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Eolo
stelle lontane
A Modena stimolante incontro sul teatro
Riflessioni sulla relazione tra il teatro, la scuola e i giovania cura di Renzo Raccanelli

Lo Sportello Teatro scuola (Provincia, Comune, Teatro Comunale, Ert e Conservatorio) ha chiesto a Giuseppe Longo ( Ingegnere e Matematico - ordinario della teoria dell’informazione dell’Università di Trieste ), a Gigi Gherzi (regista e scrittore ) e a Marco Baliani (narratore, autore e regista teatrale) una riflessione sulla relazione tra il teatro, la scuola e i giovani.

Coordinava Valeria Ottolenghi, insegnante e critica teatrale che ha introdotto il tema : la dialettica tra teatro e scuola è molto cambiata. Il teatro fatto apposta per i bambini è oggi riconosciuto e istituzionalizzato. Se ne fanno carico enti pubblici, compagnie e teatri stabili. E’, in una parola, diffuso. La scuola partecipa con assiduità e competenza. Non era però così 30 anni fa. Anni in cui molti insegnanti si rifiutarono di perpetuare quell’ antico sistema per cui la scuola aiutava i figli del dottore e bocciava i contadini. Nasceva in quegli anni la sinergia tra una certa scuola e certi artisti che preferivano stare con i diversi piuttosto che con i 'pierini del dottore' come li battezzò Don Lorenzo Milani, prete e rivoluzionario mai abbastanza imitato. Anche certi artisti erano in crisi con il loro mondo, con l’arte e la sua funzione sociale. Creatività è stata la parola chiave. E poi animazione, sperimentare tutti i linguaggi della persona. E partecipazione costante a teatro per fare teatro ma anche per vedere opere concluse, spettacoli.

Come stanno i bambini oggi ?

il Prof Longo che insegna a Trieste conferma che l’uomo di oggi è tecnologico. Non può farne a meno dal punto di vista cognitivo. E conosce il mondo in modo diverso trascurando l’emozione e il corpo. Esibire, in diretta, corpo e passioni, invece, sono l’articolo 1 dello statuto del teatro. Il quale teatro ci racconta le sue eterne storie nel tentativo di alleviare la sofferenza della gabbia tecnologica che abbiamo intorno. C’è chi dice che le arti non servano più a niente dal momento che, a farle sono i commercianti ed i galleristi con il loro scambi…Ma noi, in questo pomeriggio di pioggia, siamo consci della nostra piccolezza e ci piace pensare che il nostro amato, rozzo, imperfetto teatro serve ancora a qualcosa

Come sta il teatro oggi Marco Baliani?

Con un veloce colpo di mano l’inquieto amico Marco capovolge il nostro sguardo. Fatti e non parole è il suo motto e mostra un video di 10 minuti di Angelo Loi. Siamo a Nairobi tra il 2002 e il 2003 con i bambini di strada. Stanno cominciando a fare 'Pinocchio nero'. I primi difficilissimi incontri. Amref, molti volontari senza nome e altri meritevoli Maria Maglietta e Letizia Quintavalla. Ed ovviamente i bambini. L’effetto è grande. Baliani si/ci racconta : la sua idea di teatro da usare. Che si impara facendolo. Facendo si imparano cose nuove. Un teatro bello, da contemplare, da ammirare, ma non solo : che si possa usare. Qui da noi il teatro è un luogo di utilità psicologica ed emotiva. Ma là nei Sud del Mondo le persone sono 'cose' e cambia il senso del fare, vedere teatro. Francesco Rossetti, molto impegnato sul fronte del teatro multietnico ricorda a tutti che anche nelle nostre scuola ci sono i bimbi strappati alle Nairobi, alle strade del mondo. Baliani non accetta il concetto di integrazione. '…Non cerco integrazione ma il rispetto reciproco'. Siamo diversi e dobbiamo solo accettare le differenze per poi usare il teatro anche come luogo dove ti puoi scontrare senza grandi rischi. L’integrazione viene dopo, da sola, e avviene perché chi nasce a Modena da genitori africani avrà l’accento emiliano. E i suoi figli…

Come stanno i bambini oggi ?

Per Gianluigi Gherzi siamo la prima generazione che ha smarrito l’idea positiva di futuro. I bambini hanno timore del futuro che appare complesso, difficile. I giovani rischiano di essere estranei al mondo sentito come minaccia.

Che relazioni abbiamo oggi con le nuove generazioni ?

La strada maestra della relazione autorevole e condivisa fra le generazioni sembra interrotta e ci restano la coercizione e la seduzione. Parola di Gherzi. Se nell’educazione manca o cade il patto condiviso, se la maestra o la famiglia non dicono all’allievo o al figlio : fin che non arrivi a quel punto io mi assumo la responsabilità di indicarti la strada, l’unico patto possibile è quello economicista. Che si sostanzia in uno scambio materiale interessato. Se fai ti compro. Studia perché così ti potrai giocare meglio nel mondo del lavoro. Una relazione con le nuove generazioni sbilanciata sul terreno della logica e della razionalità registra fatalmente la caduta del desiderio (depotenziato a voglia). E come dice il poeta :' chi non trova quello che desidera, desidera quello che trova '. Dice una maestra di teatro di strada : I ragazzi non ascoltano presi dal dire e dal parlare. Hanno paura del silenzio. Non hanno legami con la famiglia, abbandonati a casa da soli in interminabili pomeriggi davanti alla televisione. L’operatore e la maestra diventano papà e mamma. Gherzi risponde : il teatro ha un valore assoluto perché mette al centro la relazione ed il desiderio. Il teatro necessità di condivisione piena fra le generazioni '…la sintesi sta nell’amore capace di prendersi responsabilità umana e capace di ricucire un filo di rapporto fra le generazioni che è in pericolo…' Il teatro è territorio protetto, luogo del conflitto e del confronto da cui i ragazzi escono trasformati.

Cosa pensiamo del tempo e quanto tempo abbiamo prof Longo ?

Lo sviluppo tecnologico, la connessione mediatica, la globalizzazione hanno dato alla categoria di tempo la connotazione di fretta. Siamo impazienti che le cose accadano. Ci vuole del tempo però perché le cose avvengano. E’ per questo che sono nati i 'movimenti della lentezza' lo slow food, il giardinaggio 'tutti a spentolare e a gustare il pistacchio di Pantelleria…' Il punto dolente è la questione del tempo e della pazienza che ci vuole nel fare le cose.
Si va per terminare, con la piacevole sensazione di non aver buttato l’ennesimo pomeriggio in un convegno dove il piatto forte è la solita aria fritta. Gherzi chiede agli artisti di ritrovare la strada per fare teatro a scuola. Chiede agli insegnanti l’orgoglio ed il coraggio di sentirsi intellettuali e non tecnici dell’educazione 'Da soli si fa poco, serve il confronto, l’ incontro per costruire momenti di dialogo e confronto' In sala ci sono 120 splendide persone che sanno bene che '…il teatro è uno dei catalizzatori che affascinano e danno senso a ragazzi che stanno crescendo. Sappiamo che il teatro è uno strumento che va incentivato e utilizzato per superare i disequilibri culturali e relazionali dei ragazzi'. Lo sportello teatro-scuola di Modena è visibilmente soddisfatto di questa sua prima uscita pubblica e ringrazia Lauretta Longagnani della Provincia che ha creduto in questo momento di confronto.

Modena 24 febbraio 2006.

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