulla vita di questo prezioso e nello stesso tempo umile elemento che fa parte della nostra vita ogni giorno.

Di grande risalto anche" Cerca/ Close" dove José Agüero e Adrián Hernández, della compagnia messicana “Teatro al Vacío “ , sulle musiche di Matteo Balasso, portano in scena, attraverso  una danza del tutto particolare, dove il ritmo regna sovrano, una storia assai praticata nel teatro ragazzi, la storia  di due persone che, trovatesi necessariamente ad occupare il medesimo spazio, lo occupano senza mai  guardarsi, come perfetti sconosciuti.  Qui, saranno due cani ad aiutarli a trovare tra loro, anche se per poco, una relazione, una relazione però che rimarrà sempre nella loro memoria. Lo spettacolo, senza parole, utilizzando il linguaggio corporeo, basato sulla danza e  una drammaturgia di azioni e immagini, parla ai bambini di tutte le implicazioni possibili che esistono nelle relazioni tra esseri umani e lo fa in modo poetico e significante.

Assai interessante per la sua composizione  “ Spurv /Passero “ del Teater Fot (Norvegia). Qui 3 performer, accompagnati da percussioni e contrabbasso, si immedesimano in altrettanti passeri  paffutelli e scarmigliati. I bambini piccolissimi, tenerissimi spettatori, sono lasciati liberi di interagire su palco. In scena nei diversi luoghi che la caratterizzano, via via accadono diverse azioni, dalla mamma passero che depone le uova, alla  nascita dei piccoli, al loro primo volare, proprio davanti agli occhi dei  piccoli spettatori in scena che reagiscono ogni volta in modo diverso.utilizzando anche piccoli oggetti che vengono a loro consegnati.Lo spettacolo vive così nell'interazione tra gli attori, i bambini e anche il pubblico, interazione  che avviene nella maggioranza dei casi in modo libero ed inventivo.

Diversi anche gli spettacoli italiani.
Anche il nuovo spettacolo del Teatro del Piccione “Escargot “, ci parla di casa, avendo come protagonista, come si evince dal titolo, una  lumaca, animale che la casa se la porta addosso.  In scena Danila Barone è una donna che parla con accento straniero, una specie di lumaca che porta in giro la sua casa, composta di piccole cose, la porta sempre in luoghi diversi ma che ci paiono  ogni volta  un luogo sicuro e familiare.  Anche i luoghi e i mondi che tutte le stagioni le regalano se li porta con sé, conservandoli nel suo guscio di memoria e regalandoceli. Uno spettacolo leggero, forse troppo, composto da frasi significanti, piccoli haiku che riempiono di poesia lo sguardo dei bambini.


Ancora da registrare ci è parso “Tempo” di Aldo Rendina e Federica Tardito con la regia di Bruno Franceschini che ci avevano regalato precedentemente quel piccolo capolavoro di “ l'anatra, la morte e il tulipano” Protagonisti dello spazio scenico sono due stralunati personaggi, buffi e poetici che cercano di relazionarsi tra loro. "Scopriranno che c’è un tempo per tutto. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttar via, un tempo per parlare e uno per tacere.E poi c’è un tempo per danzare". Soprattutto nella prima parte l' assunto dello spettacolo fatica ancora  a mostrare segni precisi e poeticamente forti, rispetto all'importanza e alle suggestioni del tema prescelto, ma sappiamo che il progetto è ancora in via di definizione e ci ripromettiamo di rivederlo perchè è importante che una compagnia di danza si dedichi con passione al teatro per i più piccoli,cosa assai rara nel teatro italiano.

Nello stesso modo ancora da registrare l’azzardo scenico di “ Felice” il progetto che la performer  Silvia Gribaudi ha regalato al Teatro delle Briciole per il progetto “ Nuovi sguardi per un pubblico giovane", una singolare performance sul tema della nascita e dell'identità, attraverso uno spettacolo senza parole, dove due curiose entità, che all'occasione riescono a moltiplicarsi, mostrano ai piccoli spettatori quanto sia bello che la vita si possa mostrare in tutta la sua bellezza, attraverso le mille possibilità e i mille sentimenti che essa possiede. Spettacolo coraggioso che non ha ancora secondo noi raggiunto una sua matura concisione di segni, cosa comprensibile, data l'estremo azzardo che si è assunto,ma possiamo dire  già da ora foriero di immagini e sensi significanti che andrebbero raggruppati in modo più omogeneo e  conciso.

