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Eolo
recensioni
VISIONI DI FUTURO,VISIONI DI TEATRO...
Ecco il resoconto di Eolo

VISIONI DI FUTURO E VISIONI DI TEATRO

La Stagione dei Festival dedicati all’infanzia si è aperta Sabato 27 Febbraio al Teatro Testoni di Bologna con la sesta edizione di “Visioni di futuro , Visioni di teatro” la meritoria manifestazione dedicata espressamente agli spettatori più piccoli, organizzata dalla Cooperativa La Baracca.
Il festival è stato inserito per la sua importanza nel progetto “Small size, big citizens” che ha ricevuto il riconoscimento da parte della Commissione Europea per i prossimi cinque anni.”Small size,big citizens” è una rete di scambio e confronto internazionale formata da artisti, educatori, insegnanti e pedagogisti che rivolgono il loro impegno alla prima infanzia. 'Visioni difuturo,visioni di teatro... ' in questi ultimi anni si sta dirigendo anche verso altri orizzonti progettando nuovi territori di incontro con altre Arti.
Quest’anno la manifestazione ha iniziato per esempio a confrontarsi con il mondo dell’Arte visuale attraverso installazioni e percorsi d’arte che ha avuto il suo clou nel ciclo di conferenze e laboratori per insegnanti ed educatori coordinati da Marco Dallari in collaborazione con un’altra realtà bolognese: il MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna. Durante la settimana del festival sono state allestite poi due mostre negli spazi del teatro: nella prima diciotto illustratori hanno liberamente interpretato i diritti del bambino all’arte e alla cultura, nella seconda sono stati esposte le opere che Enrico Montalbani ha eseguito in questi anni per i vari manifesti del Festival e non solo.
8 giorni dunque pieni di incontri per grandi e piccini che come al solito ha avuto il suo centro nella vetrina di spettacoli che ha messo in mostra le produzioni teatrali, nazionali ed internazionali, dedicate al pubblico più piccolo. Una programmazione che quest’anno, a fianco delle compagnie internazionali, ha visto coinvolte gran parte delle migliori compagnie italiane.

Molti degli spettacoli visti a Bologna hanno avuto come comune dominatore l’acqua, elemento che consente spesso alla parola di dialogare con l’immagine in un gioco visivo che mescola sapientemente teatro e arti figurative in linea con le nuove direzioni del festival. “Brum” di Pietro Fenati ed Elvira Mascanzoni della compagnia ravennate Drammatico vegetale va in questa direzione con risultati di assoluta poesia. Partendo dalle suggestioni visive dell’acqua che si riverberano su una tela bianca, i due animatori, accompagnati da una serie di musiche che vanno da Satie a Cage ,reinventano una specie di mondo immaginario dove l’infanzia regna sovrana e che si esprime con una sola parola ' brum ' appunto, moto incomprensibile ma che racchiude spazi interpretativi immensi che il teatro rende visibili.
Vania Pucci di Giallo mare minimal teatro in ' Accadueo ' parla dell’ acqua invece utilizzando, nello stile ormai consolidato della compagnia, una video camera che riprende un piano colmo di sabbia che le mani dell’artista multimediale Licio Esposito scolpiscono, modellano, disegnano con consumata abilità inventiva. Le forme, veri e propri quadri, tramite la videoproiezione, diventano la scenografia dove l’attrice muovendosi racconta otto piccole storie e così prendono vita colombe, balene, gocce, iceberg in un gioco visivo di forte espressività..
I francesi di Theatre O’Navio in 'Ou Va l’eau ', , uno degli spettacoli più apprezzati del Festival, si ispirano invece al mondo disegnato di Jeanne Ashbè per realizzare un vero e proprio omaggio all’acqua. Nasce così uno spettacolo lieve e leggero, come lieve e leggera è l’acqua, tra graziose paperelle , pesci rossi, spruzzi d’acqua in una scenografia multicolore, creando attraverso un susseguirsi di immagini non una storia ma un vero e proprio percorso emozionale. In Parapapel degli spagnoli De Molecula è invece la carta ad essere protagonista, utilizzata in diversi modi per catturare l’emozione e l’attenzione dei piccoli spettatori.
E dopo l’acqua e la carta ecco la luce ad essere protagonista. Riuscito nella sua assoluta facilità e felicità inventiva è infatti “On Off “ della Baracca, scritto da Andrea Buzzetti, Carlotta Zini e Valeria Frabetti che ne cura anche la regia e che vede in scena un efficace Andrea Buzzetti giocare a ritmo di musica con la luce.Una luce che appare e scompare e di nuovo riappare tra cavi colorati, interruttori e marchingegni tecnici, attraverso un gioco scenico di lampade e lampadine che diventano oggetti e personaggi di una storia che parte dall’esperienza propria del bambino e che l’interprete fa sua con accattivante immedesimazione. Lo spettacolo nasce da una ricerca condotta all’interno dei nidi di infanzia per osservare i bambini ed il loro rapporto con la luce ed il buio.
Assai intrigante, anche se ancora sulla carta, il nuovo spettacolo scritto da Tiziano Manzini per il Pandemonium 'Il cubo ovvero la morbida pietra filosofale del gioco '. Qui sulla scena cosparsa da decine di cubi di gommapiuma due personaggi, Uno e L’Altro, giocano a reinventare il mondo.Ogni cubo piano piano si trasforma, rimandandando a qualcosa d’altro e i due personaggi, in un crescendo di situazioni, rendono omaggio alla fantasia e alla creatività infantile che ancora è capace di vedere al di là della realtà. Si vede che lo spettacolo nella sua eccessiva ripetitività non ha ancora trovato il suo giusto sbocco ma le premesse ci sono tutte per un esito foriero di grandi suggestioni.
Dei padroni di casa della Baracca abbiamo potuto vedere anche una curiosa versione di Pinocchio Pinocchio scritto e diretto da Bruno Cappagli che vede in scena ben undici attori Andrea Aristidi, Andrea Buzzetti, Bruno Cappagli, Carlotta Zini, Daniela Micioni, Enrico Montalbani, Fabio Galanti, Gabriele Marchioni, Giovanni Boccomino e Luciano Cendou, presenze scelte non solo tra il cast artistico della compagnia ma anche tra i tecnici e tra il personale amministrativo ed organizzativo.Lo spettacolo dunque prima di tutto si configura come una grande festa teatrale che in scena ha inizio da una scatola, un dono ricevuto che aspetta di essere aperto. Un cubo in trasformazione dal quale usciranno personaggi, giochi, storie, musiche, colori e che si presta ogni volta ad essere qualcosa di diverso.Cappagli nella messa in scena sceglie di seguire passo passo il testo di Collodi e alla fine questa opzione nuoce allo spettacolo ingabbiandolo verso ritmi faticosi e soluzioni sceniche convenzionali, quando invece lo spettacolo, come nelle scene del paese dei balocchi o nel ritrovamento di Geppetto, si stacca dal testo collodiano, l'invenzione riprende il sopravvento e il gioco scenico spicca il volo.

