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Eolo
recensioni
ARRIVANO DAL MARE
Le recensioni del festival di Cervia di Alfonso Cipolla e Mario bianchi

Edizione di passaggio,possiamo dire,questa trentatreesima di “Arrivano dal mare “, il Festival Internazionale dei Burattini e delle figure che si è tenuta a Cervia dal 7 all' 11 maggio , edizione che, dopo i fasti degli anni ottanta e novanta ed il forzato anticipo al mese di maggio, cerca di dare un nuovo e definitivo assetto a questa manifestazione che nel bene e nel male rimane la più importante del genere in Italia. Due le direzioni che ci pare di intravvedere, tutte due per altro mosse meritoriamente da una ricerca di sinergia con tutte quelle realtà che si muovono in Italia verso questi orizzonti, una seria e partecipata ricognizione sulle arti della tradizione che si innestano sul teatro di figura come la narrazione e una valorizzazione di quello che di vitale nel nostro paese si muove nel campo specifico del teatro d'animazione
Molta parte dell'edizione di quest'anno si è concentrata con l'iniziativa” l 'Alba dei racconti “ ideata e diretta da Sergio Diotti e Mimmo Cuticchio e incentrata come si è detto sulla narrazione.

Infatti se la narrazione si sta dimostrando in netta crisi se non impostata come recupero della memoria,è giusto che essa venga analizzata anche come radice inequivocabile dell'arte popolare e quindi dei burattini e delle marionette. Il festival a tale proposito vi ha dedicato un convegno ed un omaggio all'Iran . culla millenaria di affabulazione , dove tra gli altri abbiamo potuto gustare l'arte di vari narratori “naqqual” tra cui lo straordinario Valollah Tarobi con il suo repertorio basato sul poema epico nazionale Shahnameh , la giovane narratrice Sagi Agili, la compagnia “Apple tree” con i suoi burattini già apprezzati l'anno scorso.
Inoltre in una serata dai risvolti particolari siamo stati presenti alla narrazione del famoso episodio di Ulisse e Polifemo reso celebre da Omero nell'Odissea compiuta da due maestri l'italiano Cuticchio ed il francese Bruno De La Salle . Se conoscendo il maestro siciliano non abbiamo avuto sorprese nell'adesione emotiva alla sua straordinaria narrazione epica ,siamo stati letteralmente rapiti dal racconto del francese, tutto giocato sul ritmo cantilenante della narrazione a cui faceva da contrappunto il battito dei piedi in un connubio stuprfacente dove il dolore del gigante accecato emergeva in tutta la sua potenza.
Ma la narrazione è stata scandagliata anche in rapporto agli oggetti con alcuni artisti italiani come Sergio Diotti,Francesco Mattioni,Paola Serafini,Lui Angelini e Marco Renzi e con le performances di giovani allievi comeArianna Di Pietro e Flavia d'Aiello. Certo il teatro di figura, non è stato dimenticato e ha avuto il suo apice nei due spettacoli di Arrivano dal Mare di cui abbiamo già parlato “Pulcinella e la notte di San Giovanni” realizzato con il gruppo catalano Pa Sucat e “Pulcinella a quattro mani” con Luca Ronga e Gaspare Nasuto ,spettacolo quest'ultimo che possiamo ben dire segna una svolta nel teatro di figura italiano per la capacità dei due artisti di interagire all'interno di due differenti baracche in modo perfetto realizzando un unicum ritmico veramente eccezionale.
Ma abbiamo visto spettacoli significativi anche nelle altre sezioni del festival,la cui parte preponderante era occupata dalla vetrina italiana del teatro di figura, giunta ormai alla terza edizione, e che, nelle intenzioni di Franco Belletti e della giuria , nelle prossime edizioni dovrebbe approdare in Piemonte ed in altre regioni.