Poeticamente ben congeniato ci è parsa la riedizione di " Viaggio di una nuvola", storica creazione della Baracca, qui affidata ai giovani Sara Lanzi e Bruno Frabetti, che narra il viaggio meraviglioso di iniziazione di un bambino che per mezzo di una nuvola, impara dall'alto dei cieli a conoscere i diversi mondi di cui è costituita la terra.
Anche qui la semplicità è la chiave per arrivare in modo complesso ai bambini con l'utilizzo di semplici oggetti reinventati e scatole meravigliose da dove escono ogni volta paesaggi diversi e di piccola ma grande suggestione.

Da "riregistrare"  secondo noi invece, "Mostrami i mostri" della compagnia Il Melarancio, dove il gioco intrapreso dai due giovani attori, Jacopo Fantini e Gaia Marlino, regalato loro dai veterani Tiziana Ferro e Vanni Zinola, rimane spesso tale, non riuscendo quasi mai a diventare finzione teatrale significante, nonostante la foga che gli interpreti immettono nel relazionarsi tra loro e con i semplici oggetti che costituiscono la scena.

Assai divertente infine il romanzo in 3 puntate regalato dalla Baracca ai suoi ospiti dedicato alla celebre fiaba dei 3 porcellini messo in scena da Silvia Traversi, Omar Meza Frias, Yutaka Takei e  la giovanissima danzatrice in forma di lupo, Giulia Berti, performance unica e irripetibile , divertentemente gustosa che ha rallegrato per tre sere il pubblico numeroso che ha partecipato al Festival.

Abbiamo chiesto a Rossella Marchi Responsabile della programmazione del teatro ragazzi  e direttrice organizzativa Accademia STAP del Teatro Brancaccio di Roma di parlarci di" Una storia sottosopra" della Baracca.

“Una storia sottosopra” è la conferma di come il nocciolo duro della poesia sia riposto nella semplicità. E' questa infatti il cuore della nuova proposta  della Baracca affidata a Carlotta Zini, Andrea Buzzetti (entrambi in scena) ed a Enrico Montalbani che ne cura anche la realizzazione grafica e i disegni . “Una storia sottosopra” è uno spettacolo semplice e leggero, dove per leggerezza si intende quella componente rara di cui parlava Calvino: la levità che non compromette la profondità ma che anzi la esalta. La storia raccontata senza parole dai convincenti ed espressivi Carlotta e Andrea è quella di due individui e del loro incontro. In scena un semplice trabattello di ferro bianco. I due “abitano” il piano terra lui e il primo piano lei, conducendo entrambi una vita separata con l’unica eccezione delle visite del gatto rossiccio che “abita” entrambi i piani e li mette, loro malgrado, in una indiretta comunicazione. Dalla diffidenza iniziale il percorso sarà quello di un progressivo avvicinamento per un evento che mette entrambi in grande apprensione: l’allontanamento del gatto rosso in “affido comune”. E così entrambi decidono di andare a cercare il comune amico felino. E’ a questo punto che il favoloso trabattello, come la scatola dei sogni, si apre e si trasforma vestendo lo spazio scenico semplicemente  di pezzi e rotoli di carta dipinti e magistralmente nascosti che vengono srotolati. Eccoci così che i piccoli spettatori vengono catapultati ora nella realtà di un centro città strombazzante alla ricerca del gatto perduto e, poco dopo, in un parco meraviglioso di verde con un ruscello limpido che passa sotto il trabattello diventato miracolosamente un ponte. E sarà proprio l’acqua, elemento contenitivo e di unione per eccellenza, che scalfirà l' iniziale diffidenza della più schiva fra i due, riuscendoli finalmente a farli giocare e ballare insieme, senza contare che il nostro gatto, vero protagonista dello spettacolo, appare  furbescamente qua e là ogni qualvolta i due si avvicinino l’uno all’altra, per poi tornare definitivamente a casa ad incontro consolidato. Lo spettacolo delizioso, sia per la forma che per il contenuto, ci suscita una spontanea considerazione, facendoci riflettere su come il teatro possa essere il terreno privilegiato della Poesia e della  Bellezza, elementi che ci conducono alla parte più profonda del nostro essere  e che ci permettono di guardare con occhi belli ciò che la realtà spesso nasconde o distorce....... nutrendoci Anima e Cuore.

