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Eolo
recensioni
VIMERCATE RAGAZZI TEATRO FESTIVAL
IL REPORT DI MARIO BIANCHI E ROSSELLA MARCHI

Linea mondo (foto dal web) E io non scenderò più Come Hansel e Gretel Pronti, aspetta... via! La guerra dei calzini Kanu La testa nel pallone (foto dal web) Fiume di voce (foto dal web) La riscossa del clown Cappuccetto rosso I won't eat (foto dal web) Foglie e vento Fagioli Pinochhio Pinochio, Pezzo di legno In ricordo di Paola Scialis

Eccoci a commentare la seconda edizione, rinnovata, del Vimercate Ragazzi Festival, che, dopo la lunga esperienza dovuta alla benemerita Cooperativa Tangram, ha trovato, con il beneplacito del Comune della piccola città lombarda, nuova linfa vitale, con la triplice direzione di Campsirago Residenza, delleAli Teatro e Teatro Invito. 14 spettacoli selezionati, tra le 150 candidature giunte da tutta Italia, hanno offerto un panorama variegato del vivace mondo del Teatro Ragazzi italiano al pubblico delle bambine, dei bambini, con relativi genitori e nonni del territorio, e ai più di 100 operatori giunti da tutta l'Italia.
Spettacoli per tutte le età, dalla primissima infanzia, all’adolescenza, provenienti da Lombardia, Puglia, Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia.
Novità di quest’anno, è stata la partecipazione della Regione Lombardia, che, attraverso il progetto NEXT, che sostiene nella distribuzione le produzioni lombarde, ha regalato al Festival due titoli del programma.
Il Parco Trotti, il Parco Sottocasa, il cortile del Municipio, l’auditorium della Biblioteca, sono stati la cornice del Festival, allietata per fortuna da tre giorni di Sole.
Ma non solo, il Centro Storico è stato infatti occupato da laboratori, giochi, scuola di circo, artisti di strada e cantastorie, attività coordinate e organizzate in una rinnovata collaborazione con Artebambini. Preziosa e indispensabile poi la collaborazione con le associazioni, le cooperative, gli enti, i gruppi informali di Vimercate e del vimercatese, che si sono impegnati direttamente nella manifestazione, proponendo attività, laboratori e dimostrazioni, per un incontro e contatto diretto con la comunità, per rendere infanzia e famiglia protagonisti in questa tre giorni di festa. Bellissimo poi l’inizio di un confronto con la rete commerciale di Vimercate, con tanti progetti immaginati per le future edizioni e un’attività apripista nel 2018: un laboratorio di circo proposto proprio da una neonata e giovane gelateria del centro!

