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Eolo
recensioni
IL RITORNO DI TERRY DI DAVIDE GIORDANO E RICCARDO REINA
TERRY 2.0 UN PROGETTO DI SPETTACOLO DAL VIRUS CONTRO IL VIRUS OVVERO COME FARE DI NECESSITA' VIRTU'

QUESTA VOLTA IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLE STRATEGIE CHE DOVRANNO ESSERE MESSE IN CAMPO DAL TEATRO RAGAZZI IN QUESTO MOMENTO COSI' DIFFICILE SI ARRICCHISCE NON DI UN INTERVENTO MA DI UN 'IPOTESI DI SPETTACOLO : TERRY 2.0 DI DAVIDE GIORDANO CHE CONOSCIAMO PER I SUOI SPETTACOLI" TERRY" E "JOHN TAMMET" E RICCARDO REINA" ATTORE E REGISTA DI DIVERSI SPETTACOLI PER IL TEATRO DELLE BRICIOLE.

TERRY 2.0
Sappiamo bene che la crisi del mondo teatrale non nasce a causa di un virus, ma ben prima, e per ben altri motivi. Questa emergenza sanitaria colpisce un settore già in ginocchio. Questo rischia però di essere il colpo di grazia, come già è stato detto. In particolare per il teatro rivolto alle nuove generazioni, date le sue peculiarità, come è stato ribadito. Di fronte ad un orizzonte così oscuro, sia perché imprevedibile, sia perché poco promettente, l’unica strategia possibile è quella di agire. Che è molto diverso da reagire.
Il teatro in quanto ambito economico, professione, attività, mestiere, andrà tutelato ad ogni costo, con ogni mezzo e in ogni modo. Anche da se stesso, ossia da tutte quelle iniziative, prese in tempo di crisi e quindi difficilmente razionali, che rischiano o rischieranno di mettere il teatro contro se stesso, di svenderlo, di sminuirlo. Tra queste rientra, per esempio, il teatro “in streaming”, inteso come semplice riproduzione video di contenuti teatrali già esistenti, che, per ragioni già ampiamente evidenziate e dibattute, rischia di essere solo un boomerang per il mondo teatrale. Il teatro in streaming, così concepito, è un’aberrazione, una contraddizione in termini, perché nega proprio quella che è l’essenza dell’evento teatrale: la compresenza e la partecipazione. E con ciò nega al teatro, togliendogli il proprio valore specifico, ogni possibilità di competere con le altre realtà del settore, dalla televisione al cinema alle serie web. Ma dalle contraddizioni bisogna sempre trarre insegnamento. Bisogna fare, come si suol dire, di necessità virtù.
Bisogna continuare a produrre, come è stato giustamente detto. Ma non solo spettacoli teatrali, in attesa di poter tornare a farli: bisogna elaborare risposte nuove ai problemi cruciali che si impongono qui e ora. Fare tesoro di questa esperienza obbligata, per tornare al lavoro teatrale con più consapevolezza, quando sarà possibile. La ricerca artistica, infatti, non si può fermare. Deve spostarsi su altri campi, ancora inesplorati, per non esaurirsi, per continuare ad evolversi. A maggior ragione se posta di fronte a problematiche reali così gravi e così impellenti. Da questo punto di vista, il teatro è uno strumento, non un fine in sé. Uno strumento per svolgere quella funzione sociale apparentemente superflua che davvero si rivela necessaria, soprattutto in un momento simile.
Le ricerche artistiche, dunque, non si devono fermare. Esse impiegano le pratiche e i linguaggi a disposizione per rispondere a urgenze più profonde. Proprio di fronte a nuovi limiti, esse fermentano, reagiscono, trasformano i vecchi codici per elaborare nuove strategie di sopravvivenza e condivisione. Da sempre nel corso della storia l’arte del teatro ha saputo esplorare i confini della teatralità, sperimentarne i limiti, non per tradire la sua specificità ma, al contrario, per comprenderla e rafforzarla.
Da qui l’esigenza di elaborare un progetto pratico, che cerchi, qui e ora, di affrontare concretamente tutte queste problematiche, ma che cerchi anche, al contempo, di integrare tutto ciò in un programma, in un'idea che non sia solo una reazione all'emergenza, ma una proposta positiva, organica, che abbia un valore artistico di per sè, a prescindere dall'emergenza. Con tutta la difficoltà e il rischio che ciò comporta.
Il progetto Terry 2.0 non nasce da questa emergenza, ma da una ricerca teatrale tuttora in corso, che parte nel 2012 dallo spettacolo John Tammet e approda a Terry. nel 2019: una ricerca sul ruolo dell’attore e dello spettatore nel gioco teatrale e sullo spettacolo teatrale come “gioco”, ovvero come evento fondato sulla partecipazione attiva di tutte le sue componenti.
Questa ricerca ha portato alla creazione di un dispositivo teatrale basato su una drammaturgia “a finestre”, il quale prevede che ad ogni risposta del pubblico ci sia una serie di possibili contro-risposte dell’attore che condizionano il modo di procedere della drammaturgia stessa e, soprattutto, del rapporto tra l’attore e il pubblico, creando ogni volta una dinamica “nuova”, diversa e rischiosa: una relazione mobile che non assicura su un piano registico il controllo completo dello spettacolo. Dunque, lo spettacolo inteso non come rappresentazione di un qualcosa già avvenuto altrove, già scritto altrove, che si svolge uguale a se stesso a prescindere da ciò che può accadere e da chi ne fa parte, ma al contrario come evento totale, esposto come tale al caso e all’imprevedibilità dell’esistenza, sempre differente perché differenti ne sono i protagonisti.
Una ricerca artistica che tenta di spingere all’estremo le componenti fondamentali dell’evento teatrale, appunto la compresenza e la partecipazione. In una parola: l’interazione. Tra attore e spettatore, ma anche tra spettatore e spettatore, e in generale tra testo e spettacolo.
E qui arriviamo a questo critico 2020 e al progetto Terry 2.0, che deve essere considerato per quello che è: un esperimento, il tentativo di aprire, forse, una strada possibile.
D’altronde, lo spettacolo teatrale Terry., nel cui solco nasce Terry 2.0, è a sua volta un esperimento, un tentativo: quello di affrontare attraverso il teatro il tema del bullismo senza cadere nella retorica. Ovvero affrontare tutta una serie di questioni che spesso è riduttivo confinare alla semplicistica definizione di bullismo, come la violenza nel linguaggio e del linguaggio, la violenza per come viene rappresentata ma anche la violenza esercitata dalla rappresentazione stessa.
Non rappresentare il bullismo ma metterlo in scena, riprodurne le dinamiche reali in un contesto “protetto” e condiviso, pubblico, per riuscire ad esorcizzarle, metabolizzarle e, forse, modificarle, rendendone lo spettatore consapevole.

