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Eolo
recensioni
FESTIVAL DI VIMERCATE
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI,ELENA MAESTRI E ANNA MARIA DE GIORGIO

Nel complesso soddisfacente la ventunesima edizione del Festival “Una città per gioco” che si è svolto dall'8 al 10 giugno a Vimercate che ha visto alternarsi nei diversi luoghi di spettacolo della cittadina alle porte di Milano una ventina di produzioni con toni e accenti assai diversi tra loro, soprattutto nelle forme utilizzate, che hanno proposto però un eccellente potenzialità creativa seppur non del tutto espressa sino in fondo. Il festival quest'anno ha poi previlegiato in molte creazioni temi alti e forti, lasciando fuori almeno per una volta le fiabe e le rivisitazioni di altri personaggi “cult” dell'infanzia.

E così lo spettacolo più intenso e compiuto visto a Vimercate è stato dedicato ad un argomento desueto nel teatro ragazzi, quello dell'omosessualità, coniugato per di più al femminile. “Gaya, attenzione fragile”, testo e regia di Giuseppe di Bello, prodotto da “Anfiteatro” e “Controluce” si rivolge direttamente senza infingimenti ai ragazzi, per narrare in prima persona il percorso di maturazione di una “fragile” lesbica dall' infanzia difficile, all'interno di una famiglia del Sud, incapace di comprendere le difficoltà della giovane, sino alla consapevolezza di sè e delle proprie emozioni. Il racconto, interpretato in modo intensamente espressivo da Elisa Carnelli, porta così i ragazzi a riflettere su un tema considerato tabù dalla nostra educazione cattolica, trasportandoli oltretutto alla radice della nascita dei sentimenti più intimi dei propri coetanei.
La scoperta di una diversità vista come una colpa, la paura di parlarne con il padre, la benevola e incolpevole riluttanza della madre, le prime pulsioni, il primo innamoramento, l'accettazione consapevole di una normalità sono viste come un percorso naturale che porta la protagonista alla felicità di vivere liberamente la sua sessualità, pur nel rimpianto di non avere comunicato con il padre.
Il racconto poi pone l'accento su problematiche che non riguardano solo i generi ma ciascun aspetto di relazione di ognuno di noi con le cose di questo mondo. La vita di una ragazza, e nel racconto quella di altri suoi coetanei che ogni giorno vivono le stesse difficoltà e spesso le stesse umiliazioni per ciò che è naturale come l'amore, si sposa efficacemente con la necessità di far comprendere agli adolescenti, ma purtroppo anche a molti adulti, come la diversità sia una forma di ricchezza interiore men che meno una colpa.

La “mala educacion” è anche presente in due produzioni di tutto rispetto : “Il Bambino Oceano” di Teatro Telaio, attraverso la metafora della fuga di Pollicino ambientata in una Francia contemporanea e “Da grande voglio essere felice” della giovane compagnia mestrina “Il libro con gli stivali” che ha al centro del plot il piccolo Thomas, reso infelice da una famiglia che gli è estranea, e per questo preso in custodia da due sorta di custodi angeli, buffi e pasticcioni, anche loro alle prese con la paura di non riuscire nel loro difficile compito.
Il “ Bambino Oceano”, tratto dal libro omonimo di Jean-Cloude Mourlevat, è una rilettura in chiave moderna della fiaba di Pollicino. L'avventura di un minuscolo bambino di nome Yann che trascina i suoi sei fratelli fuori da una casa, dove i genitori sono poco propensi ad amarli e comincia a correre con loro attraverso i fossi ed i campi per arrivare fino all'oceano, è raccontata in modo espressivo e convincente da Alessio Kogoj attraverso le testimonianze degli adulti che lo hanno incontrato durante il suo cammino e che da quell’incontro sono rimasti segnati per sempre.
Come in un film dei Dardenne in' atmosfera buia ed inquietante, la provincia francese accoglie il viaggio di Jan e dei suoi fratelli verso un possibile futuro diverso, peccato che un finale poco chiaro lasci in sospeso il discorso ma lo spettacolo conferma la bontà e l'originalità del percorso registico intrapreso da Angelo Facchetti con il gruppo lombardo.
“Da grande voglio essere felice” della giovane compagnia mestrina “Il libro con gli stivali”“con Susi Danesin e Anna De Franceschi diretto da Gaetano Ruocco Guadagno, è invece ambientato in una scenografia lilipuziana, dove due esseri un po angeli e un po custodi, guardoni e non del tutto consapevoli delle loro potenzialità, ripercorrono e rivivono le paure di Thomas, un ragazzino circondato da un mondo che gli è potenzialmente nemico, il padre manesco, le irriverenti vicine di casa, l’egocentrico sacerdote, la sincera Eliza, il nonno solitario e la travolgente zia Pie. Le presenze degli adulti sono felicemente evidenziate da invenzioni sonore e scenografiche che interagiscono con i giochi e le titubanze delle due raccontatrici.
Alla fine Thomas capirà che deve necessariamente superare le sue paure perché “si è felici solo quando si smette di avere paura” e potrà vivere la sua vita pienamente consapevolmente sotto un cielo di stelle che i due suoi custodi sono riusciti finalmente ad accendere.
La drammaturgia di questo bel lavoro dovrebbe a nostro avviso perdersi meno in giochi verbali e approfondire meglio le radici della infelicità di Thomas e quindi del suo conseguente raggiungimento della felicità.

