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Eolo
recensioni
SEGNALI 2009
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI E DI EUGENIA PRALORAN

Denso di spunti interessanti, di eventi particolari e di spettacoli stimolanti la ventesima edizione di Segnali, il Festival di teatro ragazzi che si è svolto dal 13 al 16 maggio a Pavia (13, 14, 16) e Vigevano (15 maggio), promossa da Consorzio Art'inscena, Teatro del Buratto - Elsinor, con il contributo dell'Assessorato regionale lombardo alle Culture, Identità e Autonomie. La manifestazione ha proposto ben diciannove spettacoli, di provenienza nazionale e internazionale, a cui si sono affiancati gli studi delle compagnie regionali, selezionate nell'ambito del progetto triennale NEXT - Laboratorio delle idee.
Spettacoli dunque non solo lombardi ma anche creazioni provenienti dall'estero e tra gli altri due spettacoli di Scenario Infanzia e il vincitore degli Eolo Awards, il massimo riconoscimento del teatro ragazzi italiano assegnato quest'anno a “I Paladini di Francia” di Koreja.
Da molti anni forse l'edizione più interessante, giusto riconoscimento alla veterana delle vetrine italiane ed infatti la manifestazione è iniziata con la presentazione del libro “Segnali 20” le avventure del teatro ragazzi lombardo, curato da Brunella Reverberi, Lory Dall'Ombra e Beppe Soggetti, accompagnata da una bella mostra rievocativa curata da Dario Moretti.

Molti come si è detto gli spettacoli significativi a cominciare da “Lasciateci perdere” della compagnia Eccentrici Dadarò, naturale ed originale continuazione di “Sulla strada”, lo spettacolo che la stessa compagnia aveva presentato nel 2006 ancora con la drammaturgia di Bruno Stori, affiancato anche questa volta nella regia da Fabrizio Visconti. “Per la strada” era la storia di tre ragazzi, Carlo, Marzio e Chiara in fuga da casa verso il mare, in attesa di una nave che, forse avrebbe potuto portarli via da una famiglia, a dir loro, oppressiva. Insomma era la storia di una notte di iniziazione all'età più adulta dove alla fine i tre protagonisti decidevano di ritornare dai propri genitori e “Lasciateci perdere” incomincia proprio da lì.
Il nuovo spettacolo è stato pensato come continuazione di 'Per la strada ', solo che il punto di vista è diametralmente opposto, questa volta, protagonisti sono i genitori: tre genitori alla ricerca dei figli scappati da casa. Tre genitori, come tanti altri, che, cercando i loro figli, si perdono nel bosco delle loro contraddizioni, di notte. Tre genitori smarriti, che confrontandosi tra loro alla fine riescono a ritrovarsi, riscoprendo piano piano se stessi e uscendo da quella gabbia di insoddisfazione che si erano costruiti intorno per ritrovarsi in definitiva non così diversi da quei figli, così lontani e difficili da capire(ma quali figli non lo sono?) Sono davvero pochi gli spettacoli ( e “Lasciateci perdere” è uno di questi) che ci rendono felici di essere spettatori, creazioni dove la drammaturgia si fonde perfettamente con la regia, alternando sapientemente i momenti di pianto e di rimpianto, di riso e di nostalgia e che contengono momenti dove figli e padri vi si possono riconoscere perfettamente, come il padre e la figlia che seguivano mano nella mano lo spettacolo vicino a noi, fatto lampante e naturale che ci testimonia come il teatro che facciamo sia ancora e ancora una volta unico e importante.
Rossella Rapisarda, Davide Visconti, Matteo Lanfranchi ancora in scena sono molto efficaci nel dare spessore a tre caratteri assolutamente credibili e pieni di sfumature di assoluta verità.

