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recensioni
INCONTRI TEATRALI IN TICINO
Recensioni a cura di Mario Bianchi

Come sempre ricchi di sollecitazioni e di spettacoli interessanti gli “Incontri teatrali” che da quattro anni si tengono in Ticino organizzati dall'omonima associazione con la direzione artistica di Vania Luraschi e Paola Tripoli e che mescolano intelligentemente spettacoli di ricerca e di teatro ragazzi. Quest'anno si sono svolti dal 12 al 15 Aprile tra Chiasso e Lugano con diciassette spettacoli provenienti non solo dall'Italia e dalla svizzera.
Ed infatti tra le proposte più interessanti spicca la kossovara 'Mesimi ' proveniente da una delle regioni più martoriate dell'Europa con una versione molto particolare de “La lezione” di Jonesco. Il capolavoro del drammaturgo rumeno concede al gruppo Dodona Theater una feroce e dolente rivisitazione in chiave simbolica della storia del proprio paese dove si è consumata una delle più crudeli repressioni degli ultimi anni. Il rapporto di sudditanza squisitamente ma eloquentemente verbale tra una alunna ed il suo insegnante,presente in Jonesco, nello spettacolo è reso sino all'estreme conseguenze con una misura teatrale veramente ammirevole, grazie e soprattutto alla recitazione di Adriana Matoshi e Astrid Kabashi e ad una regia essenziale ma di forte intensità.dovuta a Bekim Lumi. Altri gli spettacoli di ricerca interessanti visti a Lugano, i losannesi del “Theatre en Flammes” hanno presentato “La premiere fois” sorta di sinfonia di luci, di corpi attoniti,di parole che attraverso la confessione di 7 attori che raccontano con diverse lingue e approcci le loro esperienze iniziatiche imbriglia gli spettatori in un'atmosfera rarefatta di pregevole consistenza.
Proseguendo la coraggiosa ricerca per una diversa fruizione dello spazio scenico già apprezzata in “Ghirigori per un lupo nero” e in “La vita:Avvertenze e modalità d'uso” la compagnia ticinese Trikster teatro in “Quasi una preghiera” costruisce questa volta una stanza circolare dentro la quale attraverso undici finestre ventidue spettatori possono vedere “La stirpe di Caino all'opera”, ascoltando attraverso delle cuffie una voce che rimanda a ciò che avviene davanti e dentro di loro. C'è una specie di specchio dunque tra spettatore e attore in un contrasto tra un uomo ed una donna che si fa sempre più forte,che si spoglia man mano di riservatezza e circospezione per sfociare in una lotta senza quartiere. Alla fine però ci sembra che la costruzione dello spazio in questo spettacolo sia più interessante di ciò che avviene sulla scena, dove soprattutto nella seconda parte tutto si fa meno calibrato, esteriore e dove il commento sonoro risulta invadentemente pretenzioso. Diversi i gruppi italiani presenti agli “Incontri teatrali”. Reduci dall'ottima prova di “One reel” il gruppo toscano Zaches , ancora a livello di studio, ha presentato:”Faustus!Faustus! uno spettacolo dedicato al mito di Faust dove si intersecano anche echi di Hoffman e Meyrnick per una performance che conferma l'originalità, almeno in Italia, di uno stile basato sulla forza del movimento di corpi deformati da mashere e pupazzi dalla resa inquietante di spiazzante efficacia.

Due gli spettacoli di impronta comica, I Manicomics in coproduzione con il Sunil con “Brutta canaglia la solitudine”e il Tony Clifton Circus con “Il ritorno di Hula Doll” Il gruppo piacentino, questa volta in collaborazione con il talentuoso regista del ticinese Sunil, Daniele Finzi Pasca, mette al centro della scena due personaggi,Vitalizio e Medoro, sorta di monaci eremiti che per riempire la solitudine della loro esistenza “simulano” di continuo un improbabile miracolo correlato dal tentativo di rapportarsi con verdure ed affini sempre per sconfiggere il silenzio che li circonda. Lo spettacolo è permeato da una comicità sommessa quasi melanconica che avrebbe bisogno a nostro avviso per essere maggiormente incisiva di una drammaturgia più compatta e meno ripetitiva. Comicità surreale,volutamente spezzata , crudele, è invece quella del trio Nicola Danesi De Luca Iacopo Fulgi e Enzo Palazzoni del Tony Clifton Circus che con l'evidente e dichiarata influenza di Leo Bassi , conducono una performance spesso ricca di momenti efficaci. Giocano attraverso situazioni a volte sgradevoli, dialogano con il pubblico spiazzandolo continuamente , bruciano icone creando una comicità estrema dai risvolti paradossali.

