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Eolo
recensioni
VIMERCATE:LE RECENSIONI
Le recensioni di Mario Bianchi,Elena Maestri e Cira Santoro

Ricca, variegata e piena di stimoli, con tutti gli alti e bassi del caso, dal 3 al 5 Giugno si è svolta la ventesima edizione di “Una città per gioco “ il tradizionale festival organizzato dalla Cooperativa Tangram a Vimercate.
Il 2011 è stato un anno importante per il festival perché la manifestazione ha compiuto vent'anni, ricordati in una commovente ed intrigante mostra allestita dagli organizzatori nella villa Sottocasa dove i visitatori hanno potuto ripercorrere la storia del festival che ha ospitato nel corso degli anni le migliori produzioni del teatro ragazzi italiano. Per i secondo anno poi il festival ha esteso la sua identità sul territorio della nuova provincia di Monza e Brianza continuando con maggiore ricchezza e qualità di contenuti il progetto “Le città dei ragazzi” .
Così il “Festival” non è stata solo una semplice vetrina di eventi, ma si è legato con un tema comune, questa volta legato ai social network, alle altre manifestazioni già presenti sul territorio.
La seconda edizione del Festival provinciale “Le città dei ragazzi” , con il suo centro vitale a Vimercate, ha ìnfatti visto spalmarsi sul territorio moltissime altre iniziative tra spettacoli e laboratori creativi. La nuova Provincia di Monza Brianza ha aderito con entusiasmo, anche se con poche risorse al Festival, ideato con caparbietà esemplare dalla cooperativa Tangram, coinvolgendo altri nove comuni : Agrate, Bellusco, Concorezzo,Cornate d'Adda, Biassono, Bovisio Masciago, Meda, Seregno, Usmate Velate, Villasanta
Inoltre all'interno di “Una città per gioco” è nata la prima vetrina della Provincia di Monza e Brianza con la presentazione di tre creazioni di altrettante compagnie operanti nella Provincia.

Il Festival è stato inaugurato da una vera e propria festa concerto, purtroppo rovinata dal brutto tempo che l'ha costretta al chiuso, realizzata dai Sulutumana che con l'apporto di Giuseppe Adduci di Teatro Gruppo Popolare hanno proposto ai bambini accorsi con “ Guarda le stelle “ una curiosa versione de “Il piccolo principe”, dove le parole dell'immortale capolavoro di Antoine deSaint-Exupery si sono mescolate ai suoni della band lombarda in un impasto riuscito di narrazione e musica che ha coinvolto il pubblico presente.
Prima allo Spazio Capitol i numerosi operatori giunti al Festival da tutta l'Italia hanno discusso in modo costruttivo del difficile momento in cui versa la cultura in Italia ed in particolare il teatro-ragazzi, offrendo punti di vista e molteplici osservazioni per monitorare i vari aspetti delle problematiche presenti.
Come si è detto variegatissima l'offerta degli spettacoli visti, possiamo dire venti diversi modi diversi di proporre il teatro per il mondo dell'infanzia,anche modi in generale assolutamente poco praticati dal teatro-ragazzi italiano come ”Il Pesto Magico ed il Cuoco Innamorato” del Banco Volante di Genova dove cinque animatori muovono 7 marionette giganti di legno per raccontare una storia dai contorni allusivamente rinascimentali oppure “Il raffreddore dei pesci rossi”della compagnia monzese “La danza immobile” spettacolo di prosa nel senso più classico e nobile del termine in cui “I ragazzi della via Paal” sono raccontati con un punto di vista interessante, quello di un fratello maggiore ad una sorella totalmente immersa nelle contraddizioni del tempo presente.
I 150 anni dell'unità di Italia sono stati ricordati poi da uno dei due spettacoli della mezzanotte “La trafila di Garibaldi” di Vladimiro Strinati, curioso spettacolo di narrazione e burattini durante il quale si narra della rocambolesca fuga di Garibaldi nella terra romagnola e nel Delta del Po tra paludi (quelle di Comacchio), con la moglie Anita morente e gli austriaci alle calcagna.
Infine interessante in questa prima disanima degli spettacoli, la trasmissione dei saperi avvenuta in “Regina di Ghiaccio” di Nautai dove Miriam Bardini e Gigi Tapella hanno fatto riallestire un loro cavallo di battaglia ai giovani della compagnia Marina Raccanelli e Domenico Desiderio Pinto.

