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Eolo
stelle lontane
IL CONVEGNO SULLE RESIDENZE
RESOCONTO DI MARIO NUZZO

Torino, primo dicembre 2006, Arsenale della Pace a Torino.

Inizia oggi il convegno Le residenze per il rinnovamento del Teatro Italiano, un incontro voluto dall’Associazione Piemonte delle Residenze e dalla Regione Piemonte per stimolare un confronto a partire dall’esperienza di 12 Residenze Multidisciplinari operanti sul territorio piemontese.
Ciò che colpisce immediatamente, a parte la bellezza del luogo, sono le numerose presenze e la partecipazione attenta a tutti i vari interventi che si succedono. Questa prima giornata vuole essere un’analisi del sistema delle residenze che da spazio sia agli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e delle residenze sia testimonianze di altri territori. Gli assessori e tutti gli interventi istituzionali esprimono una certa soddisfazione per l’iter percorso che viene riassunto con molta accuratezza da Gimmi Basilotta, membro della Presidenza dell’Associazione Promotrice. In particolare viene sottolineata la diffusione del progetto a livello territoriale, il beneficio in termini di sviluppo delle piccole realtà e l’aumento del numero di residenze.
Il riferimento più specifico ed operativo è rispetto alla definizione di multidisciplinarietà ed al distinguo proposto fra Residenze e Permanenze, che costituirà uno dei termini dei dibattiti successivi. Sembra essere necessaria una distinzione fra esperienze che si connettono ad un certo territorio per sviluppare un discorso culturale ed artistico, e progetti che si rivolgono ad un territorio a partire da un operare teatrale definito: tale distinzione vuole generare un ripensamento in termini di sostegno da parte delle istituzioni ma anche una valutazione diversa sul tempo necessario per la conduzione dei progetti. L’obiettivo, lungi dall’essere la semplice replica di un sistema di stabilità in forma ridotta, è di stimolare, per utilizzare le parole dell’intervento, una 'persistenza garantita'.
Dopo l’ottimismo di alcuni referenti istituzionali, in particolare dell’assessore Oliva, è stata la volta delle testimonianze di progetti simili sviluppate in altri territori e di altri interventi: la situazione, vocata al sociale ed a costituire un presidio di legalità, di Napoli e della Campania illustrata da Lello Serao; l’attenzione ai processi artistici ed alla garanzia di una produzione di qualità che caratterizza l’attività dell’Arboreto di Mondaino raccontata da Fabio Biondi; la necessità di creare residenze che siano anche progetti di resistenza e coerenza con le differenze espresse dal territorio, senza far diventare l’attività un mero servizio ad esso, in particolare in un realtà poco incline ai mutamenti sul fronte della cultura come il Friuli Venezia Giulia, espresso negli interventi di Ferruccio Merisi e Nevio Alzetta; l’impegno in termini di servizio alle attività culturali da parte della Fondazione Cariplo, che anche grazie all’attività del FaQ (un coordinamento di compagnie di produzione lombarde) sta cercando di sviluppare un piano di finanziamento attraverso bandi specifici che possano non solo sostenere l’attività ma anche verificarne la sostenibilità economica, raccontato da Andrea Rebaglio; l’attività dell’Osservatorio Culturale del Piemonte illustrata da Cristina Favaro, che ha dato i numeri del progetto residenze, chiarendone l’aumento di portata, da 200.000 a più di un milione di euro, di personale coinvolto, da 15 a 242 unità, il peso del finanziamento pubblico nel novero delle entrate, circa l’80%, e la poca consistenza delle entrate da biglietto, circa il 15%, determinato anche da una politica di sensibile riduzione del costo del titolo di ingresso, l’aumento molto cospicuo dei costi di gestione rispetto a quelli delle attività.
L’ultimo intervento è stato proposto nuovamente da un referente istituzionale, Marco Chiaretti dell’Assessorato alla cultura delle Regione Piemonte, che ha confermato l’impegno del Piemonte nel progetto e la validità dell’interlocuzione dell’Associazione, sottolineando il fatto che sia necessaria la creazione di una sinergia fra gli enti coinvolti, come volano per il reperimento di risorse nuove al fine di creare un sistema teatrale regionale ancor più forte; rispetto all’argomento permanenza ha espresso ansia per ciò che concerne la valutazione della durata 'necessaria', esprimendo il condiviso timore che si possa andare a creare un ennesimo sistema cristallizzato. L’auspicio finale è stato rivolto al fatto che le compagnie residenti possano esprimere integrazione ed un solido rapporto di collaborazione fra di loro.
Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Damasco, il quale, sottolineando che la necessaria dicotomia fra territorio a disposizione della compagnia e compagnia a servizio del territorio non sia problematica se il rapporto fra le due parti è chiaro e definito, ha proposto una riflessione sul numero delle residenze e sul loro sviluppo all’interno della regione. In particolare ha sottolineato che l’aumento è sicuramente un pregio, ma va visto in un’ottica di consolidamento del rapporto con il territorio e non di occupazione territoriale; la creazione di un’identità di rete può essere solo il frutto di una qualità espressa maggiore e quindi di un rapporto che si sostanzia nel tempo.
La seconda parte della prima giornata è stata dedicata al trasferimento verso il Castello di San Sebastiano Po, splendida residenza nei pressi di Chiasso, ed alla visione di alcuni interventi teatrali proposti dai gruppi dell’Associazione; tali interventi erano degli estratti delle attività svolte dai gruppi nelle residenze piemontesi.