Spettacolo molto interessante e finalmente di grande ricerca anche “Il giorno prima dell'inizio del mondo” che vede insieme Scarlattine, Luna e Gnac e Michele Cremaschi
La storia ispirata a 'La fabbrica delle farfalle ' di Gioconda Belli e al fumetto 'Trino ' di Altan è assai complessa e si svolge nei giorni che precedono la creazione del mondo con al centro di essa una specie di laboratorio dove i 'disegnatori di tutte le cose ' hanno il compito di inventare l'aspetto del mondo, comprese tutte le creature viventi che lo popoleranno.La vicenda si dipana tra portinaie esigenti, animali stravaganti, fiori che volano, sogni impossibili, realizzati
Lo spettacolo di e con Michele Cremaschi, Michele Eynard, Anna Fascendini, Federica Molteni con i disegni di Michele Eynard e Alessandro Testa è una specie di miracolo scenico, ancora in via di perfezionamento, dove sempre sul filo dell'ironia il risultato è consegnato essenzialmente alla gestualità degli attori che rimanda al cinema muto. Al movimento dei loro corpi è infatti affidata di volta in volta la rappresentazione di ambienti, oggetti, animali, elementi naturali e stati d'animo. Il linguaggio usato è prevalentemente gestuale e visivo. Solo alcuni dialoghi sono consegnati alla parola, alcuni addirittura sono veicolati dal fumetto.
Ogni momento del percorso scenico è assecondato da una scenografia costituita essenzialmente dai loro stessi corpi e da una serie di pannelli mobili di diverse dimenzioni, sui quali vengono proiettati disegni. Le immagini video sono disegni a matita che si compongono sullo schermo in tempo quasi reale per dare l'idea di questo mondo ancora solo abbozzato e in via di formazione Finalmente uno spettacolo che usa il video e le immagini in modo creativo e non solo come mero accompagnamento, uno spettacolo dove diverse entità produttive si mettono insieme per un progetto creativo nuovo di grande fascino e sperimentazione.

Altro spettacolo lombardo molto intrigante è “Fuorigioco “di Comteatro in cui Michele Clementelli che ne ha scritto anche il testo, diretto da Claudio Orlandini, si cimenta in una performance di grande ed intensa rilevanza. Al centro del plot narrativo un allenatore in un quartiere di periferia che insegue il sogno di compiere grandi imprese sportive con la sua squadra, la Murialdina Football Club, vero e proprio “materasso” per le altre squadre rivali e sempre ultima in classifica.
Si dice spesso che il gioco del calcio sia una metafora della vita ed infatti in questo commovente ed emozionante spettacolo lo è : un campetto di periferia infatti diventa il simbolo di una umanità spesso dolente e sconfitta narrato con grande efficacia da un attore solo in scena. Non è il solito spettacolo di narrazione, qui Clementelli interpretando a meraviglia diversi personaggi dall'allenatore, alle figure umanissimamente reali e variegate,mai parodistiche, dei giocatori, dal prete, a Zeman diventato santo, ci restituisce perfettamente un mondo di periferia fatto di illusioni , di difficoltà esistenziali senza alcuna retorica anzi con il filtro dell'ironia e della commozione dove il pubblico è subito parte del gioco, anzi, giocatore, dove facilmente i ragazzi vi si possono ritrovare.
A Segnali abbiamo anche rivisto Un paese di stelle e sorrisi del gruppo Mosika, una produzione Teatro dell’Argine di e con Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008
Due donne in scena, due congolesi, una giovane donna e una ragazza , da una parte vi è la storia di una madre africana che si allontana dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti ma soprattutto la figlia. Dall'altra c'è la storia di una figlia che resta ,crescendo tra difficoltà e speranze, senza la figura materna. Lo spettacolo vive sul continuo confronto tra le due realtà attraverso lettere che tramandano sentimenti, la nostalgia, la paura la gioia di nuove esperienze.
Tutto è semplice e nello stesso tempo significativo nello spettacolo , si intersecano lingue il lingala ( 'dialetto ' locale del Congo), il francese (la lingua 'madre ' del colonizzatore) e l'italiano (la lingua del paese che ospita la madre) lettere che viaggiano come aeroplanini di carta , palloncini che intrisi di gioia si tramutano efficacemente in strumenti di morte, canti e suoni che evocano mondi lontani eppure così vicini.
Forse a tratti vi è qualche semplificazione eccessiva ma “ Un paese di stelle e sorrisi “ è uno spettacolo teatralmente e culturalmente importante e soprattutto in tempi bui come questi ci restituisce sentimenti e valori comuni a tutti, quelli della perdita e dell'attesa, quelli della fiducia negli altri e della speranza di un avvenire migliore.