“Piccolo piccolo” di Quelli di Grock, scritto da Susanna Baccari e Debora Virello con Debora Virello, segna il ritorno della storica compagnia milanese ad un teatro dedicato ai piccolissimi.
In scena, un’attrice e un pupazzo raccontano ai bambini,stretti intorno a loro, la storia di Bianca, nata in mezzo alla neve e al gelo,che un giorno decide di partire per vedere cosa c’è oltre quel bianco, così freddo, che fa morire ogni cosa. Sarà lei a convincere il sole caduto in un profondo buco nero a tornare a far rivivere la terra.
Ci piace molto la prima parte dello spettacolo, quando l'attrice riesce efficacemente a convivere con il suo pupazzo, trasmettendo al pubblico un'intimità lieve e leggera che si riverbera sui semplici gesti quotidiani che avvengono tra madre e figlio e nei quali i piccoli spettatori si ritrovano perfettamente. Narrata con garbo anche la storia, con un uso efficace degli oggetti sulle appropriate e coinvolgenti musiche di Beethoven, Schubert e Debussy, ma ci pare che poi lo spettacolo prenda una piega meno interessante con troppe parole, a volte non del tutto confacenti con l'età degli spettatori.
Comunque uno spettacolo apprezzabile per il delicato rapporto che si instaura sempre con il pubblico alle prese con una piccola storia di formazione.
I padroni di casa della Tangram ne “ L'albero del Signor Magritte “Testo e regia di Miriam Alda Rovelli con Gigi Zanin, continuano il loro particolarissimo percorso sugli elementi, dopo l'acqua e l'aria, ecco la terra
Qui l'incontro con l'elemento si sposa con l'omaggio al pittore surrealista belga Renè Magritte. Un omino strano con uno strano cappello ed un ombrello pianta un piccolo seme nella terra e aspetta che da questo seme nasca qualcosa. E intanto pensa e ripensa ed incomincia ad estrarre dall'ombello un fiore poi un piccolo ramo e ancora un altro e li consegna tutti e due alla terra. Piano piano il seme diventerà un albero, basta solo aspettare.L'albero diventerà grande e dentro di sé conterrà molte meraviglie.Giocato quasi senza parole sulle musiche Renè Aubry, lo spettacolo è un delicato omaggio alla terra che custodisce il segreto della vita e di tutte le cose.
C'è qualche momento in cui il ritmo non è ancora ben calibrato e la resa delle immagini magrittiane andrebbe meglio definita ma “ L'albero del signor Magritte “si presenta come uno spettacolo coraggioso dove lo sguardo e l'udito del bambino vengono stimolati in modo antinarrativo per raccontare incanti della natura e della vita attraverso i rimandi dell'Arte

L'asinello di Shamar di Teatro Evento su testo e regia di Sergio Galassi con: Cristina Bartolini e Massimo Madrigali racconta una delle storie più emblematiche dell'umanità da un punto di vista molto particolare.
I protagonisti della storia infatti sono Shamar, giovane figlio di un contadino e “Piccolo” il suo asinello che ormai vecchio non “ rende “ più come una volta. E così, Shamar riceve dal padre l’ordine di portare “Piccolo” al mercato per venderlo. Il ragazzo disperato, non vorrebbe ma non può far altro che obbedire,mettendosi in cammino per la grande città.Il viaggio, raccontato nello spettacolo poeticamente con l'utilizzo di scope di tutte le fogge, reinventate da Pier Paolo Bertocchi, porterà Shamar e l'asinello a incontri molto particolari, finché, in una notte rischiarata da una stella dalla lunga coda, Shamar potrà vendere il suo amico ad un uomo ed una giovane donna incinta, in cammino verso il paese di Betlemme.
Lo spettacolo. sorretto dalla narrazione della bravissima Cristina Bartolini e dall'interpretazione non sempre misurata di Massimo Madrigali, risulta essere una creazione poeticamente apprezzabile nella sua semplicità .
Ed il finale fortemente oleografico con tanto di aureola sulla sacra famiglia e stella cometa luccicante che potrà far storcere la bocca a molti a noi personalmente ha coinvolto e commosso.
C'è rumore: Timy Tommi ascolta il mare, spettacolo Finalista del Premio Scenario Infanzia,scritto e diretto da Christian Castellano, con in scena il fisarmonicista attore Niccolò Bosio, è un esempio, solo in parte riuscito, di imbastire uno spettacolo di poesia per bambini. Christian Castellano, Timi Tommy, evoca attraverso la scansione di rime ripetute dalla sua voce e dal battito del suo corpo che dialogano con le musiche e i gesti di un fisarmonicista, tutto il disagio di un bambino che, invece di essere stimolato da tutte le banalità che assorbono gli altri, ascolta il mare. Gli oggetti di scena semplici ed evocativi,una scodella, un mestolo, della sabbia,barche e mare di carta, contribuiscono a rendere lo spettacolo poeticamente significativo.
Ma spesso la ripetizione delle cantilene che esprimono le emozioni del protagonista adulto/bambino non riesce a dialogare efficacemente con l'invenzione teatrale e C'è rumore: Timy Tommi ascolta il mare, rischia di risultare noioso. Lo spettacolo comunque è coraggioso ed impegna spesso il piccolo ascoltatore a misurarsi intelligentemente con linguaggi diversi dove la poesia regna per una volta sovrana.

