.
Eolo
recensioni
RECENSIONI 2011/2012 - PRIMA PARTE
A CURA DI ELENA MAESTRI



PRIMA PARTE

TEATROOLTRE 2011 A LAMEZIA
Dal 30 Settembre al 2 Ottobre a Lamezia Terme, all'interno della storica rassegna Teatroltre Summertime, organizzata dal Teatrop in collaborazione con l’Arci, il Comune di Lamezia Terme e la Regione Calabria, si è tenuto un vero e proprio festival dedicato ai Ragazzi che ha visto la collaborazione del Centro RAT/Teatro dell’Acquario di Cosenza. Iniziativa meritoria che ha posto finalmente per la prima volta sotto gli occhi degli organizzatori provenienti da tutta l'Italia la realtà variegata del panorama dei gruppi calabresi che si interessano del teatro dell'infanzia. Ma non solo, la rassegna ha aperto il suo sguardo anche ad altri gruppi e compagnie del Sud. Il programma ha visto infatti la partecipazione di 11 compagnie, provenienti oltre che dalla Calabria, anche da Lazio, Campania e Sicilia.
Durante la rassegna vi è stato anche un importante incontro/riflessione sul Teatro Ragazzi a cui hanno preso parte il Sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, Angela Dal Piaz (direttore artistico Stagione di prosa teatro comunale Lamezia Terme), Antonello Antonante (regista), Mario Bianchi (Direttore artistico teatro Città Murata di Como), Maurizio Stammati (Direttore teatro Bertolt Brecht di Formia), Piero Bonaccurso ( Direttore Teatrop Lamezia Terme ) e Fernando Davoli (operatore cepros) durante il quale sono state discusse le numerose problematiche legate alla situazione dei gruppi teatrali calabresi che vedono il loro futuro compromesso non solo per colpa della crisi.
Gli spettacoli visti a Lamezia hanno toccato tutti gli stili e le tecniche del teatro, dal Circo alla narrazione, dal teatro comico a quello di figura senza particolari vette ma con esiti perfettamente in linea con le altre vetrine di quest'anno. I Padroni di casa di Teatrop hanno iniziato la manifestazione con il loro cavallo di Battaglia ”Olè e filastroccando e cantando al Circo delle pulci”diretto da Piero Bonaccurso, un divertente omaggio al Circo di una volta con numeri di magia, giocoleria ed equilibrismo, inframmezzati da interventi musicali in rima che consentono a Pierpaolo Bonaccurso, Angela Belmondo, Rosario Cuzzocrea, Antonio Fazio, Monica Vignetti di percorrere un itinerario all'interno del mondo del Circo di immediata e semplice godibilità.
Il Festival ha giustamente presentato anche esiti di laboratori(Torniamo subito di G.Vetronilo e M.Rialti) creazioni in itinere, studi di futuri spettacoli, tutti di buona fattura e che fanno ben sperare nel risultato finale come “Il lungo Viaggio” della Compagnia Scena Nuda di Reggio Calabria, primo abbozzo di una creazione dal sapore orientale che collega tra loro tre storie apparentate tra loro da temi comuni, a cui secondo noi abbisognerebbe la presenza di un ulteriore attore o come “Moby Dick” del Teatro dell'Acquario di Cosenza, pregevole introduzione ad una messa in scena del capolavoro di Melville dovuta ad Antonello Antonante e al bravissimo e multiforme Maurizio Stammati del Teatro Bertold Brecht di Formia. Gruppo storico questo che si è misurato in due produzioni sempre con Stammati in scena. In “I Racconti di Fernando” Stammati esplora tutte le possibili interazioni tra il teatro di figura, teatro d’attore e di strada , attraverso la figura di un cantastorie.
A nostro avviso il teatro di figura, con Pulcinella alle prese con il consueto repertorio di avventure, seppur proposto in modo impeccabile, si amalgama poco con il resto del racconto che è dominato dalla figura di Ferdinando, personaggio misterioso, testimone immaginario ed immaginifico di un'epoca e di un tempo che purtroppo stanno scomparendo. Le suggestioni proposte da questo mondo a metà tra realtà e fantasia, infatti, riescono da sole a conferire allo spettacolo un grande spessore evocativo ma sono continuamente interrotte da siparietti burattineschi che non consentono allo spettatore di gustarle sino in fondo. Perfettamente in sintonia con il grande teatro di strada invece ci è parso lo spettacolo, sempre del Bertold Brecht, “Pulcinella mon amour” dove tutta la tradizione del Sud è evocata con gioiosità tra musiche, canti e lazzi apprezzatissimi dal numeroso pubblico coinvolto nelle vie e nelle piazze lametine. Ad accompagnare il personaggio di Pulcinella, condannato a morte per essere sfuggito al suo burattinaio, ci sono tra gli altri il Carabiniere, l' Angelo bianco, il Capitano, una gigantesca Teresina e una piccola banda musicale tipica degli spettacoli di strada.
Moltissime sono state al Festival le produzioni di teatro di figura; senza il necessario pathos per uno spettacolo senza parole ci è parso “NonsoeNonsa” di Valeria Bianchi e Angela Malvasi, forse anche perchè collocato in uno spazio all'aperto, per l'occasione alquanto infelice, e, ancora consapevolmente da registrare, “L'orto dei miracoli” di Paola Scialis sulla vita di San Francesco da Paola. Di buona evidenza invece “La Principessa Audace” la seconda creazione vista a Lamezia dello storica compagnia del Teatro dell'Acquario.
Tratto da una celebre "rumanza" appartenente alla cultura popolare calabrese, raccolta e trascritta da Pasquale Rossi, lo spettacolo vede al centro della storia la principessa. Russumilillu che in dialetto calabrese significa piccola mela rossa, che, travestita da cavaliere, riesce a carpire in competizione con sette fratelli e le sette sorelle niente meno che l'anello a Re Salomone.
Raccontato da Paola Scialis, qui perfettamente a suo agio nel muovere i pupazzi e le ombre di Dora Ricca , lo spettacolo si avvale dei molti colori della musica del bravissimo Paolo Napoli che sottolineano perfettamente le atmosfere che via via si creano sul palco attraverso l'utilizzo anche di antichi strumenti popolari. Infine per il teatro di figura Angelo Aiello ha riportato efficacemente in scena il suo rodato Spazzolino ormai alla sua seconda avventura. Spazzolino, una specie di Fagiolino "vendicatore" del sud, qui indossa i panni di un netturbino che combatte contro il perfido “Mustazzo” che per costruire il “Termo – Nuclearizzatore”, ha corrotto il sindaco della città di Bombolonia. Ovviamente il nostro riuscirà nell'impresa di sconfiggere il cattivo e di riportare la normalità nella sua città.
La leggenda di Colapesce è uno dei topoi narrativi più famosi e visitati della cultura popolare del sud e qui al festival ne abbiamo ascoltato due versioni assai diverse tra loro, quella del cantastorie Nino Racco che l'ha inframmezzata con l'altra celeberrima storia della Baronessa di Carini e quella di Pier paolo Bonaccurso accompagnato alla marimba da Fabio Troppa, ancora in forma di studio. Nino Racco nel raccontare la storia del ragazzo che si tuffa nel mare per sostituirsi a una delle tre colonne che sostengono alla Sicilia mescola sapientemente il teatro di strada con la narrazione, adattandola a ciò che gli capita intorno per restituircene nelle varie versioni tutto il sapore mediterraneo, fatto di atmosfere tra realtà ed incanto mentre Bonaccurso, nello studio proposto, utilizza il dialetto dialogando con lo strumento musicale in modo poeticamente significante.
