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Eolo
recensioni
I TEATRI DEL SACRO A LUCCA
EOLO ERA PRESENTE PER VOI

Il Progetto “I Teatri del Sacro” ideato e realizzato dalla Federgat (Federazione Gruppi Attività Teatrali), la cui parte finale si è svolta dal 21 al 27 settembre a Lucca, è stato meritorio sotto vari aspetti, primo dei quali porre a contatto, in un periodo contraddittorio come questo, diversi mondi e modi spesso incomunicabili tra loro, i laici e i cattolici , il teatro amatoriale e quello professionale.
E' stato poi assai corroborante vedere gli attori, quelli stessi una volta considerati dalla Chiesa come strumenti del demonio, tanto da essere sotterrati fuori dai luoghi così detti santi, calcare le scene in chiese per l'occasione trasformate in altrettanti gioiosi palcoscenici.
Del resto poi il Sacro cioè la presenza dell'invisibile nel visibile non è forse una delle missioni della finzione teatrale più nobile? Quindi benvenuta questa manifestazione che avrà anche il merito di riempire di teatro le sale parrocchiali molte volte sottoutilizzate fornendo dall'altra parte nuove piazze alle compagnie sempre alla ricerca di nuovi spazi in cui esibirsi.
Il sacro declinato in tutte le sue forme ha pervaso di sé i dieci spettacoli vincenti presentati a Lucca insieme ad altri 15 spettacoli segnalati dalla giuria, attraverso un lungo percorso di selezione che ha visto ben 167 compagnie presentare il loro progetto . Alla fase ultima di aprile - maggio 2009 sono arrivate 61 compagnie (25 di amatoriali e 36 di professionisti, di cui 29 provenienti dal nord Italia e 32 dal centro-sud), che hanno presentato alla commissione selezionatrice venti minuti di lavoro teatrale legati alla preparazione dello spettacolo.
Si diceva il sacro coniugato in diversi modi e accenti anche se la presenza del divino in senso stretto era presente poi in pochi spettacoli. Ma comunque si sono notate diverse direzioni che hanno soprattutto sottolineato il costante anelito dell'uomo verso una spiritualità ed il bisogno di semplicità che il mondo contempooraneo ha completamente annientato.

Costante infatti in molti spettacoli a cui abbiamo assistito negli ultimi tre giorni della manifestazione è stata la riscoperta del rito colto in una tradizione che sta per scomparire. Esemplare in questo senso “ Föch” di Araucaìma Teater dove una famiglia contadina(il nonno la madre e i nipoti) si riuniscono in una veglia cantata e raccontata in stretto dialetto bergamasco come si usava una volta nella stalla.
Altra costante e non poteva essre diversamente , il racconto della vita dei santi come quella di Cristoforo, narrata tra favola e agiografia in dialetto siciliano in Euphoria dal gruppo”Cosa sono le nuvole” che su una drammaturgia di Adele Tirante mette in scena la vocazione del santo di portare il peso degli altri . In un altro spettacolo invece vi è il racconto divertito e divertente dei miracoli della madonna Nera di Viggiano in un paese devastato dal petrolio nell'efficace narrazione di Caterina Pontrandolfo di Nuova Atlantide Teatro.
Molto praticato il canto e l'accompagnamento musicale quasi sempre presente.Il canto come modo di percepire il divino ma anche come parte della vita dell'uomo, come ”In corpore” dove in un' improbabile drammaturgia Daniela Marcello, Paola Scozzafava, Riccardo Brunetti, Sandra Albanese, Silvia Ferrante, Ursula Mainardi, partendo ironicamente dalla dimostrazione razionale dell’inutilità del cantare, intonano un concerto-spettacolo di canti appartenenti alla tradizione americanain particolare spirituals, gospels, sacred harp .
Ed ancora la shoah interpretata in modi clownewschi ne “Nella notte un giglio nel campo” di Macedonia Clown che racconta l’ultimo anno di vita nel campo di concentramento di Westerbork della giovane ebrea Etty Hillesum. Il testo è basato principalmente sulle lettere che la ragazza indirizzava a familiari ed amici e sui diari che quotidianamente raccoglieva. Nello spettacolo, si intrecciano la narrazione orale di Federica Reverberi e quella prettamente clownesca di Paolo Garimberti che grazie alla mimica del corpo amplifica e integra in modo efficace le emozioni espresse dalla parola. Come si vede il Divino non è mai parte integrante dello spettacolo ma è validamente interpretato con accenti e modi diversi.

Il divino proposto in modo colloquiale è però lo specifico di in uno degli spettacoli più intensi visti nei nostri giorni lucchesi “L'abbandono alla Divina Provvidenza” dove Alessandro Berti in modo semplice con pochi ma precisi accorgimenti scenici offre all'ascolto gli scritti del padre gesuita Pierre De Caussade che propone un cammino spirituale scaturito dalla conoscenza di sé stessi che porta alla dissoluzione di noi stessi e al raggiungimento della pura fede.
In “ Pan Pepato,Pan dei Morti” Alessandra Rossi Ghiglione e Antonella Enrietto prendono spunto dall’esperienza teatrale attuata dal Teatro Popolare Europeo nell’ospedale oncologico San Giovanni di Torino per mettere in scena il rapporto tra il dolore ed il cibo.
Non manca poi lo sberleffo vero e proprio in uno degli spettacoli più applauditi del festival “Oibò son morto “di Liberarte Orvieto dove Giovanna Mori e Jacob Olesen in un testo ispirato alle opere di Jan Fridegard e Arto Paasilinna, due autori scandinavi di fede protestante, mettono in scena due anime che liberate dal corpo e volate in cielo si amano in un gioco molto divertente non privo di momenti riflessivi e altamente poetici Lo spettacolo di stampo surreale alla fine risulta essere una divertente riflessione sul senso della vita e dei rapporti umani
L'ironia è presente anche in” Ex Voto” diretto e interpretato da Roberto Giannini e Rossella Viti che in una specie di velario percorso da immagini narrano storie di miracoli e miracolati , complici oggetti e vari ammenicoli. La scelta di raccontare il mondo degli Ex Voto ha portato Vocabolomacchia_teatrostudio a confrontarsi con immagini, opinioni, storia, religione, vicende personali di miracolati totalmente ignoti alle cronache ufficiali. Infine nel Sotterraneo S. Regolo, Massimo Munaro del teatro del Lemming ha continuato il suo percorso di spettacoli interattivi e ne “Le stanze di Amleto”, presentato in forma di studio, accompagna 8 spettatori alla volta ad interrogarsi sui loro dubbi interiori avendo davanti ogni momento il destino di solitudine dell'infelice principe di Danimarca.
Come si vede giustamente gli organizzatori in questa prima edizione hanno aperto le porte a tutti e ad ogni direzione possibile del Sacro, è auspicabile per la prossima edizione serrare la fila con un progetto più mirato ed esemplare
Mario Bianchi

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