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Eolo
recensioni
VIA PAAL 2011
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI E CIRA SANTORO

Dal 16 al 18 Giugno si è svolta a Gallarate la sesta edizione di “Via Paal “ , lo spettacolo dei bambini, il Festival di teatro ragazzi diretto da Adriano Gallina , organizzato dalla Fondazione Culturale di Gallarate. Tredici produzioni, 16 repliche, 4 debutti nazionali hanno formato il cartellone quest'anno della manifestazione lombarda.
Edizione senza eccessivi bagliori, perfettamente in linea con quanto visto sin'ora, “Via Paal” si è svolta in un clima rilassato e coinvolgente, premiata dalla presenza di numeroso pubblico e dei tanti operatori giunti a Gallarate per questa edizione in tempo di crisi.
Il festival è stato inaugurato da “ Il cuscino d’oro”, una curiosa messa in scena coprodotta da Erewhon e Unoteatro, con in scena Mirko Rizzi e con la regia di Silvano Antonelli. Curiosa, perchè i meccanismi della scena sono quelli paradigmatici del maestro Antonelli, ovvero il narratore che sollecita ed è sollecitato da un aiuto fuori scena che lo spinge ad immettersi nei desideri e nei bisogni del bambino, ma in scena non vi è Antonelli, bensì Mirko Rizzi, il quale supera nel complesso la prova che si è generosamente imposta, utilizzando decine di cuscini che nascondono dentro di sé la metafora della riscoperta dei propri intimi desideri, “quelli che brillano come stelle” forse meno seducenti di ciò che il mercato ci vuole dare ma più forti perchè naturali e sempre presenti nei bambini più piccoli a cui lo spettacolo è rivolto.
Se i cuscini la fanno da padroni sulla scena ne “Il cuscino d'oro” con un curioso parallelismo sono i cubi ad invadere la scena ne “Il cubo magico”di Pandemonium, scritto e diretto da Tiziano Manzini.
Sulla scena due commedianti, due clown forse, i bravi ed efficaci Walter Maconi e Yuri Plebani. Tutti e due sono a contatto con uno strano mondo fatto solo di cubi: grandi, piccoli, ,minuscoli, grigi, rosa, gialli, azzurri.
Subito, senza scoraggiarsi, incominciano, con la fantasia propria del teatro, a reinventare questi cubi, uno diventerà, un cavallo, un altro un muro un altro......Ci si imbatte dunque in una specie di “ morbida pietra filosofale del gioco” dove vince chi inventa meglio e piano piano la gara diventa guerra senza esclusione di colpi.I bambini davanti ai loro occhi si accorgono come la realtà tutta uguale di ogni giorno può essere trasformata e solo loro, con la loro ingenuità non ancora viziata dall'ovvietà dello sguardo adulto, possono farlo.Il gioco si interrompe solo quando un cubo non diventa un palloncino per magia ma si manifesta come tale, un palloncino ....Resta il dubbio,farlo scoppiare o no ?
Un intelligente spettacolo dedicato ai piccolissimi che mescola teatro e didattica che impara a confrontarsi con la fantasia ma non solo .

Il Teatro di figura al Festival ha avuto la sua chicca in ”Appunti per un compleanno italiano”di Ca' luogo d'arte , “Del teatro è il fin la meraviglia”, sembra suggerirci, come consuetudine, la nuova creazione che Maurizio Bercini ha imbastito da par suo su testo di Marina Allegri per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia con Francesca Bizzarri, Dario Eduardo de Falco e l'animazione di Francesco Grossi.
Meraviglia che affascina gli spettatori quando si accorgono che dentro all'Italia, una grande locomotiva in affanno che il povero macchinista non sa più condurre, vi è un mondo ricco e meraviglioso dove c'è una signora, la Patria, che festeggia il suo compleanno. Ed è lì che il povero macchinista entra trovandosi a cospetto dei padri della patria, Garibaldi, Vittorio Emanuele,Cavour e Mazzini, che per l'occasione hanno messo insieme anche una band musicale. Ma lì il nostro inesperto e giovane macchinista incontrerà anche Pinocchio, Carducci, De Amicis e pur anco Mussolini, scoprendo che questa nostra povera patria non è poi così decrepita, bisogna solamente vigilare attentamente che non cada in mani sbagliate e per questo abbiamo le istruzioni dettagliate che sono nella nostra Costituzione.
Un gioco ironico, sempre divertente con qualche nota amara che conferma lo stile di Ca' Luogo d'arte' con giusti ammiccamenti anche per i grandi che possono ritornare per qualche volta bambini.
Nell'ambito del teatro di figura decisamente meno interessante anche se gradevole nella sua semplicità “Ombrellina scopre il mondo” di Semeion Teatro scritto e diretto da Valentino Dragano con Marianna Galeazzi e SUN, spettacolo costruito con ombrelli di tutte le fogge e “Grande Circo Nave Argo” Ovvero La ballata di Teseo e il Minotauro del Teatro del Drago, spettacolo molto ambizioso che intende coniugare il circo con il mito, a nostro modo di vedere, ancora molto da ricomporre, visti anche i precedenti successi di “Pinocchio e Cyrano”.