La Compagnia La Mansarda-Teatro dell'Orco di Caserta con la regia di Maurizio Azzurro ha messo in scena invece in modo pregevolmente scanzonato, su una convincente drammaturgia di Roberta Sandias, quattro novelle del Boccaccio con al centro il noto credulone Calandrino, rese teatralmente con ritmo da uno stuolo di 6 eccellenti giovani attori, Giuseppe Santabarbara, Vittorio Cammarota, Marcello Manzella, Antonio Vitale, Rita Pinna, Monica Zuccaro. Sul palco si sussegue un caleidoscopio ininterrotto di beffe e raggiri ben congeniati che restituiscono in modo credibilmente farsesco le vicende narrate dal Boccaccio.
In Kamicaze Rock “n'roll” infine Gaspare Nasuto, bravissimo guarratellaro, e, Alessio Di Modica, giovane eccellente cuntista, ci regalano con un progetto di ricerca molto personale un raffinato gioco di incastri dedicato nientemeno che allo scrittore giapponese Yukio Mishima. Nasuto e Di Modica sulla scena sono due esseri soprannaturali, un siciliano e un napoletano, che invocano gli spiriti eroici dei Kamikaze i quali miracolosamente appaiono per narrarci anche del famoso “seppuku” dell'artista e della moglie. Spettacolo curioso ed interessante per le modalità con cui viene imbastito, ci piacerebbe però rivederli insieme in un connubio più effervescente in cui mettere a frutto in modo più diretto le loro rispettive grandi specificità. Come si vede, tante proposte, varie e godibili, che ci hanno stimolato interesse per una Regione solo in apparenza avara di iniziative e di strutture teatrali significative.
MARIO BIANCHI


SEGNI D'INFANZIA 2011
Dal 10 al 13 novembre si è svolto a Mantova “Segni d'infanzia “, festival internazionale d'arte e teatro per l'infanzia, giunto quest'anno alla sesta edizione. La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione artistica e culturale Segni d'infanzia, promosso dal Comune di Mantova e sostenuto da Rappresentanza della Commissione Europea, Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Palazzo Ducale, Camera di Commercio di Mantova, Fondazione Banca Agricola Mantovana, Fondazione Comunità Mantovana Onlus, Ambasciata di Norvegia e Parco del Mincio, oltre che da numerosi sponsor privati.
La crisi, con il conseguente taglio dei contributi, ha fatto sì che gli spettacoli e gli eventi non siano stati spalmati nei tradizionali otto giorni di programmazione ma in quattro , conservando però la peculiarità di mostrare agli spettatori e agli operatori alcune tra le più innovative e originali proposte del panorama artistico nel campo dell'infanzia. L'inizio del Festival è stato contrassegnato da un omaggio all'Italia e ai suoi centocinquant' anni che ha colorato la centralissima Loggia del Grano di bianco, rosso e verde con bambini e genitori che in coro cantavano” Fratelli d'Italia “.
Facendo di necessità virtù, Cristina Cazzola, direttrice del Festival, quest'anno non ha più concentrato solo il suo maggiore interesse sulle compagnie internazionali di teatro per l'infanzia(ci sono stati comunque diversi incontri di presentazione di progetti europei) ma ha intelligentemente privilegiato soprattutto la presenza di giovani compagnie italiane come Rodisio, Teatro del Piccione e Teatro Distinto che sotto l'egida di Assitej Italia si sono potute misurare con i programmatori stranieri giunti come sempre curiosi all'appuntamento autunnale di Segni d'infanzia.
Come ogni hanno è stato un animale l'icona simbolo del Festival, dopo la Farfalla, è stata la volta del Riccio che ha invaso Mantova, scelto forse per i suoi aculei capaci di difenderlo dagli attacchi ma capaci anche di permettergli di attaccare, simbolo dunque appropriato di una cultura che in questi momenti particolarmente difficili ha bisogno di essere difesa e di pungolare.
Come si è detto il cartellone è stato dominato da compagnie italiane. La compagnia genovese del Teatro del Piccione ha avuto la curiosa possibilità di presentare due suoi spettacoli "A pancia in su" e "Rosaspina" che ben rappresentano gli ultimi dieci anni di un percorso artistico coerente e virtuoso. Di Rodisio abbiamo invece potuto gustare forse la sua produzione più anomala “L'inverno” già apprezzata a “Zona Franca “ dove la danza fa da corollario ad un analisi emozionale dei sentimenti.
A Mantova siamo riusciti a vedere anche nella sua edizione definitiva"Compagni di banco" di Teatrodistinto. Lo spettacolo conferma lo stile e la poetica della compagnia alessandrina, basati su un teatro minimalista che privilegia l'immagine alla parola, cercando di suggerire atmosfere piuttosto che proporre una narrazione di fatti. In “ Compagni di banco” due uomini si incontrano per caso in una via qualsiasi di una città qualunque e quasi immediato scatta il ricordo, la frequentazione assidua di un anno scolastico di parecchi anni prima, interrotta ai primi freddi dell'inverno dalla partenza di uno dei due.
Una musica briosa sottolinea gli avvenimenti quotidiani, la vita scolastica fatta di esercizi, di bisticci, di rapporti difficili con gli insegnanti, di condivisione di paure e di aspettative, avendo come complice muta una finestra che registra il passaggio del tempo.
Rare le parole, la scena è contrassegnata da pochi elementi tra i quali troneggia un banco, vero protagonista dello spettacolo, utilizzato come quaderno, come elemento di condivisione e di divisione, come possibilità di creazione di personaggi della memoria. Precedentemente avevamo notato come mancasse tra i due protagonisti un vero momento di condivisione della memoria, qui una foglia, in modo poetico ed immediato, supplisce egregiamente a quella mancanza e riempie così di emozione lo spettacolo, dandogli una luce poetica finalmente totalmente convincente.
Non potevano mancare all'appuntamento con i festival mantovano i padroni di casa del Teatro All'improvviso. Dario Moretti con la collaborazione della bravissima danzatrice Stefania Rossetti ha infatti presentato il suo ultimo lavoro “La natura dell'orso”. Utilizzando la consueta tecnica del rapporto diretto tra scena e video con l'elaborazione in diretta della sua arte pittorica, Moretti propone una sequenza di immagini e pensieri sulla natura. L'orso-Moretti accenna un racconto, innaffia, raccoglie, traccia dei segni che esprimono i suoi sentimenti, dalla quieta contemplazione della natura alla rabbia che spesso si impossessa di lui, ma poi c'è Saya, è lei che autobiograficamente riesce a rabbonirlo e a scoprirne la vera docile natura.
E tutto ciò si concretizza nei movimenti della danzatrice. Dario Moretti per il Festival ha anche curato una curiosa “Camera delle meraviglie”dove oggetti strani, ma comuni, riacquistano attraverso la narrazione dell'archeologa Elisa Carnelli un'aura misteriosa e favolosa veramente intrigante.