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Una vera festa viva e gioiosa del Teatro, simboleggiata dal ritorno, dopo Maggio all'Infanzia, di “Cappuccetto Rosso”, della compagnia di Ruvo di Puglia “La Luna nel letto”, magnificente spettacolo di Michelangelo Campanale che, mescolando cura dell'immagine, teatro e danza, ci rimanda alle paure che ci sono e che spesso ci vengono inculcate, sempre, per confonderci, e dal riallestimento di uno storico spettacolo del Teatro Città murata “Pinochhio Pinochio, Pezzo di legno", ora riproposto in una collaborazione di Anfiteatro, Rassegna Senza Confini (Teatro Pan, Teatro Città Murata,Centro Culturale Chiasso) e Mumble Teatro, bellissimo e trascinante omaggio a suon di musica ( Guest star Valentino Dragano) con Stefano Andreoli, Marco Continanza, Alice Pavan, Naye Dedemailan, Davide Marranchelli, al teatro di una volta, alla Commedia dell'Arte, al cinema di Totò e Peppino, diretto da Pino Di Bello, per la gioia di grandi e piccini.
Il Festival è iniziato con una passeggiata, spettacolo tratta da “ Il Barone rampante” di Calvino di Stradevarie Teatro “ Io Non Scenderò più” ed è terminato con la Performance “S-Confinamenti”, frutto del laboratorio teatrale permanente con i ragazzi minori stranieri delle Casesaltatempo. Oltre 10 ragazzi in scena, coordinati da Fabio Ridolfi, hanno presentato piccoli monologhi, raccontando le loro personalissime storie di quotidianità, di viaggio, di adolescenza, di amicizia, di amore…
E' stato riproposto dopo “ Giocateatro” anche l'ottimo “ Foglie e Vento” di Associazione Didee, accompagnato, in nuova veste di organizzatore, dal grande Massimo Calì, pensato da Mariachiara Raviola con in scena Francesca Cinalli e Stefano Botti.
Nel parco di villa Trotti abbiamo rivisto con grande piacere il bellissmo “Kanu”di Piccoli Idilli,
dove Bintou Ouattara, aiutata dalla danza di Kadi Coulibaly e dalle musiche dal vivo di Daouda Diabate, ci ha narrato un'antica storia africana, intrisa di mistero, restituendoci senza falsità tutto l'autentico sapore dell'Africa profonda.
Delusione per noi invece è venuta per “ Come Hansel e Gretel “ di Pandemonium, nel quale Walter Maconi non riesce a rinnovare l'ottima impressione riscontrata dal suo precedente spettacolo "Via da lì - Storia del pugile zingaro". La riproposizione in chiave contemporanea della celebre fiaba, ci è sembrata generica e poco motivata ( pur con qualche momento di buona invenzione ) con un uso simbolico del Teatro di figura. Peccato, ma è giusto per la storica compagnia bergamasca puntare su nuovi interpreti, dando loro fiducia per nuove avventure teatrali.
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Eso e Fedo, Giacomo Anderle e Alessio Kogoj di Teatri Soffiati in “Fagioli”, sono due orfanelli, già ospiti di un pio ospizio inglese che, raggiunta la maggior età, essendo sempre squattrinati,cercano di tirar su qualche soldo, raccontando in giro per strade di città e paesi, le storie e le favole che le suore narravano per rallegrare la loro triste infanzia.
Ed ecco che, così, si mettono a raccontare al gentile pubblico, in cambio di qualche soldo, mescolato ad un po'di immaginazione, l'antica fiaba di “Jack e il fagiolo magico”. Anderle e Kogoj, tra continui, improvvisi cambi di ruolo, accompagnati da musiche, canti, e clownerie, ci narrano l'incredibile storia di Jack, che, avendo ricevuto da un vecchio signore una mucca, in cambio di un sacchetto di fagioli fatati, va incontro, sopra ad un albero che si slancia verso il cielo, a fantastiche avventure, a lieto fine. Spettacolo popolare, fruibile facilmente in ogni contesto, anche se a tratti, per nostro gusto, un poco sopra le righe, questa nuova versione della celebre fiaba inglese ci è parsa, in complesso, ben costruita e di immediata godibilità.

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Bella e originale l'idea che ha avuto Dario Spadon di Prometeo teatro di narrare una specie di Cosmogonia del mondo, attraverso dei calzini.... sì proprio di questo si tratta. La brava Sabrina Fraternali recita e danza, estraendo, di volta in volta, dalle diverse valigie che la circondano, decine e decine di calzini colorati. Se la prima parte dello spettacolo, può avere un senso nell'abbinare i diversi colori dei protagonisti con quelli del mondo, la seconda, ci è parsa fuorviante e decisamente fuori contesto, nel volere attraverso una battaglia ( che tra l'altro è solo accennata) coinvolgere moralisticamente i bambini in un discorso contro la guerra.