Claudio Milani di “Latoparlato” con i suoi abituali collaboratori, la drammaturga Francesca Marchegiano, gli scenografi, Elisabetta Viganò, Armando Milani sulle musiche dei Sulutumana e Andrea Bernasconi con l'aggiunta della voce di Beatrice Palumbo, ha proposto a Via Paal il suo nuovo spettacolo “Voci”, forse la sua creazione più matura dove il raccontatore comasco porta a compimento il suo percorso narrativo,iniziato qualche anno fa con “I racconti di Gloria”, conferendogli una struttura teatrale sempre più raffinata, costruita con tutti gli accorgimenti che la scena possiede, utilizzati in modo discreto ma altamente significativo. Al centro, ancora una volta e sempre, il sentire bambino sia che abiti nel suo giusto luogo sia in quello dell'adulto che si materializza sulla scena non solo attraverso la parola ma anche per mezzo della luce , le scenografie minimali, l'utilizzo dello spazio, le musiche e gli interventi esterni, in questo caso la voce di un soprano.
“Voci” è una grande narrazione costruita a scatole cinesi, dove il grande racconto contiene altri piccoli racconti, esemplificativi di un mondo pieno di paure e che può essere però scardinato con il coraggio delle scelte.
Il racconto grande narra di una Principessa buona che nutre il suo bambino con il pane e con le favole, e una Principessa cattiva, che se lo vuole mangiare. A Pietro è stata negata la voce ma dentro di sé, in fondo alla gola ha una voce magica. Sarà grazie all'incontro con altre storie come quella del bambino di carta o quella altamente significativa del bambino blu, e all'insegnamento di un padre speciale, che il protagonista troverà il coraggio di salvarsi dal pericolo e crescere, cantando al mondo la sua canzone.
Spettacolo assai complesso nella sua apparente semplicità in cui Milani crea un rapporto inscindibile con il suo pubblico anche attraverso meccanismi ormai diventati paradigmatici del suo stare in scena.

Prendendo spunto da Pinocchio “L'Ospite” ,l'ultimo spettacolo di Antonio Viganò del Teatro La Ribalta, scritto con Remo Rostagno, con in scena ancora come una volta il fedele Michele Fiocchi e la bravissima adolescente Sofia Franchini, è una forte e significativa metafora del rapporto tra adulto e bambino.
In scena la solitudine di un uomo che vuole riempire lo spettacolo della sua propria vita con un burattino che si è fatto inviare. Quel burattino riempirà il suo silenzio con lui potrà girare il mondo e costruire financo il suo futuro. Ma anche qui mancano le istruzioni, perchè non ci sono istruzioni per educare un figlio e quindi l'uomo sbaglia, vuole educare il burattino ricevuto secondo i suoi modelli : insomma vuole un bambino buono, ubbidiente, educato,ma certo non potrà essere così..
Due poli contrapposti: dunque, da una parte l'adolescente che chiede libertà, ma anche protezione; dall’altro quello dell'adulto che vuole, anzi pretende, risultati buoni e subito . Un altro spettacolo, guarda un po', sull'educazione che nei modi consueti del Teatro la Ribalta parla di archetipi, usando poche parole e gestualità, muovendosi sulle note di Bach.
Come spesso accade per gli spettacoli della Ribalta il finale è ancora aperto nella sua incompiutezza ma già “L'ospite” ci tocca le corde del cuore e dell'intelligenza.
PaneDentiTeatro , la nuovissima formazione teatrale composta da Enrico Demeo e Stefano Panzeri, che abbiamo già per altro apprezzato singolarmente e in coppia in numerosii spettacoli, ha presentato in prima a Gallarate “La fiaba dei bambini topo” amarissima metafora della condizione umana di migliaia di bambini che vivono sotto le strade di molte metropoli, conducendo una vita miserevole sempre in balìa di uomini e cose.
Lo spettacolo prende spunto dalla celebre fiaba del Pifferaio di Hamelin per compiere un sottile parallelo tra fiaba e realtà. In entrambe si narra di un mondo duro, difficile, un mondo di soprusi, un mondo brutto in cui la fame, la povertà, la mancanza di giustizia sociale stravolgono anche le più naturali norme morali. Solo con un intervento magico o grazie alla fortuna, alla tenacia o all’astuzia i protagonisti riescono a ritrovare giustizia e amore, ma nella realtà, presentata dai due convincenti attori, questo non avviene. Lo spettacolo coraggioso, che spesso colpisce al cuore lo spettatore in modo adeguato. deve però ancora essere registrato, troppe per ora le chiavi di lettura e le sovrapposizioni di senso che non permettono di arrivare al cuore di ciò che lo spettatore dovrebbe vedere. Ma lo spettacolo, come detto, è solo all'inizio del suo percorso e i due interpreti siamo sicuri ci ritorneranno sopra, perchè la sfida, avvincente e necessaria è ancora, secondo noi, aperta.
Infine ecco “Play Please” una curiosa performance presentata dalla compagnia pratese T.P.O., nota in tutto il mondo per i suoi spettacoli interattivi, alle prese con un atelier, qui per gli operatori presentata in forma di spettacolo, dove i bambini vivono in diretta tutte le meraviglie che il computer può suggerire : postazioni luminose da toccare e usare dove il corpo suona e dipinge in un ambiente ricreato in cui può immergersi liberamente.”Play please “dunque non può essere preso come uno spettacolo, ma come un vero e proprio atelier,con i suoi tempi e i suoi modi, dove i bambini devono essere consapevoli di quello che fanno, è secondo noi che in questo modo diviene un' ottima modalità creativa all'educazione multimediale dove tutto il bellissimo percorso intrapreso dal T.P.O in questi anni trova perfettamente la sua dimensione ludica e didattica. MARIO BIANCHI