Non sono mancate ovviamente spettacoli provenienti dai Paesi europei più all'avanguardia nel settore, come La brouille del francese Théâtre des TaRaBaTeS mentre il jazzista norvegese Terje Isungset in “La musica dei sogni”, sulle suggestioni create dalle parole di Roald Dahl sui sogni dell'infanzia, proposte da Cristina Cazzola, riempie di suoni meravigliosi, aiutato dai bambini il Teatro Bibiena .
I sogni, uno dei leit motiv del festival, sono anche i protagonisti quest'anno dell' immaginifico percorso creativo "Guardare i sogni" di Lucio Diana che reinventa sotto nuova luce molti dei suoi bellissimi materiali utilizzati durante la sua vita d'artista, aiutato dalla figlia Eleonora e dalla moglie Adriana Zamboni. Tra le altre proposte dedicate alle diverse arti, molto intrigante ci è parsa quella della fotografa catalana Cristina Nuñez che attraverso cinque fotografie, direttamente scattate dagli “spettatori “, li guida ad indagare la loro immagine “in modo non stereotipato per imparare a conoscersi, lavorando sulla loro identità e sulle loro emozioni “
MARIO BIANCHI


ZONA FRANCA 2011
Per il terzo anno consecutivo Parma ha ospitato “ InContemporanea Parma Festival” la manifestazione ideata da Teatro Due, Lenz Rifrazioni e Teatro delle Briciole che ha inteso coordinare un programma multiforme di appuntamenti in cui si intrecciano : Teatro Festival , rassegna della nuova drammaturgia contemporanea, Dèi Teatri, progetto di creazioni performative contemporanee internazionali e Zona Franca che presenta le novità italiane ed europee della scena per le nuove generazioni ed è ovviamente di quest'ultimo segmento di cui vogliamo parlare. E' come sempre il teatro delle Briciole a farsi paladino del teatro dedicato ai ragazzi con la sua storica iniziativa, Zona Franca, ideale continuazione di Vetrina Europa che quest'anno si è tenuta dal 12 al 27 Novembre.
Il Festival Zona Franca è promosso dall`Associazione Micro Macro e da Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti con l`Assessorato alla Cultura del Comune di Parma con Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma. Diversi gli spettacoli che abbiamo visto a Parma e dobbiamo dire, tutti di ottimo livello.
Il Teatro delle Briciole ha presentato all'interno del Festival due nuove creazioni “Piccoli sentimenti”in coproduzione con la compagnia belga Tof Theatre, “ Cappuccetto Rosso” scritto e diretto da Davide Doro e Manuela Capece ed un riallestimento “L'orco sconfitto” con la regia di Letizia Quintavalla. “Piccoli sentimenti”, di cui vedemmo un primo frammento l'anno scorso, è una piccola grande creazione di Alain Moreau del Tof Theatre che nella sua realizzazione è stato accompagnato dall'occhio vigile e incantato di Antonio Catalano e dalle invenzioni sonore di Max Vandervorst. In un paesaggio composito, completamente ricostruito in miniatura da pietre, fuscelli, carta e terra, un piccolo indefinibile essere si confronta con il mondo. Si muove attraverso tutte le emozioni e le sensazioni di ogni piccolo essere umano : Gioia, paura, sorpresa, tristezza, desiderio, che vengono vissuti nello stesso momento dai piccolissimi spettatori che, assistendo vicinissimi allo spettacolo, ne partecipano delle stesse emozioni.
Un piccolo gioiello di teatro di figura, agito in diretta da Sandrine Hooge e Celine Robaszynski che pure vi si immergono “dentro” con un utilizzo molto particolare di strumenti assai anomali che in verità contrastano con la musica registrata assolutamente non in sintonia con le modalità dello spettacolo.
Era naturale che prima o poi Davide Doro e Manuela Capece della benemerita compagnia Rodisio si imbattessero in Cappuccetto Rosso e così è avvenuto con un bellissimo regalo affidato al loro padre biologico, il teatro delle Briciole, che lo produce. E era altresì naturale che scegliessero di questa celeberrima fiaba la versione di Charles Perrault, la più antica, quella senza cacciatore per intenderci, quella più paurosa, dove si racconta di un bosco delle meraviglie in cui una bimba, mandata dalla mamma a portare una focaccia alla nonna, si perde fino ad incontrare il più feroce dei lupi.
Va da sé, come ognun sa, che il lupo divora prima la nonna e poi la bambina. Questi gli avvenimenti essenziali che riassumono in pochissime parole la vicenda dove la paura regna sovrana. Spettacolo essenzialmente di atmosfere dove l'attore che interpreta il lupo, il sempre verde Caio Guain, già sin dall'inizio esprime il concetto avvertendo i bambini di quello che aspetta e spetta loro.
Poche le parole, quelle che bastano ad inquadrare la storia, moltissimi i segni teatrali. La maschera del lupo che sempre incombe e che verrà indossata all'occorrenza dall'attore narratore, la passacaglia reinventata di Bach che esprime il terrore dell'ignoto, il valzer di Chopin che suggerisce attraverso la danza la leggerezza e l'ingenuità della bambina, la brava Rosita d'Aiello, le luci che disvelano le figure e che punteggiano i diversi fatali sentieri che intraprendono i protagonisti , una piccola casa che scendendo dall'alto delimita i contorni della fine della storia, affidata meravigliosamente alle ombre.
E per concludere, come è spesso consuetudine per i due registi, una canzone ,Meraviglioso di Domenico Modugno, che a guisa di Cacciatore, viene a rischiarare la cupa atmosfera in cui è racchiuso lo spettacolo. Spettacolo di grande rigore stilistico, questa nuova prova di Doro- Capece conferma la loro capacità di creare atmosfere dentro le quali i bambini possano ritrovarsi per esorcizzare pienamente le loro più intime difficoltà, in questo caso come da copione, la paura.
Il teatro delle Briciole come si diceva ha presentato al festival anche un riallestimento, L'Orco Sconfitto ovvero il sapere del più piccolo, ispirato alla favola di “Pollicino”di Letizia Quintavalla e Valentin Rossier con la regia della stessa Letizia Quintavalla
Questa nuova produzione del gruppo parmigiano è i il riallestimento dello spettacolo Papà perduto creato ad Am Stram Gram Le Théâtre di Ginevra nel 2001 Liberamente ispirato al Pollicino di Charles Perrault, L’orco sconfitto, negli intenti degli autori “ traduce teatralmente il potentissimo rito di iniziazione in una sorta di piccolo “rapimento”. Così il nuovo interprete, il versatilissimo Teodoro Bonci Del Bene, che si presta ad interpreare tutti i personaggi della celebre fiaba, sceglie tre bambini tra il pubblico che così vivono in diretta, vicino al padre-animatore, tutto il percorso intrapreso da Pollicino e dai suoi fratelli.
Ovviamente per sua natura lo spettacolo risulta molto delicato e vive ogni volta sulla mutevole risposta dei bambini, nella replica vissuta da noi momento topico è stato lo scalzamento degli stivali da parte dei piccolissimi attori, scelti tra il pubblico che hanno perfettamente interpretato tutte le sensazioni consone per un occasione del genere.
