.
Eolo
recensioni
GIOCATEATRO 2012
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI E DI ELENA MAESTRI

A Torino dal 20 al 22 aprile si è svolta alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani e al Teatro Agnelli la XVI edizione di 'Giocateatro Torino - Vetrina di teatro per le nuove generazioni ', manifestazione promossa e organizzata dalla Fondazione TRG onlus e dalle compagnie del Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Piemonte e della Città di Torino.
Dobbiamo dire inizio molto promettente per il teatro ragazzi italiano con diverse produzioni eccellenti “La gatta cenerentola “ di Oltre il ponte , “La pecora nera “ di Teatro Distinto “Il piccolo Asmodeo” di Teatro Giocovita, “Principessa” di Sipario Toscana in primis che si sono aggiunti alle buone riuscite di “Bianca corre” di Ombretta Zaglio e de “La Favola della libertà” di Stilema uno teatro.
Come sempre moltissimi gli operatori che hanno assistito agli spettacoli che insieme alle famiglie hanno riempito gli spazi di questo benemerito teatro tutto dedicato all'infanzia. Novità di quest'anno è stato l'affiancamento per il tradizionale premio del Festival alla giuria di esperti quella dei ragazzi. Inoltre rinnovando la formula dei Promo anche in questa edizione sono stati presentati cinque frammenti di spettacoli di venti minuti solo per gli operatori del settore.


Giustamente la giuria ufficiale ha premiato come migliore produzione degli spettacoli piemontesi “ La gatta Cenerentola” di Oltreilponte teatro dove Beppe Rizzo torna in scena questa volta accompagnato da Fabiana Ricca per narrarci la storia della Gatta Cenerentola, già resa famosa da Roberto De Simone, tratta da “Lo cunto de li cunti “ di Giambattista Basile, su una perfetta drammaturgia di Valentina Diana con le scene, i costumi e i pupazzi di Cristiana Daneo.
Protagonista della storia è Zezolla che, sbarazzatasi in modo rocambolesco di una prima matrigna, si vede costretta dal padre a subire le angherie di un'altra che porta in dote, non due, bensì sei sorellastre.
Così Zezolla che tutti chiamano Gatta Cenerentola, per il suo starsene sempre sola e selvatica, per le cucine, col volto sporco di cenere, si vede costretta, quasi suo malgrado, a trovare aiuto dalle fate dell’isola di Sardegna che l'aiuteranno ad uscire dall'angusto contesto familiare per maturare definitivamente e vivere una vita serena vicina al suo principe azzurro.
La storia è narrata in stretto e continuo rapporto con il pubblico a suon di musica e con tanta ironia da Beppe Rizzo e Fabiana Ricca con l'utilizzo magistrale di grandi espressivi pupazzi( le sei sorelle sono ovviamente piccole, piccole) e di sagome, mescolando a tutto tondo diverse tecniche molte delle quali poco praticate nel nostro paese. Insomma lo spettacolo rappresenta l'esito più maturo di uno degli artisti più originali del teatro di figura italiano.

Molto meno d'accordo ci troviamo con la giuria dei bambini( per la verità per lo spettacolo c'è stata anche una menzione della giuria ufficiale)che ha premiato” Marco Polo e il viaggio delle meraviglie” anche se giustamente i ragazzi hanno visto nello spettacolo molte delle metodologie usate nei loro giochi teatrali ed in questo sta la forza e la peculiarità dello spettacolo che li avvicina ad un testo poco praticato dal teatro ragazzi e a mondi lontani e assai diversi dal nostro.
Inoltre va anche detto che bene hanno fatto i padroni di casa della Fondazione Teatro ragazzi e giovani ad affidare la loro nuova produzione ad un gruppo di giovani a cominciare dai tre efficaci interpreti Claudio Dughera, Daniel Lascar, Claudia Martone che, attraverso la narrazione e lo scambio delle parti con la regia e la drammaturgia di Luigina Dagostino, mettono in scena alcune delle avventure più incredibili vissute e raccontate nel Milione da Marco Polo partito da Venezia nel 1271 per l'Oriente alla conoscenza del mondo.
Lo spettacolo alla fine però ci è sembrato troppo”illustrativo” dove sono proprio i meccanismi della fantasia che vengono a mancare e dove tutto viene narrato senza un effettivo utilizzo immaginativo dell'invenzione teatrale anche nell'uso di semplici scatoloni come scenografia che in realtà, anche qui, nelle loro fattezze nascoste, illustrano tutto.
Insomma ci sarebbe piaciuto un poco più di coraggio anche se lo spettacolo come detto assolve pienamente il suo compito di presentare in modo immediato e giocoso mondi ai ragazzi per ora sconosciuti.