BIANCA COME LA NEVE/GIANNI FRANCESCHINI/MARIA ELLERO

Torna la coppia Franceschini -- Ellero con un lavoro che utilizza pittura e danza come linguaggio di narrazione teatrale. Lo spettacolo Bianca come la neve è una ripresa che ha finalmente trovato una sua organicità e un' adeguata messa in scena. In una scenografia in cui dei totem scuri rappresentano il bosco delle fiabe, arriva un cantastorie che invece di portare con sé le tele illustrate, è fornito di colori e pennelli, con cui creerà le immagini che di volta in volta verranno ispirate dalla fiaba di Biancaneve, trattata molto fedelmente e quindi ben riconoscibile.
Se al narratore-pittore è affidato il compito di illustrare i luoghi e i personaggi della fiaba con il suo tratto ormai inconfondibile che ricorda quello di un bambino, alla danza è assegnato il compito di raccontare la protagonista e la sua avventura di crescita. In un rapporto quasi sempre equilibrato tra danza e narrazione il lavoro si sviluppa in maniera semplice e poetica, anche grazie alla bellezza di alcuni oggetti di scena tra cui vogliamo segnalare la cassetta con i 7 nani, una sorta di giocattolo di legno da animare a vista.
Molto bella la soluzione di dare il cavallo bianco disegnato su un foglio A4 a un bambino in platea e poi farlo entrare in scena sotto le spoglie del principe azzurro che con il suo bacio -- lanciato con la mano quasi a reiterare la dimensione metaforica in cui si trova -- sveglierà Biancaneve.
Come abbiamo già segnalato altrove, ci piacerebbe vedere in scena una Maria Ellero meno chiusa in se stessa e più distesa, capace di valorizzare il difficile e apprezzabile percorso sulla danza che ha intrapreso. In un settore in cui il linguaggio del corpo è necessario ed efficace, la Ellero è una delle poche figure che ha scelto di parlare all'infanzia attraverso la danza e questo le rende merito, ma forse è arrivato il momento di riflettere sul suo linguaggio fisico per trovare nuove possibilità che, ne siamo sicuri, la farà crescere artisticamente e le porterà grandi soddisfazioni. In questo senso ci vorrebbe un occhio esterno che sapesse coniugare in modo più espressivo i diversi linguaggi dello spettacolo così poeticamente portati in scena dai due interpreti