Zona franca ha visto anche il felice debutto delle nuove produzioni di due formazioni pugliesi: Teatro Kismet e Principio Attivo. Una delle fiabe più famose e nel contempo anomale scritte da Andersen, la Principessa sul Pisello, assume nuova luce e significati nell'ultima produzione del teatro Kismet di Bari messa in scena con stile inconfondibile da Lucia Zotti che già ci aveva regalato una frizzante e convincente versione del Gatto con gli stivali.
Questa godibilissima versione della celebre fiaba mescola intelligentemente antico e moderno, fiabesco e quotidiano, facendo coesistere senza mai stridere troni e regine con viaggi in autostop e avventure metropolitane, verdure che parlano e probabilissimi concorsi musicali paesani . Il nostro protagonista, principe rockettaro, assillato da una madre anglofana ed iperprotettiva, viene spedito nel mondo reale per diventare adulto anche dentro di sè e cercare finalmente una moglie che inevitabilmente troverà sul suo cammino di improbabile, questo sì, divo della nuova canzone. Ovviamente la prescelta, per diventare a tutti gli effetti principessa, dovrà anch'essa superare la celebre prova del pisello che sotto decine di materassi, con bella invenzione registica, è dotato di vita propria, diventando a tutti gli effetti un dolcissimo aiutante magico. Il tutto viene raccontato con grande ironia mai sopra le righe da Monica Contini, Deianira Dragone, Nico Masciullo(autore anche delle musiche originali) che interagendo con un tessuto musicale sempre azzeccato, scambiandosi e cambiandosi ruoli diversi, tra lazzi e frizzi, con rimandi scespiriani, assicurano un'ora di sicuro ed intelligente divertimento lasciando intatti i significati della fiaba
Dopo la grande prova offerta a Scenario Infanzia con Mannaggia a morte, La Compagnia leccese Principio attivo era attesa a Zona Franca con La Bicicletta rossa ad una nuova prova che si è rilevata ancora una volta di eccellente livello. La scena rappresentata è quella di una casa modesta che funge anche da laboratorio dove un' unica famiglia è impegnata nel confezionare le sorprese contenute nei famosi ovetti di cioccolato appartenenti alla ditta del Signor Bankomat, padrone e signore della città. La famiglia è composta dal signor Augusto, da sua moglie Linda , dall'anziana nonna Mimina e dal piccolo Pino. A narrare la storia della bicicletta rossa è la voce di Marta, la nuova venuta della famiglia che è ancora nella pancia della sua mamma.
Le parole di Marta sono le uniche che punteggiano lo spettacolo presentandoci i personaggi, i loro desideri e le loro speranze. Le fanno da eco solo quelle della traballante radio d'epoca che ci informano di quello che avviene all'esterno. Per il resto sono i gesti dei personaggi che ci narrano la storia, in contrappunto con le musiche, essi ci parlano di povertà, di gesti sempre uguali che esprimono la rassegnazione ma anche la condivisione degli affetti.
E poi c'è Ugo, il servente di Bankomat, che viene a prendere il lavoro fatto, a dare il misero salario e a riprenderselo per l'affito della casa.Tutto sempre uguale e ripetitivo finchè una bicicletta rossa, una piccola bicicletta rossa non verrà a rompere la monotonia di una situazione di schiavitù. Su una drammaturgia ben calibrata di Valentina Diana che rimanda a De Filippo, attraverso movenze da fiaba, con i ritmi del cinema muto e numerosi tributi al teatro di figura, La Bicicletta Rossa risulta essere anche uno spettacolo in qualche modo politico, dove, sotto la crosta dell'incanto favolistico, pulsa l'indignazione per un mondo che non riesce a risanare le contraddizioni della società.Giuseppe Semeraro, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Dario Cadei , Cristina Mileti sono tutti bravissimi a reggere la difficile prova di uno spettacolo che conferma lo stile di questa compagnia.
Non potevano mancare al festival anche due creazioni completamente estere. Josè Antonio Portillo, nel bellissimo spazio ricreato vicino alla Biblioteca Palatina, ha ubicato la sua curiosissima “Biblioteca di Corde e nodi” un imponente cilindro di legno che al suo interno contiene migliaia di piccoli manoscritti , un mondo costruito da migliaia di manufatti, fotografie, corde e nodi, con attaccati oggetti che rimandano a pensieri che sta al visitatore intimamente svelare. Una specie dunque di archeolingua che contiene storie mai svelate, biglietti cestinati ma che contengono dentro di loro pensieri in divenire, emozioni mai osate.
I piccoli spettatori sono invitati a visitarla a introdursi per arricchirla di impressioni e di curiosità. Infine abbiamo visto una produzione francese di grande interesse. Nino D'Introna anima antica del Teatro Dell'Angolo, oggi direttore del Theatre nouvelle generation centre drammatique de Lyon, ha portato infatti a Zona Franca “Terres “ tratto dall'affascinante testo di Lise Martin e portato in scena da Maxime Cella, Thomas Di Genova, Alexis Jebeile, Sarah Marcuse, Al centro dello spettacolo vi sono i concetti quanto mai labili di appartenenza e di proprietà così messi in discussione non solo nella nostra società. Protagonisti del Plot sono Aride e Kétal che al termine di un lungo viaggio, arrivano, prendendone possesso, di una terra che è segnalata come “proprietà privata“.
La terra in questione è un quadrato di sabbia gialla situata in mezzo al palcoscenico. Aride,timido ed insicuro ha molti dubbi se quella terra veramente gli appartiene mentre Ketal, ha solo certezze: sarà quella la terra dove si stabilirà.
Ma ben presto il loro soggiorno è disturbato dall’arrivo di un terzo uomo, l'altro, che afferma di essere il proprietario di quel luogo, perchè lì vi hanno abitato i suoi antenati. Poi il vento trascina lì un altro personaggio, leggero e mutevole, come le stagioni, M.me Mue, simbolo di una femminilità che cerca invano di portare amore in un mondo dominato dai maschi. Ketal arriverà ad uccidere per salvaguardare il suo concetto di proprietà impedendo ad Aride di andarsene con la donna. Ma potrà ben poco, altri fratelli del morto arriveranno e la guerra sarà inevitabile.
Lo spettacolo, ambientato in uno spazio geometrico di sapore Beckettiano, di grande simmetrica pulizia visiva, si interroga con intelligenza, attraverso dialoghi serrati e poche ma incisive, nella loro suggestione, invenzioni registiche, sulle origini della violenza che nasce per la ricerca della terra ideale desiderata e lo fa senza retorica ponendo domande a cui è difficile rispondere.
Nel bellissimo spazio centrale del Teatro al Parco Scarlattineteatro ha portato a Parma il primo tassello di Micromignon. Nato da un’idea di Anna Fascendini, il progetto prevede la costruzione di diverse macchine ingegnose, legate ai sensi con cui i bambini possono interagire all'occorrenza attraverso l'intervento di alcuni animatori.
