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Eolo
recensioni
A Napoli il Teatro Festival Italia
Considerazioni e recensioni del Prologo

Si è tenuto a Napoli dal 10 al 13 ottobre il prologo del Teatro Festival Italia che. proseguirà poi nell’estate 2008 e 2009 eche secondo le intenzioni del ministro Rutelli si dovrebbe confrontare con modelli come Avignone ed Edimburgo.
L'evento ha preso forma dalla collaborazione tra ministero, istituzioni locali e direttori artistici di diversi teatri della città di Napoli che si è aggiudicata la possibilità di ospitare il Festival dopo aver vinto la gara di un bando con altre 10 città italiane presentando il programma migliore. Il Festival, che si terrà per tre anni consecutivi, si è aperto con un Prologo che vuole costituire, secondo gli organizzatori, un assaggio a quella che sarà la prima edizione, prevista per giugno 2008.
I luoghi che accoglieranno gli spettacoli saranno diversi teatri della città e della provincia (San Carlo, Mercadante, Nuovo, Garibaldi di S.Maria Capua Vetere, Auditorium RAI, Auditorium di Scampia), il museo MADRE e il San Ferdinando, il teatro che fu di De Filippo e che riapre per l’occasione dopo anni di chiusura per restauri; ma il vero fulcro del Festival dovrebbe essere la Cittadella Festival, allestita presso il Porto di Napoli, all’interno della quale è possibile assistere ai vari spettacoli. La Cittadella ospita il Tenda-Teatro, dedicato al palco per le rappresentazioni portate in scena dai giovani gruppi di teatro, che rientrano nella sezione “Nuove Sensibilità”. Il Tenda-due è invece lo spazio polifunzionale, dove si svolgono le conferenze e le proiezioni. Un’Area Servizi fungerà poi da biglietteria, accoglienza e punto informazioni.

E'ancora troppo presto per fare delle considerazioni sulla necessità e la consistenza di questo festival dotato di un budget considerevole e che ci è sembrata soprattutto un'occasione importante per Napoli e per chi a Napoli vive e opera nel teatro.
Il festival con il coordinamento artistico di Gianfranco Capitta ha avuto il suo grande inizio al Teatro San Carlo con un concerto di incantatori di serpenti “A hundred Charmers” dove più di cento interpreti hanno imbastito un affascinante concerto con i loro caratteristici flauti,evento di grande suggestione che ha testimoniato un'arte che sta di fatto scomparendo.L'esibizione fa parte infatti di un progetto che intende preservare questa manifestazione culturale così legata alla storia dell'India. Molti gli spettacoli che hanno popolato questo prologo da “La trilogia della villeggiatura di Servillo che potremo vedere anche in altre città italiane come del resto anche “Maria Stuarda” con la regia di Andrea De rosa reduce da un Elettra che ha fatto epoca.
Ma ci sono state anche le performances di artisti internazionali come William Kentrtridge e Bob Wilson, le ambientazioni di Oreste Zevola laboratori ed incontri. “Ubu Buur . Molto interessante su vari fronti il progetto sull'Ubu di Jarry condotto in Senegal da Marco Martinelli e le sue Albe.E del resto questo testo è già stato fonte di altri progetti similari con adolescenti romagnoli e napoletani.Qui lo spettacolo è agito da attori professionisti che lavorano abitualmente con il regista ravennate(Ermanna Montanari, Roberto Magnani,Danilo Maniscalco e Mandiaye N'Diaye) e diversi ragazzi di Dioll Kadd,un villaggio senegalese appunto. Interessante prima di tutto perchè in linea perfetta con tutta la poetica di Martinelli reduce da uno spettacolo con i ragazzi di Scampia e da una drammaturgia che ha sempre mescolato l'ambiente romagnolo con echi africani.Anche in Ubu Buur i due mondi si incrociano nella lingua espressa dai protagonisti ma sono soprattutto i comprimari africani a farla da padrone con la loro forza espressiva. Nella figura del guerrafondaio Padre Ubu il regista adombra le figure di migliaia di padri e padroni che hanno governato lo sfruttamento del continente africano e lo fa non con moralismi ma con una drammaturgia gonfia di leggerezza e poesia.
Molto sacrificate a nostro avviso “le Nuove sensibilità” confinate in alcuni tendoni al Porto con gli spettatori in piedi a seguire una maratona di spettacoli provenienti da tutta Italia e seguiti soprattutto da” amici e parenti” e qui pensiamo dovranno esserci correzioni di metodo. Tra i nuovi gruppi abbiamo assistito alla prima nazionale di “Per Amleto” lo spettacolo di Michelangelo Dalisi che ha vinto l'ultima edizione del Premio Cappelletti.
La storia di Amleto è raccontata attraverso gli occhi e le movenze dei due becchini che incontriamo durante la scena prima del quinto atto della tragedia scespiriana. Come due Clown, un po' Estragone e Vladimiro,un po' Rosencrantz e Guildestern, i due becchini ricordano, rappresentandole, al principe smemorato che li accompagna sulla scena, le vicende della sua sfortunata storia. Lo spettacolo è ben condotto da Salvatore Caruso,Francesco Villano e dallo stesso Dalisi e soprattutto nella prima parte si inoltra in atmosfere rarefatte di grande suggestione. Ci sembra però che alla fine “Per Amleto”drammaturgicamente non aggiunga molto a quello che Shaspeare dice già,al di là della resa interpretativa dei tre protagonisti che testimonia la ricchezza della nuova scena partenopea. Un poco sacrificato il teatro ragazzi con le sole compagnie napoletane “ Nuvole”e”Teatrini” a tenere alta la bandiera della scena dedicata alle nuove generazioni, il nostro auspicio è che in Giugno pssa esserci una parte considerevole dedicata a loro con budget e luoghi adeguati.
MARIO BIANCHI

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