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Eolo
stelle lontane
UN NUOVO CONTRIBUTO AL DIBATTITO
Il medico pietoso fa la piaga purulenta di Adriano Gallina

E'ripartito il dibattito sul Teatro ragazzi italiano dopo l'intervento di Cassanelli ecco Adriano Gallina,attendiamo fiduciosi nuovi contributi costruttivi.

Mi piace l'idea di un dibattito che possa - per una volta - essere quanto più possibile sistematico.
Da questo punto di vista proporrei una prima contestualizzazione di natura metodologica: questo dibattito dovrebbe essere interno al teatro ragazzi, non rivolto alle istituzioni, non destinato - almeno per il momento - a partorire documenti e petizioni finalizzate ad un riconoscimento politico-culturale delle 'magnifiche sorti e progressive' del settore. In questo senso, auspico un dibattito che si faccia anche scontro, nella misura in cui si tratta - oggi - di confrontarsi in forma quasi “cartesiana”, radicale nel dubbio e nell’interrogazione (e dunque senza vincoli di rappresentanza) su alcuni nodi di fondo del nostro mondo.
Da qui il titolo di questo intervento. L’antica saggezza della medicina popolare come idea metodologica regolativa di un confronto realmente aperto. La presa d’atto e la definitiva constatazione di una malattia, di un disagio - chiamiamolo come vogliamo ' per tentare, se esiste, di individuarne le possibili cure, se è il caso anche impietose. Come impietosa, anzitutto, deve essere la diagnosi: perchè la malattia, si badi, pare avvertita in primo luogo dal paziente, il teatro ragazzi stesso, al di là dei corporativi certificati di “sana e robusta costituzione” che ' ancora una volta ' ci siamo attribuiti lunedì 26 a Roma. Negare la malattia equivale ' come per gli alcoolisti o per gli anoressici ' a negare la possibilità di una cura.

In termini generali, mi pare che il sintomo della malattia si possa ' molto schematicamente ' sintetizzare nella constatazione (o quantomeno nella denuncia interna diffusa) di un progressivo calo medio della qualità della produzione di settore. O, se non altro, della qualità visibile (un’indicazione analitica che potrebbe essere molto interessante). Una sorta di pallore diffuso, una diffusa stanchezza.
E’ come se il midollo osseo dell’organismo fosse impegnato ' un dato verificabile in ogni vetrina ' nella frenetica e quantitativamente abnorme produzione di blasti, cellule inattive, inerti, prive di vitalità. E, in questa frenesia, la produzione di globuli bianchi attivi (i leucociti, le difese dell’organismo), di globuli rossi (i portatori dell’ossigeno e dell’energia), delle piastrine (le cellule che riparano i tessuti e il sistema circolatorio) si riduce sempre più. Il risultato è un organismo sempre più debole ed esposto ad altre patologie.
Questa malattia ' purtroppo la conosco molto bene ' si chiama leucemia, e io mi sento di dire che, oggi, il teatro ragazzi sta attraversando la sua fase acuta: è la fase in cui i blasti inerti ' cellule ad alta velocità di riproduzione ' impongono il proprio tasso di crescita all’intero organismo. Da cui una progressiva immunodeficienza, emorragie diffuse, inerzia, depressione…