A Bologna abbiamo potuto vedere “ Narcisi” ( di Mariachiara Raviola, Tiziana Ferro e Vanni Zinola - regia di Mariachiara Raviola - con Tiziana Ferro e Vanni Zinola) , l’ultima fatica inventiva della Compagnia Il Melarancio di Cuneo per i bambini del nido,un viaggio curioso e stimolante intorno al tema dell’identità, uno delle problematiche più intriganti e meno frequentate dal teatro dei piccolissimi.. I bambini seduti intorno allo spazio scenico partecipano in prima persona al gioco del formarsi della loro essere, al crescere del proprio corpo che piano piano prende forma, diversificandosi dai coetanei che sono accanto a loro.Il gioco teatrale è condotto con estrema delicatezza da Vanni Zinola e Tiziana Ferro attraverso l’alternarsi di morbidi cuscini che rimandano ad altrettante piccole esistenze in formazione e con un gioco del sentirsi e del riconoscersi creato con piccole filastrocche e con un continuo confronto con i piccoli spettatori.
Alla fine i bambini sono condotti vicino ad un lago/specchio,metafora perfetta, dove finalmente guardare e guardarsi dentro riconoscendosi sono la stessa cosa. 'Narcisi ' nella sua semplicità è uno spettacolo complesso, sperimentato pazientemente per diverso tempo nei nidi e di grande intelligenza inventiva che rende attraverso un percorso preciso tutte le particolarità della crescita
Vanni Zinola è anche il protagonista di Aspettando Biancaneve della Fondazione teatro ragazzi e giovani di Torino scritto da Graziano Melano e Vanni Zinola e interpretato da Zinola con la giovanissima Giulia Rabozzi. 'Aspettando Biancaneve ' è un piccolo spettacolo che ci racconta una storia antica, utilizzando pochissimi elementi scenici che scaturiscono da un baule, narrato da una fanciulla che si muove sui pattini a rotelle e da una specie di mago affabulatore. Insieme aspettano Biancaneve per consegnale una mela affinchè la storia possa essere narrata per intero ed in questo cercano la collaborazione dei piccoli spettatori che partecipano in modo attivo alla messain scena.Lo spettacolo risulta alla fine essere un garbata performance narrativa che utilizza in modo semplice e coinvolgente il teatro di figura.
Il festival tra le altre proposte, meritoriamente contribuisce anche alla realizzazione di nuovi spettacoli presentando studi e sperimentazioni. E’in questo ambito che abbiamo assistito al primo studio di 'Pic Nik ' del Teatro del Canguro e di 'Core ' di Nautai teatro. 'Core ' partendo dal famoso mito di Cerere ci vuole parlare ancora una volta di un tema molto importante per la compagnia, il rapporto che si instaura nella crescita tra genitori e figli. Come nei precedenti “Il sogno di Amleto ' e 'Sentieri di fiaba ' sulla scena vi è un adolescente che vuole distaccarsi dal grembo materno per intraprendere il viaggio autonomo della vita. La storia di Cerere nello studio visto al festival si intreccia ancora in modo non ancora compiuto con quella di un circo dove nel medesimo modo un'altra adolescente intende compiere il medesimo percorso di allontanamento.Lo studio promette già uno spettacolo interessante e pieno di suggestioni su cui certamente ritorneremo
MARIO BIANCHI

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