Altro tema toccato è stato quello della mafia con il sempre convincente Giorgio Scaramuzzino del teatro dell' Archivolto che in “Dentro gli spari”, ,liberamente tratto dal libro di Silvana Gandolfi, continuando nel suo personale cammino verso un teatro di impronta civile, narra, attraverso un montaggio di due storie apparentemente diverse tra loro, le vicissitudini di un ragazzino che riesce a trovare il coraggio per contrastare l'omertà che lo circonda. Due sagome poste al centro del palcoscenico sono gli unici ornamenti scenografici dello spettacolo che consentono a Scaramuzzino di prodursi in un montaggio verbale parallelo delle due storie ,quella del piccolo bambino siciliano Santino e l'altra del ragazzo ligure Lucio, che solo alla fine dello spettacolo si uniscono per testimoniare la presa di coscienza di una nuova vita che ha nella verità l'unica via del possibile riscatto. Una storia esemplare narrata in modo esemplare.
“Una città per gioco” ha anche ospitato uno spettacolo scritto e diretto da Cesar Brie “Nella tana del lupo”. La storia narrata e cantata da Isadora Angelini Luca Serrani e Mia Fabbri di Teatro Patalò a stretto e diretto rapporto con i bambini con l'ausilio del teatro di figura, rivisitando un curioso testo di Boris Vian, è quella di Denis, un lupo vegetariano che colleziona nella sua tana i rottami provenienti dagli incidenti sulla statale che passa proprio sotto di lui.
Trasformatosi per un incanto causato dal terribile Mago d'Oriente in un uomo e innamoratosi della bella Angelica, il nostro lupo si ritroverà coinvolto in bizzarre avventure di grande e divertente comicità. I bambini sono invitati a partecipare ad una storia dai contenuti inusuali che vive di accostamenti surreali attraverso un gioco che mescola forme teatrali diverse ma tutte estremamente coinvolgenti .

Lo spettacolo in forma di circo “Lucio l'asino show, incredibile spettacolo di trasmutazione” in cui Mauro Mou, Silvestro Ziccardi e Giampietro Guttuso, su un soggetto originale di Silvestro Ziccardi, prendendo spunto dalla collodiana città dei balocchi, mettono in scena le surreali avventure di un ragazzo mezzo ciuco è una creazione ardita ed interessante per i suoi continui cambi di registro e per i suoi riferimenti specifici all'attualità. Infatti in Lucio l’Asino che in una notte senza luna aspetta il carrozzone per inseguire i suoi sogni nella Fabbrica della Felicità, lo spettatore può facilmente riconoscere un adolescente del nostro tempo che attraverso la metafora degli occhiali “ magici” crede illusoriamente di essere quello che vuole, trasformando gli oggetti in desideri e immaginando una vita senza dolore, nè noia, nè sconfitta.
Ma l'esistenza di quasi tutti noi ohimè non è proprio così e quando la giostra delle speranze si ferma occorre andare avanti solo con le proprie forze, con la propria volontà ed intelligenza che a ciò deve essere formata.
Questo assunto interessante, che si esprime con accenti e forme teatrali diverse, dal circo alla narrazione alla commedia musicale che oltre ai riferimenti collodiani si nutre di rimandi che vanno da Luciano di Samosata a Sofocle, non sa però ancora in quale direzione andare, percorrendo diversi troppi rivoli che molto ingarbugliano lo spettatore ma il cuore c'è e, essendo lo spettacolo ancora in divenire, basta trovarlo, individuando i giusti accorgimenti, sfrondandolo del superfluo accorciando anche la prima parte ridondante e ripetitiva.
Michele Cremaschi, vera e propria controfigura del grande cineasta francese, in “Méliès & me - Il futuro non è più quello di una volta” rende un sincero e riverito omaggio al George Méliès, il creatore del cinema di invenzione, reso celebre dall'ultimo film di Scorsese “Hugo Cabret “. L'attore bergamasco, utilizzando le più moderne tecnologie, riesce a replicare i portentosi giochi di illusione propri del cinema di Méliès entrando ed uscendo dallo schermo, costruendo dal vivo storie surreali dove l'immagine si riverbera due, dieci volte tra palcoscenico e schermo con effetti veramente esaltanti. Cremaschi si butta completamente in un'operazione difficilissima che rende onore a questo grande genio incompreso del cinema, morto poverissimo. Purtroppo tanto forti sono le reinvenzioni cinematografiche offerte al pubblico in modo forse eccessivamente copioso, tanto sono povere quelle teatrali ed il trucco di far presentare lo spettacolo sotto forma di conferenza da uno studioso di cinema non è supportato a sufficienza dal gioco teatrale che risulta povero e solo a sprazzi interessante.