Esse, prendendo spunto da altrettanti libri illustrati per bambini, costituiranno un immaginifico bestiario portatore di meraviglie in cui immergersi. Ecco dunque il nidofono, un nido di gufi tratto da un libro di Martin Waddel per nascondersi dentro e poter suonare, due biciclette “Biciosca” e “Bicisca” dove pedalandoci sopra, attraverso la reinvenzione di antiche macchine ottiche, i bambini potranno seguire le avventure di Pina la mosca o la “lumalena” una scultura semovente, tratta dalle suggestioni di Axel Scheffler, dove una lumaca vive sul dorso di una balena e dove tatto e vista dei bambini vengono all'occasione stimotolati. Come si vede un'ottima edizione di Zona Franca che ci ha regalato anche un' emozionante porzione di video realizzato con i protagonisti della Compagnia dei bambini diretta da Letizia Quintavalla.
MARIO BIANCHI


VISIONI DI FUTURO VISIONI DI TEATRO 2012
Dal 25 febbraio al 4 Marzo si è svolta a Bologna l’ottava edizione di “Visioni di futuro, visioni di teatro...” , il festival internazionale di teatro e cultura per la prima infanzia, che come consuetudine si è svolto prevalentemente presso il Teatro Testoni Ragazzi, sconfinando però in molte scuole per l'infanzia della città emiliana.
Sono stati nove giorni intensi di spettacoli, laboratori, conferenze e incontri, dedicati alle famiglie, alle scuole, agli educatori e agli insegnanti. Un evento unico nel suo genere in Italia che ha aperto le porte del teatro a più di 5000 persone, tra bambini e adulti e che è diventato un punto di riferimento internazionale per chi si occupa di arte e cultura per la prima infanzia. Già da qualche anno il festival è stato consacrato all'incontro tra il linguaggio teatrale e le altre espressioni artistiche, e dopo l’arte visuale e la danza, quest’anno è stata la volta della musica.
Per l'occasione sono stati programmati quattro concerti che hanno visto altrettanti musicisti italiani confrontarsi, alcuni per la prima volta, con un pubblico di piccolissimi. Protagonisti di questi eventi sono stati Patrizio Fariselli degli Area che è stato in scena con la figlia Cleo, Riccardo Tesi con Maurizio Geri, Ginevra Di Marco insieme a Francesco Magnelli e perfino i mitici Modena City Ramblers.
Quattro spettacoli concerto che hanno avuto grande successo e che sono stati dedicati ad un pubblico d'eccezione : piccoli spettatori da 2 a 6 anni. Ma la musica, come abbiamo detto, è stata durante il Festival la vera protagonista di spettacoli, laboratori, incontri e conferenze. Nelle intenzioni degli organizzatori questa edizione di “Visioni di Teatro, Visioni di futuro è stata “ Un’occasione per chiedersi come mai in Italia non esiste un movimento che produce con continuità e ricchezza “musica per bambini”, e per confrontarsi sul senso e il modo di creare brani per un giovane pubblico “.
Diciassette le compagnie invitate al festival, 9 italiane e 8 straniere.In calendario 26 titoli: 10 rivolti ai bambini da 0 a 3 anni e 16 a quelli da 3 a 6. Un totale di 42 repliche: 22 per i nidi e le scuole dell’infanzia e 20 per le famiglie . La nostra presenza ha attraversato il Festival per tre giorni concentrandosi su alcuni spettacoli in prevalenza italiani.
La musica di Maurice Ravel accompagna per tutto lo spettacolo lo svolgersi de “I racconti di mamma Oca “ del gruppo ravennate Drammatico Vegetale. Ma Mère l’Oye è infatti una suite scritta dal compositore francese per pianoforte a quattro mani , in seguito trascritta anche per orchestra, composta di cinque pezzi ispirati ad illustrazioni di Gustave Dorè per La bella addormentata nel bosco, Pollicino, Laideronnette imperatrice delle pagode, La bella e la bestia, Il giardino fatato. A fare da contenitore di tutte le fiabe nello spettacolo è “La bella addormentata nel bosco” alla quale durante il lungo sonno, che come sappiamo dura cent'anni, appaiono per incanto le vicende delle altre, sogna infatti la principessa gli uccellini che cancellano le tracce di briciole di pane lasciate da Pollicino, sogna poi di Bruttina, la piccola imperatrice delle pagode amata dal serpentino verde, Bella prigioniera della bestia e così via sino all'arrivo del principe azzurro, col suo cavallo bianco.
Un sogno, un altro sogno e un altro ancora dunque . Elvira Mascanzoni e Giuseppe Viroli, aiutandosi con la narrazione e con un impianto visivo di tutto rispetto dovuto a Marco Antonelli e Matteo Semprini, accompagnano la musica di Ravel. Lo spettacolo, coraggioso e filologicamente molto preciso, avrebbe bisogno forse di un ritmo più brioso e coinvolgente ma è raffinato e ricco di invenzioni scenografiche notevoli e ben calibrate.
La giovane compagnia carrarese Stradevarie (Soledad Nicolazzi ,Attrice; Enrica Pizzicori, Illustratrice; Alessandra D’Aietti ,Musicista) imbastisce con “Carta Canta”, nella sua semplice esecuzione, uno degli spettacoli più convincenti visti al festival. In scena c’è un grandissimo foglio, che viene dipinto e che scorre sotto gli occhi dei bambini. Ci sono una pittrice, un’attrice-mimo, una percussionista e poi c’è ovviamente il foglio che rotolando diventa un piccolo palcoscenico dove da un uovo nasce un pulcino che poi comincia il viaggio alla ricerca della mamma: nella terra, nell’acqua, nell’aria dove altri animali appaiono accompagnati da una musica quasi sempre suonata dal vivo.
Alla fine i bambini disegnano l’ultima pagina con grande partecipazione. Anche in “10 parole” della compagnia Melarancio alla fine dello spettacolo i bambini irrompono sul tappeto cangiante che Tiziana Ferro e Vanni Zinola, aiutati dal segno grafico dell'illustratrice giapponese Kimiko, hanno srotolato per loro e che li ha fatti viaggiare per territori differenti in cui si muovono oggetti e animali che rappresentano le prime dieci parole che un bimbo impara a dire. Lo spettacolo è leggero e gradevole e si aggiunge a “ Piè di Pancia, Mamma di Terra, Narcisi “ per esplorare le tappe fondanti dell’universo bambino.
“Spot “ è invece un nuovo tassello della ricerca che La Baracca - Testoni Ragazzi sta conducendo da anni sul rapporto tra i bambini e la luce e che porta in scena un faro teatrale, uno spot appunto, dotato di vita propria, capace di animarsi e comunicare; un vero e proprio amico che dialoga e gioca con l'attore Andrea Buzzetti. L'idea è molto bella e funziona perfettamente per venti minuti dove spot diventa veramente umano e cattura la simpatia indiscriminata di tutto il pubblico, alla lunga però il gioco della luce e delle forme diventa ripetitivo ed avrebbe bisogno di una drammaturgia più complessa e inventiva. Ma il cammino dello spettacolo è solo all'inizio.
Ketty Grunki della compagnia vicentina Piccionaia dedica il suo secondo spettacolo che ha come protagonista il tenero personaggio del clown Mimì alle emozioni. Mimì si è trasferita nella casa dei nonni e vive in una terrazza sopra i tetti della città tra i panni stesi, divertendosi ad annotare in un libriccino le cose che le piacciono e quelle che non ama.
