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Eolo
stelle lontane
PROGETTO BAGLIORI
Abbiamo chiesto a Pietro Chiarenza di parlarci del suo progetto del fuoco in scena

EMOZIONI IN AZIONE
Progetto Bagliori: per un fuoco drammaturgico...

Progetto Bagliori è un gruppo di intervento urbano specializzato nell’utilizzo drammaturgico del fuoco. Progetto Bagliori è l’espressione luminosa di un rito 'giocato': danza, circo e teatro fisico si ritrovano ogni notte per accendere una porta, attraversarla e muoversi nello spazio impreciso di un mondo di fiamma.

PROGETTO BAGLIORI: ORIGINI

Dal 1999 al 2006 mi sono occupato tra le altre cose di regie di 'feste di piazza' (presso il Laboratorio degli Archetipi di Lodi): intese come grandi eventi drammaturgici che ripercorrono la ricchezza antropologica delle feste medioevali e pre-medioevali (festa della luce, calendimaggio, carnevale e simili...) coinvolgendo da 100 a 1000 persone in scena alla volta tra bambini-ragazzi-musicisti ed attori. Eventi macroscopici che raccontano il patrimonio archetipico dando vita alla celebrazione di cosmogonie rituali. Ogni festa-spettacolo costruisce il proprio racconto a partire dagli elementi simbolici comuni ai miti e mitologie di ogni parte del mondo. Attraverso il gioco della piazza in festa mi sono avvicinato al fuoco, per anni ho costruito grandi e leggere istallazioni scenografico-dinamiche e decine e decine di props (oggetti di scena), molti dei quali custodivano fuoco in loro. Le grandi fiamme che evocavamo all’interno di immensi spazi circolari catalizzavano il respiro collettivo di migliaia di persone di qualunque età, cultura e religione. Nel frattempo avevo avuto la fortuna di sperimentarmi scenografo e/o regista nell’opera, come nel teatro ragazzi (in Belgio), teatro serale, teatro-circo, maturando la convinzione che la formula di teatro che più mi affascinava fosse quella di un teatro multidisciplinare (danza, teatro, circo, musica unite in un abbraccio comune) trasversale a più generi e 'cinematografico' (rapidità esecutiva, copione come storyboard, importanza del taglio e del montaggio, colori e luci, musica 'drammaturgica', costruzione dell’immagine, dissolvenze semplici e incrociate et similia).
Con questi due filoni esperienziali alle spalle decido di fondare negli ultimi mesi del 2006 Progetto Bagliori con il desiderio di sperimentare attorno alla possibilità di codificare un linguaggio estetico che sposasse drammaturgicamente una tipologia di fisicità teatrale ed un elemento principe delle manifestazioni open-air: mastro Fuoco, appunto. Quando con 'Fuochi d’inverno' (febbraio 2007) ci siamo trovati a 'conquistare' (come titolavano i giornali locali il giorno dopo) i 20.000 di Piazza S.Marco che assistevano alla prima nostra produzione ad evento unico per il Carnevale di Venezia, ho capito che stavamo facendo qualcosa di bello e che bisognava quantomeno provarci per un po’ di tempo ancora. Ad un anno e mezzo di distanza sono 50.000 le persone che hanno assistito ai nostri eventi, e noi siamo ancora qui, in attesa di regalare qualcosa di speciale a quanti più sognatori, siano giovani, vecchi o bambini, sia possibile.

PROGETTO BAGLIORI: LA POETICA

In Italia il termine spettacolo di fuoco si esaurisce ancora bruscamente nel sottobosco della giocoleria convenzionale di genere che si avvale di un numero relativamente ampio di attrezzi specifici, più o meno personalizzati dai singoli gruppi o artisti. Che sia inserito in una giustificazione 'teatraleggiante' o meno, troppo spesso il fuoco viene abbandonato a se stesso, come se bastasse disperdere nel buio una sequenza vagamente geometrica e assolutamente ripetitiva di fiammelle per dialogare davvero con la divinità comburente. Crediamo che Progetto Bagliori abbia un linguaggio potenziale in divenire che si scosta da molte altre realtà preesistenti, e forte di una propria originalità sia artefice di un gioco con il fuoco unico nel suo genere. Prima di parlare del fuoco vorrei pero’ appuntare brevissimamente gli altri 'topoi' del nostro operato che assieme alla fiamma danno luogo all’immagine teatrale in movimento:

Luci:
lavoriamo su di un impasto cromatico di colori freddi (ghiaccio, blu e verdastri) che scontornano il fuoco in maniera netta e lo fanno brillare ancor di più, alcune pennellate di colori caldi regalano la profondità prospettica necessaria al tutto. Una nebulizzazione continua con macchine e ventole appropriate fornisce alla fotografia illuminotecnica la pastosità pittorica che riteniamo necessaria. Alcune persone pensano che il fuoco non debba essere illuminato ma galleggiare da solo nel buio, sbagliano.
Spazio e materia: Progetto Bagliori nasce per dialogare con lo spazio, adeguarsi allo spazio, ma al contempo piegare lo spazio a se. Non amiamo i palchi a meno che non siano costruiti in maniera particolare secondo nostra indicazione (terrazzati, a gradoni...) o con il pubblico su tribune. Abbiamo lavorato sulla neve, come su piattaforme galleggianti sull’acqua, appesi in parete o nella magia indimenticabile di boschi o radure. Siamo abituati a costruire immagini tridimensionali che funzionino con due-tre a volte quattro lati di pubblico. Dovendo lavorare nelle piazze, nelle nostre produzioni una particolare attenzione è data alla materia che crea la scena, che sia sabbia, terra rossa, cenere, linoleum trattato o quant’altro, una volta individuato, quel materiale rappresenterà il collegamento tra ognuno dei luoghi nei quali ci troveremo a fare spettacolo ed il mondo drammaturgico che dobbiamo evocare. In ogni caso i nostri spettacoli nascono per essere visti dall’alto, sono e saranno sempre degli eventi da anfiteatro aperto.
Costumi, e colori
: importante il lavoro sul costume che utilizziamo come maschera, ogni personaggio veste un colore unico (seguiamo il dizionario dei simboli nella scelta dei colori stessi) od un binomio di colori complementari atti a caratterizzare il personaggio stesso. Non crediamo nell’uso di troppi colori al contempo, creano disordine, tolgono pulizia alla scena e interrompono la comunicazione non verbale. I nostri costumi variano dall’universo Tolkeniano alla Londra di fine ‘800, o primi ‘900, quanto più il vestito contrasta con il fuoco tanto più per assurdo vi aderisce.
Props:
tutti gli oggetti di scena che non siano fuoco sono cromaticamente adeguati ai personaggi di appartenenza od all’architettura dello spazio scenico. Sono per la maggior parte contenitori: secchi-pentole-valige-botti-mastelli-bauli-cassette, oggetti chiusi che aprono alla meraviglia, esplodono in piogge di fuochi artificiali, liberano oggetti di fuoco nello spazio... Ci interessa l’oggeto scenico in quanto elemento esteticamente caratterizzante ed al contempo viatico di stupore.
Musica:
la musica originale viene composta con attenzione drammaturgica prima di iniziare a provare. Lo spettacolo scritto anzitempo è già diviso in scene con minutaggio previsto. Ogni singola scena viene divisa in blocchi di secondi con caratteri diversi, vengono creati i segnali per ingressi ed uscite, accensioni e cosi via. Ogni scena ha un’ atmosfera di base musicale e prevede al suo interno diversi cambi di ritmo e timbro. Il risultato è che la musica sembra accompagnare perfettamente l’improvvisazione della scena, in realtà l’azione e la musica si muovono assieme lungo binari sincronizzati in partenza.
Le storie:
normalmente (unica eccezione la sperimentazione ontologica sulla fenomenologia del fuoco di 'Incontri) i nostri spettacoli raccontano fiabe o frammenti di, liberamente riscritte a partire dall’iconografia simbolica di miti e mitologie di tutto il mondo, con una predilezione particolare per l’universo cinese e quello scandinavo. L’epopea di Gilgamesh, la Bibbia, le saghe vichinghe, storie della creazione africane e i topoi dell’epica greca ci regalano diluvi universali, viaggi mitici, flagelli devastatori, draghi bianchi e neri, divinità infere, messaggeri celesti, angeli caduti ed angeli guerrieri, boschi antropomorfi, diavoli-serpenti, mostri e cavalieri di fiamma. (vedi gli eventi unici 'La sposa rubata' per il FATF di Crema-Cr e 'L’ Isola giardino' per ENEL e 'Fuochi d’inverno' per il Carnevale di Venezia) Nell’ultimo periodo queste significati simbolici vengono trasposti attraverso il linguaggio della fiaba grazie alle influenze di Andersen, Afanasiev, Dickens e altri.
In questa stanza variegata ospitiamo il fuoco nelle forme più diverse: serpenti, giostre-ombrelli, gonne accese, stelle a terra, fuoco da mangiare, ventagli di tutti i tipi, artigli, specchi, ali ardenti, spade e armi di ogni sorta, porte e portali, braceri sospesi, corone, fiamme tra le mani, muri-cerchi-gabbie, fuochi da lanciare, che rimbalzano, fiammate in polvere, sfere, alberi, rosoni accesi, mostri giganti, draghi in volo...e tanto altro ancora.
Il fuoco va rispettato, temuto quanto basta, sfidato con moderazione. Portare in scena il fuoco significa fare propri dei tempi tecnici quali le accensioni (ed eventuali spegnimenti) degli oggetti ed integrarle all’interno del movimento scenico, incidenti di tutti i tipi sono all’ordine del giorno (oggetti che si accendono prima del dovuto, costumi o altri oggetti che si incendiano, pezzi di fuoco vivo che partono in direzioni inaspettate, ustioni inevitabili...) e anche questi devono essere diluiti quanto possibile nel gioco della scena. Il fuoco è magico, passionale, iracondo, solare, commestibile, puntiforme, aggressivo, suadente, tanti volti, tante sono le derivazioni emozionali e simboliche attraverso le quali la fiamma si lascia interpretare da noi.
Muoversi sulla scena con il fuoco significa sentire l’oggetto come prolungamento del proprio agire, connotazione espressiva della nostra maschera, di contro se volessimo lavorare in controtempo bisognerebbe trovare la strada adeguata per farlo. Il fuoco anche quando statico contiene il movimento perchè reagisce percettibilmente all’aria, quindi è un elemento assolutamente dinamico, è importante pero’ sperimentare in varie direzioni per trovare il movimento appartenente al singolo oggetto, ci accorgeremo che ci sono molte più possibilità di quelle che comunemente vediamo. Lavorare con il fuoco significa miscelare liquidi comburenti per ottenere le 'pozioni' migliori, trovare i materiali giusti atti a disegnarsi di fuoco nel buio: cherosene, diavolina liquida, acqua di fuoco, alcool, licopodium, farina 00, segatura, cotone, stoffa, fibra di kevlar, cosa è meglio e per ottenere cosa? Una ricerca alchemica continua.
Per Progetto Bagliori il fuoco è un compagno di viaggio che racconta immagini senza tempo passeggiando nello spazio teatrale, è un inchiostro particolare che disegna nel buio quello che vogliamo raccontare, capace di dare un tutto al nulla: un oggetto silenzioso nascosto nell’oscurità appena si accendere inizia a 'parlare'. Per Progetto Bagliori il fuoco è un linguaggio espressivo irrinunciabile, un riflesso negli occhi affascinati del pubblico grande e bambino che si diverte con noi, una divinità irrequietà e bizzosa (che sia Agni, Zhu Rong o Loki poco importa) alla quale porgere il nostro omaggio continuo. Progetto Bagliori è l’esperienza collettiva di un respiro condiviso.

