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Eolo
stelle lontane
IL TEATRO DI GIANNI RODARI
Recensione de' IL MECCANICO CHE INSEGNAVA A FARE LE STORIE'di RENZO RACCANELLI

L TEATRO DI GIANNI RODARI/ IL MECCANICO CHE INSEGNAVA A FARE LE STORIE
a cura di Andrea Mancini e Mario Piatti.EDITO DA TIVULLUS

Il libro contiene notevoli contributi : sarà necessario tornarci su altre volte. A differenza di molte operazioni editoriali questa non concede nulla alla nostalgia. Questo libro è utile, necessario, non solo alla memoria, ma al lavoro quotidiano. Sarà perché l’editore è un teatrante (Roberto Terribile di AIDA FONDAZIONE di Verona) o sarà perché gli autori sono davvero bravi : Andrea Mancini ( insegna teatro all’Università di Siena) e Mario Piatti ( formatore di insegnanti ed animatori) Compratelo e leggetelo nei lunghi e noiosi pomeriggi delle tuornèes.
Rodari pensava che '…l’esperienza teatrale, nel suo corso complesso, contiene gli elementi di una scuola nuova e vera, ( dice proprio ‘vera’) …alimentata da motivazioni in presa diretta con la personalità del bambino e con il reale...' Se si legge attentamente la GRAMMATICA DELLA FANTASIA si capisce che RODARI pensava che i protagonisti possono e debbono essere i bambini (per Gramsci era il proletariato). Con loro Rodari pensava di dare vita ad un progetto educativo e culturale che avrebbe minato alla base almeno il nostro sistema scolastico. Anni luce dalla contemporanea sottomissione alla Santa Romana Scuola, brutta, disadorna, un po’ noiosa e comunque fatta da gente con poca passione. Una scuola oggi indispensabile alla promozione sociale ed alla corsa delle famiglie verso il consumo e la ricchezza. Come dire : abbiamo barattato la passione con l’impiego, la rivoluzione con lo status ed il gusto della scoperta con il consenso. Poi lamentatevi se i nostri ragazzi allietano le loro giornate con scherzi e bullerie o di sera incendiano i cassonetti della spazzatura e bevono fino a stordirsi. Eccetera…
Il libro ci riporta agli inizi degli anni ’70. Rodari incontra le idee di due personaggi chiave del nostro piccolo mondo teatrale : un attore torinese che partecipa con passione alla stagione dell’animazione teatrale, FRANCO PASSATORE e GIULIANO SCABIA un altro visionario che sta con i matti di Trieste, i bambini abruzzesi e conduce i suoi studenti universitari sull’Appennino Tosco Emiliano sulle tracce di quel teatro di stalla che non si è ancora del tutto perduto ( 1974). Sono anni di grande confusione e di grandi speranze per 'il nuovo che avanza'. E Rodari che viene da almeno due decenni di movimento e di esperienza non ha dubbi e si schiera apertamente con i Liberovici, i Rostagno, gli Alfieri. Leggete l’intervista di Scabia…
In quegli anni una parte del nuovo teatro che si sta sviluppando nasce fuori dai teatri ufficiali e riprende i modi di essere di esperienze precedenti, dove il teatro neppure si chiamava così. Non si può capire Rodari e l’animazione e non si riesce nemmeno a capire il teatro ragazzi di ieri e di oggi se non si tiene in considerazione IL TEATRO DI MASSA, una forma di spettacolo legata al coinvolgimento delle persone che fino ad allora non avevano frequentato il teatro. Il movimento, ispirato ed animato da Marcello Sartarelli e Gianni Rodari ( che dirigeva anche il movimento del PIONERE D’ITALIA per bambini proletari ) concluse la sua fase creativa attorno ai primi anni 50, non prima di essersi levato la soddisfazione di coinvolgere mediamente dai 4.000 e fino a 50.000 spettatori con happenings su tematiche legate alla lotta di classe ed al superamento rivoluzionario delle differenze sociali.
La mia opinione è che un giorno molto vicino, quando tutte le scuole andranno a vedere gli spettacoli fotocopia della televisione i teatri ragazzi 'resistenti'torneranno all’animazione ed al teatro con… Torneremo allora a vedere quel teatro popolare che Bosio, dell’Istituto De Martino definiva Teatro mimetico : '…il contrario di un prodotto che nasce, esce e si impone dalla testa di un intellettuale per passare sopra le teste del pubblico. Il contrario di quel teatro proletario confezionato sulla base di solgans…il contrario di un teatro professionale di addetti ai lavori, ma un teatro ricavato dal magma del mondo degli oppressi e ridotto a stilemi che basano la nuova civiltà sui piedi dei protagonisti e non sulle spalle dei civilizzandi…'(L’intellettuale rovesciato- Ed Bella Ciao 75)

