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Eolo
recensioni
VIMERCATE /GLI SPETTACOLI
Recensioni a cura di Mafra Gagliardi,Mario Nuzzo e Mario Bianchi

Per parlare degli spettacoli di Vimercate abbiamo chiesto di partecipare all'analisi di alcune creazioni a Mario Nuzzo,giovane operatore teatrale di Campo Teatrale e collaboratore di Scenario News, per dare un contributo e un punto critico e generazionale diverso di quello di Mafra Gagliardi e Mario Bianchi

Si torna dal festival di Vimercate ( 3/5 giugno) un po’ storditi per la quantità di spettacoli in cartellone. E per la loro varietà, perché davvero il festival presenta un campionario di opere e di generi disparati, Quasi un ghiotto assaggio dell’attuale produzione di teatro-ragazzi, un mini-osservatorio a 360 gradi ( merito di Mario Bianchi, infaticabile osservatore di fiuto fino e degli amici della Tangram ).
Non ho potuto vedere tutto, beninteso. Ho perso, per esempio, per cause di forza maggiore,lo spettacolo del Teatro delle Briciole e quello di Ca’ d’Arte, che spero di recuperare in una prossima occasione. Intanto, accenno a caldo, ad alcune novità che mi sono parse particolarmente interessanti, contando di riprendere in seguito un discorso più approfondito.. A cominciare dallo spettacolo di Serra Teatro , “ Storia del gallo Sebastiano, ovvero il libro come contenitore di narrazioni, la lettura ad alta voce come grado zero del teatro. Niente quinte e fondali, nessuna immagine scenografica. Noi vediamo solo un alto piano di lettura inclinato, cosparso di libri, dietro il quale scorrono veloci, alternandosi nei ruoli, tre attori/lettori. E’ solo l’efficacia delle loro parole a evocare ambienti e personaggi: strade di campagna, pollai, fattorie, galletti curiosi e insofferenti delle regole. E poi gatti, vitelli, oche, volpi e pavoni. Tutto questo colorito bestiario prende vita partendo dal racconto scritto sul finire degli anni Trenta da Ada Prospero Gobetti (moglie di Piero). Il teatro Serra, che alle figure di Piero e Ada Gobetti ha dedicato il suo lavoro negli ultimi anni, ha deciso, con un gesto insolito per una compagnia, di ristampare il testo integrale ( con prefazione di Goffredo Fofi)e di affidarne la regia per una messinscena a Marcello Chiarenza. La storia , che ricorda per certi versi “Il brutto anatroccolo” anderseniano, si configura come un’apologia dell’anticonformismo e dell’aspirazione alla libertà. In tempi di consumismo imperante, in cui dominano più le leggi di mercato che le regole della convivenza civile, il racconto,ambientata com’è in un idilliaco mondo agreste, ha un sapore un po’ retrò: ma la versione teatrale ha un bel ritmo vivace, i personaggi sono tipizzati senza cadere nel macchiettismo, gli attori sono molto bravi (tra gli altri c’è un impagabile Pier Paolo Palizzi che dona cadenze napoletane a un vecchio gallo filosofo). E circola dappertutto un’aria di arguzia e di freschezza intellettuale che rende lo spettacolo assai piacevole.
Ancora la narrazione - ma sorretta in questo caso dalla grafica computeristica videoproiettata - nello spettacolo di Renzo Boldrini di Giallo Mare dal bel titolo rodariano “ C’era due volte”. Ci sono due storie, l’una, “il brutto anatroccolo” di Andersen , l’altra più inconsueta, prelevata nel repertorio di Emma Parodi : Boldrini, grande affabulatore , le presenta da par suo. Parola e immagine si intrecciano e si potenziano a vicenda: e segnano un ulteriore tassello nell’uso poetico della tecnologia digitale.
E di un altro spettacolo ancora voglio parlare: perché ha fatto molto discutere al festival, e – c’è da scommetterlo – farà discutere anche in seguito: si tratta di “Virginia, una storia di baci e bugie” della Compagnia “La pulce “ con regia di Roberto Corona, che affronta e sviluppa il tema dell’educazione sessuale , che può ancora apparire tabù .Lo fa con molta intelligenza, con una sottile sottolineatura comica, che in certe parti strizza l’occhio al cabaret, ma anche con molta schiettezza e onestà di linguaggio. In scena, una coppia di genitori “straordinariamente imperfetti” – come dice la locandina – alle prese con un problema che non si aspettavano di dover affrontare così precocemente: parlare delle problematiche del sesso alla loro figlia Virginia. Lei, la ragazzina, per il momento dorme nella sua stanza: la