Daniel Gol e Alessandro Nosotti di Teatro Distinto , come sempre insieme sulla scena, tornano in “La pecora nera” scritto in collaborazione con Laura Marchegiani, dopo “Kisc Kush” al tema della diversità. Gol e Nosotti, utilizzando in scena in modo espressivo la loro diversissima corporeità e muovendosi senza parole sullo spazio del gioco scenico, attraverso l'utilizzo di musiche sempre consone alle emozioni in campo , sono una pecora nera e una bianca. La bianca vive ordinatamente nel suo gregge la vita di ogni giorno, la nera è invece solitaria e si accompagna con amici che nell'immaginario comune risultano molesti, ha paura degli altri e non sa mai come muoversi.
Il tutto è rappresentato con ironia e l'utilizzo di animali in miniatura con una partitura geometrica che popola piano piano il verde prato della vita di forme sempre diverse, perchè è assolutamente meraviglioso gustare ogni forma che il creato ci regala, anche quelle più strane, apprezzando anche e soprattutto quelle che si distinguono dalle altre.
'La pecora nera ', vivendo sulle suggestioni provenienti da un laboratorio teatrale condotto con i bambini di tre anni, conferma pienamente lo stile di una giovane compagnia tra le poche che sono riuscite a rinnovare i linguaggi del teatro ragazzi italiano.

Silvano Antonelli in compagnia dell'interprete Alessandra Guarnero e nientemeno che dello sceneggiatore Vincenzo Cerami nel nuovo spettacolo di Stilema-Uno teatro “ La Favola della libertà “ cerca nel suo consueto modo ironico ed inventivo di parlare ai bambini di grandi concetti messi purtroppo sempre in discussione: Libertà, Responsabilità Pace.Al centro del palcoscenico è posta una grande lavagna da dove una donna un po alunna e un po maestra pone domande che riguardano tutti E così in modo rapido ed inventivo la lavagna piano piano si riempie di oggetti e di sagome .
Come si fa a fare la pace? Chi è che decide le regole? Cos’è la democrazia? E, infine, come si conquista la libertà? Le risposte anche contraddittorie vengono trovate nella quotidianetà della vita di ogni famiglia e nei modi semplici che anche ogni bambino può comprendere. Lo spettacolo è divertente e pieno di stimoli anche se a nostro avviso troppo dispersivo con il rischio forse di parlare rapidamente di troppe cose, senza incidere forse profondamente su nessuna.
Comunque molte delle domande poste ad altezza di bambino hanno risposte che colgono il segno e alla fine la grande risposta viene colta con profondità dal pubblico in sala, la libertà ha bisogno d’esser seminata, proprio come un fiore solo in questo modo potrà essere conquistata pienamente.

Molto delicato e difficile parlare di uno spettacolo come “YoYo piederuota di Santibriganti” nato da un’idea di Maurizio Bàbuin con e la regia dello stesso Bàbuin. Difficile perchè il tema trattato è così forte che ti impedisce spesso di capire come teatralmente possa essere effettuato e nel contempo dunque giudicato.
E’ la storia anche qua di due opposti, Giovanni e Giorgia. Lui, Giovanni, da tutti chiamato Yo è un ragazzo alto e con due grandi piedi per correre e giocare. Lei, Giorgia, da tutti chiamata Yo, è invece in carrozzella. In classe insieme, prima si scontrano poi si incontrano, avendo come passione comune il Basket, sì certo il Basket. Tra alti e bassi vivono il loro difficile rapporto finchè diventeranno amici per la pelle.
Uno spettacolo dunque che racconta la disabilità che incontra l’abilità, che racconta l'incontro di due corpi diversi con la scoperta e l’accettazione di se stessi e conseguentemente dell’altro. Sono due adulti che fanno i bambini, Eva Maria Cischino e Marco Ferrero, e qui il primo grande rischio che viene con naturalezza nel complesso superato, poi c'è quella palla che si sposta da una parte e dall'altra con molti momenti senza parole, a volte troppo lunghi che diluiscono troppo lo spettacolo, ma possiamo ben dire che a nostro avviso Yo Yo piederuota, (ma non si poteva trovare titolo migliore?) ideato con la collaborazione di UICEP Torino Minibasket – Associazione Sport Disabili Associazione Ballo Anch'Io, assolve il suo compito facendo riflettere e ponendo un tema di grande rilievo con naturalezza e semplicità .

