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Eolo
recensioni
Incontri teatrali in Ticino
LE RECENSIONI DI EOLO

Dal 17 al 20 Aprile nel Canton Ticino si è tenuta la quinta edizione degli “Incontri Teatrali”, il Festival organizzato dall'omonima associazione che unisce intelligentemente in quattro giorni di programmazione spettacoli di ricerca e di teatro ragazzi, scelti da un'apposita commissione tra oltre duecento proposte.
Il folto numero degli organizzatori, giunti da tutta Europa, hanno potuto vedere tra Chiasso e Lugano sedici creazioni che hanno attraversato modi e stili diversi per un 'edizione grande livello che ci ha regalato per il teatro ragazzi ben quattro(e non è poco di questi tempi) spettacoli di assoluto livello e di cui vogliamo relazionare: “ .h.g. “ di Trickster Teatro,” Mannaggia ' a mort” di Principio attivo teatro, “Il Principe Mezzanotte” di Teatropersona e “Bouton e le Chaperon” di Theatre Johana. Un successo dunque che ci fa ben sperare nel prosieguo di questa benemerita manifestazione che porta in Ticino sempre creazioni di grande qualità e che ben rappresentano le linee di tendenza del teatro contemporaneo di ricerca.

La compagnia svizzera Trickster , continuando le sue utopie teatrali, spettacoli che si caratterizzano per un uso dello spazio reinventato e ricomposto emozionalmente, sceglie di misurarsi con Hansel e Grethel ed in “ .h.g., installazione in 9 stanze, un prologo e un epilogo” rielabora la famosa fiaba dei Grimm creando un percorso dove teatro e arti visive si fondono in modo assolutamente congruo e pregnante. Il vero e proprio “sentiero emozionale” si articola lungo 9 differenti spazi fisico-sensoriali,esplorati dallo spettatore munito di auricolari che attraverso un sofisticato e suggestivo tappeto sonoro non solo indicano la strada ma suggeriscono ricordi,paure turbamenti e tenerezze.
Lo spettatore in questo modo diventa protagonista del viaggio, anzi come Hansel e Grethel i piccoli spettatori potranno percorrerlo anche due a due, scambiandosi sensazioni ed emozioni. E' una specie di sogno quello in cui entreranno, dove magari perdersi per poi ritrovarsi,dove chiudere gli occhi e poi magari tenerli ben aperti,avendo però alla fine la certezza di averlo vissuto realmente.
Ciascuno spazio è un mondo a sé, costruito con un grande senso dell'immagine, un passaggio che immette in altri universi in cui il reale e l' onirico si confondono. Ecco un secchio pieno d'acqua, un percorso di alberi taglienti, una misteriosa finestrella, una casetta di biscotti, un luogo cosparso da piccole ossa, una gabbietta....ed ogni oggetto vive mai banalmente in relazione a ciò che l'udito percepisce o ipotizza.
Percorriamo così la fiaba cercando i punti di di intersezione o magari di rottura , gli anelli di congiunzione tra il mondo dell’infanzia e quello adulto ricomposti sempre però in relazione all'esperienza del bambino. E'un percorso fatto di paura e di coraggio.
E'un percorso fatto di suoni e di silenzi ma tutti i sensi partecipano a questo gioco dell'immaginazione in un esperienza estetica e sensoriale ed emotiva,feroce e lieve come la fiaba ed insieme la vita lo sono.
In tempi che non concedono nulla all'azzardo e alla sperimentazione Cristina Galbiati e Llija Luginbùhl hanno congeniato un'opera complessa di originale e di affascinante coinvolgimento con cui il teatro ragazzi italiano dovrebbe imparare a misurarsi.

