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Eolo
recensioni
Y GENERATION FESTIVAL
LE RECENSIONI DI MARIO BIANCHI ED ELENA SCOLARI CON DUE NOTE DI LUDOVICO D'AGOSTINO E ALESSANDRO ROSSI SU "CAOS" DI QDG.

Mancava proprio nel panorama del teatro ragazzi italiano una manifestazione che si occupasse pienamente del rapporto tra danza e infanzia, fino ad ora così labile e frammentario, costellato dI poche e sporadiche esperienze.

A colmare questo vuoto ci ha pensato Y Generation, il Festival che, organizzato dal Centro S.Chiara, si è svolto dal 6 al 9 ottobre 2016 a Trento, una kermesse molto articolata, fatta di spettacoli, workshop e laboratori, ideata da Giovanna Palmieri, già responsabile della stagione ragazzi del Centro trentino e direttrice artistica di questa meritoria manifestazione, che ha voluto costruire un primo ponte tra il mondo della danza e quello del teatro ragazzi, due discipline artistiche che sempre di più negli ultimi anni si sono avvicinate, seppur con evidenti difficoltà e reciproche diffidenze. Y Generation si è avvalso della collaborazione del Comune di Trento – Assessorato alle Politiche Sociali, Familiari e Giovanili e del sostegno di Assitej Italia, associazione nata nel 2014 come sezione Italiana dell’omonima organizzazione mondiale attiva dal 1965.

Il Festival ha voluto riunire giovani e meno giovani, educatori e artisti, per riflettere e dialogare su come il linguaggio corporeo e coreutico si confronta con l’immaginario e il vissuto di bambini ragazzi e giovani, sia come spettatori che come artisti in scena.

Per questo l'evento ha previsto sia una sezione performativa con spettacoli esemplificativi dei vari modi che la danza ha di riferirsi in scena nei confronti dell'infanzia e dell'adolescenza, dedicati a diverse fasce d’età e tipologie di pubblico, proposti da compagnie italiane e internazionali, scelte per la loro qualità artistica e peculiarità, sia una sezione formativa rivolta a bambini, giovani, insegnanti, genitori, artisti e formatori del teatro ragazzi e della danza, con incontri, una tavola rotonda, laboratori per adulti e bambini, un workshop per artisti e formatori.

In questo modo la danza è stata la regina per tre giorni qualificandosi finalmente come, linguaggio di grande immediatezza e di enorme potenzialità espressiva capace di superare qualunque barriera linguistica e generazionale. Non per niente la danza è uno dei linguaggi espressivi più praticati dagli adolescenti, in tutte le sue forme e lo si è visto nei 3 giorni di Trento.

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Venerdì 7 e Sabato 8 ottobre l'iniziativa di “ Passo dopo passo” è stata un momento di avvicinamento e di confronto, una possibilità di conoscersi, spesso per la prima volta, e riflettere insieme su questioni sensibili riguardanti il mondo della danza in relazione a bambini e giovani.

Artisti, operatori, educatori e organizzatori si sono confrontati prima in 5 tavoli di lavoro sulle seguenti tematiche: “DANZA E NUOVI MEDIA”: quale rapporto tra ricerca digitale e creazione coreografica con Davide Venturini, e Paola Carlucci, “I PUBBLICI DELLA DANZA “: Come rapportarsi alle diverse età?con Valeria Frabetti ed Emanuele Masi, “CONTAMINAZIONI “: Teatro o danza?con Valeria Cavalli, Erik Kaiel e Barbara Pizzo, “PARTECIPAZIONE”: quale confine fra arte e pedagogia con Corinne Eckenstein e Bruno Franceschini, “NETWORKING PER LA DANZA”: quali possibilità tra realtà e desiderio con Angela Fumarola e Alessandro Rossi, poi attraverso una rotonda sul tema “LA DANZA PER UN PUBBLICO GIOVANE “: situazione e prospettive” che ha visto gli interventi di Paolo Cantù, direttore della Fondazione Live Piemonte Dal Vivo; Antonio Viganò, regista e autore di Accademia arte della diversità; Vincent Van Den Bossche della Compagnia Fabuleus e di Corinne Eckenstein, direttrice di Dschungel Wien.