Fondamentale, in questo esperimento, è appunto l’elemento interattivo.
Terry 2.0 è, o vorrebbe essere, quel passo in più che forse questo tipo di ricerca non avrebbe potuto fare in teatro, ma che d’altra parte potrà arricchire ulteriormente il lavoro teatrale.
L’interattività è infatti ciò che più accomuna lo spettacolo teatrale così concepito con il mondo della comunicazione digitale in quanto comunicazione eminentemente social, condivisa, partecipata da una collettività dinamica, con tutte le specifiche differenze che caratterizzano questi due linguaggi.
Differenze che proprio oggi diventa assolutamente necessario individuare, analizzare e comprendere. Perché sempre più il teatro dovrà impare a confrontarsi con questo linguaggio, per non soccombere ad esso ma, anzi, per riuscire a reimpiegarlo con consapevolezza.

Sarebbe facile, per esempio, pensare a spettacoli digitali cosiddetti interattivi. Il web è infatti il regno dell’interattività. Così come è facile interagire con il pubblico a teatro. La vera posta in gioco, in teatro ma a maggior ragione nel web, è che questa interazione sia davvero investita di senso, che essa abbia una funzione necessaria e coerente alla totalità dello spettacolo, che ne sia un fattore davvero determinante. Questo è l’aspetto che può essere decisivo nell’incontro/scontro tra il mondo teatrale e quello digitale. Decisivo per le future sorti del teatro, nell’imminenza di quello che può rivelarsi con la stessa probabilità uno scontro fatale o un incontro rivoluzionario.
Il progetto Terry 2.0 non nasce da questa emergenza, ma da una ricerca artistica che in questa emergenza cerca l’occasione per sperimentare i limiti di un lavoro teatrale e tornare ad esso con più forza quando sarà possibile. Per necessità, ma anche per virtù.