Sono gli stessi desideri e le stesse idiosincrasie di tutti i bambini che l'attrice ha sperimentato nei suoi laboratori e che diventano teatro. Ecco allora che Mimì- Ketty aiutata dalla voce di Sergio Mascherpa gioca con gli elementi, uno scroscio di pioggia trasforma la terrazza nella tolda di una nave in tempesta e l´ombrello diventa il timone di una traballante bagnarola. Gioca con il vento e con gli scherzi che le combina aiutata dagli effetti speciali, mentre un sasso nero sarà la cornetta dalla quale arrivano le brutte notizie, quello bianco, invece, racconta solo cose allegre. Nella lista nera delle cose indigeste vengono annotati i rimproveri, il "mostro sotto il letto" e il terrificante "attacco dei dinosauri invisibili".
Alla fine Mimì, riprende le sue cose, saluta e se ne va. Lo spettacolo risulta divertente e gradevole, a nostro avviso andrebbero meglio sfruttate le possibilità che la “location” del tetto possono suggerire ma l'adesione con le emozioni dei piccoli spettatori è totale e ben realizzata.
Particolarissima è risultata “Foresta Blu” la nuova creazione di Teatro all' improvviso di Dario Moretti, non è infatti un vero e proprio spettacolo ma un concerto dove dieci sculture composte da materiali diversissimi , che rappresentano altrettanti alberi sonori, prendono vita sulla scena giocando le loro stesse sagome grazie all’azione della percussionista giapponese Saya Namikawa e al violoncello di Irene Priante. Il suono del violoncello di Irene Priante si contrappone alla sinfonia dei suoni degli alberi mentre la musica elettronica accompagna dall’inizio alla fine lo spettacolo. Troppo grande, secondo noi, la sala che ha accolto Foresta Blu che avrebbe bisogno un maggior contatto con i bambini.
Infine ci è d'obbligo segnalare il progetto di coproduzione nato con “Wanderlust” il fondo erogato dalla German Federal Cultural Foundation, che ha lo scopo di finanziare partnership e progetti di scambio fra teatri pubblici tedeschi e altri teatri stranieri. Grazie a questo finanziamento lo JES - Junges Ensemble Stuttgart, Teatro per ragazzi della città di Stoccarda, e La Baracca - Testoni Ragazzi di Bologna, hanno dato vita al progetto “Non trovi mai la parola giusta” che prevedendo momenti di confronto fra i due teatri ha visto la produzione di due spettacoli rivolti, uno alla prima infanzia e l’altro agli adolescenti.
A Bologna abbiamo potuto vedere due versioni distinte e diverse di “ Uno ad uno “ creazione allestita da due coppie di attori, una tedesca e una italiana . L'avventura di io, che piano piano diventando grande incontra tu e si costruisce un mondo che dovrà preservare, scritta da Roberto Fabretti, è raccontata con musica, parole e gesti in modo ovviamente diverso, più minimalista e percorsa da metafore la versione tedesca, più raccontata e densa di situazioni quella italiana, ambedue però nel complesso ben congeniate e accolte con favore dal pubblico dei bambini più piccoli, i veri e propri protagonisti di questo particolarissimo festival.
MARIO BIANCHI


GIOCATEATRO 2012
A Torino dal 20 al 22 aprile si è svolta alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani e al Teatro Agnelli la XVI edizione di "Giocateatro Torino - Vetrina di teatro per le nuove generazioni", manifestazione promossa e organizzata dalla Fondazione TRG onlus e dalle compagnie del Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Piemonte e della Città di Torino.
Dobbiamo dire inizio molto promettente per il teatro ragazzi italiano con diverse produzioni eccellenti “La gatta cenerentola “ di Oltre il ponte , “La pecora nera “ di Teatro Distinto “Il piccolo Asmodeo” di Teatro Giocovita, “Principessa” di Sipario Toscana in primis che si sono aggiunti alle buone riuscite di “Bianca corre” di Ombretta Zaglio e de “La Favola della libertà” di Stilema uno teatro.
Come sempre moltissimi gli operatori che hanno assistito agli spettacoli che insieme alle famiglie hanno riempito gli spazi di questo benemerito teatro tutto dedicato all'infanzia. Novità di quest'anno è stato l'affiancamento per il tradizionale premio del Festival alla giuria di esperti quella dei ragazzi. Inoltre rinnovando la formula dei Promo anche in questa edizione sono stati presentati cinque frammenti di spettacoli di venti minuti solo per gli operatori del settore.
Giustamente la giuria ufficiale ha premiato come migliore produzione degli spettacoli piemontesi “ La gatta Cenerentola” di Oltreilponte teatro dove Beppe Rizzo torna in scena questa volta accompagnato da Fabiana Ricca per narrarci la storia della Gatta Cenerentola, già resa famosa da Roberto De Simone, tratta da “Lo cunto de li cunti “ di Giambattista Basile, su una perfetta drammaturgia di Valentina Diana con le scene, i costumi e i pupazzi di Cristiana Daneo. Protagonista della storia è Zezolla che, sbarazzatasi in modo rocambolesco di una prima matrigna, si vede costretta dal padre a subire le angherie di un'altra che porta in dote, non due, bensì sei sorellastre.
Così Zezolla che tutti chiamano Gatta Cenerentola, per il suo starsene sempre sola e selvatica, per le cucine, col volto sporco di cenere, si vede costretta, quasi suo malgrado, a trovare aiuto dalle fate dell’isola di Sardegna che l'aiuteranno ad uscire dall'angusto contesto familiare per maturare definitivamente e vivere una vita serena vicina al suo principe azzurro. La storia è narrata in stretto e continuo rapporto con il pubblico a suon di musica e con tanta ironia da Beppe Rizzo e Fabiana Ricca con l'utilizzo magistrale di grandi espressivi pupazzi( le sei sorelle sono ovviamente piccole, piccole) e di sagome, mescolando a tutto tondo diverse tecniche molte delle quali poco praticate nel nostro paese. Insomma lo spettacolo rappresenta l'esito più maturo di uno degli artisti più originali del teatro di figura italiano.
Molto meno d'accordo ci troviamo con la giuria dei bambini( per la verità per lo spettacolo c'è stata anche una menzione della giuria ufficiale)che ha premiato” Marco Polo e il viaggio delle meraviglie” anche se giustamente i ragazzi hanno visto nello spettacolo molte delle metodologie usate nei loro giochi teatrali ed in questo sta la forza e la peculiarità dello spettacolo che li avvicina ad un testo poco praticato dal teatro ragazzi e a mondi lontani e assai diversi dal nostro.
Inoltre va anche detto che bene hanno fatto i padroni di casa della Fondazione Teatro ragazzi e giovani ad affidare la loro nuova produzione ad un gruppo di giovani a cominciare dai tre efficaci interpreti Claudio Dughera, Daniel Lascar, Claudia Martone che, attraverso la narrazione e lo scambio delle parti con la regia e la drammaturgia di Luigina Dagostino, mettono in scena alcune delle avventure più incredibili vissute e raccontate nel Milione da Marco Polo partito da Venezia nel 1271 per l'Oriente alla conoscenza del mondo.