Ma il Ygeneration ha previsto un ulteriore campo di azione più diretto con interventi vissuti sul campo. “OGNI ESSERE UMANO E’ UN BALLERINO MA NON LO SA” per esempio è stato un incontro a cura di Valeria Frabetti, regista e pedagoga teatrale del Teatro Testoni ragazzi di Bologna, un vero e proprio laboratorio rivolto ad insegnanti ed educatori per avvicinarsi e conoscere meglio il linguaggio della danza e del teatro-danza con e per bambini e ragazzi. La Compagnia Tardito – Rendina, realizzatrice del meraviglioso spettacolo” La morte l'anitra e il Tulipano”, vincitore dell' EOLO AWARD 2015, con "STUDIO SUL TEMPO" ha predisposto poi una residenza creativa composta di 2 incontri, durante i quali gli artisti si si sono confrontati con bambini ed insegnanti con parole e giochi sul tema del tempo. Il tempo come presente per i bambini che sono abitanti del presente e non conoscono ancora il tempo e le sue angherie. Il tempo come tiranno per la maggior parte degli adulti. La compagnia Tardito/Rendina ha deciso di utilizzare questo concetto di tempo come ricerca e tramite fra il mondo degli adulti e quello della prima infanzia. Un laboratorio di esplorazione sul tempo attraverso il linguaggio del movimento che ha avuto domenica pomeriggio un primo esito davanti al pubblico.

Altri i workshop e laboratori pratici in programma tra cui quello di Parkour per ragazzi e giovani a cura di Erik Kaiel e CorpoGiochi off, realizzato in collaborazione con Anticorpi XL che sono stati occasione per grandi e piccini di sperimentare insieme e divertirsi.

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Nove gli spettacoli in cartellone che hanno voluto essere un panorama variegato di cosa offre la danza in europa con un confronto tra spettacoli italiani e stranieri, alcuni già recensiti dalla nostra rivista come il curioso e stimolante “SHERLOCK HOLMES”proposto da CollettivO CineticO – Teatro delle Briciole e “DIARIO DI UN BRUTTO ANATROCCOLO” di Factory – Compagnia Transadriatica, poetica trasposizione della famosa fiaba di Andersen con protagonista un' attrice, diversamente abile, qui proposta in versione definitiva con un finale, ora rivisitato in modo coerente, che dà perfettamente il giusto valore a una creazione meditata e originale.

Ora attraverso lo sguardo critico di Elena Scolari e Mario Bianchi riviviamo insieme le tre giornate di spettacolo di Y Generation Festival

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TRASHedy - Performing Group (Germania)

Anche in Germania ci si occupa di pattume. Anche in Germania si inquina troppo con la plastica. Anche in Germania ci sono troppi imballaggi. Tutta l'Europa è paese. Consumista. E i consumisti sono cattivi, si sa.

Performing Group affronta l'argomento con apparente leggerezza, i due giovani interpreti si esprimono attraverso alcune semplici coreografie, vestiti di bianco e rosso ripetono gesti quotidiani dal lavarsi i denti al girare il cucchiaino nella tazza del caffè, catena domestica non particolarmente originale. Dietro di loro uno schermo bianco sul quale vengono proiettate animazioni di disegni, coi quali - a volte - interagiscono.

La prima metà di spettacolo passa in maniera piuttosto piana e senza guizzi, fino al momento in cui si potrebbe invertire la tendenza: i due personaggi si accorgono che si può arrestare o almeno infuenzare il fluire della "filiera" industriale, si può cancellare il disegno. Sì, ma i suggerimenti per non farsi fagocitare dal "sistema" sono elementari: riciclare, favorire la cooperazione, comprare banane sfuse e non confezionate... La semplicità con cui si affronta il problema - indubbiamente esistente - è un tantino superficiale e non esente da un atteggiamento didattico che sa un po' di cattedra: dobbiamo sentirci in colpa se abbiamo un paio di scarpe in pelle o perché non sappiamo da dove vengono i componenti del nostro smartphone?

Interessante la parte, solo accennata, in cui si sostiene che qualsiasi acquisto è in un certo senso politico e quindi esercizio democratico: comprando compiamo scelte, che hanno un influenza globale.Allora però: da una parte si dicono cose più che assodate e dall'altra si lancia una riflessione complessa abbandonandola però subito. Peccato, perchè scegliere una via più chiara potrebbe essere un modo non banale per porre la questione ambientale.