Ca' Luogo d'arte a Segnali ha presentato la sua ultima produzione ”Scarpette Rosse” tratto come “La piccola fiammiferaia”da una famosa e “crudele “ fiaba di Andersen nella versione che la psicanalista Clarissa Pinkola Estès immette nel suo “Donne che corrono coi lupi” su testo di Marina Allegri con la regia Maurizio Bercini con Francesca Bizzarri, Francesca Grisenti, Dario Eduardo De Falco, Francesco Grossi .
Come sempre stupendo tutto l'apparato scenografico e inventivo apprestato da Maurizio Bercini per lo spettacolo, un palcoscenico da cui nel gioco del teatro nel teatro scaturiscono immagini di grande forza visiva in cui il diavolo la fa da padrone. La storia narrata invece ci pare convulsa e ritorta con elementi psicanalitici che alludono a troppe cose dal passaggio all'età adulta alla critica di una societa incline solo all'apparire, alla difficoltà del vivere con riferimenti metateatrali al contemporaneo che questa volta ci sembrano poco efficaci.

Due spettacoli in questa edizione di Segnali ci sono parsi pervasi da ottime intuizioni ma ancora in via di definizione “Il Sogno di Adamo “di Elsinor e “Rosaspina” del Teatro del Piccione.
Il Sogno di Adamo, interpretato da due attori bravi e “consumati “come Stefano Braschi e Carlo Rossi, scritto e diretto da Marcello Chiarenza con le musiche di Carlo Cialdo Capelli, ci immerge subito in un' atmosfera sognante dove vive il nostro protagonista che non per caso si chiama Adamo, raggiunto poco dopo sulla scena da Angelo, pronto a servirlo.La casa di Adamo è la metafora di un universo ancora in formazione dove tutto è ancora confuso e dove Angelo incomincia a mettere ordine.
Come quasi sempre accade negli spettacoli di Marcello Chiarenza la drammaturgia nasce dal rapporto con gli oggetti ed è attraverso loro che la casa si popola, che l'universo incomincia ad essere creato : attraverso l'utilizzo creativo degli oggetti che ben si amalgamano, anzi dialogano con la musica di Cappelli la casa, il mondo prende forma. Ci sembra però che ancora il tempo teatrale sia troppo dilatato e lo spettacolo faccia fatica ad ingranare soprattutto nel rapporto tra i due attori ( lo spettacolo del resto è stato appena licenziato) ma l'atmosfera che rimanda ad alcuni spettacoli esemplari del teatro La Ribalta è accattivante e ben costruita e col tempo pensiamo possa prendere maggiore sostanza teatrale.
Il Teatro del Piccione invece con “Rosaspina ovvero una piccola bella addormentata “ di Simona Gambaro con l'attenta regia Antonio Tancredi si addentra consapevolmente nei meandri di una celebre fiaba per restituircene la quotidianetà, incentrando lo spettacolo sulla coppia reale, i genitori di Rosaspina, osservati da vicino nelle loro emozioni. Molte sono le intuizioni di questo spettacolo di cui si capisce perfettamente il percorso ma ci sembra che spesso le intenzioni non riescano pienamente a realizzarsi sul palcoscenico. Ciò nonostante si intravvede nel lavoro del teatro del Piccione un percorso mai banale che tende sempre a rendere partecipe nella sua dimensione il piccolo spettatore degli eventi che succedono sul palcoscenico
E così l'attesa della madre è risolta efficacemente con un vento che bussa incessantemente alla porta, la pancia della madre incinta è una specie di baule delle meraviglie e il commovente momento in cui i genitori lasciano la loro bambina sapendo che il sonno non sarà eterno è di forte emozione. Meno felice l'utilizzo del teatro di figura spesso confuso e sfilacciato. Comunque onore al merito ad un gruppo che osa costruire uno spettacolo così complesso e pieno di azzardi. Tra le altre cose rimarchevoli del Festival potremo ricordare il perfetto gioco scenico di intesa tra Alessandro Larocca e Andrea Ruperti in “Con la testa tra le nuvole” di Quelli di Grock, Renata Coluccini che lava le paure nel progetto del Buratto, il percorso didattico compiuto dall' ASLICO per avvicinare anche i piccolissimi all'opera in “Hansel e Gretel”, la riproposizione del magnifico ”Mannaggia a mort” di Principio Attivo Teatro,Marco Continanza autorevole Cyrano, le intuizioni positive riscontrate in alcuni progetti di Next, insomma un edizione eccellente del Festival Lombardo.
MARIO BIANCHI