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“Fiume di voce dei padroni di casa di “delleAli” narra ai bambini piccolissimi, attraverso la voce e il semplice utilizzo di stoffe multicolori e sagome di pesciolini, il tragitto delle acque del fiume, un fiume che porta cose, che corre, che viene.
Secondo l'assunto dello spettacolo “I neonati e bambini molto piccoli non sono in grado di capire il significato delle parole ma capiscono la voce: la sentono, l’ascoltano, ne hanno bisogno per crescere” . Per far questo Francesca Caratozzolo, utilizzando sette filastrocche, narra tutti gli aspetti del fiume, collegandoli alle diverse stagioni dell’infanzia. Tutto ciò avviene con diversi ritmi, partendo prima da semplici suoni, accompagnandole nel contempo con immagini e azioni. In questo modo le parole/suoni, le frasi confluiscono in quel grande mare di altre storie di cui è fatta la vita.
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Per i più grandi Elisa Denti in “I Won't eat” affronta, attraverso il teatro, il tema assai scomodo dell’anoressia.
Lo spettacolo si regge attraverso pochi elementi scenografici, tra i quali spicca significatamente una mela. Ma soprattutto“I Won't eat” risalta per l'asciutta e, nel medesimo intensa, bravura dell'interprete, che entra con intelligenza scenica nel dolore e nella sofferenza di una madre. Ciò avviene senza avere, per altro, con altri accenti, all'inizio, smontato tutti i luoghi comuni di questa vera e propria malattia, che scarnifica ancora oggi la vita di molti giovani e di cui Elisa fa l'elenco, senza sconto alcuno.
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Ci è piaciuto e commoso molto “ La testa nel pallone” di Teatro Invito. E' piaciuto anche a noi che in definitiva, nonostante Pasolini, il calcio non piace, perchè lo spettacolo scritto da Luca Radaelli, in definitiva,, parla, attraverso un'autentica elegia di questo sport così popolare, della vita, delle sue occasioni, della sua bellezza intrinseca, che sta nelle sfide e nelle scelte che, ogni giorno, il destino ci pone davanti.
Giuseppe Orlandi, il protagonista, infatti è uno di noi, è un portiere, anche se riserva della riserva che, a fine carriera, nell’ultima partita, all’ultimo minuto, si vede costretto a parare un rigore, pena la retrocessione della sua squadra. Ecco dunque che durante la paura che lo attraversa prima del calcio di rigore, così magnificamente narrata da Peter Handke, il nostro ripensa alla sua vita, si ricorda di quando da bambino si tuffò da un ponte per sfidare il bullo del quartiere, ricostruisce, poi, in quegli attimi, le fasi salienti della sua carriera, il successo e i compromessi per ottenerlo, i consigli dell'allenatore e gli incoraggiamenti dell'umile uomo delle pulizie del campetto dove giocava, insomma gli vengono in mente tutte le prove che ha dovuto affrontare, tutte le occasioni che la vita gli ha offerto,anche quelle del cuore.  Ma lo spettacolo parla anche del rapporto tra genitori ambiziosi e figli e di come il Calcio possa avere anche valenze negative.
Con il sottofondo di Francesco De Gegori e della sua significante e bellissima “La leva calcistica della classe ' 68” non ci sarà dato sapere se il nostro Orlandi abbia o no parato quel rigore, sappiamo con certezza che il pubblico dei ragazzi che ha goduto dello spettacolo, ha partecipato emotivamente con lui, con la sua paura, rendendola meno dolorosa. Marco Continanza incarna perfettamente tutte le sfumature del protagonista, mentre, Stefano Bresciani dà spessore umano a tutti i personaggi che lo hanno incontrato e formato, ma non solo.

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Molto bello ci è sembrato : Pronti, aspetta via! ( ma un altro titolo no?) dei friulani del Teatro al quadrato, uno spettacolo intimo, poetico, rarefatto, che ha bisogno di un pubblico attento e capace di recepire tutte le variegate emozioni che propone. Protagonisti sono due fratelli, Joseph e Selma, che, con la loro amica Anna, affrontano un viaggio pericoloso per un domani migliore. Il viaggio non lo vediamo realmente, lo intuiamo solamente dietro ad una sottile parete che ci rimanda un mondo di ombre. La nave del loro viaggio si inabissa, Anna perde la vita, mentre i due fratelli, usciti dalle ombre, approdano in un luogo sconosciuto, ma apparentemente ospitale, aspettando di poter continuare il loro cammino.Ma un’ombra gli intima un alt. Il tempo dell’attesa, prima di poter forse partire diventa, allora, gioco, ricordo, nostalgia, ma anche desiderio, possibilità di progetto. Tutto ciò è espresso in una lingua che comprende tutte le altre, l'Esperanto, proprio perchè il pubblico dei ragazzi deve capire che noi tutti potremmo essere Joseph e Selma. Di tanto in tanto poi Anna esce dall'ombra e veglia su i due ragazzi. Essi sono in un mondo che devono ricostruire, come i nostri progenitori nell'età della pietra, perchè pietra è diventato il cuore degli esseri umani. Ecco che costruiscono una capanna ecco che scoprono il fuoco che donano al pubblico per scaldare i propri cuori. Maria Giulia Campioli, Lucia Linda e Claudio Mariotti con la regia di Giulietta Debernardi, aiutati dalle ombre dei sapienti Valeria Sacco, di Riserva Canini, le musiche e disegno luci di Claudio Parrino costruiscono uno spettacolo lieve e suggestivo,per nulla finalmente intriso di retorica, sul viaggio e sulla possibilità di ogni essere umano di ricostruirsi la vita in terra straniera.