Anche lo spettacolo di Teatropersona, “Il Principe Mezzanotte”, progetto finalista al Premio Scenario Infanzia si muove in un contesto teatrale dai contorni anticonvenzionali, gli spettatori infatti entrano nello spazio scenico passando per un inusuale pertugio, un comò, ricostruito con grande e affascinante maestria, dopo aver ascoltato in una sorta di prologo l'infelice storia del Principe protagonista del racconto.
Egli è vittima di una maledizione: quando incontrerà il vero amore sarà destinato a trasformarsi in un essere mostruoso. Per sottrarsi a tale destino si risolve a non innamorarsi mai e si rinchiude in un maniero fumoso dove vive da solo, triste e malinconico. Ed è in questo maniero, una stanza magica, onirica, ricostruita come un piccolo chapiteau di un circo romantico ed elegante,dove gli spettatori entrano, assistendo all'evolversi della storia.
Uno strano narratore ed un servo meccanico accompagnano per mano l'immaginazione dei bambini in una specie di sogno che il regista Alessandro Serra ha ricreato attraverso un coerente gioco di attori,un uso potente ed immaginifico delle ombre ed un sonoro accattivante. Attraverso un forte segno inventivo che ricorda chiaramente il cinema di Tim Burton, Serra è riuscito a creare uno spettacolo affascinante, composito, “gotico”, perfettamente in sintonia con l'immaginario fiabesco.

Uno spazio vuoto delimitato da una luce che il teatro ha la capacità di rendere immediatamente pulsante di sensazioni e di emozioni
Qui un piccolo uomo con piccoli ineffabili gesti costruisce la sua casa, qui un uomo in pigiama con un palloncino bianco riempie il suo spazio con gli oggetti del suo mondo.
Ecco improvvisamente arriva in scena la sua ombra travestita da morte, lo segue , invade i suoi spazi, gli dà battaglia. E' una battaglia fatta di inseguimenti, di ammiccamenti,di momenti di quiete e di burrasca, anche di collaborazione ma poi ancora di paurosa concitazione.
Il duello è ambientato tra la stanza apparentemente rassicurante e un fuori carico di pericoli e paure. Ogni azione, ogni momento è segnato, accompagnato, caratterizzato dalla musica, dai suoni eseguiti dal vivo.
Mannaggia ' a mort, di Principio Attivo teatro di Lecce, spettacolo finalista del Premio Scenario Infanzia,è una creazione di grande e raffinata fattura che senza una parola costruisce un conflitto antico come il mondo Agito come un cartone animato in bianco e nero studiato nei minimi particolari che si nutre di rimandi molto diversi tra loro da Chaplin e Keaton a Willy il Coyote al grande repertorio dei clown, giocato senza sbavature in scena da Dario Cadei e Giuseppe Semeraro e accompagnato musicalmente con grande scelta di tempi da Raffaele Vasquez, lo spettacolo ci dona un' ora di assoluto ed intelligente divertimento tutto risolto senza parola alcuna su un ritmo sfrenato calibratissimo che racconta ai bambini una storia antica come il mondo.

“Bouton e le chaperon” dello svizzero Theatre Johana è un piccolo gioiello di micro teatro di figura che vive nello straordinario e magnifico rapporto che si instaura sulla scena tra un piccolo pupazzo e la sua animatrice Johana Biennois Bory.
E' un rapporto stretto quello che li unisce che rimanda a quello tra madre e figlio e nel quale il pubblico non solo dei bambini si ritrova perfettamente. Johana vive in perfetta simbiosi con la sua creatura assecondandone gli umori e le necessità attraverso sorrisi, ammiccamenti, piccoli teneri rimproveri mai artefatti a cui Bouton risponde da par suo con grande immediatezza fatta di tenerezze,di stupore e di piccole sfrontatezze. Bouton tra valigie colme di oggetti aiuterà l'animatrice a narrare la fiaba di Cappuccetto rosso in un gioco delle parti ironico di immediata e poetica comprensione. “Bouton e le Chaperon” animato in francese da Johana Biennois Bory che muove e dà voce al pupazzo con consumata e nello stesso tempo naturale maestria, è' uno spettacolo di grande e pregevole intensità,esempio di come si possa parlare a piccoli spettatori con semplicità e poesia. MARIO BIANCHI

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