Quanto alla struttura dello spettacolo ci sono due inserti, disomogenei, un po' slegati dal resto e che non giovano alla leggibilità del tutto: il primo è una specie di "fuori onda" nel quale sentiamo le voci registrate degli attori (che poi lavorano in playback) che riflettono su un punto morto delle prove e sull'indecisione rispetto alla strada da prendere, artisticamente parlando; il secondo è un momento tra il liberatorio e l'aggressivo nel quale l'attrice canta a squarciagola, "kill yourself, save the planet" (uccidi te stesso, salva il pianeta). La prendiamo come una provocazione ma riteniamo difficile pensare che TRASHedy possa essere adatto per ragazzi dai 12 ai 17 anni, toccando registri così distanti tra loro.

MURIKAMIFICATION - Arch8 (Olanda)

Quattro giovani performer olandesi si appropriano di alcuni luoghi simbolo del centro storico di Trento, una via di mezzo tra il Parkour e la danza urbana. Un'energica, fantasiosa e avventurosa corsa tra palazzi, merli, fontane, vicoli, tetti di negozi, lampioni e scalinate.Ci siamo divertiti a osservarli arrampicarsi su mura antiche, attorcigliarsi intorno a colonne, appendersi sotto i portici o saltare sui gradini di un loggiato. E coinvolgere gli astanti in lunghi e sinuosi serpentoni.

Uno dei quattro è in buffi abiti da turista tipo e sia aggira con un buffo berretto e una mappa della città, seguendo i suoi compagni, alcune brevi gag creano un filo di minima opposizione tra chi "si mangia" la città e la sfrutta per giocarci e farla propria e chi si aggira impacciato in bermuda per trovare i luoghi che i tre danzatori stanno vivendo.La compagnia Arch8 si ispira ai surreali romanzi del giapponese Murakami, del quale ritroviamo la stralunatezza del personaggio-turista, lo sguardo fanciullesco della fantasia e un sentimento di gioioso stupore misto ad una certa irrequietezza, leggibile nelle espressioni serie degli attori/danzatori/atleti.

Non sappiamo se abbiamo visto la formazione completa ma un numero più alto di elementi amplificherebbe l'effetto di "invasione".Murikamification è un itinerario che irride alla monumentalità della città e alla sua storia, ottenendo una briosa esaltazione di entrambe.

ELENA SCOLARI


Le altre due giornate del Festival hanno coniugato il gesto e il movimento con la scena in modo assolutamente diverso tra loro con 4 spettacoli, due italiani e due stranieri. I due italiani hanno visto salire sul palco anche e soprattutto dei bambini, anche qui con due metodologie assolutamente diverse : “A CASA DEL PANDA” del TPO e “DUEL_TERZA GENERAZIONE “ della Compagnia Abbondanza/Bertoni.

“A CASA DEL PANDA” del TPO pone un nuovo,(anche se in verità già molte volte sperimentato, ci piacerebbe come è avvenuto nel bellissimo Bleu! una teatralità più compositamente narrativa ), tassello del teatro visivo ed emozionale che la compagnia pratese ha esportato in tutto il mondo, grazie all’uso di sofisticate tecnologie interattive.

Il TPO, diretta da Francesco Gandi e Davide Venturini che aveva già visitato con “Cina” nel 2003, questa immensa nazione con una sua creazione squisitivamente narrativa, con in scena Lelia Serra, ritorna in quella terra per entrare di petto nelle sue millenarie storie e tradizioni, attraverso gli occhi di un panda che all'inizio occhieggia da uno schermo composito agli spettatori. Daniele Del Bandecca e Martina Gregori, autori anche delle coreografie, danzano, accompagnando con delicatezza e armonia i bambini su un vero e proprio tappeto magico di immagini che si riverbera anche su schermi di varie dimensioni che compongono un fondale. Lo spettacolo risulta così un viaggio virtuale che diventa emotivamente fisico, grazie a immagini e suoni che reagiscono in tempo reale alle azioni del pubblico.

