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Eolo
recensioni
VIAGGIO IN ITALIA
Le recensioni di Belluno Castiglioncello Dro Valli del Natisone

Come sempre l'estate dei Festival inizia a Belluno con il piccolo, grande Festival , 'Il filo di Arianna ' che il TIB teatro organizza da undici anni e che ha il suo motivo conduttore nel” Mito” ma non solo . E infatti il direttore artistico Daniela Nicosia ha fatto molto bene nel proporre quest'anno i due spettacoli vincitori delle ultime due edizioni del Premio Cappelletti, la manifestazione che dopo 'Scenario ' più di ogni altra promuove il nuovo teatro italiano. Non è un caso che i vincitori delle ultime edizioni siano giovani e non è un caso che i due spettacoli tocchino tematiche riguardanti le giovani generazioni.
Come spiegare il fenomeno ( chiamiamolo pure così) delle” Brigate Rosse” alle nuove generazioni,quali parole usare,quali metaforizzazioni per parlare di un periodo così vicino ma mai così lontano da una generazione come quella dei primi anni duemila che in qualche modo ha perso la dimensione della lotta politica. A queste domande cerca di rispondere intelligentemente” A.V.”dell'Associazione culturale 'Narramondo ' che mette a confronto sul palco una studentessa degli anni novanta con una cattiva maestra che ha scelto la lotta armata.Col metodo della narrazione lo spettacolo pone di fronte, attraverso la misurata e attenta recitazione di Elena Vanni ed Elena De Fabrizio, due mondi molto lontani tra loro. E una specie di cammino pericoloso quello che lo spettacolo ci pone davanti e che porta la ragazza fino al baratro di comprendere le ragioni dell'altra,per poi tirarsi indietro ,subito inorridita, ma consapevole finalmente del suo ruolo di persona che vive in uno stato di diritto e che guarda avanti in un futuro migliore.
Anche l'altro spettacolo 'Ccellera ' mette al centro della scena un giovane,un giovane del cosìdetto Nord Est, con la sua voglia di vivere pericolosamente e che mette la moto e la velocità all’apice di questa brama interiore che diviene una vera e propria ossessione. Situazione non certo originale per il teatro, quello che invece è originale è il modo di stare in scena del giovane Maurizio Camilli che mescola in modo sapiente la narrazione con la danza ed il canto restituendoci perfettamente l'ansia perenne di una generazione inconcludente senza ideali. Come ogni anno il Festival affida ad un artista un laboratorio con giovani attori, quest’anno è stata la volta di Elena Bucci che ha presentato a Belluno anche due spettacoli dimostrandosi attrice di grande temperamento.

