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Eolo
stelle lontane
IN DIFESA DELL'ANIMAZIONE DI BRUNA PELLEGRINI
RICEVIAMO E CON PIACERE PUBBLICHIAMO

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IN DIFESA DELL'ANIMAZIONE TEATRALE

Mi permetto di entrare nel merito dei discorsi sulla nascita dell’animazione teatrale che ho letto ultimamente su Eolo e che ho sentito a Torino alla presentazione di Basta favole, il bel documentario sul Teatro Ragazzi prodotto dall’Assitej Italia.
Ho iniziato e vissuto in prima persona dalla fine degli anni 60 del 900 nella scuola quelle esperienze di libera espressione dei ragazzi dette animazione ( cfr. R.Rostagno B. Pellegrini Guida all’animazione, Fabbri editori, 1978 ) e tengo a definire il fenomeno in termini sostanzialmente più articolati e complessi rispetto a quanto espresso in quelle sedi. Noi insegnanti animatori e gli operatori teatrali con cui si collaborava cercavamo dentro l’espressività libera dei ragazzi i nuovi stilemi emergenti anche in forme teatrali. Non direi che era il teatro di strada che con le sue forme entrava in scuola ma la scuola che cercava vie nuove e si apriva all’esterno per parlare dei temi importanti emergenti all’interno. C’era una forte intenzionalità di fondo nella ricerca e le forme teatrali uscivano genuine libere da modelli importati, cariche di significati legati alle problematiche sociali del tempo. Oggi quelle pratiche si definirebbero un principio di democrazia. C’era chi proveniva dal teatro e entrava nella scuola in punta di piedi, dignitosamente disponibile ma ricco di quella voglia di fare e di condividere che porta buoni frutti. Ci si ispirava alle più attuali forme del teatro di avanguardia e i riferimenti pedagogici erano Andrea Canevaro, Bruno Ciari, Mario Lodi e altri.
Trovo inopportuna una narrazione che diventa semplificazione di un fenomeno in quegli anni piuttosto complesso e vario in modi, spazi e soprattutto persone. Solo un accenno: quando si cita lo spettacolo “La città degli animali”, lavoro significativo, traccia segnata per molti, accanto ai nomi di Iva e Carlo Formigoni va indicato, per chi ha buona memoria, anche Franco Sanfilippo. Teniamo fermi i riferimenti a ciò che succedeva davvero con l’animazione teatrale nella scuola per non appiattire quel vasto capitolo su alcuni scontati modelli.
Il grande pupazzo che con i ragazzi di una quinta elementare di Collegno abbiamo costruito sotto la guida di Remo per lo spettacolo “A rifare il Piccolo Principe” (cfr. R.Rostagno B. Pellegrini Un teatro scuola di quartiere, Marsilio Editori, 1975) rappresentava l’icona densa di significanti emersi nella ricerca di un intero anno scolastico alla lettura di Saint Exupéry traslata negli scorci della periferia. E i ragazzi si esibivano nell’azione scenica al pubblico con l’orgoglio dei frutti espressivi raccolti e con il pudore per gli argomenti toccati per certi versi intimi (il potere, l’amore, il vizio, il carcere). Lo spessore qualitativo dei lavori andava ben oltre i risultati emergenti, come si diceva, il processo vale più del prodotto.(Nota a margine un dato significativo di quel tempo storico: i direttori del Teatro Stabile di Torino, Giuseppe Bartolucci e Gian Renzo Morteo non mancavano mai all’appuntamento con le spettacolazioni (così dicevamo) dei ragazzi della scuola di Collegno).
Poi vista l’inflazione di aggettivi, l’animazione diventata “ sociale”, “ sportiva”, “ catechistica” e via elencando, Remo Rostagno, Marco Baliani, Maya Cornacchia ne hanno voluto dichiararne la morte ( Cfr. “In morte dell’animazione” Scena , anno V, n. 11-12, dicembre 1980 ) mentre il teatro dei/per/con/tra i ragazzi apriva nuove strade.
Grazie. 
BRUNA PELLEGRINI






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