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Eolo
stelle lontane
LETTERA APERTA AL PUBBLICO
Pubblichiamo doverosamente la lettera del CTA di Gorizia sui tagli alla cultura letta al Mittelfest

Il CTA ha presentato una serata a Mittelfest per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la crisi economica e i 'tagli' alla Cultura. Durante la serata è stata letta una 'Lettera aperta al pubblico', a seguire è stato presentato in prima assoluta lo spettacolo' Come gli etruschi uscirono dalla crisi' di Gigio Brunello, commissionato e coprodotto con il CTA.
Queste le motivazioni del CTA :un nostro piccolo apporto che si aggiunge alle ormai tantissime e certamente più importanti voci che denunciano sempre più la situazione di degrado sociale e culturale in cui ci troviamo oggi. Una denuncia con i soli mezzi che abbiamo a disposizione: i burattini e le loro parole.
Eolo si associa alle preoccupazioni di Antonella Caruzzi e Roberto Piaggio

Lettera aperta al pubblico

In tempi di crisi economica cercare di arrivare alla fine del mese obbliga moltissime famiglie a rinunciare a tante cose, in particolare a quelle che non vengono considerate strettamente legate alla sopravvivenza quotidiana. Certamente comprare un libro, un cd, andare a vedere una mostra, un museo, andare a teatro, al cinema, seguire un concerto fanno parte di queste cose.
E certo in questi momenti di crisi contrastare la disoccupazione, impedire la chiusura di aziende e di fabbriche, sostenere le fasce della popolazione più deboli sono azioni che ogni governo, ogni amministratore pubblico, ritiene doveroso anteporre a tutto… La cultura, e in particolare il teatro, diventano così le cenerentole dei bilanci familiari e di quelli pubblici.

Tuttavia, a volere restare sul piano strettamente economico, ci si dimentica, volutamente o per ignoranza dei dati reali, che il fatturato complessivo del teatro in Italia è superiore a quello di tante altre grandi industrie nazionali, delle quali – giustamente – si difende l’esistenza e la produttività.
Da dati recenti risulterebbe che per quanto riguarda gli investimenti sul teatro, lo Stato, tra oneri diretti e indiretti, sistema previdenziale, incassi, ecc. avrebbe un rientro di più del doppio di quanto investito. A cui bisogna aggiungere tutto un indotto legato al turismo, ai trasporti, e a una miriade di ditte e di aziende ad essi collegati.
Non c’è che dire… Qualsiasi consulente finanziario consiglierebbe di investire di più sul teatro. E lo Stato, da pessimo ragioniere come talora ha dimostrato di essere, invece cosa fa? Riduce l’investimento.

Ci si dimentica infine che anche i lavoratori dello spettacolo, come qualsiasi altro lavoratore di qualsiasi industria, non vivono di sola arte, ma mangiano e hanno famiglia.
Ma si sa, chi fa arte lo fa per vocazione e non per necessità….! E allora la sua scelta, la sua pretesa di libertà, viene spesso vista come un peccato di presunzione e di superbia, e per questo punita. - E’ uscito dal coro? Ebbene si arrangi….! Questo sotto sotto passa spesso nei pensieri di tanta gente, e - ahimé - di tanti politici.
E alcuni casi limite di compensi televisivi stratosferici, o di contributi pubblici dissipati per eventi che vengono enfaticamente definiti 'culturali', non aiutano certamente a mutare l’opinione della gente e dei politici. Tuttavia la realtà, per molti di noi che facciamo ogni giorno il nostro lavoro di operatori culturali, è molto diversa.

Ma il teatro è solo una grande azienda o è qualcosa di più di cui oggi la nostra società ha estremamente bisogno? Noi riteniamo che il teatro, assieme certamente ad altre forme espressive, possa essere un’eccezionale 'occasione', un’opportunità per formare futuri 'fruitori di cultura' in quanto persone e cittadini, e per dare spessore e prospettive ai bisogni culturali e sociali di un territorio, di una comunità.
L’uomo è fatto certamente di pancia (come viene oggi continuamente ricordato da tanti), e in questi ultimi anni spesso si è cercato in varie forme (dalla politica all’informazione alla televisione allo spettacolo stesso) di soddisfarla fin troppo, esaltandone spesso i lati più retrivi e bassi. Dimenticando che l’uomo è anche fatto di cuore e di testa.
Dimenticanza voluta? Non lo possiamo dire, ma certo è che oggi sempre più persone richiedono con forza nuovo nutrimento per il cuore e la mente. Tutti almeno una volta ci siamo emozionati nel leggere una poesia, un romanzo, nell’assistere a uno spettacolo teatrale, nell’ammirare un quadro.
E questa emozione ci ha fatto scoprire una parte di noi forse ancora nascosta, che non credevamo di possedere, e ci ha permesso di diventare, magari anche per poco, più attenti, più sensibili nell’osservare gli altri, più disponibili e aperti al mondo, e anche di lasciarci solleticare da riflessioni e pensieri che trascendono la sfera del nostro vivere quotidiano. Insomma, ci ha fatto scoprire semplicemente più 'umani'.

E poi c’è un’altra cosa, forse quella di cui tutti noi abbiamo ancora più bisogno, e che il teatro e tutto lo spettacolo dal vivo possono dare: il riconoscersi in una comunità, il condividere una appartenenza, il riscoprirsi animali sociali e socievoli. Un’esigenza che, in questa società sempre più tecnologica e votata alla solitudine dell’individuo, diventa sempre più raro e difficile soddisfare. E che ritroviamo invece, ad esempio, quando una comunità s’incontra: nel gesto che si scambiano i fedeli durante una cerimonia religiosa, nell’accendino acceso di tutto il pubblico durante un concerto rock, nel peso della parola e del gesto che accomuna l’attore al pubblico… E che forse ritroveremo anche adesso, qui fra noi, in una serata come questa.
CTA – Centro Teatro Animazione Figure di Gorizia

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