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Eolo
stelle lontane
Sulle vertine e i festival
Dare la possibilità ad uno spettacolo di maturare.Intervento di Sylvie Vigorelli su 'La portinaia Apollonia' del Teatro del Piccione

La portinaia Apollonia, due anni dopo.
Anche gli spettacoli crescono. Due anni fa, dopo il debutto al festival di Torino Il gioco del teatro, Eolo ha pubblicato un mio contributo critico sullo spettacolo La portinaia Apollonia del Teatro del Piccione. Ho avuto da allora varie occasioni per rivedere lo spettacolo e vorrei oggi recensirlo nuovamente, per rendere merito ad uno spettacolo maturato e portato a compimento, e per dare spazio all’enunciazione di due 'buone pratiche', per usare un’espressione cara a Eolo, quanto mai necessarie: l’una di continua messa in discussione di un lavoro all’interno della compagnia, nell’ascolto e nel confronto positivo e costruttivo con il pubblico - e forse anche con la critica -, l’altra della necessità da parte di noi operatori (me per prima tanto critica), di fare attenzione nel formulare – tanto più se pubblicamente - un giudizio non ritrattabile sulla base di un’unica replica in occasione di una vetrina.
Liberamente tratto dall’omonimo libro di Lia Levi, lo spettacolo tratteggia caratteri, persone e situazioni scegliendo i colori e le inquadrature dettate dalla percezione di Daniel, che vive, sente e immagina le persone, la realtà e la vita a partire dai suoi sette anni. Sullo sfondo la guerra. Una guerra che si indovina nell’esperienza di Daniel e nella quotidianità dei gesti: è nel sapore del pane, nel rimanere a casa da scuola, nelle sue paure e nei suoi desideri, nell’assenza del suo papà, nella nota struggente del canto della sua mamma. Lo spettacolo accosta con grande delicatezza e allo stesso tempo con straordinaria efficacia il pregiudizio e la discriminazione razziale subiti dagli ebrei durante l’occupazione nazista, e il pregiudizio e la discriminazione che caratterizzano il comportamento dei bambini nei confronti della Portinaia Apollonia – brutta e quindi strega - così come nei confronti di Daniel stesso, il più debole del gruppo.
Nella sua sobria semplicità (non compare tra l’altro nessun simbolo), La portinaia Apollonia conquista un respiro più ampio, che va ad abbracciare tutti i pregiudizi e tutte le guerre, arrivando al cuore della storia così come al cuore dei bambini. Uno spettacolo ricco di poesia e di contenuto, che va oltre alle pagine del libro per diventare teatro con sincerità e freschezza.
SYLVIE VIGORELLI

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