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Eolo
recensioni
CHE COSA SONO LE NUVOLE? A PORCARI
IL REPORT DI MARIO BIANCHI

Dal 7 Marzo al 12 Aprile si è tenuta a Lucca la quinta edizione del " Lucca Teatro Festival" manifestazione teatrale dedicata alle nuove generazioni, organizzata dalla benemerita piccola compagine"La Cattiva Compagnia". All'interno del Festival (23/24 Marzo) si è tenuta la vetrina biennale " Che cosa sono le nuvole" durante la quale sono state presentate 7 nuove creazioni agli operatori che sono giunti a Porcari,il piccolo comune alle porte di Lucca dove si è tenuta l'iniziativa, da tutta Italia. Ecco qui il nostro report sui 7 spettacoli.

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LUMEN
In un’ambientazione apparentemente naturalista, d’antan , dove troneggiano lampade e paralumi di tutte le dimensioni, Annarita Colucci di Illoco teatro, in modo plausibile , spesso commovente, ci narra la vicenda umana di Maria Curie, dalla natia Polonia , dove fin da piccola sceglie di intraprendere gli studi scientifici a Parigi dalla sorella, dove si laurea in fisica e matematica, dal matrimonio con Pierre Curie e al suo primo Nobel per lo studio sulle radiazioni sino alla morte prematura del marito e al suo secondo Nobel. Ma quello che più conta è che tutte questi accadimenti sono imbevuti dalla miracolosa caparbietà di una donna che, vincendo tutte le avversità e tutti i pregiudizi, realizza tutti i suoi sogni. Una donna che pur cercando di rispondere a tutte le numerose domande che ogni giorno si fa sull’origine delle cose, guardando in alto, si sente sempre invadere dall’incanto misterioso del cielo stellato. Lo spettacolo inoltre risulta essere un omaggio alla scienza e alla ragione anche attraverso il racconto che l’attrice fa, in modo significativo, usando dei piccoli laboratori scientifici, dove con il teatro di figura propone le imprese dei grandi scienziati, da Giordano Bruno a Galileo, da Newton a Einstein . Forse troppa carne al fuoco, ma “Lumen”, mescolando diversi piani narrativi tra loro , ci è parso finalmente uno spettacolo meritevole che può arrivare in modo non didascalico ai ragazzi, parlando di scienza senza farli annoiare, ma immergendoli in una storia esemplare dai molti rimandi e dalle molte suggestioni.
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DISLESSI-CHE ?
Difficile affrontare il tema della Dislessia soprattutto in un teatro rivolto ai ragazzi: ci sono riusciti in modo efficace Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza della compagnia Orto degli ananassi in Dislessi -che?, ovvero Viaggio nel mondo di un DSA, affrontando questo tema assai spinoso, attraverso un curatissimo spettacolo che usa in modo intelligente il teatro di figura e il pop up, costruito essenzialmente senza parole e su una tessitura musicale appositamente approntata per l’occasione .
La vicenda che ci introduce al tema è quella di una madre alle prese con un imminente sfratto e di un giovane figlio, che ormai da qualche tempo vive lontano da lei e che torna nei luoghi della sua fanciullezza per aiutarla nella difficile situazione. E' in questo modo che il ragazzo ripercorre con l’immaginazione le tappe della propria infanzia, dove a causa della dislessia la sua vita era assai complicata : L’insegnante che non lo comprendeva, i compagni che sempre lo schernivano per le sue evidenti difficoltà nel saper leggere bene, nel confondere sempre i numeri, nello scrivere malissimo. Ad accompagnare tutto lo spettacolo ci sono poi due mani, rosse, che teatralmente impersonificano , anche in modo ironico, la malattia . Assisteremo piano piano alla presa di coscienza da parte del protagonista di queste sue particolari e stranissime difficoltà di espressione e del loro progressivo superamento che gli permetterà di stare anche accanto alla Madre che, come accade spesso nella realtà, soffre dello stesso male.
Come detto uno spettacolo intelligentemente costruito attraverso un teatro essenzialmente visivo, che andrebbe, secondo noi , soprattutto nella seconda parte, sfoltito dei troppi rimandi che lo rendono eccessivamente didascalico e prolisso .
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WOLFY
Di semplice e immediata fruizione per i bambini più piccoli è Wolfy dei bergamaschi di Teatro Prova che questa volta ne ha affidato laregia a Tiziano Ferrari, attore e animatore di Teatro Gioco Vita.
Wolfy ha come tema la rabbia e ha come protagonista Bianca, interpretata senza bamboleggiamenti da Sofia Lucini che nella sua stanza sta festeggiando il suo compleanno. Piano piano, partendo da un regalo non gradito, la rabbia prende possesso del suo cuore, una rabbia che le impedisce di star ferma. Presto la rabbia prende le forme di un lupo, Wolf, che ha trovato casa nella sua pancia e che le fa dire NO, rendendola aggressiva con tutti. Le emozioni di Bianca vengono esplicitate sulle pareti della sua stanza dalle immagini, un poco vintage, di Antonio Bonanno, animate da Roberto Frutti. Piano piano Bianca saprà governare le proprie emozioni venendo a patti con il suo lupo con cui imparerà a convivere. A tratti un poco statico e ripetitivo, lo spettacolo di fa amare per la sua semplicità e la chiarezza dei suoi intenti, resi con credibilità dalla giovane interprete.
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LA FABBRICA DEI BACI
Andrea Gosetti, accompagnato musicalmente dal violino di Sarah Leo e dall'organetto di Massimo Testa, coadiuvato nella resa scenica dal Maestro Roberto Anglisani, porta in scena, raccontandola ai ragazzi, una storia fortemente simbolica “ La Fabbrica dei baci” tratta dall’omonimo libro di Nicola Bruniati. Gosetti ci porta all'interno dell'anima di Pennino, ragazzetto che vive a Semprefreddo, un paese dove il ghiaccio ha inaridito così tanto le anime che i baci bisogna comprarseli . A Pennino, che si è dimenticato della festa della sua mamma, non riuscendole a regalare nemmeno un bacio , non resta che entrare nella spaventosa fabbrica di Baci, governata dal terribile Cuordipietra. La narrazione credibile di Gosetti ci porta a capofitto in tutti i meandri della fabbrica, scoprendone anche i più intimi segreti, dove troverà anche il padre che credeva perduto e uno strano amico che diventerà poi suo fratello. Una bella storia di formazione quella raccontata in modo coinvolgente da Gosetti, anche a suon di musica; ma non solo," La fabbrica dei baci ", risulta essere anche una forte metafora del nostro mondo che, pervaso dall’odio, si sta incamminando verso una china assai pericolosa, diventando assai simile a Semprefreddo.
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LEGGETEVI FORTE
Perché i ragazzi leggono poco ? Perché la scuola, invece di incoraggiarli, li respinge in questa doverosa missione? Il duo della compagnia Luna e Gnac, Michele Eynard e Federica Molteni, in “Leggetevi forte “ vogliono porre rimedio a questa triste incombenza, a loro modo, come sanno ben fare, attraverso l’ironia e la reinvenzione dell’immagine ricreata con la lavagna luminosa. Ecco che dunque Federica e Michele creano divertenti trailer, appositamente costruiti in scena , con l’intento di stimolare la curiosità del loro giovane pubblico . Oltre ad alcuni classici, attraverso una narrazione spesso ironica, che si mescola con fotografie, disegni, letture di brani , vengono presentate nella loro essenza , soprattutto proposte diverse ed interessanti uscite in questi anni e che fanno bella mostra sul palco. Libri storici, graphic novel, triller , fumetti, racconti di avventura con storie allegre e tristi, ogni volta rivivono sulla scena in modo gioioso, mai pedante per stimolare l’attenzione e la curiosità dei giovani spettatori. Chissà se il metodo funzionerà? Il progetto, realizzato in collaborazione con il sistema Bibliotecario di Bergamo , consta già di decine di trailer, che, di volta in volta ,negli spettacoli proposti, cambiano a seconda del luogo e delle occasioni.
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Ed ora veniamo a considerare i due spettacoli che a Porcari ci hanno procurato le maggiori perplessità, anche se riconosciamo che mettere in scena attori che interpretano bambini o cuccioli di altri animali è sempre rischiosissimo.I bambini a nostro avviso non dovrebbero mai in scena essere imitati, sono unici e irripetibili . Per cui niente calzoncini, cappellini o treccine e vocine imbarazzanti . Men che meno poi dovrebbero essere bamboleggiati o resi con movenze inusitate e stranite.

