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Eolo
recensioni
ARRIVANO DAL MARE IN OTTOBRE
IL REPORT DI MARIO BIANCHI

Dall’8 all’11 ottobre, a Gambettola, Gatteo e Longiano, si è svolta, organizzata con grande caparbietà dal Teatro del Drago, sotto la capace guida di Roberta Colombo, la consueta parte autunnale della quarantacinquesima edizione del Festival di teatro di figura “ Arrivano dal mare”, la cui parte principale si era svolta a Ravenna durante i mesi passati, con moltissimi interessanti eventi, programmati non solo dal vivo, ma anche on line attraverso molte sperimentazioni a causa dell'emergenza sanitaria, purtroppo ancora in corso. Ciò nonostante pur nel rispetto delle normative anti-Covid, in questi 4 giorni di Ottobre sono stati programmati 21 appuntamenti , 8 dei quali incentrati sui project work, in forma di studio e della durata di 20 minuti l’uno, proposti dai ragazzi del Corso di Alta formazione di Teatro di figura Animateria., organizzato con il patrocinio dell’Unima (Unione Internazionale della Marionetta), Teatro delle Briciole di Parma, Teatro del Drago di Ravenna, Teatro Gioco Vita in collaborazione anche con il Teatro del Buratto.

Collateralmente agli spettacoli sono stati programmati eventi di altra natura molto interessanti. Importante è stata per esempio anche la Tavola rotonda dedicata ai Musei di teatro di figura dell'Emilia Romagna a cui hanno partecipato i direttori e i rappresentanti degli enti museali della regione che si sono confrontati dal vivo o attraverso la piattaforma Zoom con Alfonso Cipolla (direttore dell’Istituto per i Beni marionettistici e il Teatro popolare di Grugliasco), Guido Di Palma (Università La Sapienza), Luigi Allegri (Università di Parma) e Remo Melloni, ricercatore e studioso di Teatro di figura. Un momento di incontro dunque per immaginare nuove reti e collaborazioni sia a livello regionale sia nazionale.

Il Festival si è aperto con la presentazione dell’installazione on line “Il futuro appeso a un filo”, dislocata nei tre paesi che hanno ospitato il Festival e costruita dai loro cittadini attraverso una vera e propria rete di migliaia di fili che hanno connesso il presente e il passato, il futuro e i sogni realizzati, così come quelli da realizzare. Tutto ciò sulle tracce di Federico Fellini, cui il Festival - grazie alla collaborazione con l'associazione Natura Magica – è stato in parte dedicato e a cui si è ispirato per l’ideazione dell’installazione e anche per una curiosa escursione " Periferie Felliniane" con racconti ideata da Sergio Diotti tra le strade del paese di Gambettola,ma non solo.  A Fellini è stata dedicata anche una mostra di immagini di Cartapesta a Cura di Anton Roca realizzata con i bambini delle scuole.

Tra gli spettacoli sono stati proposti anche "Casa Nostra", la performance sulla Mafia di Hombre Collettivo, vincitore del premio "Scenario Infanzia 2020" di cui abbiamo già trattato, "Teo ha le orecchie curiose" di Teatro del Drago e il Brutto Anatroccolo di Nata teatro.
Ilenia Biffi di Coppelia Teatro ha presentato "Trucioli", ispirato ad un misterioso quadro di Remedios Varo, protagonista una bellissima marionetta robotica da polso, Valerio Sebastiano Saccà e i suoi burattini Aldrighi ha proposto invece tre briose farse che vedono protagonista la tradizionale maschera di Milano, Meneghino, alle prese con le difficoltà causategli dal solito malevolo Brighella.
Pu-pazzi d'amore del giovane GianLuca Palma della compagnia all'Incirco è invece una vera dissertazione sul male d'amore attuata attraverso le varie forme che il teatro di figura possiede. L'animatore  ha creato attraverso palloncini, marionette di diversa estrazione, oggetti di varie forme e dimensioni, piccole storie d'amore dove era veramente difficile trovare  il lieto fine, rese con leggerezza e con l'aiuto del pubblico che hanno stemperato le malinconie delle pene d'amore.
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Ma l'appuntamento spettacolare più importante del Festival è stato senza dubbio la riproposta da parte de L’Accademia della Sgadizza,una vera e propria compagine di valenti burattinai di varie età e provenienza, (che con La Ginevra degli Almieri ci aveva regalato uno degli spettacoli burattineschi più importanti di questi anni ), del dramma popolare "Il Fornaretto di Venezia", in una riduzione scritta e messa in scena ancora una volta dal bolognese Romano Danielli, una riscrittura in tre atti (dai cinque originali) che ha visto in baracca Romano Danielli (Alvise Guoro, Sandrone e Doge) Marco Iaboli (Pantalone, Lorenzo Barbo, il Frate buono, William Melloni ( Bondumier, Brighella, Vecchia, Fante Cattivo, Sganapino) Riccardo Pazzaglia (Marco Tasca, La Maschera, Mingone, Armigero, Balanzone, Inquisitore)
Grazia Punginelli ( Clemenza) Mattia Zecchi (Fornaretto e Fagiolino) Raffaella Danielli  (Annetta)
Il Dramma serio (anche se a volte irrorato dalla comicità delle maschere anche se in maniera molto minore della Ginevra degli Almieri) è ambientata a Venezia dove Pietro Tasca ,un giovane garzone di fornaio,innamorato di Annetta, una giovane che fa da cameriera presso la famiglia patrizia di Lorenzo Barbo, membro del Consiglio dei Dieci, si imbatte nel cadavere del nobiluomo Alvise Guoro, che ha in avversione sia perché aveva in precedenza attentato all'onore di sua sorella, sia perché ha il sospetto che stavolta avesse messo gli occhi addosso alla sua amorosa. Invece il vizioso Alvise Guoro è l'amante della moglie del Barbo, Clemenza.
Mentre il fornaretto è vicino al morto, sopraggiungono gli sbirri che lo arrestano e lo rinchiudono ai Piombi. La fidanzata del fornaretto che ancora non sa del suo arresto, durante l'interrogatorio mente per proteggere la sua padrona, affermando che l'Alvise veniva da lei nelle sue visite notturne, ed inconsapevolmente fornisce agli inquisitori il "movente" del delitto.
La confessione sotto tortura addossa definitivamente il delitto al giovane Pietro che viene condotto al patibolo. Quando il patrizio Lorenzo Barbo confessa pubblicamente di essere stato lui l'autore del delitto, la sorte dell'infelice è ormai segnata.Come si vede una storia triste dove i deboli soccombono a causa dei malefizi dei ricchi e dei potenti.