Lo spettacolo alla fine però ci è sembrato troppo”illustrativo” dove sono proprio i meccanismi della fantasia che vengono a mancare e dove tutto viene narrato senza un effettivo utilizzo immaginativo dell'invenzione teatrale anche nell'uso di semplici scatoloni come scenografia che in realtà, anche qui, nelle loro fattezze nascoste, illustrano tutto.
Insomma ci sarebbe piaciuto un poco più di coraggio anche se lo spettacolo come detto assolve pienamente il suo compito di presentare in modo immediato e giocoso mondi ai ragazzi per ora sconosciuti.
Daniel Gol e Alessandro Nosotti di Teatro Distinto , come sempre insieme sulla scena, tornano in “La pecora nera” scritto in collaborazione con Laura Marchegiani, dopo “Kisc Kush” al tema della diversità. Gol e Nosotti, utilizzando in scena in modo espressivo la loro diversissima corporeità e muovendosi senza parole sullo spazio del gioco scenico, attraverso l'utilizzo di musiche sempre consone alle emozioni in campo , sono una pecora nera e una bianca. La bianca vive ordinatamente nel suo gregge la vita di ogni giorno, la nera è invece solitaria e si accompagna con amici che nell'immaginario comune risultano molesti, ha paura degli altri e non sa mai come muoversi. Il tutto è rappresentato con ironia e l'utilizzo di animali in miniatura con una partitura geometrica che popola piano piano il verde prato della vita di forme sempre diverse, perchè è assolutamente meraviglioso gustare ogni forma che il creato ci regala, anche quelle più strane, apprezzando anche e soprattutto quelle che si distinguono dalle altre.
"La pecora nera", vivendo sulle suggestioni provenienti da un laboratorio teatrale condotto con i bambini di tre anni, conferma pienamente lo stile di una giovane compagnia tra le poche che sono riuscite a rinnovare i linguaggi del teatro ragazzi italiano.
Silvano Antonelli in compagnia dell'interprete Alessandra Guarnero e nientemeno che dello sceneggiatore Vincenzo Cerami nel nuovo spettacolo di Stilema-Uno teatro “ La Favola della libertà “ cerca nel suo consueto modo ironico ed inventivo di parlare ai bambini di grandi concetti messi purtroppo sempre in discussione: Libertà, Responsabilità Pace.Al centro del palcoscenico è posta una grande lavagna da dove una donna un po alunna e un po maestra pone domande che riguardano tutti E così in modo rapido ed inventivo la lavagna piano piano si riempie di oggetti e di sagome . Come si fa a fare la pace? Chi è che decide le regole? Cos’è la democrazia? E, infine, come si conquista la libertà?
Le risposte anche contraddittorie vengono trovate nella quotidianetà della vita di ogni famiglia e nei modi semplici che anche ogni bambino può comprendere. Lo spettacolo è divertente e pieno di stimoli anche se a nostro avviso troppo dispersivo con il rischio forse di parlare rapidamente di troppe cose, senza incidere forse profondamente su nessuna. Comunque molte delle domande poste ad altezza di bambino hanno risposte che colgono il segno e alla fine la grande risposta viene colta con profondità dal pubblico in sala, la libertà ha bisogno d’esser seminata, proprio come un fiore solo in questo modo potrà essere conquistata pienamente.
Molto delicato e difficile parlare di uno spettacolo come “YoYo piederuota di Santibriganti” nato da un’idea di Maurizio Bàbuin con e la regia dello stesso Bàbuin. Difficile perchè il tema trattato è così forte che ti impedisce spesso di capire come teatralmente possa essere effettuato e nel contempo dunque giudicato. E’ la storia anche qua di due opposti, Giovanni e Giorgia. Lui, Giovanni, da tutti chiamato Yo è un ragazzo alto e con due grandi piedi per correre e giocare. Lei, Giorgia, da tutti chiamata Yo, è invece in carrozzella. In classe insieme, prima si scontrano poi si incontrano, avendo come passione comune il Basket, sì certo il Basket. Tra alti e bassi vivono il loro difficile rapporto finchè diventeranno amici per la pelle.
Uno spettacolo dunque che racconta la disabilità che incontra l’abilità, che racconta l'incontro di due corpi diversi con la scoperta e l’accettazione di se stessi e conseguentemente dell’altro. Sono due adulti che fanno i bambini, Eva Maria Cischino e Marco Ferrero, e qui il primo grande rischio che viene con naturalezza nel complesso superato, poi c'è quella palla che si sposta da una parte e dall'altra con molti momenti senza parole, a volte troppo lunghi che diluiscono troppo lo spettacolo, ma possiamo ben dire che a nostro avviso Yo Yo piederuota, (ma non si poteva trovare titolo migliore?) ideato con la collaborazione di UICEP Torino Minibasket – Associazione Sport Disabili Associazione Ballo Anch'Io, assolve il suo compito facendo riflettere e ponendo un tema di grande rilievo con naturalezza e semplicità .
A Torino abbiamo potuto rigustare di nuovo testo di Guido Castiglia, scritto per Letizia Pardi “Principessa “ qualunque cosa accada, di Fondazione Sipario Toscana di Cascina con la regia Fabrizio Cassanelli e Guido Castiglia.
Dopo “Branco di scuola” sul tema del bullismo in chiave maschile, Castiglia entra di petto nell'universo femminile trasportando il suo occhio ancora sull'adolescenza, questa volta sul tema del corpo e della sua mercificazione già purtroppo presente nell'immaginario delle ragazze e dei ragazzi di quella età.
Affidandosi all'interpretazione misurata e nello stesso tempo emotivamente partecipata di Letizia Pardi, il tema viene sviscerato attraverso la confessione di una madre che si sente impotente davanti alle insidie del tempo presente.
L'attrice entra direttamente in sintonia con i ragazzi coinvolgendoli e parlando del loro mondo, raccontando senza metafora alcuna la scoperta di un mondo sconosciuto, quello del web, dove gli adolescenti si confessano e dove l'esibizione del corpo femminile sembra indispensabile per poter avere una personalità importante e riconosciuta.
In questo modo porta in scena in modo assolutamente credibile tutte le domande, le ansie, pur anche le angosce, di una madre, appunto, che trova nello zaino della figlia quello che non avrebbe mai voluto trovare. Da contraltare ecco poi le telefonate della madre nonna ed il conseguente paragone con i due mondi,quello di oggi e quello di ieri ma alla fine l'unica risposta possibile per sedare ogni ansia è quella della fiducia che deve nascere e che deve essere costruita giorno per giorno con il dialogo costante tra le generazioni .
MARIO BIANCHI
Una Biancaneve gotica. Lo spettacolo di Teatro del Rimbalzo “Bianca corre” dichiara dall’inizio che racconterà la storia originale dei Fratelli Grimm e non quella addolcita di Walt Disney. Ombretta Zaglio ( accompagnata dalla musica dal vivo di Luigina Ganau che avrebbe bisogno di maggiore visibilità), è unica interprete e ci introduce nel bosco insidioso della fiaba circolando muta tra il pubblico in platea, coperta da una mantella nera, con una maschera tanto bella quanto inquietante, distribuendo mele rosse dal suo cesto.