In “ DUEL_TERZA GENERAZIONE” della Compagnia Abbondanza/Bertoni sono invece gli bambini ad essere i soli protagonisti della performance di 30 minuti che vive all’interno di una trilogia liberamente ispirata al libro della Genesi. La terza e ultima parte del progetto, vista a Trento, ispirata all’episodio del Diluvio Universale vede infatti bambini di diversa età Tobia Abbondanza, Naima Fiumara, Matilde Laezza, Emily Manica, Giacomo Manica, Agata Pavani, Filippo Sacchetti, Petra Targher e Gianmaria Uccia, muoversi in modo impeccabile sulle musiche di Vivaldi, rendendo palpabile l'idea di un universo che sta per rinascere, dove è veramente l' infanzia ad essere protagonista di una speranza mai sopita di rinnovamento.

La nostra maggiore curiosità in queste due giornate era riposta nella visione di due spettacoli stranieri, entrambi messi in scena da giovanissimi performer “ANTIFRAGIL”della compagnia austriaca Silk Flügge e “DECLARATION OF LOVE” del gruppo belga Fabuleus.

“ANTIFRAGIL” indaga sulla fragilità dei nostri tempi. Come reagiscono le nuove generazioni di fronte all’incertezza e alla complessità del nostro tempo? Vronika Cimborova, Michaela Hulvejová, Valentin Kokalko, Matej Kubus, Jerca Rožnik Novak e Bartłomiej Sawicki guidati da Silke Grabinger su una drammaturgia, creata da Angela Vador “ conducono il pubblico attraverso un labirinto di situazioni, esplorando le proprie storie, le personali esperienze di vulnerabilità e i conflitti interiori e analizzandone poi le reazioni”. Questo era l'assunto dello spettacolo, ma dobbiamo francamente dire che solo a tratti abbiamo recepito tutto ciò in uno spettacolo, troppo lungo e sfilacciato, che non possiede in realtà un vero e proprio “ fuoco centrale”, (ma forse non vuole nemmeno averlo), condensando, attraverso varie tipologie di danza e di situazioni, che continuamente si rincorrono, le movenze di un' età che non ha ancora trovato la sua giusta dimensione.

Molto meglio senza dubbio ci è parso allora “DECLARATION OF LOVE” del gruppo belga Fabuleus co-prodotto con gli olandesi di Nbprojectsa e curato dal coreografo Nicole Beutler , che ribalta, riadattandolo, il lavoro di Peter Hanke del 1966 “Publikumsbeschimpfung” (offending the audience) del 1966 , dando vita a una seducente e divertente omaggio al teatro e al suo pubblico. Allen Assi, Bastien Bodarwé, Siska Bouwen, Laetitia Janssens, Stephanie Peeters e Jonas Vermeulen, infatti, parlano, ballano e riproducono suoni attraverso il solo utilizzo della voce, intessendo un vero e proprio rapporto d'amore con il pubblico che viene persino, dopo un incessante corteggiamento, con vere e proprie dichiarazioni di affetto, anche personali, invitato sul palco a ballare, sullo sfondo delle basi sonore del dj e compositore Gary Sheperd. Amore ma anche un improvviso mutamento di atteggiamento che presto però viene abbandonato, come del resto accade tra veri innamorati.

Diretto da Nicole Beutler e Magne van den Berg, sulla drammaturgia di Peter Anthonissen, lo spettacolo, quando finisce, e solo un paio di scarpe abita il palcoscenico vuoto, ti lascia un vero e proprio smarrimento dentro, segno che l' empatia con i protagonisti di questa efficace dichiarazione d'amore è realmente accaduta.



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Infine, come è successo a Trento, dedichiamo uno spazio speciale a “Caos Remix”, la riproposizione di uno spettacolo Cult del teatro ragazzi italiano a cui il Festival ha come detto dedicato un focus del tutto particolare, anche con una mostra. Tutto è partito quando nel 1988 la compagnia Quelli di Grock creò lo spettacolo che ha segnato la sua storia, rimanendo nella mente di molteplici pubblici, dall’Italia all’Europa, alle Americhe con oltre 1.400 repliche. A distanza di ventotto anni, Manifatture Teatrali Milanesi, il nuovo progetto nato dalla sinergia di due storiche strutture milanesi come il Teatro Litta e la compagnia Quelli di Grock, ha voluto ridar vita a questo spettacolo in una versione “remix” su progetto e regia sono di Claudio Intropido e Valeria Cavalli, che ha realizzato anche le coreografie assieme a Susanna Baccari, con in scena Francesco Alberici, Andrea Battistella, Ludovico D’Agostino, Jacopo Fracasso, Andrea Lietti, Isabella Perego, Maria Cristina Stucchi, Clara Terranova e Melissa Valtulini.