" II Fornaretto di Venezia è probabilmente il dramma più rappresentato dalle compagnie di prosa dell’Ottocento con una fortuna che supera abbondantemente il secolo, irrorato da una continua vitalità scenica, frutto di quelle continue riscritture e adattamenti apportate non solo dagli attori ma anche dai burattinai e dai marionettisti che si appropriano di quel fortunato copione dal forte impatto popolare, così come ha ricostruito minuziosamente Giovanni Moretti nel suo saggio Attori e baracche (2002).
Scritto da Francesco dell’Ongaro nel 1844 il dramma, che altro non è che una forte denuncia sui limiti della giustizia, è dedicato a Gustavo Modena, il più grande attore dell’epoca, in virtù dei comuni ideali libertari e risorgimentali. Gli intenti sono educativi. Il valore della libertà è per Dall’Ongaro lo scopo della drammaturgia e del teatro, che devono mostrare “come si perde, come si riacquista e soprattutto come si conserva”. La parta interpretata da Modena, era quello del padre del Fornaretto ingiustamente condannato a morte, cui erano affidati i brani più fortemente anti-aristocratici, nonché la battuta conclusiva del dramma. La parte più polemica e tragica della vicenda era quindi affidata al celebre artista, noto e riconosciuto propugnatore delle libertà repubblicane" ALFONSO CIPOLLA


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Come abbiamo detto abbiamo assistito con molto interesse agli 8 Project Work dei ragazzi di Animateria che abbiamo trovato veramente tutti di ottimo livello con un utilizzo del Teatro di figura spesso inconsueto. Valentina Lisi, per esempio, su musiche di Kevin Piccioli in "Relazioni necessarie" usa delle silhouette di fotografie dei suoi genitori e di sua nonna, che si animano in un grande e divertentissimo libro pop-up per parlare in modo ironico della sua famiglia e in ultima analisi forse anche di sé stessa.
Benedetta Berti, per "Un po maschio un po femmina un po me" con pupazzo da tavolo che trova in piccolo un fagotto dall'incerto colore bianco e non nei soliti rosa e blu, confeziona un tenero omaggio alle varie diversità di cui si popola il mondo e nel contempo al suo desiderio di essere madre. Giacomo Occhi in "Scoppiati" rende invece teneramente umani con tutte le emozioni che ci contraddistinguono due palloncini di diverso colore che si ritrovano in un negozio molto particolare, creando una piccola tenera saga familiare mentre ne "Il distacco" di Giorgia Forno è una mascherina a mostrarci le varie diversità su cui si popola il mondo. Emanuela Belmonte della Compagnia della settimana dopo in Area 52 è un simpatico Clown teatrale che utilizza la musica collegandola con dei simpatici pupazzi per scoprire un oggetto misterioso caduto dal cielo
La morte invece fa capolino o è protagonista in "Altro mare "di Circacinque di e con Silvia Cristofori, Margherita Fontana, Eva Miškovičová, Costantino Orlando, Riccardo Paltenghi che attraverso Marionette da tavolo e ombre narra del rapporto tra un vecchio e un bambino, sia in "Questi pochi centimetri di terra" di Consorzio Balsamico di e con Roberta Bonora, Giada Borgatti, Virginia Franchi, Alessandra Stefanini dove la terra diventa simbolo di morte ma anche di vita, sia infine in R.I.P.IT o della nera signora di Teatro Sospeso di e con Alessia Candido, Esther Grigoli, dove la nera signora si intrufola rimanendo per ora sconfitto tra l'amore di due sorelle.
MARIO BIANCHI













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