Una delle più originali ed emozionanti creazioni viste a Vimercate è stata senz'altro l'utima produzione della compagnia lombarda ScarlattineTeatro: 24583 piccole inquietanti meraviglie. Al centro dell'originale plot, che rimanda a Dahl e Burton, vi è un bambino molto particolare, Pasquale, nato con i denti troppo lunghi, ma forse particolare non solo per questo. Pasquale è una delle tante meraviglie che popolano il mondo, inquietanti, ma pur sempre meraviglie. Nello spettacolo con originalissima invenzione è un piccolo tenerissimo pallone con caratteristiche sue proprie in un mondo che di caratteristiche non è alcuna. Nasce su un tavolo da bar e vive con tutte le ansie le paure ed i sogni che la sua condizione comporta, dileggiato ed irriso da tutti, finchè non trova una nuova amica del tutto particolare ed insieme a lei avrà il coraggio di ribellarsi ad un mondo che lo respinge. Tutto giocato in rima da tre efficacissimi attori, 24583 piccole inquietanti meraviglie risulta essere un tenero e divertito omaggio alla diversità, sorretto da un ritmo di grande e raffinata teatralità . Solo il finale ci pare ancora poco risolto, troppo affrettato, anche perchè, forse, ci piacerebbe assistere a nuove inquietanti avventure del nostro Pasquale, bambino davvero speciale.

A Vimercate abbiamo ancora rivisto due spettacoli riusciti,riportiamo ancora qui le nostre impressioni:Le avventure di Pulcino e Storia di un somaro.
Il nuovo spettacolo del Teatro Pirata di Jesi, “ Le Avventure di Pulcino” è un bell'esempio di piccolo teatro di figura dove sul grande bancone di un negozio molto particolare possiamo assistere alle avventure di un deliziosissimo pulcino. Il negozio è quello di Gelsomina che, come l'omonimo personaggio felliniano, è un po' barbona e un po' bambina e che di mestiere fa l’aggiustacose. Nella sua bottega, dove le fa compagnia solo una vecchia radio, aggiusta tutto quello che si rompe, ombrelli,scatole, vestiti, barattoli.Un bel giorno arriva una vecchia valigia con un pulcino di stoffa che, appena riparato, inizia a vivere una nuova vita cercando la sua mamma.
Domanda difficile a cui rispondere, finchè in suo aiuto arriva uno strampalato e petulante anatroccolo proveniente dallo spazio, che si chiama 3x2 che aiuterà il nostro protagonista nell'impresa cercando la genitrice di Pulcino via via in una città puzzolente fatta di cartoni, poi in un bosco di ombrelli e ventagli ed infine in un enorme mare blu, ambientazioni perfettamente ricreate con l’uso di oggetti di recupero. Lo spettacolo diretto da Francesco Mattioni vive soprattutto sulla grande e forte vitalità di Lucia Palozzi che riesce con perizia e sensibilità a muovere i burattini dando loro naturalezza e simpatia, cantando e recitando dal vivo in una storia perfettamente in sintonia con i piccoli spettatori

