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Eolo
recensioni
A SANT'ELPIDIO LA SECONDA EDIZIONE DEL PREMIO CITTA' DEI BAMBINI
IL REPORT CRITICO DI ROSSELLA MARCHI

Eccoci a rendervi conto della seconda edizione del Premio Città dei Bambini svoltasi a Porto Sant’Elpidio, la conosciuta, splendida location di questo premio, inserito all’interno del festival internazionale di teatro per ragazzi “I Teatri del Mondo”, diretto da Oberdan Cesanelli.
Anche quest’anno sono stati gli spazi all’aperto ad essere i luoghi privilegiati del concorso: la pineta, la Torre dell’Orologio e Villa Murri sono stati infatti i palchi utilizzati per gli spettacoli dei numerosi gruppi teatrali che hanno aderito al Premio, anche se un temporale estivo, nella prima serata, ha costretto gli organizzatori a riparare al Teatro delle Api. Il premio ha animato con proposte variegate, in quanto a linguaggi utilizzati negli spettacoli, il bel litorale marchigiano portando all’attenzione del pubblico compagnie provenienti da tutto il territorio nazionale.

La giuria del premio composta da Oberdan Cesanelli – Lagrù Ragazzi (Fermo), Fabrizio Giuliani– ATGTP , Veronica Olmi – Teatro Verde (Roma), Ornella Pieroni – AMAT (Ancona), Alfonso Cipolla – Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare (Torino), Pino Strabioli, attore, regista e conduttore televisivo, Rossella Marchi (Eolo Ragazzi, rivista di teatro ragazzi), Fabio Scaramucci, direttore artistico di Ortoteatro (Pordenone) è stata chiamata a scegliere, tra le otto proposte precedentemente selezionate, il vincitore di questa edizione.

Ci preme sottolineare la capacità aggregativa di questa manifestazione: gli spettacoli hanno registrato quasi sempre il tutto esaurito, confermando la sensazione che il festival sia completamente inserito nel contesto della vita del paese e di coloro che in quei giorni trascorrono a Porto Sant’Elpidio le loro vacanze. Un altro dato incoraggiante è stato la serietà della giuria dei bambini che con grande competenza e dedizione al ruolo assunto, ha giudicato gli spettacoli ai quali assisteva. Interessante anche come il premio non comporti per le compagnie soltanto un titolo raggiunto ma l’impegno da parte dei giurati programmatori di programmare almeno due repliche dello spettacolo vincitore.

Si è confermata ardua la selezione degli spettacoli in quanto la qualità delle proposte quest’anno non è stata particolarmente interessante. La metà degli spettacoli in gara a nostro avviso non possono nemmeno essere considerati di teatro ragazzi. La mancanza di una drammaturgia ben costruita ed efficace accomuna almeno tre di questi progetti: “Canti di Tuttestorie” della compagnia Teatro dell' Armadio che ha messo in scena le bellissime filastrocche e canzoni di Bruno Tognolini che però a nostro avviso, allestite in questo modo, non ne fanno uno spettacolo teatrale convincente e i travestimenti dei due protagonisti non sono stati sufficienti a non dare l’impressione di un insieme confuso senza capo né coda. “Savoir Faire – Eccentriche Romanticherie” di Damiano Massaccesi ha tentato di raccontare la storia di un corteggiamento perpetrato nei confronti (o ai danni? Difficile dirlo!) di una malcapitata signora del pubblico, attraverso alcuni numeri di magia e di acrobazia, peraltro anche ben eseguiti ma all’interno di una cornice drammaturgica talmente debole da sembrare quasi un pretesto a servizio dei numeri di magia e di giocoleria. “Storie Filanti” di All’Incirca Teatri ci ha trovato di fronte a due bravi marionettisti che hanno presentato però uno spettacolo senza nulla da raccontare. Abbiamo visto nove pezzi, completamente slegati fra loro, ognuno dedicato ad una marionetta che veniva mossa a ritmo di musica. Notevole il numero della marionetta giocoliere, ma nulla che ci lasciasse ravvisare l’urgenza di avere una storia da raccontare.

E’ invece la conferma di un buon lavoro lo spettacolo “Il rapimento della principessa Gisella”, ad opera dei Burattini di Mattia, spettacolo vincitore del Premio Città dei Bambini XXIX edizione. Parliamo quindi con piacere del giovane e talentuoso burattinaio Mattia Zecchi che da qualche anno ha catturato l’attenzione degli operatori di teatro per l’infanzia per le sue indubbie capacità di manipolatore e di attore. La sua abilità nel manipolare ma soprattutto di caratterizzare i personaggi con un’ottima interpretazione che li differenzi in modo chiaro tutti quanti sia per l’uso del dialetto che per la tonalità sempre varia della voce, fa sembrare quasi incredibile che nella sua bella e curata baracca ci sia proprio soltanto lui. Si avvicendano, in questo spettacolo, alcune tra le figure tipiche della commedia dell’arte dal Dottor Balanzone all’evoluzione della maschera di Zanni, che diviene burattino con Fagiolino, umile servitore un po’sciocco che nonostante la sua ingenuità diverrà l’eroe della nostra storia. La storia narra della scomparsa principessa Gisella. Il re, suo padre, disperato per la perdita della figlia dà mandato a Fagiolino di trovarla e riportarla al castello. Fagiolino, aiutato da un potente mago riuscirà a smascherare gli infidi aiutanti di Sua Maestà che, invece di salvare la principessa, erano in realtà coloro che l’avevano imprigionata. Tra esilaranti battute e combattimenti a suon di bastonate che dimostrano come la tradizione sia in realtà sempre attuale quando si è in grado di portarne il testimone, la principessa tornerà al castello innamorata del suo salvatore Fagiolino che diventerà così principe del regno.