A Torino abbiamo potuto rigustare di nuovo testo di Guido Castiglia, scritto per Letizia Pardi “Principessa “ qualunque cosa accada, di Fondazione Sipario Toscana di Cascina con la regia Fabrizio Cassanelli e Guido Castiglia.
Dopo “Branco di scuola” sul tema del bullismo in chiave maschile, Castiglia entra di petto nell'universo femminile trasportando il suo occhio ancora sull'adolescenza, questa volta sul tema del corpo e della sua mercificazione già purtroppo presente nell'immaginario delle ragazze e dei ragazzi di quella età.
Affidandosi all'interpretazione misurata e nello stesso tempo emotivamente partecipata di Letizia Pardi, il tema viene sviscerato attraverso la confessione di una madre che si sente impotente davanti alle insidie del tempo presente.
L'attrice entra direttamente in sintonia con i ragazzi coinvolgendoli e parlando del loro mondo, raccontando senza metafora alcuna la scoperta di un mondo sconosciuto, quello del web, dove gli adolescenti si confessano e dove l'esibizione del corpo femminile sembra indispensabile per poter avere una personalità importante e riconosciuta.
In questo modo porta in scena in modo assolutamente credibile tutte le domande, le ansie, pur anche le angosce, di una madre, appunto, che trova nello zaino della figlia quello che non avrebbe mai voluto trovare. Da contraltare ecco poi le telefonate della madre nonna ed il conseguente paragone con i due mondi,quello di oggi e quello di ieri ma alla fine l'unica risposta possibile per sedare ogni ansia è quella della fiducia che deve nascere e che deve essere costruita giorno per giorno con il dialogo costante tra le generazioni .
MARIO BIANCHI


Una Biancaneve gotica. Lo spettacolo di Teatro del Rimbalzo “Bianca corre” dichiara dall’inizio che racconterà la storia originale dei Fratelli Grimm e non quella addolcita di Walt Disney. Ombretta Zaglio ( accompagnata dalla musica dal vivo di Luigina Ganau che avrebbe bisogno di maggiore visibilità), è unica interprete e ci introduce nel bosco insidioso della fiaba circolando muta tra il pubblico in platea, coperta da una mantella nera, con una maschera tanto bella quanto inquietante, distribuendo mele rosse dal suo cesto.
La caratteristica di questa Biancaneve è prima di tutto cromatica: tutto è giocato sui tre colori base della storia: rosso (come il sangue), nero (come l’ebano), bianco (come la neve), costumi e oggetti sono di questi tre colori e creano una scena che ci fa concentrare sugli elementi simbolo: la mela, il pettine avvelenato, il nastro luccicante, ciò che sedurrà Biancaneve mettendo a rischio la sua vita. La versione Grimm permette di evidenziare la profondità dei concetti cardine: invidia, tradimento, sopravvalutazione della bellezza, abbandono.
Il testo dello spettacolo propende per le spiegazioni psicanalitiche dei comportamenti di Biancaneve e della matrigna: l’una che non sa tenere chiusa la porta alle minacce a causa della noia e l’altra che che combatte senza scrupoli per mantenere il primato della bellezza, ciò che ha ottenuto con tanti sacrifici e che invece la protagonista ha in dono dalla natura. La bellezza è buona ma la bontà è noiosa?
Il testo dello spettacolo guadagnerebbe in efficacia e in coerenza se ripulito da un paio di inserimenti, che appaiono posticci, di spiritosaggini un po’ facili stonate rispetto al resto. Il Teatro del Rimbalzo di Ombretta Zaglio ci offre uno spettacolo curato, pensato, raffinato, che merita senz’altro una menzione (anche se non ne ha ottenute in campo ufficiale) nel panorama teatrale visto a Torino.