E MANTENNE LA PAROLA/QUINTA PARETE

Menzione al Premio Scenario Infanzia 2010, E Mantenne la parola è un tentativo di coniugare la lettura con il linguaggio scenico. Una sfida molto difficile, complicata da diversi elementi. Primo: la scelta di un testo come Il barone rampante di Italo Calvino, linguisticamente ricercato e narrativamente complesso. Secondo: una pertica al centro della scena su cui arrampicarsi e da cui raccontare a tratti il mondo visto dall'alto di Cosimo Piovasco da Rondò. Terzo: i libri nella mani, che diventano interscambiabili, che volano sfogliandosi, che vengono messi in tasca quando le mani servono ad arrampicarsi.
Nonostante queste complicazioni il lavoro in sé regge la scena: Enrico Lombardi, Silvia Di Landro e Flavio D'Andrea della Compagnia Quinta Parete, hanno lavorato moltissimo sull'intreccio di questi due linguaggi, lo sostengono con grande convinzione e raggiungono indubbiamente un risultato di grande valore e di qualità. Il lavoro intrapreso dalla giovane compagnia è interessante e per certi versi sorprendente, il ritmo è incalzante, mai noioso, i movimenti misurati, mai inutili, la lettura immediata, mai retorica, ma rimane un forte dubbio sulla commistione dei linguaggi che rischia di distrarre lo spettatore e sul suo possibile sviluppo.
E' come se il lavoro fosse gravato da una non scelta di linguaggio che si riversa sullo spettatore, obbligato a passare da un registro all'altro a volte immotivatamente e magari nel bel mezzo di una situazione appassionante. Forse una maggiore libertà dal libro come oggetto da tenere tra le mani, aiuterebbe a far vivere senza interruzioni di registro le avventure del Barone Rampante, un adolescente che invece una scelta estrema la fa, al punto di crescere e invecchiare sugli alberi, guardando il mondo da un altro punto di vista.

LA FESTA/Compagnia Rodisio

'Sta per succedere qualcosa. Credo sia un terremoto. O forse no. Dimmelo tu. Un terremoto no. Un incidente, no. Una guerra, no. Forse il mondo sta per esplodere. Chi lo sa? Aiutatemi voi. Di solito queste cose non succedono. Cosa sarà? Io me ne vado. Se non viene nessuno me ne vado da sola. Anzi no, se non viene nessuno non vado neanche io '. Cecilia 9 anni.
Questa di Cecilia è solo una della frasi raccolte nei laboratori di preparazione dello spettacolo. Sta per succedere qualcosa. L'amore, la paura e quindi la rivolta che la compagnia Rodisio ha realizzato in una rete di teatri italiani ed esteri coinvolgendo 500 bambini dai 6 agli 11 anni e che ha portato, dopo un processo di lavoro durato due anni, alla realizzazione dello spettacolo La festa. Chi prenderà la pistola?
I laboratori partivano da tre parole chiave: Amore, Paura e Rivolta nascoste dietro alla domanda Sta per succedere qualcosa, cosa? I bambini realizzavano una serie di improvvisazioni teatrali, come se fossero degli attori, su cui la compagnia ha aperto una profonda indagine sull' immaginario infantile contemporaneo. La domanda posta, infatti, ha permesso ai bambini di fotografare un presente indubbiamente carico di tensioni e di paure ma colmo di aspettative e quindi costruttivo, come la frase di Cecilia lascia intendere. Se non viene nessuno non vado neanche io, lascia intendere infatti una capacità di riconoscersi negli altri e di stare con gli altri, di passare da una tensione individuale a una tensione collettiva, in una parola alla rivolta. Ed è proprio la rivolta la chiave di lettura dello spettacolo La festa. In un mondo rappresentato attraverso la maschera del grottesco, in cui tutti hanno i baffi, c'è un re e il popolo. Il re controlla il popolo seduto sul divano, unico elemento scenografico dello spettacolo. Lo tiene sotto scacco, decide cosa deve fare e cosa deve dire, come deve essere e come comportarsi. Il re porta dei regali ai sudditi ma non glieli lascia prendere.
Crea aspettativa e desiderio ma alla fine li lascerà a mani vuote. Il re tira fuori una pistola e chiede chi la vuole prendere. Una sfida a viso aperto che il popolo non è in grado di afferrare. Il re spara e solo allora, dopo una lunga sequenza di azioni parossistiche volte a creare tensione, il popolo urlerà un lunghissimo, disperato, straziante ma rivoluzionario NO. A quel punto il re uscirà di scena con la sua pistola e una liberatoria canzone pop, chiederà: cos'è la vita senza l'amore?
Uno spettacolo bellissimo e duro, che molti operatori hanno considerato 'per adulti ', forse perché si vuole ancora nascondere la consapevolezza dei bambini di essere di fronte ad un mondo sempre più disgregato, schiacciato da dinamiche di potere grottesche, schiavo di un godimento quasi animale. I Rodisio hanno raccolto una fotografia del mondo dallo sguardo dei bambini e l'hanno portata in scena, senza operare quella trasformazione in fiabesco che avrebbe reso lo spettacolo pedagogico. La crudezza delle azioni e delle vessazioni è un appello a farla finita con un mondo in cui pochi comandano e molti eseguono, è un inno alla liberazione, un invito a riprendersi la propria dignità e a unirsi agli altri per costruire un mondo migliore. Il no finale e la canzone che segue sono una finestra sul futuro benché traumatiche e improvvise ...d'altra parte, la rivoluzione non è un pranzo di gala...
CIRA SANTORO