Rossella Marchi

Abbiamo chiesto a Renata Coluccini, regista e drammaturga del Teatro del Buratto di Milano di restituirci le impressioni e le conoscenze acquisite durante il laboratorio tenuto da GertTaube, Direttore del Kinder- und  Jugendtheaterzentrum diFrancoforte,.

Da alcuni anni diverse persone mi parlavano del workshop tenuto da GertTaube, Direttore del Kinder- und  Jugendtheaterzentrum diFrancoforte, durante il quale, attraverso un preciso metodo, guida i partecipanti a una critica utile allo sviluppo dei processi produttivi.
Così, quest’anno, mi sono fatta un regalo, mi sono iscritta e ho seguito il workshop, regalo che consiglio a tutti di concedersi, sopratrutto a chi cerca ancora maestri, punti di riferimento, nuovi strumenti, e più semplicemente incontri costruttivi.
Gert Taub è un signore, in ogni senso, conduce e guida con la calma e la pacatezza di chi sa,di chi ha un metodo efficace, di chi sa coltivare il dubbio e accogliere le differenze nella visione per renderla ricchezza.
Il principio base è semplice e luminoso: la critica ha senso nel suo esssere costruttiva; quindi ha preso in esame due progetti artistici,  (Just Here – Pillow Fort Production- Cape Town, Sud Africa e Escargot – Teatro del Piccione- Genova., Italia) due spettacoli al loro esordio sulla scena, in fase di costruzione e confronto e con i partecipanti ha iniziato ad "attraversarli" in diverse fasi, alcune con la presenza della compagnia che li ha proposti, altre in loro assenza.
Siamo entrati nei progetti con passi rispettosi e curiosi;   è vietato il “mi piace/non piace”, è vietato cercare di immaginarsi bambini; cerchiamo invece sintesi e non lunghi discorsi;  l’Io osservatore non deve cercare autoaffermazioni, ma mettersi al servizio dello svelamento, del dialogo.  Cerchiamo insieme punti di forza, momenti, concetti, temi, linguaggi che sviluppati, rafforzati o evidenziati possono rendere ancora più solido il progetto artistico. Ci fermiamo anche sulle debolezze, i “fastidi” esprimiamo desideri senza mai neppure pensare  di dire “io l’avrei fatto così….” Frase che ogni teatrante odia sentirsi dire.
Abbiamo concluso le ore di lavoro restituendo alla compagnia le nostre osservazioni e una lettera, una per partecipante che verrà portata via e letta successivamente.
Sarebbe bello se in fase produttiva ci si potesse  confrontare in questo modo; se la nascita di uno spettacolo potesse essere accompagnata da più mani e più voci con l’unico scopo di fare nascere un bene comune.

Credo che le compagnie che si sono “sottoposte”  a questo confronto siano ripartite confermate su alcune scelte, stimolate a cambiamenti o approfondimenti, in ogni caso più consapevoli e ricche.
Io torno a casa con rinnovato stupore per la molteplicità possibile delle visioni e delle letture di un medesimo soggetto, per la forza dell’incontro quando è reale, per i “difetti” che mi sono scoperta e che da sempre combatto nell’approcciarmi a lavoro artistico altrui. Un respiro. Ho respirato, abbiamo respirato insieme. Grazie.
RENATA COLUCCINI



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