L'ultima creazione di Giorgio Scaramuzzino dell'Archivolto “Diario di un Somaro” è tratta dal best seller di Pennac sulla drammaturgia e regia di Giorgio Gallione. Scaramuzzino/Pennac solo in scena narra direttamente rivolgendosi ai ragazzi le esperienze, gli aneddoti, gli scontri e gli incontri con la scuola del ragazzo che è diventato uno scrittore e un insegnante. Da ragazzo asino solenne che imparava una lettera oigni anno ad insegnante umanissimo e comprensivo che pur tra gli sbagli ha come unico obiettivo “la civil persona” che deve costruire.Tra Calvino,Gianburrasca e rimbalzi deamicisiani( il perfido Rigoni è il contraltare perfetto del maestro Perboni) che rimandano alla quotidianetà, anche nello spettacolo di Scaramuzzino viene dunque messa al centro del cuore drammaturgico la crescita della persona e la missione della scuola. .
MARIO BIANCHI


HANSEL E GRETEL – RISERVA CANINI
Il gruppo Riserva Canini sceglie uno stratagemma (non inesplorato) per raccontare la classica fiaba dei fratelli Grimm: gli attori non sono arrivati e così i tecnici della compagnia teatrale decidono di mettere comunque il scena lo spettacolo usando gli oggetti a loro disposizione, per non deludere i bambini in attesa. Inizia qui un Hansel e Gretel modello “art-attack”, nel quale la trama si sviluppa grazie al fantasioso utilizzo di carte veline, colla, corde, stoffe e forbici che si trasformano nei protagonisti e negli ambienti della favola. L’intreccio è semplificato, ma lo spettacolo è destinato ai bambini fino agli 8 anni, che rimarranno senz’altro ben incantati dai giochi di ombre che i due simpatici attori (M. Ferro e V. Sacco) creano con gli oggetti da loro costruiti davanti agli occhi dei piccoli spettatori, che sono quindi invitati ad usare tanta immaginazione e a lasciarsi sedurre da una finzione ingenua e semplice ma in fondo efficace.
Osserviamo che il nodo del lavoro tende a dare maggior risalto alla “tecnica” a discapito della storia, che tende a passare quasi in secondo piano, specialmente in una lunga sequenza dedicata alla costruzione e al volo di farfalle, nella quale i bambini sono chiamati a partecipare, che risulta inserita ad hoc per valorizzare il lavoro di ritaglio ma non è funzionale al racconto.
Abbiamo apprezzato molto l’invito a lasciarsi andare alla fantasia, facoltà da incoraggiare e non da soffocare, un maggior equilibrio tra manualità e attenzione al senso specifico della fiaba sarebbe però auspicabile.

VARIETA’ PRESTIGE – TEATRO IN TRAMBUSTO
Una donna marionettista è già un caso non frequente, che sia anche disinvolta e ironica sulla scena è un mix perfetto. Francesca Zoccarato è una elegante tenutaria di un teatro anni ’20 che dà vita ad uno spettacolo di varietà animato dalle sue belle marionette.
Sul palco si avvicendano suonatori jazz di colore, cantanti dive con boa di struzzo, pianisti indiavolati, clown spericolati ed esotiche ballerine. I personaggi ricordano il mondo dei locali fumosi negli anni del proibizionismo, l’immaginario è quello dei film in bianco e nero a ritmo di charleston. La manipolazione delle marionette con mille fili è sapiente e ben calibrata anche la presenza dell’attrice a vista che interagisce in dialoghi divertenti con i suoi piccoli artisti di legno di cui presenta i numeri canori o danzerini.
Unico neo dello spettacolo è forse la durata dei numeri stessi, che potrebbero essere ridotti a vantaggio di ritmo e sorpresa. Un varietà di una volta, con musiche azzeccate (da Edith Piaf a Fred Buscaglione), ironico e nostalgico, da godersi al tavolino di un tabarin.