Lo spettacolo “Piccolo Asmodeo” del Teatro Giocovita di Piacenza è tratto da un bellissimo racconto dell’autore svedese Ulf Stark, un piccolo Faust per i bambini affascinante anche per gli adulti.
Asmodeo vive sottoterra, in un modo buio e mefistofelico dove il sole e il canto degli uccelli non arrivano, il piccolo protagonista vive in una famiglia diabolica ma è fuori posto: è buono, non si arrabbia mai e non fa scherzi cattivi come i suoi fratelli, diavoletti a tutti gli effetti. Il padre ne è deluso, non lo riconosce e gli chiede una prova della sua diabolicità: lo manda in missione quassù, nel mondo della luce, con il compito di portare almeno una persona convinta a vendere l’anima in cambio di un desiderio esaudito.
Asmodeo comincia la sua goffa ricerca di corruzione, incontra persone e animali che lo deridono e lo maltrattano finchè trova Kristina, disposta allo scambio, ma il suo è un desiderio buono: ottenere che il fratellino malato guarisca. Il diavolo padre non può quindi considerare il compito assolto: non si può dannare un’anima per un desiderio buono, accidenti! Gli spettatori viaggiano insieme ad Asmodeo in un mondo di figure e ombre, bellissime, animate dal bravo Tiziano Ferrari, attore convincente anche nel dare le voci a tutti i personaggi della storia. Lo spettacolo è poetico, delicato, intelligente e accompagna i bambini in una riflessione profonda sulla natura umana e sulla consapevolezza delle proprie azioni.

SEZIONE PROMO

Diamo una panoramica di quattro dei cinque corti teatrali presentati a Giocateatro, premettendo, per correttezza, che si valutano soli 20 minuti, l’analisi è quindi parziale. “Capitan Tigre” di Itaca Teatro è ispirato al mondo di Emilio Salgari, è proprio Salgari bambino che vediamo in scena interpretato dall’attrice Anna Cimino, ancora indeciso sul suo futuro, passa il tempo a disegnare mappe nautiche finché capisce che il suo desiderio è andar per mare e farsi marinaio.
Il padre, sarto, lo osserva consigliandogli una più salda professione in bottega. Il piccolo Emilo fallisce nella sua carriera navale e decide di raccontare ciò che non può realizzare. Scrive, scrive della Malesia, dei tigrotti di Mompracem, scrive di pirati e di arrembaggi. In questo corto però, le avventure sono più dichiarate che rappresentate, consigliamo alla compagnia di eliminare le parti cantate, inutili e non proprio ben riuscite, e di insistere invece sul mostrare il valore della fantasia, andando più direttamente al nocciolo esotico e fascinoso dei romanzi salgariani.

“In bocca al lupo!” di Patatrac è purtroppo un compendio, in soli 20 minuti, di ciò che il teatro ragazzi non dovrebbe più fare: vestire e far recitare signore adulte come ragazzini improbabili in salopette d’antan, ammiccare ad un pubblico sottovalutato in modalità troppo, troppo ingenua, pasticciare con scenografie confuse e poco curate. Ci dispiace che uno spunto interessante (la prova di coraggio e il superamento della paura) sia stato sviluppato senza idee nuove. Siamo convinti che alcuni errori di scena siano da imputare alla sfortuna e allo scarso rodaggio, Cappuccetto rosso è sì inossidabile ma lo si può ancora raccontare con un lupo che mangia la nonna infilandola sotto una tovaglia? Noi crediamo di no.

