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Eolo
stelle lontane
UNA PRIMA DIFFICILE
Riflessioni utilissime di Silvano Antonelli sulla creazione di uno spettacolo per l'infanzia

Riflessione in merito a una 'prima' difficile. Venerdì 13 giugno ho debuttato a Gallarate, al festival 'Via Paal' con lo spettacolo 'Ai bambini con le orecchie'. Era un debutto 'vero' nel senso che lo spettacolo, a parte tre prove con gruppi di bambini, non era mai stato fatto. In quell'occasione, lo spettacolo non ha funzionato come avrei voluto. Tralascio le attenuanti alle quali potrei appellarmi: il forse eccessivo numero di spettatori bambini per uno spettacolo del quale ancora non hai il controllo; l'avere dovuto rinunciare alle ultime prove per cause di forza maggiore; ecc. Ma non é questo il punto. Qualcosa non ha funzionato e basta.
Eppure venivamo da giorni nei quali chiunque lo vedesse in prova ne pronosticava un radioso futuro. Ma, allora, che cosa non ha funzionato? Ero lì, stordito dall'esito della replica e con dentro un pervasivo senso di disagio. Ero lì, qualche ora dopo lo spettacolo, sdraiato su un letto di una camera dell'Hotel Astoria, mentre sullo schermo della televisione scorrevano le immagini di Italia-Romania. Di fianco a me si era seduto Pietro, il figlio di Silvia Criscuoli, che agitava volenteroso una bandierina dell'Italia. Fortuna che c'era lui.
Mentre ero lì affaccendato a resistere allo sconforto e a cercare le ragioni di ciò che mi era accaduto poco a poco cominciavano ad affacciarsi alla mia mente situazioni analoghe a quella che stavo vivendo e, piano piano, ho capito che io ho sempre 'fallito' gli inizi degli spettacoli (almeno dal mio punto di vista). Mi è venuto in mente di quando ho debuttato con 'Strip', un giorno di febbraio del 1990, al Teatro Sant'Angelo di Perugia per gli amici del Fontemaggiore. Era una versione incredibile. Ricordo solo che ero su una valigia...in mezzo al mare..e pescavo dei ricordi. Certo i bambini ogni tanto ridevano e alla fine qualche insegnante ti diceva pure che eri stato bravo ma, in cuor tuo, sapevi che quelle opinioni, pur rispettabili, non andavano al dunque.
Anche l'altro giorno, a Gallarate, diverse insegnanti alla fine dello spettacolo ci hanno fatto i complimenti e una famigliola mi ha fermato per strada dicendo che lo spettacolo era stato molto bello. Io ho sorriso e ringraziato. Sapevo benissimo che 'non valeva'. Tornando a 'Strip' ricordo che poco dopo quella data di Perugia dovevo farlo per le scuole del comune di Torino. Le repliche sarebbero cominciate un lunedì. La domenica pomeriggio vengo assalito dal disagio di quella metafora distante dai bambini e decido che, per il giorno dopo, avrei fatto il fotografo che fotografava i bambini. Nel novembre del '90 Renzo Raccanelli mi chiede se ho voglia di andare al San Geminiano a Modena e stare lì, dormendo in foresteria, e facendo una volta al giorno lo spettacolo. In quella settimana lo spettacolo ha trovato definitivamente se stesso.
Giravo per i negozi di Modena a cercare le cianfrusaglie che, di volta in volta, mi veniva in mente di aggiungere. Ricordo come mi guardò la farmacista quando ho comprato un laccio emostatico (a me serviva come tubo per gonfiare un palloncino). 'Strip' ha poi avuto, nella piccola storia della Compagnia, una importanza fondamentale: ha fatto più di mille repliche in Italia e Europa, ha vinto premi, ecc.