Dopo “Il Filo D’Arianna”, il nostro viaggio continua a Castiglioncello, al Festival 'In Equili brio ' , dove Massimo Paganelli è riuscito ancora una volta, nonostante i tagli, ad organizzare una manifestazione di alto livello e ,quel che più conta, con appuntamenti assolutamente originali. E ci dispiace che Paganelli sia al suo ultimo Festival, con grande rimpianto anche di tutti gli operatori e artisti di un teatro che ricerca le ragioni della sua esistenza. Molte le cose che abbiamo apprezzato quest'anno a In Equilibrio a cominciare dalla personalissima versione di “Amleto” che Michele Sinisi ci ha offerto.E' straordinario come questo giovane atto re autore con il suo Teatro Minimo e sempre in collaborazione con Michele Santeramo abbia percorso direzioni spesso opposte tra loro, ma sempre condotte con grande rigore ed esiti molto positivi. In “Amleto” solo in scena ,davanti a delle sedie su cui sono scritti i nomi dei personaggi, conduce una specie di autoseduta psicoanalitica, percorrendo tutta la sua vicenda personale per cercare di giustificarne tutte le scelte con un percorso originale e divertente e ciò non guasta per uno spettatore abituato a riascoltare per l’ennesima volta la vicenda del giovane principe di Danimarca.
Un 'altra notevole prova di attore l'ha fornita Paolo Mazzarelli, altro giovane talento che abbiamo già apprezzato per una ardua ma riuscita performance su Pasolini e per un accorta quanto moderna regia del “Giulio Cesare” di Shakespeare. In “Fuoco” Mazzarelli mette un poco perigliosamente insieme la condanna della guerra di Heiner Muller con la passione amorosa di Majakovshij per un inno contro la guerra, perigliosamente, perché raramente i due piani si incontrano anche se la grande prova di attore del giovane interprete, a volte al limite del virtuosismo, ci rende consapevoli dell’ operazione squisitamente intellettuale che si consuma sulla scena ,attraversata da pochi oggetti di scena che ci trasportano sul campo militare dove si consuma il dramma di un ufficiale costretto ad una scelta difficile.
Il Festival ha poi proposto uno degli spettacoli più attesi di questa estate, il Bernhart del Teatrino Giullare . Dopo il notevole risultato dell'anno scorso ottenuto nell'affrontare con i pupazzi un testo ostico ma assolutamente confacente al teatro di figura come “Finale di partita “ di Beckett ,quest'anno si cimenta con esiti largamente positivi ancora con un testo che si affaccia sul nulla come “Alla meta” dello scrittore austriaco che consente al gruppo emiliano di misrarsi con un teatro che mescola sapientemente l'umano con l'artificiale. Anche qui come in Beckett personaggi che ripetono gli stessi stanchi gesti in attesa di un evento che in qualche modo possa allietare un’esistenza monotona, una madre ossessiva,una figlia a lei incatenata e davanti a loro il miraggio di una villeggiatura e l’incontro con un intellettuale con cui discutere. “Smanie di villeggiatura” che non rappresentano più la crisi di una classe sociale ma di una umanità dolente alle prese con la noia del vivere.
Inquetante ed efficace la messa in scena, una donna pupazzo, un pupazzo a rotelle ed una presenza umana velata( forse la parte più debole dello spettacolo) che ripetono gesti sempre uguali su un testo di grande suggestione . A Castiglioncello abbiamo pure assistito all’esito finale di uno dei progetti più interessanti e ignorati dell’ultima edizione del Premio Scenario, “Dux in scatola” di Daniele Timpano ,che riesce a raccontare tutte le traversie occorse al corpo del duce con un cambio di registri interpretativi davvero notevoli che hanno nell'uso della gestualità che non accompagna mai banalmente la parola ma anzi all'occorrenza ne smorza l'evidente sgradevolezza( ci piacerebbe qualche filo di pietà in più per il povero corpo) il suo più evidente pregio. Cronaca e memoria, considerazioni personali,satira di costume si mescolano in una narrazione quasi nevrotica sul filo arduo dell’ironia, a volte forse troppo beffarda ma condotta sempre con grande autorevolezza. Affascinante, anche se un poco oscuro il percorso dentro il quale conduce gli spettatori Silvio Castiglioni in “Viaggio in Armenia” alla conoscenza di Osip Mandel’ stam.attraverso 8 stazioni di un immaginario museo armeno dove l’attore piano piano si spoglia degli orpelli del personaggio per raccontarci l’esilio di questo intellettuale russo ,costretto dal regime sovietico a perdere la sua identità e spedito nella infida regione caucasica per riabilitarsi.
Davanti agli occhi dello spettatore si mostrano piccole teche con strani oggetti che la narrazione rende magici in un vero e proprio viaggio di conoscenza che Castiglioni regge con grande abilità interpretativa.

