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Eolo
recensioni
LA TERRA DEI LOMBRICHI DI CHIARA GUIDI
La tragedia per bambini di Chiara Guidi vista da Mario Bianchi

Tutti le creazioni proposte per l'infanzia da Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio, dallo storico “Buchettino” sino al recente “La bambina dei fiammiferi”, non devono essere annoverati nel canone abituale degli spettacoli, ma, più precisamente, sono da considerarsi come esperienze profonde che il bambino spettatore, anzi attore, autore, protagonista, compie all'interno di un percorso di formazione che tende ad interrogarlo sulle principali domande della vita. La medesima cosa è accaduta per la “ Terra dei lombrichi” che, dopo la presentazione a Cesena, per  Puerilia , ha trovato magnifica e significante collocazione in Luglio nei sotterranei della Pinacoteca di Volterra, durante il festival diretto da Armando Punzo. Lo spettacolo è stato messo in scena  da una ventina di attori, scelti dopo un apposito laboratorio condotto  precedentemente nella cittadina toscana. “La terra dei lombrichi, tragedia per bambini” nasce all’interno  della  riflessione che Chiara Guidi sta portando avanti  sul  teatro infantile  chiamato “Metodo errante” Il “Metodo errante” è una “pratica in tre movimenti” che sempre “crea una relazione d’arte tra attori, educatori e bambini, sul terreno delle arti performative per invertire, errando, la dinamica didattica, andando da ciò che si conosce a ciò che non si conosce”. Aggiungiamo noi che ogni spettacolo  viene configurato, non a guisa di una sequela  di repliche, come comunemente avviene, ma come un nuovo spettacolo che cambia a seconda del contesto e dei bambini che lo vivono. Similmente ad altre creazioni è il tema della morte che interessa all'artista romagnola, tema così desueto nel teatro ragazzi e, quindi, così necessario in questo ambito, per essere esplorato in modo consono e immaginifico.

Per far questo Chiara Guidi visita a modo suo l'Alcesti, la tragedia più antica di Euripide.
La  storia narra di Alcesti , moglie di Admeto, re di Fere in Tessaglia, che, per un dono di Apollo,   appressatasi l'ora della morte, ha la possibilità di evitarla a condizione che  qualcun altro muoia al suo posto. Nessuno però  è disposto al sacrificio, nemmeno gli anziani genitori del re. E' solamente Alcesti che si offre di morire per lui.
Mentre la reggia si prepara alle esequie, giunge nel palazzo Ercole che, saputa la notizia, riesce, dopo una dura lotta, a strapparla a Thanatos, il dio della morte. Così, restituita al marito, Alcesti può continuare a vivere felice con lui.

E' ancora uno spettacolo a percorso quello che ci propone Chiara Guidi, un percorso che si snoda attraverso diversi ambienti, dove lo sguardo dello spettatore ogni volta deve adeguarsi a nuovi stimoli e prospettive. Ma il percorso è  sempre attraversato dal grido della protagonista, non a caso chiamata Alice, che come l'eroina di Carroll, cercando affannosamente un'amica che non trova più, si getta per ritrovarla in un viaggio dai contorni fantastici. Alice compie un viaggio assai particolare in una specie di gioco a nascondino che le pone davanti sempre nuove domande che  nel medesimo tempo vengono poste ai partecipanti allo spettacolo.  Chi è quella figura vestita di nero con una falce che pare averla portata via ? Chi sono quegli uomini tristi che l'accompagnano? Perché mi manca così tanto la mia amica? Sono infelice perché manca a me, o mi spiace per lei ? Cosa significa quella figura con una testa d'asino?  Ed io, se si potesse, avrei il coraggio di volerle così bene, tanto da sostituirmi a Lei ?
 
Ecco dunque poi la metafora dei lombrichi che viene sino alla fine ripetuta come una litania . I lombrichi ciechi e sordi, vivendo nella profondità della terra, giorno dopo  giorno, hanno però il potere, sollevando il  terreno e rivoltandolo dal profondo, di trasformare  il  paesaggio, di seppellire e di volta in volta riscoprire , quasi custodendoli,  molti oggetti  antichi che credevamo perduti per sempre. Essi li ricoprono e li proteggono, permettendo, a ciò che è sepolto, di ritornare.  E’ un’impresa impossibile, perché nessuno può andare sotto terra, stare con i lombrichi e restarevivo! Solo l'amore può operare forse questo miracolo.
Sono continui e, forse troppi, gli stimoli che giungono ai piccoli spettatori, tra riferimenti fiabeschi  anche a “La bella addormentata del bosco”, sovrapposti ai continui altri che la tragedia euripidea ancora sottende, ma il percorso che i bambini fanno con gli adulti è, ancora una volta, unico e irripetibile. L'amore si diceva, certo l'amore può operare il miracolo di riportare in vita ciò che è sepolto.

E così c'è il bellissimo finale, dove la morte svela il suo vero volto, quello del Salvatore, così simile   al Cristo di Pasolini, che invita gli spettatori al cibo della speranza, alludendo al fatto che, per chi ci crede, la morte è solo un momento di passaggio per qualcosa che era solo nascosto e che il teatro, con la  meravigliosa metafora dei lombrichi, ha saputo diseppellire.
MARIO BIANCHI





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