“Per questo!”, di La Bonaventura, è tratto dal libro Per questo mi chiamo Giovanni, di L. Garlando. Raccontare la mafia ai ragazzi è difficile, ma doveroso. Una prima nota positiva va quindi alla scelta di realizzare uno spettacolo su un argomento ostico. Il corto che abbiamo visto ci presenta una bambina di Palermo, Giovanna, che come i suoi compagni non sa ribellarsi al bullo della classe. Il padre di Giovanni decide allora di passare con lei una giornata importante, nella quale le racconterà la storia di Giovanni, che ha invece vissuto per combattere le prepotenze. Il lavoro promette bene ma soffre di una certa freddezza di recitazione, Eleonora Mino è sola in scena e trasmette un distacco, forse dovuto al peso di ciò che racconta, che non giova però alla costruzione di un’empatia col pubblico, indispensabile per parlare ai ragazzi di mafia.
Auspichiamo quindi che l’attrice riesca, col tempo, ad acquisire più calore nel narrare di persone mosse soprattutto da sentimenti forti e da una spinta potente verso la giustizia.

“Barricate” di Progetto Incanti Produce, per la regia di Giulio Molnàr, è il promo più difficile da commentare, in questo caso è necessario vedere lo spettacolo completo per capire davvero il senso di questa operazione.
Quello che possiamo dire è che ci sembra una riflessione, complessa e per questo interessante, sul “concetto” di barricata, sull’ “idea” di nemico. Le quattro attrici in scena si muovono secondo una precisa coreografia, originale, che rafforza in noi l’idea che il tema sia affrontato per metafore, non per esempi. Il lavoro è dato per i ragazzi dai 14 anni, vorremmo quindi vedere lo sviluppo intero per capire se un linguaggio così simbolico risulta poi efficace con gli adolescenti. I 20 minuti sono però bastati per farci vedere che lo spettacolo è realizzato con cura, ha un andamento inconsueto e particolare, senz’altro atipico in una vetrina dove abbiamo visto ancora troppi stereotipi stanchi.
ELENA MAESTRI

La giuria della sedicesima edizione di GIOCATEATRO TORINO – Vetrina di teatro per le nuove generazioni composta da:
Giulia Bertorello - Assessorato Cultura - Regione Piemonte, Valeria Anfossi - Responsabile del Centro di Cultura per l'arte e la creatività - ITER Città di Torino Luca Indemini - Giornalista - Gruradio/La StampaMariangela Battisti - Fondazione Paideia Julica Napolitano - Centrale del Latte di Torino
ha deciso all’unanimità di assegnare le seguenti menzioni e premi:

Menzione allo spettacolo LA PECORA NERA della compagnia Teatrodistinto per la ricerca e l’innovazione del linguaggio e per la capacità interpretativa.
Menzione allo spettacolo YO YO PIEDERUOTA della compagnia Santibriganti Teatro per aver saputo raccontare l’amicizia che va al di là delle barriere.
Menzione allo spettacolo MARCO POLO E IL VIAGGIO DELLE MERAVIGLIE della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus per l’abilità nel creare mondi immaginari e fantastici utilizzando materiali poveri e oggetti di uso comune.

Premio per il miglior spettacolo a LA GATTA CENERENTOLA della compagnia Oltreilponte Teatro per aver saputo fondere linguaggi diversi e per la scelta della fiaba di Basile, interessante ed originale. Per la bravura degli attori e per la bravura dei pupazzi!

L’OSSERVATORIO per giovani spettatori RAGAZZE e RAGAZZI IN GIOCO composto da ragazze/i tra gli 8 e gli 11 anni (Arianna Aghemo - 11 anni; Gianmarco Balzarini - 10 anni; Alessandro Chiello - 8 anni; Giulia Di Renzo - 10 anni; Sara Di Renzo - 9 anni; Margherita Gerbrandy - 9 anni; Viola Paccagnella - 8 anni; Elena Scognamiglio - 10 anni) ha assegnato il Premio allo spettacolo



MARCO POLO E IL VIAGGIO DELLE MERAVIGLIE della Fondazione TRG onlus perché: · ci ha insegnato una storia vera e lontana nel tempo in modo divertente, allegro e coinvolgente,
· ci sono piaciute le musiche, i costumi e gli elementi scenografici,
· gli attori sono stati come degli amici per il pubblico.

Vogliamo anche segnalare gli spettacoli YO YO PIEDERUOTA e LA GATTA CENERENTOLA perché ci sono piaciuti molto.

Stampa pagina  Link alla pagina

Segnala questo articolo ad un amico:

Tuo nome

Tua mail

Nome amico

Mail amico




Torna alla lista