FANCULOPENSIERO – STANZA 510 – NASCA TEATRI DI TERRA
Un bravo attore, in questo caso Ippolito Chiarello, è sempre una gioia. Uno spettacolo un po’ assurdo e un po’ spiazzante tiene sempre desta l’attenzione dello spettatore. Un personaggio strano, a tratti incomprensibile, decide di lasciare la sua auto ad un semaforo di una città croata e da lì se ne va. Se ne va per capire cosa vuole, da sé, dal mondo e dalla vita.
Si rinchiude in una stanza d’albergo, la 510, e si interroga sui propri desideri, sui dubbi e sulle proprie paure in un monologo composto di parole e gesti, movimenti ripetuti, che osserviamo come fossimo sulla porta di questa simbolica camera d’hotel..
Una camera di riflessione dentro la quale ascoltiamo pensieri, incazzature, invettive, litigi, continui cambi di idea del protagonista su come usare il tempo e dove condurre la propria esistenza. La regia molto presente di Simona Gonella ci rende interessante seguire il corso emotivo, intriso di surrealtà di una figura in impermeabile, dall’aria peculiare e al contempo familiare, (molti degli interrogativi posti sono anche i nostri), ma altrettanto interessante sarebbe intravederne un compimento. La crisi personale di quest’uomo rimane invece sospesa, non capiamo lo scopo ultimo di un testo senz’altro non banale ma che non arriva ad essere abbastanza profondo da indurre una vera riflessione critica sul teatro e sull’uomo-attore. Lo spettacolo è però in viaggio continuo, si arricchisce di elementi incontrati da Chiarello nella sua vita, quindi forse qualcosa si chiarirà nella prossima stanza…

PICCOLINA – UNA STORIA CHE CRESCE – LA BARACCA DI MONZA
“Piccolina” è uno spettacolo che vorrebbe percorrere un tratto di vita a ritroso: la protagonista Ina, donna ormai adulta, viaggia indietro nel tempo attraversando ricordi d’infanzia evocati da oggetti trovati in un baule: pagliaccetti, tutine, scarpette, bavagli, ecc. Non ci sentiamo di dire che l’operazione sia riuscita. Nonostante l’impegno dell’attrice, una volenterosa Franca Villa, il risultato è ripetitivo, una scenografia scontata, costumi sciatti e una drammaturgia confusa non l’aiutano. Capiamo l’intento di rivolgersi davvero ai bambini e non agli operatori o agli insegnanti, ma non crediamo che questo si possa fare con gag sui ruttini dei neonati e con copro-tavolozze che lasciano spazio a prolusioni da documentario sui vari tipi di cacca. Si dirà che guardiamo con l’occhio impettito che non supera i tabù di convenzioni solo adulte, invece siamo convinti che si possa parlare anche di argomenti scatologici a teatro e che non ci debbano essere censure su ciò che riguarda la vita: dipende dal risultato. Qui c’è un tentativo di umorismo da gabinetto francamente malriuscito. Buona poteva invece essere l’idea di centrare il nodo narrativo sull’oggetto misterioso di cui si parla per tutto lo spettacolo: il Coso. Il Coso è un oggetto non identificato, che la bambina protagonista potrà capire solo quando avrà sei anni, come le ripete spesso la mamma. Ma quando lo spettacolo finisce, e la bambina è finalmente arrivata all’età fatidica, si scopre che la spiegazione del Coso è scritta sotto la sua base e quindi Ina potrà svelarla non appena a scuola le avranno insegnato a leggere. Mah. Il mistero rimane fitto.
ELENA MAESTRI

POTEVO ESSERE IO
Si ride amaro nello spettacolo Potevo essere io della Compagnia Dionisi. Si ride di tutta la variopinta umanità che abita il cortile nel quartiere di Niguarda negli sfavillanti anni ‘80, a Milano, ma la risata si trasforma in singhiozzo di fronte ai dettagli di quelle vite, esagerate e vinte.
Niguarda è alla periferia di Milano, ma potrebbe essere alla periferia di Torino, di Napoli, di Palermo perché è come un topos: è il luogo in cui le classi popolari sono diventate globali, mediatiche, corrotte dal denaro e i bambini che allora erano alti un metro e dieci, sono diventati adulti in una weltanschauung fatta da madri cartomanti o terrone, da Simon le Bon e truzzi. Lo spettacolo è semplice.
Due attrici, Carmen Pellegrinelli e Silvia Gallerano, due sgabelli, brevi video che attraversano la città anonima dei palazzoni popolari, ma la scrittura di Renata Ciaravino, semplice e immediata, ha una sottile tensione poetica che lo rende uno spettacolo robusto, capace di parlare a pubblici diversi. La storia che viene raccontata parla di due bambini, un maschio e una femmina, che cresceranno parallelamente nello stesso quartiere senza mai incontrarsi ma condividendo un destino comune, fatto di film sbagliati e cantanti neomelodici, tra il sogno di avere mariti con i capelli sempre a posto come Ken, il fidanzato di Barbie, e amori consumati in macchina, sulla tangenziale.
Vite nate su un piano inclinato, da cui è facile cadere salvo incontrare qualcuno che forse ti potrà salvare come recita la voce fuori campo che accompagna i bellissimi frame finali del video di chiusura che lo fa diventare uno spettacolo per adulti dedicato ai bambini.