OSPITI STRANIERI A SEGNALI 2009: SEGNALI DI STILE

Tre compagnie straniere sono state invitate all’edizione 2009 di Segnali, nelle giornate del 14 e 15 maggio, e hanno dato prova di grande professionalità e profondità di contenuti: altrettante lezioni di stile, e di buona prassi, per le realtà che ancora esitano a investirsi a fondo nel teatro per ragazzi e giovani, stentando a riconoscerne l’identità e le esigenze non sovrapponibili a quelle del teatro per il pubblico adulto.
La Compagnia ispano/argentina Adrian Schwarzstein è intervenuta sul territorio, nella storica Piazza della Vittoria di Pavia, con “Dans”, evento/intervento di animazione e di immediato coinvolgimento del pubblico che ha ottenuto un risultato vigoroso ed efficace grazie alla verve di Adrian Schwarzstein, “direttore d’orchestra” specializzato nel creare un canale di comunicazione istantaneo ed efficace nei confronti del suo pubblico, incorporando nell’evento ogni individuo e ogni risorsa disponibile, compresi eventuali passanti ignari presenti sulla piazza. Successivamente, in serata, presso il Teatro Fraschini, la Compagnia ha proposto “Circus Klezmer” , cavallo di battaglia del suo repertorio, non inedito ma godibilissimo e ricco di momenti di grande virtuosismo, bellezza e poesia. La Compagnia è composta da un’ottima orchestra e dalla troupe di giovani attori/cantanti/danzatori, esperti anche di una o più discipline circensi (clown/acrobati/giocolieri), tutti di brillante e vigorosa presenza (e nessuno osi parlare di “deboli donne”!): Adrian Schwarzstein, interprete, ideatore e regista, Joan Catala, Alba Saraute, Emiliano Sanchez, Helena Bettancourt, Rebeca Maccauley, Petra Rochau, Quile Estevez, Nigel Haigwood, Charly Aparicio.
In un villaggio ebraico dell’est europeo, in un tranquillo (ma non troppo) Shtetl sicuramente confinante con quelli che ci ha fatto conoscere Moni Ovadia, si celebrerà un matrimonio: la sposa è incantevole, la zia è terribile, lo zio è stonato, lo sposo non vede l’ora che giunga il suo momento, il matto del villaggio combina guai. In chiusura, citazione dell’antica parabola che accomuna i folli di Dio di ogni nazionalità e credo religioso: alla domanda “Perché cerchi qui il tesoro perduto, anziché là dove sai di averlo smarrito?” il folle risponderà immancabilmente: “Lo cerco qui, perché qui c’è più luce”.
Spettacolo per famiglie “Circus Klezmer” è ideale per chi desidera vedere come vola, luminosa di passione e bellezza, una fanciulla di Chagall dai lunghi veli bianchi; per chi vuol vedere come sa cadere un clown che canta in Yiddish e si schianta senza danno come Django Edwards; per chi vuol rischiare di ritrovarsi sul palco, morbidamente legato a una sedia con un nastro di raso e drappeggiato con una stola di pelliccia, oppure a riempirsi le tasche di caramelle; per chi vuole godersi l’esilarante danza di seduzione della zia brontolona che da massaia alle prese con la bacinella delle patate de sbucciare si trasforma (a modo suo) in pantera delle Folies-Bergères; e, infine, per apprezzare uno spettacolo in cui l’ottima padronanza di diverse discipline teatrali e circensi è uno degli strumenti, e non il fine né il pretesto.