discussione si svolge tra papà e mamma e serve a evidenziare anche le difficoltà del loro rapporto, le reciproche reticenze, gli inconfessabili pudori, i problemi di comunicazione che stanno alla base di un grande bisogno d’amore. E proprio sull’amore come generatore di vita, come continuità di generazioni, si chiude il discorso.. Spettacolo coraggioso e intrigante, sorretto da una brillante recitazione, perfino provocatorio nel fissare dagli 8 anni in su la fascia d’età dei destinatari. Non è un po’ troppo presto? Non sarebbe meglio pensare al pubblico delle Medie? verrebbe voglia di chiedere. Ma gli autori-attori dicono che il loro lavoro nasce (com’è nella migliore tradizione del teatro-ragazzi) dalla pratica di laboratorio con bambini del 2° ciclo elementare e che lo spettacolo è già stato testato con la stessa età, senza suscitare problemi.. Probabilmente è in gioco anche una variabile relativa all’ambiente socio culturale di appartenenza degli spettatori. E perché non pensare come target ideale di “Virginia” a un tout public misto di genitori e bambini? Mah, si vedrà. La discussione è aperta.
Il Tangram Teatro di Vimercate ha fatto gli onori di casa con “Orco qui, orco qua” : uno spettacolo molto gradevole, con un testo brioso e un divertente gioco scenico tra attori e grandi pupazzi che impersonano gli Orchi. Questi temibili personaggi che hanno un ruolo importante nell’immaginario infantile appaiono qui amabilmente grotteschi: e la comicità è la migliore arma di difesa contro la paura.
Anche “Fate la faccia feroce” del Progetto Aisha di Modena porta in scena i sogni, le fantasie e le paure dell’infanzia: che in questo caso è un’infanzia vissuta in Marocco e rievocata da due giovani attori marocchini- fratello e sorella - che ora vivono in Italia. Una sorprendente agilità di forme, un’acrobazia mentale prima che fisica caratterizzano lo spettacolo, ancora acerbo nella sua drammaturgia ma con buone potenzialità di sviluppo. Ed è indubbio che nella situazione contemporanea, caratterizzata da processi di mescolanze e contaminazioni etniche, proporre ai bambini nostrani storie e forme strutturalmente diverse da quelle a cui sono abituati, offre stimoli interessanti e apre le strade dell’immaginazione.
Due piccoli lavavetri marocchini e una ragazza zingara (interpretati tutti da attori italiani) sono i protagonisti del nuovo lavoro de I Teatrini di Napoli, “Piccoli fiammiferai” di Giovanna Facciolo e Mariachiara Raviola. Il riferimento al testo anderseniano propone anche la chiave di lettura dello spettacolo, che affronta in forma di fiaba il tema dei bambini extracomunitari immigrati. Giovanna Facciolo ha incontrato molti ragazzi marocchini, ospiti dei vari i Centri Interculturali di Napoli. E da loro ha tratto ispirazione per costruire i personaggi dello spettacolo, mettendo a fuoco più che le durissime condizioni di vita , il loro mondo interiore fatto di nostalgie, di amarezze e di speranze. La realtà sfuma nel sogno, l’indagine sociologica si colora di reverie. Lo stile oscilla tra narrazione e rappresentazione, con prevalenza della prima (una volta o l’altra bisognerà pur affrontare il tema della costante presenza della narrazione nel teatro-ragazzi…)”Piccoli fiammiferai” farà discutere, richiederà approfondimenti e spiegazioni. Ma non è merito da poco per le autrici aver affrontato un tema così complesso con sensibilità e delicatezza.
Ancora un accenno a “ Fanciulli di ferro”, l’ultima produzione del Teatro del Buratto. Anche in questo caso, un tema importante e “duro”, quello dei bambini-soldato. Lo spettacolo si compone di due parti: nella prima,la situazione di un’infanzia “normale”, tutta dedita al gioco e al libero movimento. Nella seconda, quella stessa infanzia travolta dalla guerra , costretta a imbracciare il fucile. Anche qui prevale la narrazione, che si dilata oltre i tempi canonici, pagando in termini di efficacia e di intensità. Si avverte, da parte della regista, un’urgenza di racconto che non ha ancora trovato la sua misura ( un problema legato probabilmente alla “prima “ che potrà trovare soluzione in un rodaggio successivo). Lo spettacolo è accompagnato da una documentazione cartacea sul fenomeno dei bambini-soldato: documentazione amplissima e aggiornata, che offre molti motivi di riflessione e di turbamento
MAFRA GAGLIARDI