Utilizzando le risorse della comunicazione digitale e del linguaggio video, infatti, sarà possibile portare l’esperimento iniziato con Terry. a un livello ancora più profondo, poiché sarà possibile lavorare capillarmente con i gruppi-classe, e quindi approcciare più da vicino le modalità relazionali del gruppo, immediatamente all’interno di uno dei contesti reali in cui il fenomeno del bullismo si attua con più forza ma anche con meno evidenza, rischiando spesso di passare inosservato.
La piattaforma su cui avverrà questa azione è una struttura web che permette video conferenze fino a un massimo di 100 partecipanti. Tale piattaforma, che continuiamo a studiare, permette una serie di azioni in cui lo sbilanciamento di potere ad appannaggio di chi avvia la comunicazione è parallelo, se non maggiore, allo sbilanciamento di potere di cui gode un attore sul palcoscenico. Egli infatti può interagire su molti piani con i propri interlocutori tramite una serie di azioni “estreme”, come quella di silenziarli a propria discrezione, o renderli oggetto (e soggetto) di altri meccanismi di prevaricazione e di provocazione attuabili attraverso i linguaggi non verbali messi a disposizione da questa piattaforma.
Così come il teatro è il contenitore ideale per mettere in atto le dinamiche sociali del bullismo senza rappresentare il bullismo, una piattaforma web non può che essere il luogo migliore, per quanto virtuale, per scatenare, analizzare e comprendere le dinamiche del cyber-bullismo.
Senza considerare che la comunicazione digitale è ormai parte inscindibile della comunicazione in generale, tanto che a volte è veramente impossibile distinguerle, o distinguere il cosiddetto “cyber-bullismo” dal cosiddetto “bullismo”. Lavorare in questo modo ci darà l’opportunità di indagare questo fenomeno così complesso in modo ancora diverso, dandoci così ulteriori preziosi strumenti.
Terry 2.0 è dunque un progetto autonomo, che avrebbe ragione di essere anche a prescindere dallo spettacolo teatrale Terry. e, in generale, a prescindere dal teatro. Ma che con Terry. viaggia in parallelo, in sinergia, perché si attua su piani diversi e in modalità diverse.

Un progetto innovativo che vuole rivoluzionare il rapporto con il pubblico, e in particolare con le scuole: non chiederà ad alunni e insegnanti di spostarsi in un luogo fisico, ma di accedere tramite un link a un evento di cui lo stesso gruppo-classe sarà protagonista. Metterà al centro le esigenze logistiche della scuola da tutti i punti di vista: anche l’orario potrà essere stabilito insieme, con molta più elasticità.
Terry 2.0 non è un progetto teatrale, ma vuole essere un’iniziativa che, partendo dalle risorse del teatro, possa dare una risposta effettiva ai problemi reali che per forza di cose dovremo affrontare. Cercando di creare qualcosa di diverso. Perché questa è la vera sfida: creare qualcosa che non sia “il teatro meno qualcosa” o che possa in qualche modo essere inteso come un “sostituto” del teatro. Perché il teatro, in quanto tale, non può essere sostituito.
Al momento il progetto è in fase di lavorazione. Per ora è autoprodotto, visto il caos che ancora regna rispetto alla tutela dell’opera in streaming e dei suoi lavoratori, e vista soprattutto la difficile situazione che tutti i teatri stanno attraversando. Situazione, se possibile, ancora più difficile per il contesto in cui questa ricerca artistica si è nutrita e sviluppata, ovvero quello del Teatro delle Briciole, la cui condizione critica purtroppo non è stata magicamente cancellata dall’avvento della crisi generale, anzi. Ma ci teniamo a diffondere l’idea, proprio per incentivare il lavoro che occorre fare in questa direzione e, magari, contribuire ad aprire altre prospettive di fronte a un orizzonte così nebuloso.

DAVIDE GIORDANO E RICCARDO REINA





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