Il giovane e promettente gruppo romano ” Muta Imago” ha presentato a lugano (a+b)al cubo. Qui il tema della guerra e della sua influenza nefasta sulla vita di tutti i giorni è risolta attraverso un uso sapiente dell'immagine intesa in tutte le sue possibilità e sfaccettature. I due performer chiusi in uno spazio cubico allestiscono lo spettacolo con un uso multiplo di schermi dove soprattutto sono le ombre a farla da padrone,la luce crea una drammaturgia di situazioni,mentre corpi, immagini e suoni d'epoca contestualizzano una storia vera fatta di amore e di morte.
A Lugano è stato anche presentato ilo spettacolo vincitore del Festival di Ottobre “Bestie feroci” dei sardi del Teatro dell'Armadio.”Bestie Feroci” è una sorta di blob musicale composto da canzonette,musica colta e popolare che rimanda soprattutto agli anni settanta ed ottanta ed eseguito dal vivo da Fabio Marceddu e Antonello Murgia con grande perizia attraverso differenti registri.
Il contrasto dei modi e del senso con l'aggiunta di parole e cartelli rendono espliciti i mutamenti generazionali e la perdita degli ideali avvenuti nel nostro paese. Lo spettacolo molto godibile nella sua forma scanzonata è tutt'altro che banale ma in questo senso avrebbe bisogno di un maggiore respiro e di una più adeguata drammaturgia di intenti.

Nella parte dedicata al teatro ragazzi le due produzioni più apprezzate sono state il nuovo lavoro della Compagnia Rodisio “La famiglia” già visto a Zona Franca e gli svizzeri dell'eclat Choreographisches Theater che ha messo in scena in uno spettacolo di teatro danza due adulti e sei bambini con esiti di grande poesia.
A Lugano abbiamo visto anche l'ultimo tassello del progetto che Simona Gonella ha condotto con il gruppo foggiano “Cerchio di gesso” dedicato a tre capolavori della letteratura inglese.Dopo la narrazione che era al centro di “Peter Pan”, il gusto dell'immagine stilema preferito per “Alice”, nella terza trasposizione teatrale di un classico della letteratura come “L'isola del tesoro” di Stevenson,la regista milanese ha privilegiato la cadenza dell' Opera rock con risultati convincenti. Le famose avventure del giovane protagonista Jim infatti si svolgono in uno spazio che allude ad un palco da concerto rock e che si trasforma via via in locanda ,in ponte di una nave,in un'isola ovviamente e la vicenda è accompagnata dalle musiche scritte per l'occasione da Gipo Gurrado.
La messa in scena si spinge forse verso troppe direzioni,non sempre sviluppate coerentemente , come per esempio il rapporto tra il ragazzo protagonista ed il mitico Long John Silver , ma abbiamo visto finalmente un teatro che non si accontenta solo di narrare attraverso la forza degli attori e una scenografia efficace una storia ma che vuole interrogarsi sul senso di raccontarla oggi per dei ragazzi , ponendosi il problema sul disvalore del mito negativo con la felice invenzione di metterla al centro di una cornice musicale rock a loro congeniale dove il tesoro è una chitarra elettrica.
La narrazione era presente agli”Incontri teatrali” con due spettacoli, la coproduzione italo svizzera “Topo Federico racconta” dove il narratore italiano Roberto Anglisani e il direttore svizzero Diego Fasolis si confrontano in un duello tra parole e musica davvero intrigante e “Domitilla e la stellla delle parole perse “ dove la brava Stefania Mariani si misura con successo con una storia dai contorni in verità spesso inconsistenti.

MARIO BIANCHI

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