Il Centro R A T teatro dell'Aquario ha presentato al festival la sua ultima produzione “ Moby Dick” liberamente ispirato al capolavoro di Hermann Melville con la riduzione e la regia Antonello Antonante con Maurizio Stammati, solo in scena.
Partendo direttamente dalle parole dello scrittore americano, il testo letto ed interpretato da Stammati ne evidenzia l' allegoria dell’uomo alla ricerca di se stesso, tutto teso all'esplorazione del mistero della vita, dove la balena bianca diventa metafora e ossessione della morte da cui non si può sfuggire . Davanti all' apparente tragica sconfitta del capitano Achab, sarà il giovane Ismaele, l'unico testimone rimasto, che dovrà narrare le meravigliose avventure di cui è stato spettatore e l'epica lotta di un uomo contro il suo destino
Lo spettacolo ci sembra ancora in divenire nella sua forte staticità seppur contrappuntata dalle immagini del film di Huston e da pochi gesti che non di meno altamente significativi ( l'alzarsi della vela, il rumore della gamba del capitano, la creazione artificiale del mare, l'ondeggiare del protagonista) non bastano per ora a rendere sempre emozionalmente forte e teatrale la parola di Melville.
Gigio Brunello a mezzanotte ha regalato agli spettatori accorsi ad ora tarda per vedere il suo personale omaggio al Risorgimento con “Teste calde” la storia di un episodio dimenticato della epopea veneta di quel glorioso periodo.
Su una perfetta drammaturgia creata con Gyula Molnar il maestro del teatro di figura italiano narra la rocambolesca storia di una cassa di fucili misteriosamente scomparsa. Sul suo conosciutissimo tavolato di lavoro nella ricostruzione della Mestre ottocentesca tra la torre, le Barche, il Ponte della Campana, il Forte Marghera prendono vita le figurine dei personaggi della storia, contadini e soldati, spie , disertori e giovani patrioti con i loro amori, tradimenti e morti. Uno spettacolo asciutto, forse meno divertente ed emozionante di altri dell'artista veneto ma come al solito ben costruito nella sua originale artigianalità.
Nelle bellissime stanze della Villa Sottocasa abbiamo potuto vedere, dopo l'anteprima in forma di mostra animata al festival Zona franca, il percorso interattivo di Scarlattine teatro, Micromignon, costruito per quaranta bambini, in cui le strampalate macchine create da Anna Turina e Matteo Lainati, ispirate a testi appositamente scritti per l'infanzia, nidoFono, Bicisca & Biciosca, lumaLena prendono vita attraverso le storie narrate e fatte vivere da Giulietta De Bernardi e Anna Fascendini a stretto contatto con il pubblico dei piccolissimi.
I bambini, immersi in un universo che attraverso le parole, l'arte e il suono viene completamente reinventato, compiono un vero e proprio percorso immaginifico di partecipata suggestione.
I desideri dei bambini che un albero è riuscito a far fruttificare li spinge infatti a muoversi verso la scoperta di un bestiario favoloso dove troveranno il nido di un gufo dove possono rintanarsi, una balena che si incontra con una lumaca, una mosca impertinente, issata su una bicicletta , alle prese con una brutta avventura terminata bene. Ed alla fine singolarmente potranno approcciarsi alle sculture, vivendole direttamente.