PROGETTO BAGLIORI: MODELLI DI RIFERIMENTO

Non abbiamo modelli teatrali di riferimento precisi, ma molti artisti e gruppi che stimiamo in maniera particolare: da T.Kantor alla Fura dels Baus, il lavoro di Marcello Chiarenza con Arcipelago Circo Teatro, Il Teatro del Silencio di M.Celedon passando per le visioni immaginifere di Enrique Vargas, la leggerezza dei Les Colporteurs, la violenza fisica degli australiani Acrobat, l’inventiva meccanica dei Royal de Luxe e tanti altri ancora...con un occhio di riguardo particolare ovviamente al più importante ed interessante gruppo di fuoco europeo: La salamandre.

PROGETTO BAGLIORI: COLLABORAZIONI E PROGETTI FUTURI

Dal 2008 collaboriamo attivamente con l’agenzia Circoedintorni che ci rappresenta sul territorio nazionale e con Alessandro Serena il direttore della stessa, una delle più importanti figure del mondo del circo classico e contemporaneo italiano con il quale portiamo avanti un progetto di ritorno all’agorà perduta, un tentativo di riaffermare le piazze come luoghi deputati al ritrovo collettivo per la fruizione di grossi eventi culturali. Insieme abbiamo messo a punto 'La notte degli elementi' un format-contenitore di rivalutazione architettonica urbana all’interno del quale artisti di circo internazionali (molti dei quali arrivano dal Cirque du Soleil) si alternano a numeri di fuoco di grande impatto emozionale che regalano fluidità e magia alla 'notte in scena'. Nei prossimi mesi continueremo quindi ad animare alcune piazze italiane attraverso questo momento di 'festa drammaturgica' rivolto a tutti.
Per il Carnevale di Venezia 2009 di Marco Balich (come avevamo fatto con 'Incontri'nel 2008 co-prodotto anche dal Wintervuur Festival di Anversa, Belgio) produrremo una nuova creazione titolata: 'Il lampionaio'. A differenza della sperimentazione di 'Incontri' (che per scelta lavorava sulla frammentazione dei singoli significati del fuoco invece che su di una storia compiuta), con 'Il lampionaio' torniamo a raccontare una fiaba con un filone narrativo unico che muove i sui passi nel mondo innevato della mitologia scandinava e dialoga in punta di piedi con H.C.Andersen e C.Dickens. Filo teso, trampoli acrobatici e non, fuoco e teatro fisico per raccontare una piccola storia che farà brillare gli occhi di grandi e bambini. Quasi in contemporanea dovremmo occuparci di gestire alcuni momenti drammaturgici di rilievo per il Carnevale di Bergamo 09.
Nell’estate 2009 Progetto Bagliori sarà in tour nazionale (in attesa delle prime uscite 'europee' nel 2010) con 'Incontri', 'Il lampionaio' e 'La notte degli elementi'.
Per informazioni: http://progettobagliori.blogspot.com/
Pietro Chiarenza

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