Anche “Biancanera” per la regia di Maria Ellero è un ottimo lavoro di teatro danza portato in scena dalle brave danzatrici Bintou Ouattara e Alice Ruggero. Lo spettacolo, decisamente molto attuale, vuole raccontare ai più piccoli qualcosa che riguarda anche il loro mondo: l’incontro con l’altro. In scena due danzatrici, non a caso una nera e una bianca, ognuna con le proprie specificità, in un confronto che mostra quanto può essere complesso ma allo stesso tempo ricco l’incontro con l’altro. In una serie di confronti identitari, alcuni dei quali anche esilaranti, avviene lo scontro: la musica è un terreno esemplificativo di grande rilevanza in cui si confrontano suoni e fisicità diverse che, in un’escalation di ritmo ed energia, porteranno dalla contrapposizione alla comprensione, dalla diffidenza alla fiducia. Sarà dunque attraverso un cammino fatto insieme che le nostre due protagoniste comprenderanno la bellezza dell’essere unite conservando le proprie caratteristiche e rispettando quelle dell’altra. Le due interpreti sono molto convincenti dal punto di vista performativo mentre dal punto di vista attoriale si ravvisa ancora la necessità di un lavoro di approfondimento.

Interessante poi il lavoro di Teatrificio Esse, “Quinta”. Si è costruita una drammaturgia esilarante sulla quinta come luogo di confine, come limite all’incontro (anche con sé stessi) e come ricerca di uno scambio con l’altro e con sé che diventa ancora più significativo perché cercato e voluto con tutta la forza possibile da parte dei quattro protagonisti in scena. Quinta è il luogo del cambiamento, è ciò che nasconde e che trasforma ed è proprio questo quello che vivono i nostri quattro nostalgici interpreti cercando di trovare un’unitarietà nella frammentazione che questo ostacolo al centro della scena presenta loro. Si passa attraverso Quinta e non si è più gli stessi, è impossibile conservare la propria identità nel passaggio che da entrata diventa uscita e viceversa. Quinta si appiccica addosso con la sua istanza di trasformazione. Quinta ti chiede lo sforzo continuo di andare avanti nella storia oppure di tornare indietro all’infinito fino al raggiungimento della combinazione che permetta di proseguire. Bravi i quattro attori che mettono in scena questo incredibile sforzo perché lo fanno con leggerezza e raccontando, attraverso lo spettacolo, anche la difficoltà del lavoro dell’attore. L’unica perplessità è relativa al destinatario: a nostro avviso questo buon lavoro non è rivolto ad un pubblico di bambini dai 6 anni come indicato bensì ad un pubblico adulto.

Confuso e ripetitivo lo spettacolo della compagnia padovana Carichi Sospesi “Gli Snicci”. Tratto dal bellissimo racconto in rima del Dr. Seuss narra la storia di questi esseri simpatici, gli Snicci appunto, che abitano una comunità e si dividono in Snicci con la stella e Snicci senza stella. Gli Snicci Stellati però trattano male gli Snicci Comuni perché si sentono superiori fino a quando non arriva in paese una macchina che vende le stelle per un doblone soltanto. Tutti gli Snicci senza stella quindi pagano un doblone ed escono dalla macchina con la stella appuntata sulla pancia. A questo punto gli Snicci Stellati decidono di entrare anche loro nella macchina ma per lo scopo opposto: togliere la stella e conservare quindi la propria diversità dagli Snicci Comuni. Questo entrare e uscire che corrisponde ad un leva e metti stelle crea una incredibile confusione fino all’esplosione della macchina stessa e la comprensione che non è il possesso o meno della stella a rendere migliori o peggiori. Vorrebbe essere un esempio di teatro fisico ma proprio non riesce questo spettacolo nell’intento di divertire e raccontare la storia che si era prefisso. La drammaturgia confusa e ripetitiva non convince e nemmeno la capacità interpretativa degli attori, evidentemente non diretti in modo efficace.

Arriva da Verona la compagnia Caesura Teatro che ha portato al Teatro delle Api lo spettacolo “Barbablu – della curiosità e del coraggio” un’interessante versione del capolavoro di Perrault. Due sono le figure femminili su cui questa messa in scena ha voluto mettere il fuoco: quella di Ada, data in sposa da una matrigna antipatica al ricco Barbablu e la sorella Sofia che andrà a cercare Ada per liberarla e portare alla luce il segreto del Barone. Ed ecco quindi che il coraggio tutto al femminile si manifesta in due diverse declinazioni: la curiosità di Ada che non è fine a se stessa ma vuole comprendere fino in fondo l’unione alla quale è legata rifiutando i divieti di un marito padrone e il coraggio della sorella Sofia che, sprezzante di ogni pericolo, si getta nel confronto con un uomo violento ripetendo a se stessa l’ingiustizia del subire. La chiave di lettura che suggerisce lo spettacolo è infatti quella del rifiuto e della lotta verso la violenza nei confronti delle donne. Lo spettacolo è drammaturgicamente interessante con alcune buone intuizioni non sempre, a nostro avviso, messe a frutto al meglio. La porta ad esempio che unisce i due mondi potrebbe essere meglio integrata così come il gioco delle ombre alcune volte un po’ confuso e a nostro avviso non pienamente sfruttato. Drammaturgicamente alcuni passaggi sono inutili e stemperano il ritmo e l’attenzione ma soprattutto si nota, spiace dirlo, una disparità troppo accentuata tra le capacità interpretative dell’attrice e quelle dell’attore, spesso non convincente.
ROSSELLA MARCHI


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