PROGETTO AISHA
FATE LA FACCIA FEROCE
Uno spettacolo sulle paure, sui mostri che popolano i sogni dei bambini e su come si possa conoscere ed alle volte giocare con queste figure improbabili; la particolarità è che tutto viene raccontato dalla prospettiva di un ragazzo marocchino e quindi la lingua assume un valore musicale ancor prima che descrittivo. Le immagini sono quelle del Ghoul, di Aisha Kandisha e di altri mostri che ci riportano ad un’altra realtà, ma che ci fanno capire quanto siano transculturali certi comportamenti e certe reazioni. Samir Oursana abita il palco con una vivacità ed una energia pregevole, preda delle continue apparizioni di Amal, con le sue interpretazioni dei mostri. L’utilizzo dell’arabo per alcune parti dello spettacolo è sicuramente una sfida interessante perché dà la possibilità di interrogarsi sul senso della storia pur lontani dalla comprensione di un significato specifico.

TEATRO INVITO
SENZA PAURA
Due bambini, Nino e Giuan, accettano la sfida di rimanere una notte in una casa abbandonata per dimostrare il loro coraggio: per farsi forza uno dei due comincia a raccontare una storia che si concluderà all’alba. Questo racconto ispirato ad una delle figure più famose dell'immaginario infantile 'Giovannin senza paura ' dà loro la possibilità di esprimere le loro paure per renderle meno consistenti e reali. Lo spettacolo non brilla per l’interpretazione dei due attori che sembrano più dediti alla ricerca della trovata più divertente ed ammiccante, anche perché la storia si basa su meccanismi molto ingenui ed immaginifici della paura; del resto alcune trovate musicali e la capacità di utilizzare gli elementi scenografici a fini narrativi risultano comunque soluzioni interessanti che hanno molto divertito i bambini presenti.

GIALLOMARE MINIMAL TEATRO
C'ERA DUE VOLTE
Uno spettacolo che presenta una selezione di fiabe di autori di letteratura per l’infanzia (Andresen, Grimm, Rodari, Parodi), scelte ogni volta in base alla composizione del pubblico, alle caratteristiche del luogo di ogni rappresentazione ed all’umore del raccontatore: così viene descritto nel foglio di sala lo spettacolo di Boldrini. A Vimercate si sono viste una rilettura della fiaba del “brutto anatroccolo” e della fiaba “Regina” sulla storia della befana. La storia viene narrata e, grazie all’ausilio di tecniche di grafica computerizzata e della proiezione su schermo, viene fatta vivere sul palco, strategia che permette di distaccarsi dal tema originale per arricchirlo di sfumature o, addirittura, per innestarvi altre storie ed altre suggestioni. Rimane però un dubbio: il passaggio da una storia all’altra non rimanda ad alcun nesso se non al fatto che “le favole sono come le ciliegie: una tira l’altra” e questo ci sembra troppo poco anche se il meccanismo rimanda a precedenti spettacoli di Boldrini come 'Storie nel cassetto ' e 'Favolando '