Tralascio altri esempi perché dovrebbero riguardare molti degli spettacoli che ho fatto. Ma ne cito un ultimo, molto recente: 'Storia di un palloncino'. In una prima versione non avrei dovuto farlo io ma un'attrice. Quando lo abbiamo fatto vedere a dei bambini sembrava non funzionasse appieno e abbiamo sospeso le prove. Io non volevo farlo perché non pensavo di essere in grado di 'raccontare una storia'. Alcuni colleghi hanno insistito che almeno ci provassi e così ho fatto. Il debutto è avvenuto una sera di fine agosto in una piazza di Copparo.
La cosa meno problematica che mi è successa in quella replica è che non avevo calcolato che fare uno spettacolo, avente come protagonista un palloncino, all'aperto in una sera di vento poteva non essere l'idea migliore. Solo la signorilità e la lungimiranza di Luciano Giuriola ha fatto si che il giorno dopo non mandasse un dispaccio a tutto il mondo del teatro ragazzi italiano dicendo di stare lontani da quello spettacolo. Io, col mal di pancia, ho cercato di capire che motivi avessi per raccontare una storia, e proprio quella storia lì.
Ho aggiunto allo spettacolo alcuni aneddoti iniziali che riguardavano la mia vita e questo mi ha messo nella condizione di poterlo fare. Il resto è storia recente. 'Storia di un palloncino', quest'anno, ha fatto più di ventimila spettatori. E' la prima volta che mi accade.

Sia chiaro che tutto questo non ha come sottotesto:'L'altro giorno ho fatto una brutta figura ma non preoccupatevi ci lavorerò e sistemerò lo spettacolo'. Il sottotesto é un altro e lo confermo: 'cosa non ha funzionato?'. Non hanno funzionato tante cose ma per me una in particolare. Non sono riuscito a far coincidere i 'tempi della natura' con 'i tempi del mercato'. Altre volte ci ero riuscito. A essere sincero quasi sempre. Magari per il rotto della cuffia ma lo spettacolo in qualche modo funzionava. In questa occasione no. E' come se avessi dovuto staccare troppo presto una mela dall'albero perché il mercato si teneva proprio quel giorno lì, a quell'ora lì (per altro il 13 e, per giunta, di venerdì)..
La mela non era matura. Magari c'era la confezione, i gesti giusti ma mancava il succo, il profumo, il ritmo. Magari dovevo ancora buttare via scenografie, cambiare situazioni, accorciare il tutto, essere io più presente...non so. Non sto a fare considerazioni sul ruolo di 'Vetrine' e ' Festival' e sulla mutazione genetica che hanno provocato nel modo di produrre e di proporre gli spettacoli al 'mercato'. Sarebbe inopportuno farlo proprio ora solo perché é andata un poco storta..
Mi limito a riflettere sul fatto che uno dei patrimoni più importanti di un certo teatro ragazzi a cui mi sento di appartenere sta proprio nei modi di produrre gli spettacoli. Per me gli spettacoli non sono mai stati il confezionare un prodotto ma cercare un modo per porgere il significato di un rapporto. E anche se so che, con gli anni, l'esperienza dovrebbe limitare la possibilità di errore, so anche che fin che non afferro precisamente il perché sono in scena di fronte a dei bambini e cosa stiamo vivendo insieme, il mio spettacolo non avrà mai senso perché io non risulterò credibile.
Per questo, con fatica, riprenderò in mano la mela che avevo posato sullo scaffale del mercato non capendo che era come 'Strip' a Perugia e 'Storia di un palloncino' a Copparo e la riattaccherò con lo scotch all'albero dal quale l'avevo staccata e cercherò di portarla a maturazione. Questo non per avere 'altre occasioni' ma per fare tesoro dell'esperienza e per spirito di coerenza. Nel frattempo telefonerò a Luciano Giuriola che, sulla fiducia, aveva chiesto una replica per settembre a Ferrara e gli dirò che non so se me la sento di farla, almeno fin quando non avrò terminato di far maturare la mela. Per altro sta piovendo da quasi due mesi.
16 giugno 2008
Silvano Antonelli

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