In “Giacomo e il circo” di Comteatro , se all’inizio il pur bravo David Bonacina se la cava attraverso una mimica divertente e una drammaturgia irrorata da una forte ironia che ne stempera le movenze per rappresentare un bambino che ha l'attitudine di dondolarsi sempre, innamorandosi così dell'arte circense, nella seconda parte ,dove prevale l'intento didattico, la sua l'interpretazione ci pare molto fuorviante. Perché alla fine Giacomo, almeno a noi, non pare più un bambino, come era negli intenti di chi ha pensato lo spettacolo, ma un essere umano con seri problemi psichici. Forse in questo senso lo spettacolo potrebbe essere ripensato con maggiore credibilità, portando tutto all’estremo anche la recitazione della maestra circense, rendendo tutto una specie di fumetto iperrealistico
Ne "Buiobu" di Biboteatro , che narra il cammino verso il volo nel buio che lo spaventa di un piccolo gufo, invece,consigliamo vivamente di mandare alle ortiche l’imbarazzante costume del gufo protagonista ( il gatto a noi sembra la cifra giusta) chiedendo all’interprete inoltre di evitare improbabili vocine e mossette. Molto meglio invece il finale dove il teatro di figura consente alla storia di prendere letteralmente il volo, questo ovviamente secondo noi.
MARIO BIANCHI





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