La soluzione è ben nota: se l’ultima ratio ' che mi pare in linea con le proposte di Davide ' è il trapianto di midollo (ma dobbiamo buttare via tutto? E chi ci darà un midollo sano, istologicamente e geneticamente compatibile? E per quanto tempo dovremo cercare il donatore?), la terapia di prima istanza è in realtà la chemioterapia: durissima, ma meno invasiva e pericolosa. In sintesi: il protocollo per la leucemia (in assenza di farmaci ad azione specifica) consiste nell’inibizione della crescita di tutte le cellule a rapido tasso di riproduzione. Questo comporta, per esempio, la perdita dei capelli (perché le cellule epiteliali del cuoio capelluto hanno una crescita veloce) e anche un calo provvisorio e controllato dei leucociti, dei globuli rossi, delle piastrine. Lentamente il midollo osseo viene ripulito e ricomincia a produrre le proprie difese ed energie.
Ed esco finalmente dalla metafora, che tuttavia mi pare preziosa ' per me è stata quasi un’illuminazione - anche se oggettivamente molto forte. Provo a ricominciare a parlare la lingua a cui siamo abituati, cercando tuttavia di 'tradurre' volta per volta la metafora nei nostri codici. Ho già avuto modo in diverse occasioni di asserire che il problema della 'qualità' (nel nostro mondo autopoietico) non è probabilmente - o non solo - un problema di qualità dei produttori ma anche - forse soprattutto -un problema di qualità dei modi e dei tempi di produzione. E' come se l'organismo fosse autoindotto alla produzione di blasti. E i blasti sono tutti quegli spettacoli in cui io personalmente ravviso la perdita di ciò che ritengo sia, debba essere, la qualità fondamentale del nostro lavoro: la costruzione del senso, un'antica vocazione politico-pedagogica, una filosofia del fare teatro per i ragazzi che si identifichi con (o sia parte di) una Weltanschaaung (madonna che parola!), una complessiva visione del mondo, della società, della civiltà. Nel parlare ai bambini attraverso l'arte, con il loro linguaggio e con la loro sensibilità, io vedo - senza ideologismi - la possibilità di diffondere germi di ecologia della mente, di produrre piccole molecole di ossigeno, anticorpi potenziali - ed è a mio parere un'urgenza - all'imbarbarimento progressivo dell'occidente del secondo millennio. Senza nessuna pretesa messianica ma con la consapevolezza che tutto questo è poco, ma è tutto ciò che abbiamo. Non esiste una sillaba di Gianni Rodari - per esempio - che non abbia in sè, anche nel gioco e nel ''cazzeggio, quest'istanza di trasformazione. Teatro intrinsecamente politico dunque. Anzi per certi versi forse l'unico teatro politico sensato.

Ecco: mi pare che quel che manca sia oggi esattamente questo. Il teatro ragazzi pare obbligare se stesso - a causa soprattutto di un rapporto acritico con l'universo scolastico - alla produzione di spettacoli senza senso, senza idee, senza energia, senza ossigeno. Il corpo diviene sempre più debole: pallido e fiacco anche nell'immagine, nel rapporto con l'esterno e con le istituzioni. Le difese si abbassano: e l'organismo si espone ad 'infezioni' continue (anche nel suo autodefinirsi, per cui il Teatro Ragazzi si identifica con l'insieme di tutte le compagnie che 'dicono' di fare teatro ragazzi). E il sistema circolatorio (la distribuzione?) non pare più in grado di curare le proprie ferite ed accoglie tutto ciò che circola nelle sue arterie...
E allora, forse, occorre che la metafora della chemioterapia si faccia politica di settore. Che vengano introdotti meccanismi autoterapeutici basati su una fortissima selettività, che, nell'incentivare e favorire i tempi di studio, di ricerca e di laboratorio, lunghe e preziose pause di costruzione e di maturazione del senso, disincentivi al contempo e renda inefficace la pratica della produzione forzata. A partire, per esempio, da una riforma delle vetrine che vada nella direzione del rigore delle direzioni artistiche, nella tutela dei repertori, della curiosità (ed apertura ancora una volta rigorosa) alla promozione del ricambio generazionale.
E per ora mi fermo qui, alle vetrine, perchè mi pare che - se il sistema distributivo del nostro settore si basa ancora, come continuo a credere, in larga misura sulla visibilità (non vorrei affrontare per il momento i meccanismi 'drogati' del nostro mercato) - una possibile riforma delle vetrine porti con sè, in nuce, i germi di una possibile riforma del teatro ragazzi. A partire da un primato del senso.
ADRIANO GALLINA

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