
ALICE AUGMENTED DI PUNTO ZERO
A MILANO
In periferia, a Milano, nel quartiere di Bisceglie, vicino a dei grandi palazzoni, non ubicata dentro, ma proprio accanto all’Istituto Penale per Minorenni Maschile e Femminile "Cesare Beccaria", vi è una sala teatrale, avamposto di una vitale, possibile condizione esistenziale diversa colma di luce, che prende il nome dalla compagnia, assai peculiare che la abita, Punto Zero. Il direttore della compagnia e dell’intero progetto è il regista Giuseppe Scutellà che opera da oltre trent’anni all’interno dell’Istituto Penale Minorile, dove ha creato un originalissima sorta di teatro stabile aperto alla cittadinanza, all’interno di un contesto detentivo. Qua abbiamo assistito ad un’esperienza di grande interesse del tutto particolare : la versione teatrale, ma ci sembra riduttivo il termine, del visionario celebre romanzo di Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie “. Particolare, sia perché realizzata con le tecnologie digitali che ne hanno amplificato tutte le innumerevoli suggestioni fantastiche, sia perchè realizzata da Puntozero, che, ci siamo dimenticati di dire, è una compagnia formata sia da ragazzi e ragazze detenuti del carcere milanese mescolati ad altri professionisti, tutti protesi in un’esperienza teatrale veramente condivisa.
“Alice Augmented” , così si chiama il progetto, ci ha condotto in un vero e proprio viaggio immersivo, in compagnia della protagonista, potenziato dalle possibilità che oggi ci offre l’ innovazione tecnologica. La scelta del romanzo, che era già stato messo in scena l’anno precedente, in modo diverso, pone al centro il tema dell'immaginazione, quanto mai fondamentale per i ragazzi del Beccaria, che devono aver sempre in mente la possibilità di figurarsi un futuro diverso in cui credere, pieno di sorprese importanti.
“Alice Augmented “, tra l'altro, è nato dopo due anni di intensa formazione, durante i quali i giovani coinvolti hanno acquisito tutte le competenze tecniche e creative, atte a produrre questa davvero particolare messa in scena : dalla scoperta delle infinite possibilità del digitale, alla realizzazine di abiti prodotti con stampanti 3D, alle scenografie potenziate con il videomapping e con l'utilizzo della realtà virtuale e aumentata, all’interno di un progetto più ampio, realizzato con il contributo di Fondazione TIM.
“Alice nel Paese delle Meraviglie”, così è diventata metaforicamente una storia che parla di trasformazione, ma anche di ricerca dell’identità e della capacità di affrontare l’inaspettato.
A MILANO
In periferia, a Milano, nel quartiere di Bisceglie, vicino a dei grandi palazzoni, non ubicata dentro, ma proprio accanto all’Istituto Penale per Minorenni Maschile e Femminile "Cesare Beccaria", vi è una sala teatrale, avamposto di una vitale, possibile condizione esistenziale diversa colma di luce, che prende il nome dalla compagnia, assai peculiare che la abita, Punto Zero. Il direttore della compagnia e dell’intero progetto è il regista Giuseppe Scutellà che opera da oltre trent’anni all’interno dell’Istituto Penale Minorile, dove ha creato un originalissima sorta di teatro stabile aperto alla cittadinanza, all’interno di un contesto detentivo. Qua abbiamo assistito ad un’esperienza di grande interesse del tutto particolare : la versione teatrale, ma ci sembra riduttivo il termine, del visionario celebre romanzo di Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie “. Particolare, sia perché realizzata con le tecnologie digitali che ne hanno amplificato tutte le innumerevoli suggestioni fantastiche, sia perchè realizzata da Puntozero, che, ci siamo dimenticati di dire, è una compagnia formata sia da ragazzi e ragazze detenuti del carcere milanese mescolati ad altri professionisti, tutti protesi in un’esperienza teatrale veramente condivisa.
“Alice Augmented” , così si chiama il progetto, ci ha condotto in un vero e proprio viaggio immersivo, in compagnia della protagonista, potenziato dalle possibilità che oggi ci offre l’ innovazione tecnologica. La scelta del romanzo, che era già stato messo in scena l’anno precedente, in modo diverso, pone al centro il tema dell'immaginazione, quanto mai fondamentale per i ragazzi del Beccaria, che devono aver sempre in mente la possibilità di figurarsi un futuro diverso in cui credere, pieno di sorprese importanti.
“Alice Augmented “, tra l'altro, è nato dopo due anni di intensa formazione, durante i quali i giovani coinvolti hanno acquisito tutte le competenze tecniche e creative, atte a produrre questa davvero particolare messa in scena : dalla scoperta delle infinite possibilità del digitale, alla realizzazine di abiti prodotti con stampanti 3D, alle scenografie potenziate con il videomapping e con l'utilizzo della realtà virtuale e aumentata, all’interno di un progetto più ampio, realizzato con il contributo di Fondazione TIM.
“Alice nel Paese delle Meraviglie”, così è diventata metaforicamente una storia che parla di trasformazione, ma anche di ricerca dell’identità e della capacità di affrontare l’inaspettato.
Sul palcoscenico da ogni dove ci sono apparsi così ai nostri occhi e alle nostre orecchie il Bianconiglio, il Bruco, il Cappellaio Matto, il gatto del Cheshire, il Ghiro, Humpty Dumpty, la lepre marzolina, la Regina con linguaggi e con modi teatrali assai diversificati tra loro potenziati dalle tecniche digitali , che ci hanno coinvolto in maniera ogni volta diversa, trasportandoci in un mondo davvero inaspettato, creato sotto il vigile sguardo di Giuseppe Scutellà, dagli artisti e dalle artiste in scena di Punto Zero, che hanno saputo rendere viva ed esaltante tutta l'atmosfera paradossale del romanzo di Carroll.
MARIO BIANCHI


