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Eolo
recensioni
NUOVI FANTASMI A CAMPSIRAGO
IL REPORT DI ALFONSO CIPOLLA DEL NUOVO FESTIVAL DI TEATRO DI FIGURA

CAMPSIRAGO. NUOVI FANTASMI FESTIVAL
SGUARDI SUL TEATRO DI FIGURA CONTEMPORANEO

Un festival piccolo e delizioso come il microscopico borgo da trentasette residenti che lo ospita. Un festival necessario, perché sentito come tale ha chi ha deciso che esistesse e come tale percepito da chi l’ha frequentato, vissuto, animato. Un festival come luogo per ricrearsi e indursi a creare: pensieri prima ancora che spettacoli.
È il teatro di figura come linguaggio, prima ancora che come categoria di spettacolo, che ha determinato l’amalgama di questa inaspettata circostanza d’incontro tra generazioni: di là dalla cosiddetta “tradizione” e il cosiddetto “moderno”, senza snobismi da nessuna angolazione, ma col solo desiderio di dare un senso e un futuro attivo a una scelta artistica e di libertà.
A Campsirago Residenza il merito di aver lanciato il festival, a Riserva Canini di Valeria Sacco e Marco Ferro quello di avergli dato un’anima.
Sono stati presentati alcuni spettacoli storici: Piccoli suicidi di Giulio Molnár, Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli. Dialogo tra Gesù Nazareno e Pinocchio di Gigio Brunello e Solo di Walter Broggini. Spettacoli di lungo corso certo, ma che in virtù del luogo e soprattutto del clima instaurato risultavano come irrorati di nuova linfa, dato che sia Gigio Brunello che Walter Broggini erano in un autentico stato di grazia. Piccoli suicidi ha avuto invece una sorta di passaggio di consegne, visto che a interpretarlo è stata Olivia Molnár, la figlia di Giulio. Non una copia, ma un nuovo allestimento anche se apparentemente simile all’originale. Vedere, infatti, una ragazza, dar vita a quei “tre brevi esorcismi di uso quotidiano” ha come pennellato lo spettacolo di un umorismo di un’ingenuità surreale dai tratti fortemente originali. E ancora due studi di giovani formazioni nascenti che sfortunatamente non ho auto modo di vedere: ECG Piccola avventura di un Cuore a Venezia, della compagnia BITOLS, ispirato a Il Mercante di Venezia di Shakespeare e Vita d’ombre di Carla Taglietti, IV tappa di lavoro di un percorso di ricerca sull’ombra che dialoga con il corpo e la musica. In una stanza a sé stante un’installazione pudica e affettuosa al genio di Guido Ceronetti, quasi un’offerta votiva al maestro tutelare.
Da segnalare ancora l’incontro, assai frequentato, dal titolo: Per una scuola nazionale di teatro di figura in Italia. Terzo atto – immaginare il percorso, una riflessione articolata che prosegue, inanellandoli, i convegni di Ravenna e Roma, nel tentativo di formulare ipotesi e percorsi. Il progetto di Animateria (corso di formazione per operatore esperto nelle tecniche e nei linguaggi del teatro di figura realizzato dal Teatro Giocovita unitamente al Teatro delle Briciole, al Teatro del Drago e al Teatro del Buratto) ha anche il merito di aver aperto e soprattutto articolato un complesso dibattito sulla formazione e sulle specificità del teatro di figura in grado di fornire strumenti privilegiati per affrontare i più diversi aspetti del teatro da angolazioni diverse dalle potenzialità sorprendenti. Sullo sfondo un’ipotesi seducente, che distingue un’auspicabile scuola nazionale di teatro di figura dalle altre scuole di teatro: quella di formare attori creatori e non attori esecutori al servizio di terzi.
Confesso di essere tornato da Campsirago elettrizzato e di aver più e più volte immaginato che occasioni preziose come quella potessero diventare tanti appuntamenti fissi sparsi lungo tutta l’Italia per favorire l’incontro. Luoghi dove poter condividere la vita per qualche giorno e raccontare raccontandosi, non necessariamente per vedere gli spettacoli, ma per dare senso agli spettacoli e soprattutto al proprio essere teatro. È un lusso lo so, ma combattere l’inutile, il pretenzioso, il millantato, è condizione d’obbligo e assoluta necessità.
ALFONSO CIPOLLA


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