Con 'Fuori di testo ' ,la prima vera nuova creazione della compagnia Fratelli Caproni ,cioè Alessandro Larocca e Andrea Ruberti che abbiamo già avuto modo di apprezzare in molti spettacoli di Quelli di Grock, è come se si volessero presentare, incominciando dall'inizio, mostrandoci cosa sanno fare e qual è la matrice del loro teatro. Sono due clown con tanto di nasi rossi e grandi occhiali che costruiscono il loro mondo solo attraverso i gesti, reinventandolo ogni volta con i pochi elementi che hanno a disposizione, un rotolo di skotch, delle birre, un armadio magico dove spariscono ed riappaiono, costruendo ogni volta spazi diversi e adattando la loro poetica anche alle musiche scritte apposta dal fido Gipo Gurrado e dalla sua band. Molto divertimento per grandi e piccini, ma ora, dopo il manifesto della loro modo di stare in scena, ci aspettiamo però lo spettacolo vero e proprio .
I padroni di casa della Tangram rinverdiscono il loro repertorio da strada che dopo il cult “Furgon Circus” era stato per un po' di tempo trascurato e su uno strambissino tritandem vanno in giro per strade e vicoli a spegnere improbabili fuochi, a compiere salvataggi di gente in pericolo, tutto ovviamente in modo maldestro, coinvolgendo il pubblico attraverso gag e interazioni di divertente coinvolgimento. Corrado Deri, Fabrizio Palma, Luigi Zanin sono dei Pompieri vestiti di tutto punto che in un gioco teatrale che si rifà al cinema muto tra slapstick e clownerie creano uno spettacolo divertente in qualche momento ancora da registrare ma estremamente spassoso per grandi e piccini.Come divertente e coinvolgente per i numerosi bambini e grandi che l'hanno seguito e 'partecipato ' per tutte le vie della città lo spettacolo itinerante della Compagnia napoletana degli Sbuffi 'Seaparade ' che utilizzando tutte le tecniche e i mezzi che il teatro di figura possiede inventa un vero e proprio acquario ambulante popolato di piovre, squali e meduse per poi narrare la celebre storia di Colapesce davanti al pubblico che felice si è raccolto intorno ai 7 attori che hanno animato la complessa macchina scenica ambulante
E poi il Festival è finito come sempre accade con lo spettacolo cult , ovvero Teatro Ridens della compagnia Donati e Olesen. E Teatro Ridens come del resto Buonamotte brivido o Kamikaze è una creazione senza tempo dove la comicità calibratissima di Giorgio Donati e Jacob Olesen ci restituisce ogni volta sprazzi di felicità veramente inesauribili. Nello spettacolo i meccanismi del riso vengono offerti agli spettatori attraverso esemplificazioni sempre di irresistibile comicità dove l'incanto dell'Augusto e del Bianco si riverberano ogni volta in modi diversi e sempre uguali, testimoni di un'arte senza tempo.
MARIO BIANCHI

Vanjuska Moj è uno spettacolo in cui al grande eclettismo musicale si aggiungono acrobazie aeree con trapezio e tessuti ed una giocoleria di estrema originalità, e dove gags, improvvisazione, comicità spontanea e costruita, danno al lavoro un taglio estremamente fresco ed efficace. In scena un presentatore, l'impacciato Mascherpa, e la 'grande artista russa ' Maila Zirovna. Ma anche una coppia... non solo artistica. E la relazione tra i due diventa subito chiara: Mascherpa e' la parte più fragile, totalmente al servizio dell'altra da cui egli è quasi sovrastato; lei, al contrario è più forte, più attraente, e anche quando il povero Mascherpa riesce apparentemente ad avere, creando nella solitudine della propria loop station, un momento di successo, ecco accorgersi subito che l'applauso non è dedicato a lui ma a Maila. Ma non importa, c'è l'amore... I due corpi si fondono nella musica, e i numeri di giocoleria e i suoni necessitano di entrambi, così come i due protagonisti necessitano l'uno dell'altra. In tutto lo spettacolo è evidente la grande sintonia tra i due interpreti, abili musicisti, acrobati e giocolieri, ottima la padronanza di tutti gli strumenti utilizzati e buona la stabilità di un lavoro evidentemente rodato. Forse un pò ridondante il passaggio da un numero all' altro e, a volte, un po' semplice il gusto della risata.
Anna Maria de Giorgio

FIABA LUPA
La Controluce in coproduzione con Naviganti sognatori presenta alla vetrina di Vimercate 2012, Fiaba Lupa, con Bano Ferrari e Naya Dedelmailan. I due attori entrano in scena presentandosi come il signor Circo Lupesco e la signorina Musica Fiaba, ognuno vuole primeggiare sul palco e così finiscono per mettersi – quasi – d’accordo nel raccontare alcune fiabe, impersonandone i protagonisti.
Piero Lenardon alla regia si è concentrato sul rapporto comico tra i due, che funziona in più di un’occasione, dimenticando però il complesso dello spettacolo. Bano Ferrari è divertente, la Dedemailan ha una buona freschezza, ma la regia non ha ancora dato una compiutezza al lavoro, che risulta un compendio slegato di tre fiabe con la figura del lupo a fare da trait d’union. Noi pensiamo che si debbano legare meglio i tre racconti (Cappuccetto rosso, Il lupo e i sette capretti e Il lupo e l’agnello), con un motivo drammaturgicamente più forte, dando anche un senso chiaro al perché i due li rappresentano. I ruoli iniziali del signor Circo Lupesco e della signorina Musica Fiaba spariscono senza essere stati chiariti.
Il nostro consiglio è quindi di mantenere lo spirito scanzonato e il metodo clownesco ma inserendo questi elementi in una struttura armoniosa e più coerente.
ELENA MAESTRI

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