Il nostro focus è diviso in tre visioni, quella critica della nostra Elena Scolari , quella del giovane attore e performer di “Rosso Teatro” Alessandro Rossi e quella,vissuta sul campo, di Ludovico D'Agostino che, dopo avere visto lo spettacolo, nel corso degli anni, lo ha anche interpretato. Tre età, tre esperienze, tre modi di approccio diversi, per uno spettacolo che ha fatto epoca.

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Caos (del 1988) è stato lo spettacolo cult per eccellenza di Quelli di Grock (ora Manifatture Teatrali Milanesi dopo la fusione con il Teatro Litta). Lo è stato, a ragione, per anni. Tanto che i creatori (Valeria Cavalli e Claudio Intropido) lo hanno voluto "passare" come una preziosa eredità artistica ad una formazione giovane che lo potesse portare in scena in una versione rinnovata Caos remix, appunto.

Rivediamo quindi con piacere questo lavoro-manifesto, che però, dobbiamo dirlo, non ha più la forza dirompente degli anni di gioventù. Mantiene la freschezza dei nuovi attori, la dinamicità di un lavoro improntato all'entusiasmo e alla generosa fisicità "rampante" tipica degli anni '90 ma che già allora ricordava - almeno per l'atmosfera underground legata alla danza - il film Flashdance di 10 anni prima (1983), Caos remix non ha più però il carattere esplosivo che tanto séguito gli ha giustamente fruttato per molte stagioni.

Il pubblico di ora, i giovani di ora, vivono in un modo molto cambiato, ancora più ricco per varietà di arti ed espressioni, per rapidità e turbinii di cambiamenti, e anche se possiamo (o vogliamo) immaginare che alcune cose non cambino mai, che scatenarsi con secchiate d'acqua e spruzzi sempre d'effetto in teatro sarà eternamente un divertimento, questa cifra stilistica risulta inevitabilmente ingenua e rischia di apparire datata.A nostro modo di vedere, più che le coreografie, che possono essere considerate un'utile ed esemplare documentazione del teatro/danza di alcuni lustri fa, sono i testi a mostrare maggiormente le loro rughe. Cui si può guardare anche con nostalgia, intendiamoci, ma le battute non sono più graffianti, le situazioni non sono più orginali, gli esercizi di stile del ripetere a ritmo sempre più veloce brevi situazioni accompagnate da sequenze sceniche concatenate appaiono fini a se stessi.

E' chiaro che una buona misura di ciò che c'è in Caos ci fa questo effetto perché lo abbiamo visto, in molte altre salse, reinterpretato da chi a questo spettacolo o a questo stile si è ispirato o ne ha comunque, anche inconsapevolmente, respirato l'influenza, e questa è l'eredità di cui la compagnia milanese può essere orgogliosa.

ELENA SCOLARI


Caos è uno spettacolo del 1988, riproposto a 28 anni di distanza dai giovani allievi/aritsti di Quelli di Grock. Chi scrive è chi non ha visto il lavoro al suo debutto ma ha avuto modo di vedere il Remix, presentato a Trento in occasione di “Y Festival”. Il parere del sottoscritto è del tutto personale e frutto di una visione libera da un “era già stato fatto.. era già stato visto”, anche se l'età dello spettacolo è palpabile dall'inizio alla fine; dicendo questo però non voglio criticare ma provare ad osservare un lavoro con un punta di vista differente.I ragazzi sul palcoscenico, tutti bravi fisicamente e attorialmente – anche se forse un po' troppo accademici in una recitazione forzata che poco si intona con la naturalezza espressiva del movimento fisico, riescono a fondersi in un lavoro creato non da loro ma a loro tramandato. Uno spettacolo con una struttura ben fatta e ben costruita, palese frutto di anni di repliche in Italia e all'estero, che risulta, secondo me, coerente dall'inizio alla fine.

Certo non è difficile notare uno stile un po' passato nella scelta musicale e negli allestimenti scenografici e illuminotecnici, ma questo non influisce sulla resa finale dello spettacolo che si attesta, ovviamente, nel qualcosa di già visto oggi.