La Compagnia Tearticolo, di Mattias Trâger , dopo quattordici intensi anni italiani, è rientrata in Germania; ma per fortuna è ritornata, per la gioia del pubblico, con una delle sue creazioni storiche, perfetta per le famiglie e per il pubblico più giovane, ma anche per tutti gli amanti del Teatro di Figura e delle fiabe classiche munite di una marcia in più grazie a un punto di vista assolutamente inedito: “I Tre Piccoli Lupi e il Grande Maiale Cattivo”, tratta dal libro “the Three Little Wolves and the Big Bad Pig” di Eugene Trivizas.
Cosa succede se tre lupetti fratelli vogliono giocare a Cappuccetto Rosso sul grande prato fiorito, ma la loro mamma decide di mandarli per il mondo, dopo averli messi in guardia contro il temibile Grande Maiale Cattivo? Drammaturgia esemplare, splendide marionette e burattini da dita, eccezionale “pupazzone”, simpatiche scenografie essenziali, sotto forma di quattro “tavole cantanti” di Anja Schindler, testi divertenti, su ottime musiche originali di Patrick Wright, ideali per insegnare ai bambini nuove parole, belle canzoni, e far riflettere con estrema semplicità ed efficacia su argomenti spinosi e vitali: convivenza, tolleranza, tenacia, ottimismo, creatività.
Imperdibile maiale con” i scarp de tennis”, irresistibili lupetti fratelli che nessuna sconfitta può indurre ad arrendersi, formidabile galleria di parenti ed amici: la mamma fatalista, l’allegra zia Eusebia con il piccolo Casimiro, l’ilare zio Tom da Trento, il duro Signor Rumsfeld… fra legno, cemento, acciaio, martelli pneumatici e fiori, il lieto fine non ha nulla di scontato. Si ride e si impara molto, a tutte le età, da questo artista di grande talento che recita in inglese, tedesco e italiano, e percorre l’Europa con fiabe dove la speranza si appoggia sull’intelligenza, sull’ottimismo e sulla volontà di costruire, e di condividere, un mondo migliore.
Matthias Trâger è autore, attore, burattinaio, marionettista e regista: sono note le sue eccellenti regie per compagnie italiane come 'La Capra Ballerina di Viterbo ', per “Il guardiano di porci”, la Compagnia 'Marco Lucci ' di Perugia, per La principessa di Cina e l’eroe sulla bottiglia”, e Teatro 'Glug ' di Arezzo, per “La grande sfida tra il riccio e la lepre”. Ma come interprete per i “Tre Piccoli Lupi” si è valso della regia di Martin Bachmann, oltre che delle musiche originali di Patrick Wright, e delle scenografie di Anja Schindler. Un esempio per quanti, interpreti delle proprie creazioni, dubitano dell’importanza di una regia o quanto meno dell’apporto di uno sguardo esterno.

La Compagnia spagnola El Teatre de l’Home Dibuixat , in collaborazione con la Fundaciò Xarxa, ha presentato presso il Teatro Cagnoni di Vigevano, per gruppi ristretti di sessanta spettatori nell’atmosfera raccolta della Sala Prova Danza, “Piedra a piedra” (“Pietra a pietra”), creazione poetica di e con Tian Gombau, per la regia di Rosa Dìaz, con musiche di Mariano Lozano-P, scenografia e oggetti di Isa Soto, costumi de L’Home dibuixat, nella traduzione di Fabrizio Meschini.
In molte antiche narrazioni una maledizione, magica o divina, causa la trasformazione in pietra di coloro che si sono macchiati di colpe irredimibili; in “Piedra a piedra” un uomo di latta vince la sua battaglia, trasformando in esseri viventi, in creature amiche, dotate di vita e di respiro, le pietre del paesaggio della sua antica solitudine e così alla fine non sarà più solo.. La dimensione raccolta dell’evento rende particolarmente emozionante l’esperienza. “L’immaginazione è più importante della sapienza”. Gli oggetti inanimati hanno un’anima e un valore, se noi impariamo ad attribuirglielo e a riconoscerlo. La terra è piena di pietre”, le pietre sono tutte preziose; a volte le pietre diventano persone – e il deserto interiore potrà fiorire. “La sapienza ha un limite. L’immaginazione è dappertutto”, parola di Albert Einstein. Parola di Segnali 2009!
EUGENIA PRALORAN

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