MARIO BIANCHI

LINEA MONDO/ Teatro del Telaio

In molte lingue il termine “recitare” si traduce in “giocare”. Ed è proprio questo il cammino dello spettacolo prodotto dal Teatro Telaio: un percorso di conoscenza di sé attraverso la relazione giocosa con l’altro. “Linea mondo”, il nuovo lavoro della collaudata e interessante coppia Beltrami/Cannizzaro, vincitore del Premio della Giuria 2016 del Festival Internazionale Teatro Ragazzi di Bucarest e facente parte del Progetto Next 2017/2018, è proprio un divertente cammino che porta alla scoperta di come si possa riempire il Tempo di scoperte, condividerle e fare di questo percorso un momento di crescita. In scena due scimmie, che ci riportano al Principio della genesi umana, quando nulla c’era e tutto ancora doveva iniziare. E in scena, infatti, non c’è proprio nulla se non questi due buffi personaggi che, separati, esprimono il proprio ritmo vitale giocando con il proprio corpo ed emettendo suoni buffi che distintamente ci accompagnano alla scoperta delle loro differenti personalità. Avviene poi l’incontro. Cercato e voluto dal maschio/scimmietta che con due metri di scotch carta tira una linea a terra che finalmente crea un ponte tra lui e lei e permette un piccolo processo di avvicinamento. Comincia così una buffa rincorsa tra i nostri due personaggi fatta di avvicinamenti e di abbandoni, di fiducia e diffidenza in rapida successione. Fino al momento in cui si scopre il bellissimo mondo dell’altro e quanto sia divertente cedere un pochino del proprio spazio per crearne insieme uno condiviso. Insieme, infatti, cominciano a tracciare linee di scotch carta che creano percorsi da esplorare, binari da seguire per vedere dove vanno a finire. E questo viaggio diviene crescita e conoscenza del mondo e di sé attraverso l’altro e insieme all’altro. I nostri due simpatici personaggi impareranno i numeri e giocheranno con le emozioni seguendone il percorso e scoprendo cosa accade dentro quando si ride o quando si piange, quando ci si diverte insieme e quando ci si sente soli. Lo spettacolo si segue con leggerezza anche se alcuni passaggi sono, a nostro avviso, ritmicamente da rivedere: alcuni momenti infatti ci sembrano reiterati troppo a lungo spezzando così il ritmo che dovrebbe essere incalzante. Forse un occhio esterno potrebbe aiutare nel condensare alcuni di questi passaggi scongiurando il pericolo della ripetitività che può portare ad un calo di attenzione che il lavoro, per la cura e per il significato che porta con sé, proprio non merita.

LA RISCOSSA DEL CLOWN/MADAME REBINE'

E’ sempre interessante il circo contemporaneo quando riesce a trovare una chiave armoniosa di raccordo tra il teatro e circo. Il lavoro della compagnia Madame Rebinè, realtà giovane e promettente di circo contemporaneo, con lo spettacolo “La riscossa del clown” si cimenta proprio in questo tentativo. Lo spettacolo infatti imbastisce un suo tessuto drammaturgico: al centro della storia troviamo un ingombrante vecchio nonno clown sulla sedia a rotelle che cerca il suo riscatto dopo una vita di insuccessi. Purtroppo una serie di avvenimenti tra i quali una simpatica renna impazzita e un’invasione di mosche fastidiose tenteranno di rendere questa riscossa impossibile. Ma arriverà il momento in cui il Nonno, così chiamato talmente a lungo da diventare un tormentone che il pubblico ripete all’infinito, riuscirà a raccogliere tutte le sue energie e convogliarle in un numero spettacolare che gli porterà l’affetto e il sostegno di tutti. Lo spettacolo vede in scena tre giovani ragazzi pieni di energia: un rumorista/mago/giocoliere che attraverso i rumori creerà in scena una serie di ostacoli tra i quali mosche assassine e una serie interminabile di armi da fuoco, un acrobata/giocoliere che, vestito buffamente da renna ne combinerà di tutti i colori e infine il Nonno che indossa una maschera di plastica che solo al momento finale dei ringraziamenti, una volta rimossa, ci svela come sul palco non ci fosse un signore in età avanzata ma un giovanissimo e bravo attore. I tre artisti in scena molto si spendono per coinvolgere il pubblico e spesso ci riescono, nonostante alcuni, a nostro avviso, eccessi nel tentativo di empatizzare con la platea. Ci è sembrato che lo spettacolo manchi di un intervento più incisivo della regia che potesse dare ancor meglio una forma e una misura al lavoro, incentrandolo maggiormente  sulla figura dell'anziano clown. Uno spettacolo a nostro parere, con diversi spunti interessanti, ma che in alcuni passaggi  soffre di un gioco portato troppo a lungo, di quel velo di eccesso che mina il divertimento. Insomma: una riscossa, a nostro avviso, per ora. non del tutto compiuta.
ROSSELLA MARCHI

IL RESOCONTO FOTOGRAFICO E' DI MASSIMO BERTONI




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