SCARLATTINE TEATRO
VOLI
Paloma, la protagonista della storia, sa che vuole volare e lo spettacolo ci narra tutti i tentativi della bambina per portare a compimento il suo sogno. Uno spettacolo semplice ma ricco di trovate sceniche interessanti; un’interpretazione attenta in cui Anna Fascendini conduce il pubblico a guardare il cielo con un’altra prospettiva, affascinandolo con i diversi tentativi di volo. Le soluzioni interpretative risultano alcune volte confuse a detrimento della drammaturgia che appare così meno lineare e più disordinata, ma non è certo un problema nella presentazione ad un pubblico di bambini molto piccoli che come si sa amano muoversi a piacimento in mondi diversi anche poco in rapporto tra loro.

CLAUDIO MILANI
I RACCONTI DI GLORIA

Una sedia, una scatola ed una particolare abilità narrativa: questi sono gli ingredienti di questo spettacolo visto all’Auditorium della biblioteca di Vimercate. Claudio Milani estrae da Gloria, la scatola dei racconti, una serie di ingredienti con cui imbastisce le storie che racconta, portandoci a vivere di volta in volta avventure nuove e diverse. Da sottolineare la capacità di coinvolgere il pubblico nel racconto e di farlo partecipare attivamente, con la consapevolezza di rischiare di trasformare lo spettacolo in una performance di animazione.

TEATRO CARGO
VIAGGIO MERAVIGLIOSO DENTRO AD UNA CONCHIGLIA
Lo spettacolo parla del percorso di due bambini all’interno di una conchiglia, alla ricerca della sirena. Dentro la conchiglia i due protagonisti incontreranno diversi abitanti del mare, interpretati dagli stessi attori, che li guideranno verso la loro meta e grazie ai quali impareranno alcuni nuovi insegnamenti sul mare e sui suoi misteri. Uno spettacolo vivace e leggero accompagnato anche da divertenti momenti musicali , condizionato però a nostro avviso da una storia forse un po’ troppo ingenua e da un’interpretazione alle volte troppo ammiccante nei confronti dei bambini.

I TEATRINI
PICCOLI FIAMMIFERAI
La storia di due marocchini e di una ragazzina zingara che arrivano in Italia per cercare un futuro diverso , sono il punto di partenza di uno spettacolo che vuole parlare di immigrazione, di diversità e di sopravvivenza. La capacità di delineare con sapienza i tratti dei diversi personaggi purtroppo molte volte non corrisponde poi all’abilità nell’inserirli all’interno di una storia coerente ed intrigante, soprattutto in riferimento ai temi trattati Il prima ed il dopo,fiaba e realtà si mescolano in un racconto che spesso prescinde dai luoghi e dai tempi non riuscendo quindi a prendere una direzione unica convincente. Alcuni chiarimenti sull’inizio e sulla fine, ma soprattutto un occhio ancor più attento alla realtà ed al fatto che non sempre può diventare fiaba, gioverebbero certo ad uno spettacolo che potrebbe essere un’inaspettata prova di coraggio.