PICABLO
Continua il viaggio del Tam Teatromusica nella grande pittura del Novecento. Dopo Anima blu – dedicato a Marc Chagall, la compagnia padovana ha dedicato uno spettacolo a Picasso, mantenendo una forte componente tecnologica e multimediale ma cambiando radicalmente il registro drammaturgico. Se con Anima blu infatti, in scena vi erano due personaggi che nell’interazione con le tele davano vita a una piccola storia che si nutriva delle suggestioni create da Chagall, in Picablo il discorso si sposta sulla frammentazione e ricomposizione del linguaggio a partire dal titolo, acronimo dei due nomi più noti del pittore. Già, perché Pablo Picasso pare si chiamasse Pablo, Diego, José, Francisco de Paula, Juan Nepomuceno, Maria de los Remedios,Crispin,Crispiniano de la Santissima Trinidad, Ruiz y Picasso, segno, sin dalla nascita, di una personalità multiforme e sfaccettata per niente facile da raccontare, come la sua opera.
É da questo lungo elenco di nomi che lo spettacolo prende vita. Due valletti- servi di scena- performer spostano tele bianche, le preparano su diversi piani e le dispongono con diverse angolazioni perché possano accogliere lo studio di Picasso, luogo virtuale dell’azione e spazio della creazione pittorica e teatrale. La felicità dello spettacolo è infatti in questa riuscita coincidenza, dove non c’è mai narrazione o didattica ma sincronismo di linguaggi e canoni, corrispondenza tra segno e azione.
Una sorta di giocare a “fare Picasso” con altri strumenti, guidati dallo sguardo del pittore che all’inizio compare vecchio nel suo studio per poi tornare ad essere bambino in un viaggio a ritroso nella sua pittura. E’ noto infatti che Picasso, figlio di un insegnante di disegno, possedesse una tecnica straordinaria già nella primissima infanzia - al punto da essere escluso, bambino, da un concorso di disegno per bambini - e che nel suo percorso artistico abbia lentamente cercato di liberarsi dalla tecnica per “imparare a disegnare come un bambino”.
Nello spettacolo lo studio di Picasso si apre e diventa spazio aperto, in cui i due performer Flavia Bussolotto e Alessandro Martinello manovrano a scena aperta i computer che generano immagini, diventano soggetti entrando ed uscendo dai quadri, diventano autori essi stessi di una nuova pittura. La sequenza drammaturgica parte dalle opere di Picasso per ricavarne dei temi da sviluppare secondo queste dinamiche: la giovinezza rappresentata dall’Arlecchino e dalla ballerina con la palla; l’amore, visualizzato con la bellissima foto di Robert Capa che ritrae Pablo Picasso e la sua compagna Francoise Gilot su una spiaggia mentre passeggiano felici, lei davanti e lui dietro con l’ombrellone nelle mani a proteggerla dal sole; la guerra con Guernica; la pace con la sua leggerissima ed essenziale colomba. Un cartone animato, di un gatto che mangia il corvo, fa da filo conduttore, e tra code che si staccano e si riattaccano, anche il corvo riuscirà a uscire dalla pancia del gatto, garantendo il lieto fine.
Il lavoro del Tam Teatromusica, con la regia di Michele Sambin a nostro avviso è sicuramente una delle cose più interessanti viste nel 2011, che dimostra come le compagnie storiche possano ancora dare moltissimo al Teatro Ragazzi, quando all’esperienza e alla tecnica, accompagnano un gusto per la ricerca e per l’innovazione che non ha paura di rischiare. Lo spettacolo visto a Vimercate soffriva ancora del peso di una macchina tecnologica complessa, a cui servirà un po’ di tempo per assestarsi e divertirsi, ma è evidente la reinvenzione di un linguaggio che guarda al web 3.0 su solide basi teatrali, riconciliando, almeno per un po’, il gap tecnologico che era stato messo in evidenza da Francesca Cavallo nel convegno di apertura, indiscutibile terreno di contrasto tra vecchi e giovani.
CIRA SANTORO

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