Tuttavia è interessante vedere come sono cambiati i tempi di fruizione dello spettatore in questo lasso di tempo, un tempo di fruizione e reazione diverso perché diverse sono ora le esigenze dello spettatore.

Alla fine rimane la bravura di chi è sul palco oggi, come per chi lo era nel 1988 in uno spettacolo che al suo debutto, aveva sicuramente affascinato per la forza esplosiva e innovativa.

Ci si chiede allora, ha senso un progetto di questo tipo? Credo di sì, perchè come già visto con il progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) di Marinella Guatterini, questo è un un percorso di recupero della memoria artistica e creativa della storia della scena nazionale. E di memoria, artistica soprattutto, c'è sempre bisogno.

ALESSANDRO ROSSI ROSSO TEATRO


Rimettere in scena CAOS non era un’operazione semplice, principalmente per due motivi. Prima di tutto lo spettacolo originale era una creazione collettiva della compagnia: nata da una serie di suggestioni, studi e improvvisazioni, questa creatura era stata portata dalla sala prove al palcoscenico dagli stessi attori ed attrici che l’avevano ideata. Noi invece, per quanto riguarda CAOS (REMIX), abbiamo dovuto adottare il processo inverso, che è quello che molto spesso ci si ritrova a fare in teatro, ovvero cercare di far nostro un materiale scenico scritto e composto da qualcun altro per qualcun altro, con l’obbiettivo di darvi nuova linfa vitale. Io, in questo caso, partivo avvantaggiato. CAOS fa parte della mia vita da quando sono nato, poiché mia madre faceva parte allora del cast originale, ed ho avuto la fortuna di assistere a decine e decine di repliche in giro per l’Italia e per l’Europa. Fin da bambino ho potuto assorbirne l’atmosfera, il ritmo e il gusto, oltre a poter osservare anche i retroscena della compagnia, lo spirito del gruppo e il duro lavoro quotidiano. Tuttavia, conoscere bene il vecchio spettacolo non bastava, poiché il nuovo doveva essere appunto un “remix” che contenesse gli elementi fondamentali della creazione originale, con l’aggiunta di materiale nuovo che si adattasse a quello già esistente. La trasformazione di CAOS in CAOS (REMIX) è avvenuta dunque nella stessa maniera in cui è stato creato lo spettacolo originale: attraverso l’intuizione e l’improvvisazione. L’idea dei pannelli colorati che si trovano sullo sfondo della nuova versione, e ricordano lo skyline di una frenetica metropoli, è nata per esempio dalla scoperta casuale di alcune quinte nella sala prove: dopo qualche ora, le avevamo già integrate in una coreografia. Di scena in scena, è stato così adattato il vecchio materiale per il nuovo gruppo, formato da personalità totalmente differenti da quello originale.

A proposito della compagnia originale, il secondo problema che riguardava questa messinscena era legata proprio alla differenza di preparazione tra il vecchio e nuovo cast. Il gruppo di CAOS era prevalentemente costituito da attori che si erano formati con la danza e col mimo, e che quindi avevano moltissima esperienza nell’uso del corpo in scena, mentre la maggior parte di noi non aveva quel livello di preparazione tecnica. A questo si era rimediato in parte grazie ad un rigoroso training atletico che durò quasi tre mesi, e in parte adattando o eliminando intere sezioni dello spettacolo che all’origine erano state pensate per i singoli membri del vecchio gruppo. A poco a poco, CAOS (REMIX) ha cominciato a prendere forma dalle nuove dinamiche d’insieme del cast e le particolarità di ogni attore, portando al riadattamento di tutte le scene già esistenti nella versione precedente.

Abbiamo debuttato nel 2012, e da allora ogni volta che lo facciamo, mi ritrovo a scoprire qualcosa di nuovo, soprattutto perché è un tipo di spettacolo impietoso: un attimo di distrazione ed è finita. Una sfida sempre interessante è quella di evitare la semplice esecuzione dello spettacolo, che altrimenti si trasforma in una fredda coreografia di gruppo, e puntare invece a sostenere il suo significato più intimo, contenuto anche nelle sue parti testuali: dietro all’apparente banalità quotidiana, si nascondono profondità inaspettate.

LUDOVICO D'AGOSTINO INTERPRETE DELLO SPETTACOLO 




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