LA CORTE OSPITALE
L'ALTALENA CHE DONDOLA SOLA
Lo spettacolo narra dell’incontro di un bambino, Valentino, e di un angelo, Nataniele; a partire da questi due personaggi ci viene raccontata la storia di un vecchio che, assieme alla sua cagnetta, raccoglie i rifiuti dentro un sacco nero, cercando di ripulire tutta la città, e dell’angelo che, per regalargli un po’ di aria pulita, decide di sbattere le ali per mandare via tutto l’inquinamento e… Tante storie si avvicendano in questo spettacolo, raccontate da due attori cantanti che giocano a vestire i diversi personaggi: il risultato però non appare convincente, sia per la superfluità di alcune canzoni, sia per la ripetitività di alcune parti del racconto, sia per l’inconsistenza di alcune scelte scenografiche e di costumi.
MARIO NUZZO>

COMPAGNIA DELLEALI
ATALANTA,UNA RAGAZZINA DELL'ANTICA GRECIA
Sul palco :Un grande telaio , un albero carico di gomitoli , lana da cardare , pettini , fusi, arcolai , navette ,forbici di tutte le dmensioni, coltelli da arrotare , è il regno delle tre Parche : Lachesi Cloto ed Atropo che governano i fili della vita e che dall’alto della loro preveggenza raccontano agli spettatori convenuti la particolare storia di Atalanta. Come in una fiaba già mille volte ascoltata Alessandra Anzaghi, Giada Balestrini, Laura Valli, tra azione e narrazione, portano in scena in “Atalanta, una ragazzina dell’Antica Grecia” del Teatro” delleAli “con calibrata disinvoltura i momenti salienti di questo mito poco conosciuto. Ecco il rifiuto da parte dei genitori di una figlia femmina ed il conseguente abbandono nel bosco, l’arrivo provvidenziale di un’orsa,ecco la giovinezza passata all’ombra di Diana che la fa diventare un’atleta provetta nella caccia e nella corsa, l’ amore per il principe Melagro e la sua morte , il ritorno dai genitori ed infine la scoperta dell’amore, quello vero,forse eterno. I sentimenti e le passioni, la dedizione, l’amicizia l’amore e la morte via via colorano di sè il grande telaio della vita al centro del palco in un turbinio di avvenimenti che l’ironia tempra solo un poco, lasciando spazio alle emozioni di una messa in scena operata con gusto. Una” trama” fitta di segni dove i fili della vita si intrecciano tra loro come accade nell’ordito delle storie raccontate per poi ricomporsi nelle suggestioni di una maturazione avvenuta per tappe dove in Atalanta ci si possono ritrovare tutte le ragazzine dei nostri giorni. Una creazione tutta al femminile finalmente dove la ricchezza interiore dell’essere femminile viene finalmente messa in risalto in tutta la sua interezza. Vi è ancora qualche confusione nella troppa sopraffazione dei segni ma c’è finalmente uno spettacolo con una drammaturgia (di Letizia Buoso) sensata che i ragazzi possono gustare e poi uno spettacolo di equipe ben costruito, come si faceva una volta a cui ha contribuito anche Lello Cassinotti per i suoni e le luci e non solo.

ASSOCIAZIONE EREWON
MASACCIO LA FORZA DEL LAMPO
Dopo Segantini,Erewon nel suo coerente percorso sull'arte, mette in scena la figura umana e creativa di uno dei più grandi pittori italiani, il sublime Masaccio, l'autore di uno dei capolavori della pittura, La cappella Brancacci ,nella Chiesa del Carmine a Firenze. Attraverso il racconto di uno dei suoi allievi interpretato dal convincente Nicholas Ceruti che insieme a Gianluigi Castelli ha scritto la drammaturgia ed immagini pasoliniane, vengono enucleati i grandi temi della sua arte, i suoi rapporti con gli artisti del suo tempo, soprattutto, Masolino, la sua ansia di mettere al centro della sua pittura l'uomo.
Uno spettacolo che aiutato anche dalle musiche originali di Sandro Dandria trasmette al pittore una 'consistenza ' contemporanea, forse un po'troppo 'maledetta 'ma che riesce nell'intento di far conoscere senza didascalismo ed in modo poetico questo sommo artista quattrocentesco.
MARIO BIANCHI

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