Qui abbiamo voluto aggiungere altri pensieri dei bambini che hanno collaborato alla messa in scena dello spettacolo di Rodisio

Questa è la storia del mondo. Ahmed, 8 anni, Marsiglia (FR)
Io l’avevo capito subito che quel re non prometteva niente di buono… Lorenzo, 8 anni, Parma (IT)
Alla fine volevo gridare io al popolo. Quel popolo lì non faceva niente, faceva solo quello che diceva il re. Che popolo stupido! Elend, 8 anni, Parma (IT)
Oggi abiamo visto uno spettacolo bellissimo. Il re aveva promesso dei regali al popolo, ma non glie li dava mai. E alla fine quando il re ha tirato fuori la pistola, e ha chiesto chi prenderà la pistola, Il popolo ha gridato no (finalmente !!!) Forse era per bambini più piccoli perchè era molto semplice. E poi la pistola era finta. Martina, 8 anni, Parma (IT)
Il re era come il presidente. Ismael, 8 anni, Marsiglia (FR)
Lo spettacolo che abbiamo visto si intitola la festa, ma in realtà non c’era niente di festoso. Infatti c’è un re cattivissimo che grida sempre al popolo, gli fa credere che gli darà dei regali bellissimi, e fa il conto alla rovescia per 100 volte! E alla fine tira fuori una pistola. Forse la festa ci sarà dopo, quando il re va via. Aya, 8 anni, Marsiglia (FR)
Lo spettacolo che abbiamo visto parlava della cattiveria e delle ingiustizie. Perchè il re era ricco e il popolo no, e il popolo voleva essere come il re. Ma lui li provocava e li stuzzicava. E alla fine il re sembrava un pazzo che voleva uccidere tutti. Giovanni, 8 anni, Parma (IT)
Il re era come Hitler, come Gheddafi, come Berlusconi. Filippo, 8 anni, Parma (IT)
Io volevo prendere la pistola e volevo gridare vai via re malvagio! Nicolas, 8 anni, Marsiglia (FR)
Oggi abbiamo visto uno spettacolo che parlava di un re prepotente che trattava male il suo popolo. All’inizio il re diceva che il popolo era bellissimo e gli ha portato dei regali. Ma alla fine urlava come un pazzo e voleva ucciderli. Il momento più divertente per me era quando il re diceva il conto alla rovescia. E anche alla fine quando c’era l’effetto speciale come la pioggia e il popolo ha gridato NO!!! Milena, 8 anni, Parma (IT)
Questo spettacolo voleva dire che il popolo non deve credere sempre a quello che dice il re. Anche se il re gli porta dei regali bellissimi. Celia, 8 anni, Marsiglia (FR)
Io ero seduto vicino al mio amico Marco che gridava io, io ,io… Io invece non volevo prendere la pistola. Giuseppe, 8 anni, Parma (IT)
Era la storia di un re crudele che obbligava il popolo a fare tutto quello che diceva lui. Il personaggio che mi è piaciuto di più è l’uomo che doveva mangiare i pasticcini. Mehdi, 8 anni, Marsiglia (FR)
Il re era un tiranno e alla fine, solo alla fine, il popolo si è ribellato. Anna, 8 anni, Parma (IT)
Questo è sicuramente lo spettacolo più bello. Sembravano tutti pazzi, anche tutti i bambini sembravano pazzi. Io sapevo che finiva bene. Mario, 8 anni, Parma (IT)
Lo spettacolo che abbiamo visto oggi raccontava la storia di un re e di un popolo. Perchè il popolo ci ha messo cosi tanto a capire? Vittorio, 8 anni, Parma (IT)
Oggi abbiamo visto uno spettacolo sulla libertà. Shaima, 8 anni, Marsiglia (FR)
La mia domanda è: Chi comanda il popolo quando il re va via? Alice, 8 anni, Parma (IT)
Il popolo erano dei matti e il re era molto cattivo! Viola, 6 anni, Parma (IT)

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