Il nostro viaggio teatrale prosegue a Dro dove alla centrale FIES Dino Sommadossi e Barbara Boninsegna ancora una volta hanno preparato un festival assai stimolante e che ancora una volta riesce miracolosamente a riempire le sale della centrale elettrica del paese trentino con un programma che ogni anno presenta il meglio del nuovo teatro italiano con uno speciale interesse per la danza rappresentata quest’anno da una personale dedicata a Johann Johansson e Erna Omarsdottir. Ha diviso molto il nuovo spettacolo di Fanny 6 Alexander 'Heliogabalus ' ispirato alla figura mitica del giovane imperatore massacrato con la madre all'inizio del terzo secolo dopo Cristo.Come spesso accade alla compagnia ravennate il cammino dello sguardo dello spettatore e irto di spine e di anfratti nacosti in cui è difficile entrare.
La figura dell'imperatore ragazzo ,evidente metaforizzazione dell'adolescente contemporaneo, è qui manifestata dalla nudità dei corpi di tre giovani attori che tentano inutilmente di confrontarsi con il mondo circostante , continuamente impediti da orpelli sempre diversi in un gioco di autodifesa estenuante e di ricerca di tenerezza che si esplica alla fine in una lingua impossibile. Importante anche la musica di Mozart con al centro le due arie di Cherubino del Don Giovanni il giovane paggio innamorato di tutte le donne, icona perenne dell’ adolescente alla ricerca di una sua identità. Ovviamente non tutto è chiaro nello spettacolo e gioverebbe una maggiore concentrazione dei temi ed un minore compiacimento della cripticità delle situazioni ma il percorso è assolutamente originale ed affascinante nonché unico nel teatro italiano.
Uno dei momenti più felici del festival ce lo ha comunicato ancora una volta Virgilio Sieni che in “Corpi d’oro” riesce a stupirci ancora mostrandoci in scena in uno spazio assolutamente affascinante tre anziane donne di Dro in una quotidianetà che piccoli gesti e movimenti danzati rendono unica. Come pure di grande fattura è la danza di Antonella Bertoni in “Prova d’assolo davanti al pubblico” danza nuda e cruda che ha nella essenzialità la sua forza di uno spettacolo ancora in forma di studio. La centrale di Fies ha ospitato anche l’ultimo lavoro dei Motus “Rumore Rosa” che si avvale ancora una volta di uno straordinario apparato visuale curato dal giovanissimo Filippo Letizi e su cui agiscono tre attrici che attraverso i loro corpi e le loro voci ci raccontano di tre solitudini. Come è nello stile ormai consolidato della compagnia ravennate, il non teatro fatto di voci registrate di immagini, di parole banali ripetute da un disco , uccide provocatoriamente il teatro con esiti stranianti molto pregevoli che accentuano a dismisura il vuoto esisestenziale delle protagoniste. Infine a Dro come a Castiglioncello, la Valdoca ha presentato “Misterioso concerto” , che come ha fatto presagire Cesare Ronconi rappresenta il momento finale di un percorso ventennale che avrà nel progetto di una scuola il suo futuro, un concerto appunto dove i versi meravigliosi di Mariangela Gualtieri che la sua voce rende ancor più penetranti, accompagnati dalla musica suonata dal vivo da Dario Giovannini e dalla magica presenza antica di Muna Mussie , entrano nel cuore e nella mente degli spettatori.

L’ultima parte del nostro viaggio in Italia si svolge sopra Cividale nelle Valli del fiume Natisone dove da 13 anni il Centro regionale di teatro di Animazione e di Figure organizza “Marionette e burattini nelle valli del Natisone” una rassegna che si svolge nelle decine di paesi e di località che punteggiano queste valli. Manifestazione che riempie piccoli luoghi nascosti ,sagrati di chiese , campi sportivi, piazzette con l’antica arte del teatro di figura. Tra Italia e Slovenia gruppi italiani e stranieri che si fronteggiano per la Marionetta d’oro premio votato dal pubblico che quest’anno è andato a “Is Mascareddas” con il bello spettacolo “Areste Paganos e lo strano caso del paese di Trastullas”già visto e recensito da Eolo. Qui puoi discutere su Pulcinella con il napoletano Gaspare Nasuto ed il romagnolo Luca Ronga , puoi vedere uno spettacolo/animazione su Mirò o Alberto De Bastiani che causa il mal tempo si mette a raccontare Pinocchio incantando il pubblico più che nella sua ultima produzione mutuata da Gigio Brunello. E poi c’è lui Gigio Brunello con “La Carota” e ti accorgi come anche i burattini possono ammalarsi ,come possano avere un’infanzia e dei problemi psicanalitici in uno spettacolo ancora da rodare ma di grande fascino e suggestione. E poi c’è un curioso delizioso spettacolo della compagnia slovacca Divadlo Piki che con grande semplicità narra i primi nove mesi di un futuro essere umano, una valigia e poco altro e con qualche parola di Italiano Katarina Aulitisova ci racconta di un mondo in formazione e tutto ciò che tocca sembra vivo con esiti veramente sorprendenti.
MARIO BIANCHI


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