Il secondo giorno,Sabato 2 dicembre, è cominciato con la Tavola Rotonda 'Residenze teatrali come risposte di sistema', ovvero una serie di interventi di artisti e professionisti del settore in merito all’argomento residenze. Gli interventi sono stati molto interessanti ma forse il tempo limitato, forse la pluralità degli argomenti, ha reso molto complicato l’articolazione delle argomentazioni ed ha tolto completamente spazio al dibattito che forse avrebbe permesso di giungere a delle conclusioni più precise.
Il discorso purtroppo si è poi arenato su una contestazione fra teatro impresa in quanto fornitore di un servizio reso al pubblico e teatro impresa come espressione culturale necessaria al cui servizio si devono porre istituzioni e risorse, ovvero territorio, perdendo di vista l’aspetto principale della discussione, cioè l’efficacia dello strumento residenze e la sua espressione in contesti territoriali diversi.
Le diverse testimonianze hanno riguardato: una rievocazione del percorso storico delle residenze e la presentazione dell’attività dell’Associazione Nazionale delle Compagnie e Residenze di Innovazione Teatrale da parte di Luciano Nattino, che ha sottolineato l’importanza di creare sistema, la necessità di criteri equi e trasparenti nelle assegnazioni, il superamento delle categorie Produzione, distribuzione, formazione e promozione, il bisogno di severità e puntualità nel lavoro che si traduca in un lavoro sul territorio che sia distinto da quello sulla scena e che articoli la relazione in maniera creativa ('hanté le lieu', ovvero pervadere, incantare il luogo); il racconto dell’esperienza di Renzo Boldrini che ha posto l’accento sul fatto che le stabilità non rispondono più alla geografia culturale di questo paese e rendono urgente un ricambio, ed insieme ha voluto sottolineare che la permanenza è un falso problema perché il consolidamento è già una maniera di definire il legame (anche se il territorio non deve divenire una 'social security'), e che la sostenibilità del progetto è una delle questioni determinanti; il racconto dell’esperienza napoletana dal punto di vista di Luigi Marsano che ha evidenziato l’importanza della certificazione di validità da parte del pubblico, del territorio, prima che dalle istituzioni, l’importanza dell’attenzione alle nuove generazioni, e l’opportunità di lavorare in tandem su uno stesso territorio in modo da costruire già la rete (su questo punto Antonio Damasco ha voluto suggerire di mettere insieme più progetti, piuttosto che più compagnie); l’esperienza di Pietra Sela Nicolicchia della residenza piemontese di Teatrimpegnocivile; il bel modello rappresentato dal Teatro Povero di Montichiello, nato nel 1965 come esperienza di radicamento e diventato un insediamento permanente ed una produzione annuale, raccontato da Andrea Cresti; l’esperienza del FaQ, il coordinamento di compagnie di produzione lombarde, nato per porsi come referente per le istituzioni, ed in particolare la regione lombardia, nella creazione di una legge che potesse dare sostegno anche alle giovani compagnie, riferita da Davide D’Antonio del Teatro Inverso, che ha voluto proporre nel suo intervento diverse domande incentrate sulla produzione, sul senso della multidisciplinarietà, sul decentramento territoriale, sulla struttura della rete e sull’opportunità o meno di una legge ministeriale o regionale; il racconto dell’esperienza francese di Antonella Questa, che ha raccontato della maggiore tutela che gli artisti possono godere in Francia; le critiche di Massimo Munaro del Teatro del Lemming che ha sottolineato come il teatro abbia sempre una relazione con il territorio in cui si sviluppa perché è caratterizzato dal lavoro su uno spazio e con delle persone, ponendo l’attenzione sul fatto che, dal punto di vista delle risorse, non può e non deve creare il proprio sostegno, essendo impresa in senso Omerico e non finanziario; un’altra critica forte sul territorio del veneto è arrivata da Labros Mangheros, che ha denunciato la mancanza di sensibilità al problema da parte delle istituzioni, l’assenza di una rete reale, e la necessità di un lavoro sul territorio che sia in prima battuta l’ascolto, e poi la sollecitazione di nuovi bisogni;
Maria Cristina Ghelli del Teatro delle Donne ha relazionato sulla realtà fiorentina, ed ha posto l’accento sull’importanza che vi sia il superamento dei criteri di valutazione quantitativa dei progetti, per dare posto ad un’analisi qualitativa fatta da una commissione che esplori il territorio e faccia una precisa analisi delle attività; Gabriele Ciaccia del Teatro dei Colori di Avezzano utilizzando la citazione di una frase ascoltata da un bambino, ovvero che 'il teatro luoghizza', e con fiducia nei confronti del valore antropologico, materiale ed indotto, del teatro, suggerisci che in presenza di norme rigorose e dell’assunzione di un vero ruolo di mediazione culturale da parte delle istituzioni, le trasformazioni proposte dall’attività artistica sono una risorsa molto importante per il territorio; Francesco D’Agostino di Quelli di Grock riporta l’attenzione sulle residenze come strumento che permetta di affrontare un sistema che non è più in grado di reggersi da solo, senza che però diventi una sottocategoria o si perda tra i vincoli della stabilità, leggera o pesante, e senza nemmeno che diventi esclusivamente un insediamento permanente a favore dello sviluppo di attività che altrimenti non avrebbero luogo, insomma creare un radicamento culturale e non solo politico.
L’incontro insomma ha dato modo di esprimersi a variegate voci e letture del tema residenze; l’unica, grande, perplessità, come affermato da molti dei convenuti, è determinata dal fatto che la mancanza completa dell’articolazione di un dibattito renda facile il rischio che il convegno si trasformi in una vetrina di testimonianze e non un momento di confronto reale. Confronto che sarebbe necessario per dare una restituzione condivisa dell’esperienza piemontese e porre le basi per i progetti omologhi che verranno sviluppati in altri territori.

MARIO NUZZO

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