La storia del cattivo principe Ildebrando, divenuto per aridità di cuore una bestia,in questo caso un povero cane, preso a bastonate da tutti e che, come spesso accade, dopo essere amato , ritornerà un essere umano migliore di prima , è raccontata in ” La bestia e la bella “ attraverso una dovizia di mezzi e di tecniche con il raro gusto del teatro totale dai fiorentini del Teatrombria. Uno spettacolo composito quello di Grazia Bellucci dove pupazzi burattini ed ombre concorrono a formare una creazione divertente e di raffinata fattura. La giovane compagnia aquilana Stultiferanavis in” Visioni contemporanee della marionetta”, attraverso un percorso lezione diviso in varie stazioni, intende ammaestrare il pubblico sulla marionetta e sulle sue varie interpretazioni, tra ovvietà disarmanti e curiose esemplificazioni che utilizzano il video, il teatro di figura e l'arte figurativa, si consuma l'operazione di per sé coraggiosa e non peregrina che aquisterebbe a nostro avviso un diverso spessore ed una maggiore credibilità se fosse proposta in modo meno accademico e con qualche filo di ironia in più .E' comunque meritorio che una giovane compagnia abbia intrapreso un simile percorso misurandosi con le varie e immaginifiche suggestioni provenienti dalla marionetta.
Dopo il felice esito di “A Brema “ Il Melarancio in “Famelicolupo, ovvero come ti mangio i tre porcellini”, riprova con successo a misurarsi attraverso pupazzi e burattini con una celebre fiaba che alla fine risulta essere un divertissement sul tema del mangiare e dell'essere mangiato con protagonista un simpaticissimo lupo alle prese con diversi animali ma soprattutto con i tre porcellini,quei tre porcellini. Essendo ancora all'inizio del percorso il ritmo dello spettacolo non è ancora ben dosato ed il personaggio non ha ancora acquisito la sua giusta dimensione tra caricatura e realismo, ma possiamo già pronosticare allo spettacolo ,data l'estrema godibilità dell'intreccio e la gustosa resa figurativa della scena, un grosso successo. Dopo due spettacoli dedicati nell'alveo dell'opera lirica a “Papagheno “e a “Figaro” per il Teatro Stabile delle Marche , Il regista Fabrizio Bartolucci si misura con una delle opere più complesse dell'intero repertorio melodrammatico”Le nozze di figaro” di Mozart incentrando la narrazione sul personaggio di Cherubino vero emblema della fanciullezza appena abbozzata. Figaro,un ragazzo eternamente innamorato che significativamente Mozart fa interpretare da un mezzosoprano, è in quell'età meravigliosa dove “or di fuoco or sono di ghiaccio”. Dobbiamo dire che i primi dieci minuti dello spettacolo sono davvero folgoranti, con il personaggio ben interpretato dal solito simpaticissimo Sandro Fabiani che si guarda allo specchio,che ha un suo doppio femmina ed è fronteggiato da un vero e proprio baritono ,con un uso veramente curioso dell'immagine su palloni che diventano ora personaggi,ora luna ora giardino. Più impervio il percorso successivo quando lo spettacolo deve fare i conti con una storia che contiene diversi livelli narrativi difficilmente riassumibili e che lo spettacolo a volte affatica ad assimilare , ma dobbiamo dire che l'operazione per altro appena “licenziata “ è coraggiosa ed interessante e con i necessari aggiustamenti ha tutti i numeri per diventare uno spettacolo compiuto ed integrante.

MARIO BIANCHI

IL FAUST DI LUI' ANGELINI
Il teatro di oggetti di Luì Angelini è un teatro alchemico. Non nasce dall’animazione degli oggetti o da una loro antropomorfizzazione, ma è la forza di una parola straordinariamente razionale a spalancare le porte dell’immaginario. È la percezione stessa degli oggetti a trasformarsi, come se questi contenessero nel loro nome o nella loro forma o nel loro uso usuale un frammento necessitante per la storia raccontata. La decontestualizzazione dell’oggetto in chiave umoristica è la sua metamorfosi risolutiva. È come se una nota a piè di pagina prendesse vita, o una didascalia, per supportare l’inanellamento del racconto. Era perciò inevitabile, gioco nel gioco, trasformazione nella trasformazione, che Luì Angelini si misurasse col mito di Faust, il mito alchemico per eccellenza. È quanto è avvenuto al Festival di Cervia, nella notte dedicata al raccontare con figure. Una folgorazione, un gioiello prezioso, un quarto d’ora fulminante che vale un saggio, che concentra una poetica nell’alambicco dell’intelligenza disillusa dal comico.
Alfonso Cipolla


LE SIRENE D’ORO 2008

Il premio “Sirena d’Oro” è il riconoscimento che il Festival Arrivano dal Mare ogni anno attribuisce ad artisti, compagnie, studiosi, operatori culturali, istituzioni e imprese che “abbiano con la loro opera contribuito a promuovere e a illuminare il Teatro di Figura nel mondo”.

Quest’anno la scelta è caduta su Fahime Mirzhaoseimi (Tehran-Iran), Mara Baronti (La Spezia), Alfonso Cipolla (Torino)
Fahime Mirzhaoseimi, giovane donna iraniana, burattinaia e regista teatrale, fondatrice della Compagnia Apple Tree (composta da lei e le tre sorelle), che con la sua attività di studio ed artistica da diversi anni lavora per creare un ponte tra le diverse culture ed espressioni che compongono il patrimonio artistico e di tradizione comune a tutti i continenti, già nel 2007ospite del Festival Arrivano dal Mare!.
Mara Baronti, artista apprezzata e stimata, in Italia e all’estero, tra le prime ad impegnarsi in prima persona, come interprete e studiosa, per il recupero dell’arte della narrazione tradizionale, maestra di tecniche e modalità espressive, padrona di un vastissimo repertorio di storie, favole, racconti che spaziano dai miti greci all’epica medio-orientale passando per le più suggestive tradizioni europee legate all’oralità.
Alfonso Cipolla, docente di Teatro di Figura all’Università di Torino e di Messa in Scena Teatrale al Conservatorio di Alessandria, protagonista di un lavoro di ricerca e promozione del Teatro di Figura come bene culturale tradizionale e come linguaggio teatrale contemporaneo, fondatore insieme a Giovanni Moretti (già Sirena d’Oro) dell’Istituto per i Beni Marionettistici di Grugliasco (Torino).

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