Il libro IL MIO TEATRO pubblica i testi che Rodari scrisse per lo spettacolo QUESTA NOTTE NON DORME IL CORTILE, andato in scena forse a Modena ma sicuramente a Genova nel febbraio 1951 al Teatro Comunale dell’Opera. E’ la storia di un gruppo di ragazzi che gioca in cortile, mentre intorno infuria la guerra. Il quartiere viene bombardato, ci sono morti e feriti. Ma alla fine torna la pace. Il tema proposto dallo spettacolo è quello di salvare l’infanzia con tutto il suo mondo di aspirazioni, di sogni, di fiabe, dal flagello distruttivo della guerra. Di restituire alle giovani generazioni fiducia ed ottimismo nell’affrontare la vita in un ambiente solidamente costruito sulla pace. Lo spettacolo andava in scena in una città ancora per metà rasa al suolo. Lo si può vedere dalle immagini di Auchtung Banditi che Lizzani girava negli stessi giorni a Genova.
Leggete obbligatoriamente l’intervista a MARIANO DOLCI, l’unico burattinaio comunale italiano che con la sua solita ironia racconta dei suoi primi contatti a Reggio Emilia con le maestre : '…allora dovevi cambiare, non si trattava più di fare spettacolo, ma di mettere i materiali in mano ai bambini e di lasciare che si esprimessero, che avessero un linguaggio in più per esprimersi. Si sa benissimo, da duecento anni, che quello che appare nei disegni dei bambini, essi non sarebbero stati in grado di comunicarlo verbalmente…' A Reggio Emilia ci era arrivato anche Rodari per fare un corso alle maestre. Da quel corso è nato il suo libro 'La grammatica della fantasia' con un capitolo sul burattinaio Mariano Dolci, allora con la sua barba nera. Mariano, alla fine dell’intervista, traccia un nitido ritratto del meccanico che insegnava a fare le storie: '…Rodari sembrava privilegiare i bambini. Gli adulti, se il lavoro era ben fatto, si sarebbero semplicemente aggregati…'

Resta qualcosa oggi di quella fiducia, di quell’ aria nuova, di quella speranza di cambiamento ? C’è molto, moltissimo – io penso - anche se non è più visibile nelle piazze e nelle scuole è avvenuta una certa restaurazione, mentre i matti girano in mezzo a noi e gli oppressi non si chiamano più così. Se ne accorge anche un critico estraneo al teatro ragazzi come Goffredo Fofi su FILMTV del 21 gennaio 2007 '…Sopravvive ancora la tradizione del lavorare e creare con i ragazzi, le periferie, le scuole, gli emarginati e non per i ragazzi …come invece è tradizione della sinistra italiana da Fo a Delbono a cento altri …Voglio ricordare un intervento sano e riuscito che l’anno scorso ha visto lavorare insieme, sotto la sollecitazione di Marco Martinelli e delle Albe i ragazzi delle scuole di Scampia, quelli del campo Rom ma anche del liceo più borghese di Napoli. Hanno lavorato ad uno spettacolo che, come giusto per essere un’ esperienza viva e non ipocrita come mille altre, ha avuto solo quattro repliche, una vera festa: ARREVUOTO. Felice chi l’ha visto ed ha avuto la possibilità di vedere di cosa sono capaci i ragazzi delle periferie più disastrate …'
Renzo Raccanelli

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