La caratteristica di questa Biancaneve è prima di tutto cromatica: tutto è giocato sui tre colori base della storia: rosso (come il sangue), nero (come l’ebano), bianco (come la neve), costumi e oggetti sono di questi tre colori e creano una scena che ci fa concentrare sugli elementi simbolo: la mela, il pettine avvelenato, il nastro luccicante, ciò che sedurrà Biancaneve mettendo a rischio la sua vita. La versione Grimm permette di evidenziare la profondità dei concetti cardine: invidia, tradimento, sopravvalutazione della bellezza, abbandono.
Il testo dello spettacolo propende per le spiegazioni psicanalitiche dei comportamenti di Biancaneve e della matrigna: l’una che non sa tenere chiusa la porta alle minacce a causa della noia e l’altra che che combatte senza scrupoli per mantenere il primato della bellezza, ciò che ha ottenuto con tanti sacrifici e che invece la protagonista ha in dono dalla natura. La bellezza è buona ma la bontà è noiosa? Il testo dello spettacolo guadagnerebbe in efficacia e in coerenza se ripulito da un paio di inserimenti, che appaiono posticci, di spiritosaggini un po’ facili stonate rispetto al resto. Il Teatro del Rimbalzo di Ombretta Zaglio ci offre uno spettacolo curato, pensato, raffinato, che merita senz’altro una menzione (anche se non ne ha ottenute in campo ufficiale) nel panorama teatrale visto a Torino.
Lo spettacolo “Piccolo Asmodeo” del Teatro Giocovita di Piacenza è tratto da un bellissimo racconto dell’autore svedese Ulf Stark, un piccolo Faust per i bambini affascinante anche per gli adulti.
Asmodeo vive sottoterra, in un modo buio e mefistofelico dove il sole e il canto degli uccelli non arrivano, il piccolo protagonista vive in una famiglia diabolica ma è fuori posto: è buono, non si arrabbia mai e non fa scherzi cattivi come i suoi fratelli, diavoletti a tutti gli effetti. Il padre ne è deluso, non lo riconosce e gli chiede una prova della sua diabolicità: lo manda in missione quassù, nel mondo della luce, con il compito di portare almeno una persona convinta a vendere l’anima in cambio di un desiderio esaudito.
Asmodeo comincia la sua goffa ricerca di corruzione, incontra persone e animali che lo deridono e lo maltrattano finchè trova Kristina, disposta allo scambio, ma il suo è un desiderio buono: ottenere che il fratellino malato guarisca. Il diavolo padre non può quindi considerare il compito assolto: non si può dannare un’anima per un desiderio buono, accidenti! Gli spettatori viaggiano insieme ad Asmodeo in un mondo di figure e ombre, bellissime, animate dal bravo Tiziano Ferrari, attore convincente anche nel dare le voci a tutti i personaggi della storia. Lo spettacolo è poetico, delicato, intelligente e accompagna i bambini in una riflessione profonda sulla natura umana e sulla consapevolezza delle proprie azioni.
SEZIONE PROMO Diamo una panoramica di quattro dei cinque corti teatrali presentati a Giocateatro, premettendo, per correttezza, che si valutano soli 20 minuti, l’analisi è quindi parziale. “Capitan Tigre” di Itaca Teatro è ispirato al mondo di Emilio Salgari, è proprio Salgari bambino che vediamo in scena interpretato dall’attrice Anna Cimino, ancora indeciso sul suo futuro, passa il tempo a disegnare mappe nautiche finché capisce che il suo desiderio è andar per mare e farsi marinaio. Il padre, sarto, lo osserva consigliandogli una più salda professione in bottega. Il piccolo Emilo fallisce nella sua carriera navale e decide di raccontare ciò che non può realizzare. Scrive, scrive della Malesia, dei tigrotti di Mompracem, scrive di pirati e di arrembaggi. In questo corto però, le avventure sono più dichiarate che rappresentate, consigliamo alla compagnia di eliminare le parti cantate, inutili e non proprio ben riuscite, e di insistere invece sul mostrare il valore della fantasia, andando più direttamente al nocciolo esotico e fascinoso dei romanzi salgariani.
“In bocca al lupo!” di Patatrac è purtroppo un compendio, in soli 20 minuti, di ciò che il teatro ragazzi non dovrebbe più fare: vestire e far recitare signore adulte come ragazzini improbabili in salopette d’antan, ammiccare ad un pubblico sottovalutato in modalità troppo, troppo ingenua, pasticciare con scenografie confuse e poco curate. Ci dispiace che uno spunto interessante (la prova di coraggio e il superamento della paura) sia stato sviluppato senza idee nuove. Siamo convinti che alcuni errori di scena siano da imputare alla sfortuna e allo scarso rodaggio, Cappuccetto rosso è sì inossidabile ma lo si può ancora raccontare con un lupo che mangia la nonna infilandola sotto una tovaglia? Noi crediamo di no.
“Per questo!”, di La Bonaventura, è tratto dal libro Per questo mi chiamo Giovanni, di L. Garlando. Raccontare la mafia ai ragazzi è difficile, ma doveroso. Una prima nota positiva va quindi alla scelta di realizzare uno spettacolo su un argomento ostico.
Il corto che abbiamo visto ci presenta una bambina di Palermo, Giovanna, che come i suoi compagni non sa ribellarsi al bullo della classe. Il padre di Giovanni decide allora di passare con lei una giornata importante, nella quale le racconterà la storia di Giovanni, che ha invece vissuto per combattere le prepotenze. Il lavoro promette bene ma soffre di una certa freddezza di recitazione, Eleonora Mino è sola in scena e trasmette un distacco, forse dovuto al peso di ciò che racconta, che non giova però alla costruzione di un’empatia col pubblico, indispensabile per parlare ai ragazzi di mafia. Auspichiamo quindi che l’attrice riesca, col tempo, ad acquisire più calore nel narrare di persone mosse soprattutto da sentimenti forti e da una spinta potente verso la giustizia.
“Barricate” di Progetto Incanti Produce, per la regia di Giulio Molnàr, è il promo più difficile da commentare, in questo caso è necessario vedere lo spettacolo completo per capire davvero il senso di questa operazione.
Quello che possiamo dire è che ci sembra una riflessione, complessa e per questo interessante, sul “concetto” di barricata, sull’ “idea” di nemico. Le quattro attrici in scena si muovono secondo una precisa coreografia, originale, che rafforza in noi l’idea che il tema sia affrontato per metafore, non per esempi. Il lavoro è dato per i ragazzi dai 14 anni, vorremmo quindi vedere lo sviluppo intero per capire se un linguaggio così simbolico risulta poi efficace con gli adolescenti. I 20 minuti sono però bastati per farci vedere che lo spettacolo è realizzato con cura, ha un andamento inconsueto e particolare, senz’altro atipico in una vetrina dove abbiamo visto ancora troppi stereotipi stanchi.

ELENA MAESTRI

Stampa pagina  Link alla pagina

Segnala questo articolo ad un amico:

Tuo nome

Tua mail

Nome amico

Mail amico




Torna alla lista